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La posta in gioco con l’arresto di Mohammed Hannoun

di Sergio Cararo

L’arresto di Mohammed Hannoun e degli altri palestinesi dell’Api e dell’Abspp è una montatura che deve e può essere smantellata. E’ indubbiamente un salto di qualità – atteso e prevedibile – della campagna tesa a disinnescare e depotenziare il vasto movimento di solidarietà che si è sviluppato in Italia con la lotta del popolo palestinese.

Era evidente la grande preoccupazione che avevano sollevato le enormi manifestazioni popolari e i ben due scioperi generali che hanno invocato un gigantesco “basta!” con ogni complicità dell’Italia con il genocidio avviato dalle autorità israeliane contro i palestinesi. Questa diffusa ondata di indignazione verso Israele andava smantellata, con ogni mezzo.

Da almeno tre mesi, sia in Israele che in Italia, le forze genocidiarie e i loro complici si erano messe al lavoro per agire con tutti i mezzi su quell’obiettivo.

I giornali di destra, spesso in combutta con gli apparati politici e mediatici israeliani, da tempo stavano martellando per ottenere questo risultato.

Ma andiamo a vedere le principali contraddizioni di questa indagine avviata dalla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo con il beneplacito del governo.

a) Molta della documentazione utilizzata in questa ultima indagine proviene dagli apparati israeliani. Le inchieste fin qui effettuate dalla magistratura italiana in questi anni non avevano rilevato dei reati nelle attività di Hannoun e delle associazioni palestinesi.

Il movimento politico Hamas viene considerato come terrorista solo da Usa e Israele. Per l’Unione Europea fino al 2020 lo erano infatti solo le Brigate al Qassam, cioè il braccio militare. Le Nazioni Unite, altri organismi internazionali (Corte Internazionale, Corte Penale) o 186 paesi del mondo su 195 non ritengono Hamas una organizzazione terrorista. Raccogliere fondi per le istituzioni pubbliche, ospedaliere o sociali e per le più svariate istituzioni del popolo palestinese a Gaza – anche se gestite da Hamas – viene quindi ritenuto del tutto legittimo in quasi tutto il mondo.

La torsione dell’indagine – e delle pressioni israeliane – era quella di dimostrare che gli aiuti che andavano a istituzioni riconducibili ad Hamas (movimento politico) finissero invece alle Brigate Al Qassam (ritenuto terrorista anche dalla Ue). Una linea sottile, sottilissima dunque.

Una linea che sembra essere stata varcata anche dalla dichiarazione rilasciata dal portavoce europeo di Al Fatah, Jamal Nazzal che di fatto legittima la montatura della magistratura e del governo italiano contro Hanoun e gli altri palestinesi, alimentando il legittimo sospetto che la visita alla festa della Meloni di Abu Mazen sia servita anche per dare il via libera all’operazione.

Essersi piegati alle campagne stampa della destra o alle pressioni israeliane significa che gli inquirenti hanno fatto proprie le valutazioni di entità straniere (Israele) facendole prevalere su quelle proprie.

b) Non è il primo caso. Anche nel processo contro Anaan Yaesh e altri due palestinesi, in corso a L’Aquila, sono state mosse accuse di terrorismo non sulla base di eventuali reati commessi in Italia ma su capi di accusa formulati dagli apparati israeliani per possibili azioni militari nei Territori Palestinesi occupati da Israele.

c) Questi due fattori pongono sul piatto un convitato di pietra: il mancato riconoscimento “politico” della questione palestinese che espone tutti i palestinesi all’accusa di terrorismo anche quando ricorrono al loro legittimo diritto alla resistenza – riconosciuto dall’ONU – contro una occupazione del loro territorio.

In questi anni abbiamo sottolineato spesso l’importanza che la questione palestinese non venisse ridotta a “questione umanitaria” ma venisse data priorità al riconoscimento politico della contraddizione. Non era una impuntatura.

Il fatto che i governi italiani neghino ancora il riconoscimento dello stato palestinese – e si limitino esclusivamente agli aiuti umanitari per “compensare” la loro complicità militare, economica, politica, ideologica con Israele – indubbiamente rende vulnerabili tutti i palestinesi nel nostro paese nell’esercizio delle loro attività di sostegno al popolo palestinese, alle sue organizzazioni, alle sue istituzioni.

d) Se i palestinesi venissero riconosciuti come soggetto politico, le accuse formulate cadrebbero come un castello di carte. Il mancato riconoscimento, in quanto entità non statale, li espone invece all’accusa di “terrorismo” anche quando esercitano il loro diritto alla resistenza in quanto popolo sottoposto all’occupazione israeliana, soprattutto se quest’ultima viene invece legittimata anche nella sua versione genocidiaria.

e) Queste considerazioni di fatto gettano sull’operazione che ha portato all’arresto di Mohammed Hannoun e degli altri palestinesi una luce fosca, un vulnus nella e della storia contemporanea di questo mondo. E’ una moltiplicazione legittimante la complicità con il genocidio di decine di migliaia di palestinesi a Gaza e in Cisgiordania di cui i governi occidentali sono corresponsabili, prima per non aver agito per impedirlo, poi per l’averlo assecondato, infine per essersi accaniti sulle vittime invece che sui carnefici.

Nessuno deve farsi intimidire da queste operazioni, nonostante il pesante clima che il governo e i sionisti stanno cercando di instaurare in un paese che sta rotolando sul piano inclinato della guerra. La “sinistra parlamentare” come al solito balbetta e non dovrebbe farlo. Non è il momento di abbassare la testa. Al contrario.

La mobilitazione che deve richiedere la liberazione di Hannoun e degli altri palestinesi arrestati in Italia è una mobilitazione che difende infatti gli spazi di libertà nel nostro paese e quelli della giustizia a livello internazionale. Ma difende anche la dignità con cui potremo o meno presentarci alla storia.

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Comments

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Michele Castalfo
Thursday, 01 January 2026 16:41
Caro Sergio, cerchiamo di capirci guardandoci negli occhi:
n questione c'è il DIRITTO UGUALE FRA I DISEGUAlI (borghese) sancito dall'establishment occidentale, secondo cui lo Stato è l'unica istituzione deputata all'uso della forza. Al di fuori di esse è terrorismo.
Secondo tale principio Hamas è una organizzazione terrorista e tutti quelli che la sostengono ne sono complici.
Sicché dal punto di vista di quel diritto uguale l'azione del governo e della magistratura italiana sono legittime: finanziare Hamas e' reato. Ed è del tutto secondario attraverso quali canali gli organi inquisitore italiani abbiano ricevuto l'imput ad agire.
Ora il diritto uguale mette sul banco degli imputati i responsabili del 7 ottobre 2023 quale fatto causale della reazione genocidiale dello Stato di Israele, condanna i responsabili del primo atto ed assolve il secondo in quanto legittimato alla sua difesa.
Posta in questi termini la questione Israele ha il diritto di organizzare nelle sue Sinagoghe la raccolta di fondi per finanziare l'operazione genocidaria, ma Hamas non ha lo stesso diritto.
Il punto di vista di chi sta dalla parte opposta ai difensori del diritto uguale consiste nel NON RICONOSCERE TALE DIRITTO. E di non accettare di essere giudicati secondo il suo criterio, che è il diritto della forza e risponde solo ad essa.
Tanto è vero che ogni espressione di una istituzione come l'Onu - addirittura - è stata ritenuta vana e l'azione genocidaria è rallentata SOLO in presenza di una straordinaria mobilitazione in Occidente. E nel suo riflusso sta riemergendo la forza del diritto uguale.
Pertanto, per farla breve e asciutta: i nostri sforzi devono tendere a una ripresa generalizzata della mobilitazione per costituire la forza agente quale UNICO FATTORE DI DIRITTO.
I teneri di spirito che si sono fatti assalire dai dubbi sul 7 ottobre 2023 hanno ragionato col criterio del DIRITTO UGUALE, rimuovendo in toto 80 anni di dominio e di soprusi per condannare un'azione difensiva obbligata dai fatti della storia. Si tratta di poveri miserabili stracciaroli, che durante le mobilitazioni sono stati tirati per i capelli a scendere in piazza contro l'azione genocidaria di Israele, ma appena è cominciato il riflusso sono riemersi a galleggiare.
Pazienza
Michele Castaldo
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