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Perché non sosteniamo le proposte di legge sulla Geoingegneria

di Costantino Ragusa

Non avevamo dubbi che il tema della Geoingegneria, da questione di nicchia legata in gran parte a valutazioni emotive e fantasiose, tranne ovviamente rari casi in cui invece il lavoro di ricerca e denuncia ha mantenuto spessore, si prestasse prima o poi a essere strumentalizzato a fini elettorali, di consenso, megalomania, visibilità, ecc… C’è grande agitazione per le recenti proposte di legge sulla geoingegneria soprattutto nel mondo virtuale, dove l’adesione passa da un atto meccanico della durata di qualche millisecondo. Ovviamente parliamo del mondo del dissenso che conosce la questione soprattutto nella sua emanazione comunicativa più becera “Scie chimiche”; altri contesti invece, dagli ecologisti, radicali, gretini ecc… niente è pervenuto, probabilmente sono occupati a criticare il governo per le recenti proposte di mini reattori nucleari per far fronte alla crisi energetica, ma solo ovviamente perché la proposta non arriva dai propri schieramenti politici amici che a loro volta sarebbero pronti a sostenerla come soluzione pulita alla crisi climatica.

Non entreremo in dettagli tecnici e rivendichiamo il non farlo per non contribuire ad abituare i cervelli a quella neolingua impregnata di “verità tecniche” che comprende anche le forme giuridiche o inglesi che sterilizzano il linguaggio restituendolo in quella formula adatta ai tempi presenti, ai tempi delle macchine e alla coesistenza con le nocività.

La prima proposta di legge denominata “Cieli blu” evidentemente tradotta da testi americani con il traduttore automatico mostra subito il suo scopo ed è proprio il contesto dove nasce che completa il quadretto con lo sfondo del tricolore che va oltre al folclore, ma che rappresenta una tradizione ben consolidata.

Nuovi partitini che aspettano solo il momento e i temi giusti per uscire e farsi pubblicità, ma è sempre la solita squallida storia.

Non è forse un caso che si parli di “Cieli blu” colpendo un immaginario collettivo che con la natura e l’osservazione ha sempre meno a che fare e non si faccia vedere al contrario un bel cielo pieno di nuvole, quelle che di fatto vediamo sempre meno nella loro naturale bellezza e che sempre meno possono assolvere alla loro fondamentale funzione per la Terra tutta.

La seconda proposta di legge denominata “Cieli Aperti”, approfittando dell’attenzione della prima con il suo evidente essere strumento per altro scopo, si insinua in quello stesso solco. Un altro partitino vestito da movimento approfittando della visibilità acquisita nel 2020 in tempi di narrazione pandemica prova ad arrivare primo con migliori tecnicismi. Ma se i primi a livello giuridico si sono fermati per gli inquinatori dei cieli a qualche decennio di carcere i secondi parlano addirittura di ergastolo proponendo di utilizzare la normativa per altro già esistente. Se arriverà una terza proposta, la cosa non è da escludere, dovremo probabilmente aspettarci una richiesta di iniezione letale. Ma chi sarebbero i soggetti da punire con tal foga forcaiola? I capitani degli aeroplani, le hostess, i facchini in fondo alla scala di bordo o forse genericamente la NATO che fornisce i carburanti per i volilow cost?

Ormai ci stiamo abituando a questo modo di affrontare le questioni: in ogni momento si può uscire con una denuncia eccezionale o qualche proposta di legge forcaiola condendo il tutto con la banalità del dissenso di questi tempi dove la riflessione critica non ha più spazio, si può fare a meno di avere un percorso e un qualche legame con le questioni che si vanno affrontando e spesso anche con la stessa realtà sociale anche se continuamente si rivendica di farne parte, soprattutto nella sua accezione sfruttata. Il metro è quasi sempre opportunistico o, anche quando si è in buona fede, si utilizzano logiche e dinamiche da social media concentrandosi su quello che è più opportuno dire, anche se si è contro bisogna proporsi come aperti e disponibili per non creare screzi o incomprensioni, consuetudine nel mondo virtuale dei social.

Si possono fare grandi denunce, grandi mobilitazioni della durata di un giorno, proposte di legge e dopo passare ad altro dimenticandosi di quanto si è agitato prima, giocando con la velocità delle reti e della ormai erosa capacità di attenzione e approfondimento dei più. L’importante è fare un convegno, postare qualche video intervista e, se si ha la forza, creare un minimo bacino di iscritti da utilizzare in qualche tornaconto personale o da usare successivamente come biglietto da visita in qualche ammucchiata di partiti.

Una questione così importante come la geoingegneria e, ricordiamocelo, importante non certo da adesso, ma da decenni è evidente che negli anni diventerà sempre più centrale per le possibilità che offre ai potenti nel controllo strategico e come arma di distruzione e controllo di massa. Le narrazioni climatiche emergenziali che negli ultimi anni non si contano più hanno mescolato aspetti reali e problematici ad aspetti costruiti meramente ideologici. Sappiamo in tempi di eterna crisi ed emergenza che tutto è possibile soprattutto se è tecnicamente realizzabile. Ogni radicale cambio di paradigma a spese di libertà e sopravvivenza stessa del pianeta può diventare realtà allargando il campo dell’attacco al vivente dall’ingegneria genetica a quella climatica, creando le condizioni per una dipendenza assoluta dalla tecno-scienza come hanno più volte promesso e messo in pratica in scenari di guerra i teorici di Palantir.

È pieno il mondo dei social di chi realizza perfetti video accattivanti e pieni di like di denuncia di questo o quest’altro, vi è una vera corsa tra chi tratta prima una questione e a chi la estremizza evidenziando grande coraggio, perché si sa, si rischia la vita e l’imprigionamento continuo dietro al computer. Certi personaggi di blog alternativi sono diventati nell’immaginario dei social come dei personaggi televisivi, si è solo cambiato lo strumento, si commenta come le cose vengono dette, ma non si ragiona più su cosa effettivamente viene detto: verrebbero fuori le tante banalità disarmanti o tutta la furberia comunicativa da operetta adatta a chi si è risvegliato, ma nello stesso “cinema” di sempre.

Rifiutare il passeggero e volubile impegno partitico o l’approccio catastrofista alla questione accattivante di turno non significa tirarsi fuori dai contesti e rifiutarsi di entrare nel vivo degli sviluppi di progetti o programmi dalle radicali conseguenze. Al contrario, ribadiamo che l’impegno è altra cosa, l’approfondimento è altra cosa, lo studio è altra cosa e soprattutto l’opporsi ai programmi di geoingegneria con le sue ideologie e affinità nel mondo delle tecno-scienze richiede ben altri sforzi, ben altre affinità e vicinanze. Forse contesti e momenti che ancora non esistono, ma questo non significa che allora dovremo accettare e confermare il deserto critico presente. Il vero lavoro preliminare potrebbe essere proprio quello di creare reali dibattiti e discussioni, non destinati a tecnici e specialisti, ma per un contesto sociale che deve capire cosa sta succedendo nei cieli e allora dopo avrà gli strumenti per lottare e fare carta straccia delle ennesime inutili petizioni e proposte di legge dirette a chi è parte del problema con lo scopo di candidarsi al prossimo controllore di soglie e rischi.

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