Il cuore di tenebra dell’Occidente
di Antonio Castronovi
Lo sguardo fisso di Kurtz era vasto abbastanza
da abbracciare tutto l’universo, abbastanza acuto
per penetrare in tutti i cuori che battono nella tenebra.
Egli aveva tirato le somme e aveva giudicato:
quale orrore!
Joseph Conrad, Cuore di tenebra
Chi governa realmente l’Occidente? Cos’è quel sistema che definiamo comunemente come democrazia liberale? In questo sistema il popolo è veramente sovrano? E se non lo è, a chi appartiene la sovranità reale? Se non risponde al popolo, a chi risponde? Esiste il lato oscuro del Potere? Come s’inserisce il caso Epstein nel sistema liberale occidentale? Democrazia e potere sovrano sono inscindibili oppure si è creata o è sempre esistita una scissione o frattura tra questi due momenti?
La democrazia è sempre sovrana, oppure è solo una forma di legittimazione del potere, che può essere estraneo alla volontà popolare e rimanere oscuro e invisibile? Insomma la democrazia liberale è solo un’opinione?
Possiamo dire che non tutto quello che appare sia vero e non tutto quello che è vero appare nella sua luce. L’Apparenza e la Verità sono i due poli del dualismo alla base dell’epistemologia, cioè della teoria della conoscenza nella filosofia classica greca. La filosofia antica, da Platone ad Aristotele, distingueva, infatti, la doxa, intesa come l’opinione, dall’epistème, cioè dalla conoscenza. In Platone, il Mito della Caverna illustra perfettamente questo passaggio: chi vive nell’oscurità scambia per realtà le ombre proiettate sul fondo. La democrazia che veneriamo come l’apice della civiltà non è che l’ombra proiettata sul muro della nostra caverna. Dietro lo schermo del voto e del consenso, il Potere reale agisce indisturbato. Chiunque tenti di illuminare il meccanismo rischia la fine di Socrate, colpevole di aver svelato che il governo del popolo era già allora il terreno di caccia di demagoghi e oligarchie finanziarie.
La democrazia era formalmente il “governo del popolo”, che si riuniva nell’Agorà per deliberare sul governo della Polis. Ma c’era un problema. Chi votava? Non votavano tutti, com’è noto. Il diritto di voto dipendeva dal censo, dalle origini, dal genere. I requisiti per votare erano, oltre alla cittadinanza, l’essere maschi e adulti, il possedere un censo (ricchezza) o far parte dell’esercito. Tutti gli altri erano esclusi: donne, stranieri residenti, schiavi. Le assemblee erano orientate da chi aveva potere e denaro o da chi era abile nell’arte oratoria, i demagoghi, leader carismatici che manipolavano il consenso del demos, portando a decisioni come fu quella che determinò la condanna di Socrate per le sue critiche alla democrazia.
In questo senso i grandi filosofi greci denunciavano la democrazia, che degenerava facilmente nell’oligarchia e nella tirannia, e si posero il problema del buon governo della Polis da sottrarre all’influenza e al controllo dei demagoghi e dei ricchi. La denuncia della demagogia e della crematistica era il fondamento della filosofia come processo conoscitivo orientato alla verità e al bene comune. Uno dei vizi della democrazia era stato l’aver sdoganato la possibilità dell’accumulo di ricchezza illimitata quando prima, nell’età arcaica dei Tiranni, questa era tenuta sotto controllo e limitata dal potere sovrano, che non premiava e non garantiva i creditori e gli usurai e proteggeva i gruppi sociali legati al commercio e all’artigianato dall’oligarchia aristocratica e parassitaria terriera.
I sovrani sumeri, assiri e babilonesi come Hammurabi, cancellavano regolarmente i debiti per evitare la schiavitù per debito e la concentrazione del potere in un’oligarchia di creditori. Chi prestava denaro lo faceva a suo rischio e pericolo perché non era garantito dallo Stato il diritto alla sua restituzione. In questo modo era assicurata la stabilità e la pace sociale. Il richiamo di Aristotele a combattere gli eccessi della ricchezza e a perseguire il “giusto mezzo”, lo ritroviamo più tardi nella preghiera cristiana del Pater Noster, in quel «rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori», dimenticati da una civiltà europea che osa ancora definirsi cristiana.
Anche nell’antica Roma, nel periodo monarchico, vigeva un principio simile, anche se non formalizzato, annullato con l’avvento della Repubblica, cioè della supremazia della classe ricca senatoria. Michael Hudson, prestigioso storico marxista dell’economia, sostiene che i re di Roma (così come i “tiranni” greci) agissero come un contrappeso all’aristocrazia parassitaria terriera. Il loro obiettivo era mantenere una classe di contadini-soldati liberi e autosufficienti, essenziali per l’esercito e i lavori pubblici. Hudson interpreta la cacciata di Tarquinio il Superbo e la nascita della Repubblica non come una vittoria della “libertà” democratica, ma come un colpo di Stato dell’oligarchia dei creditori.
Con la fine della monarchia, venne così meno l’autorità capace di proclamare l’annullamento del debito (i giubilei), pratiche comuni nel Vicino Oriente che i re romani cercavano di emulare. Il Diritto romano, con la Repubblica, istituì un sistema legale fortemente orientato ai diritti dei creditori, che permetteva di espropriare le terre ai debitori e ridurli in schiavitù per debito (nexum), portando alla polarizzazione economica che Hudson ritiene causa ultima del collasso di Roma.
Questo spirito antico lo ritroviamo ancora oggi nell’attuale Costituzione iraniana, nella terra che fu di Babilonia, che prevede che il denaro sia prestato dalle banche senza percepire alcun interesse. Lo ritroviamo anche nella Cina e nello spirito del confucianesimo, in cui il denaro è considerato un “bene pubblico”, non di mercato. Noi oggi definiamo questi paesi come tirannie e autocrazie perché non sono retti secondo i principi del libero mercato del denaro e della libera e illimitata possibilità del suo accumulo. Nell’antica Grecia l’oikonomia, il cui fine era produrre per il sostentamento della Polis, era distinta dalla chrematistike, l’arte di accumulare ricchezza, slegata dalla sua utilità sociale. Platone nella Repubblica sosteneva la limitazione della proprietà privata e considerava la ricchezza smodata un frutto della disonestà. Non a caso agli occhi di tanti, il buon vecchio Platone viene catalogato oggi come un precursore dell’ideologia comunista e un sostenitore della tirannia.
La deriva nichilista dell’Occidente
L’antico conflitto tra rendita e lavoro, riecheggia oggi nel conflitto tra potere della finanza e produzione che caratterizza la fase neoliberale dell’economia globale, il cui riflesso più evidente si manifesta oggi nel conflitto tra la Cina manifatturiera con i paesi Brics e l’imperialismo finanziario statunitense. Anche Marx in Lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850 denunciava il peso dell’aristocrazia finanziaria (banchieri e finanza in primis) e la sua pretesa di «arricchirsi non attraverso la produzione, ma tramite la speculazione, il gioco d’azzardo e la rapina dell’altrui ricchezza». Lezione oggi dimenticata da tanta sinistra (non solo quella liberal), sostenitrice delle guerre “democratiche” di civiltà nel mondo, che venera la democrazia formale e dimentica quella sostanziale; che ha rimosso la sua vocazione anticoloniale e antimperialista; che privilegia l’approccio culturalista dei diritti individuali, del politicamente corretto e delle identità delle minoranze variamente declinate, rispetto ai diritti sociali e alla lotta alle disuguaglianze e alla ricchezza smodata. La nostra è una società libertina, senza più un’etica pubblica, religiosa o laica che sia (a religione zero direbbe E. Todd) che fissi i limiti invalicabili allo sfrenato individualismo e all’egoistico edonismo dei desideri illimitati, dove impera un narcisismo spinto che sta distruggendo le basi comunitarie del vivere insieme. La libertà del soggetto, elaborata dalla filosofia occidentale, con Spinoza, Kant e Hegel, sta degenerando nel nichilismo e nella negazione di ogni pensiero dialettico, sta precipitando in un delirio di onnipotenza che genera mostri. «Dio è morto! Dio resta morto! E noi l’abbiamo ucciso!», dice Nietzsche ne La gaia scienza. Ma con la morte di Dio la volontà dell’uomo, che prima era limitata dalla legge divina, sostituisce lo spazio prima occupato da Dio e diventa volontà di onnipotenza, rifiuto di credere in un’universale legge morale che lega tutti gli individui; non ha portato all’Oltreuomo, capace di creare propri valori di senso basati sulla responsabilità umana, ma ha aperto la strada al nichilismo e al relativismo etico. L’odierna degenerazione morale del potere ha le sue radici in questa deriva nichilista e individualista della democrazia liberale?
Questi spunti di riflessione devono indurci a de-ideologizzare l’approccio formalistico-democratico liberale e la sua pretesa universalità, rivalutando problematicamente le esperienze storiche che si sono poste il problema della ricerca della giustizia sociale che la democrazia greca e la nostra, che ne è in qualche modo erede, hanno ignorato. La democrazia senza giustizia sociale e senza un’etica pubblica, può evolversi nella forma oligarchica di un potere senza limiti e privo di una morale. La ricerca dell’equilibrio sociale appartiene paradossalmente alle radici più antiche della nostra civiltà, promossa da un potere sovrano che noi oggi definiamo come autocratico e dispotico. Non è strano? Domanda: perché la democrazia liberale non è stata storicamente in grado di promuovere la giustizia sociale? Ci sarebbe da riflettere.
La democrazia liberale e il caso Epstein
Allora cosa è ciò che noi moderni definiamo “democrazia” e “progresso”? In quale anfratto della Storia dobbiamo collocare quello che abbiamo definito il “mondo moderno” che l’Occidente ha forgiato nel corso soprattutto degli ultimi cinque secoli di colonialismo, di sopraffazioni, di predazioni, di guerre contro il resto del mondo? E come definire la sua degenerazione attuale, quando le parole sono esaurite e il vocabolario non ci aiuta? Ma davvero pensiamo che la nostra cosiddetta democrazia liberale sia il governo del popolo e non quello dei demagoghi e degli ultraricchi? Che invece essa non altro sia che apparenza, l’ombra che ci appare di un Potere reale che non vediamo nella sua vera natura?
In questo contesto, il caso Epstein non va letto come un isolato fatto di cronaca nera, ma come lo squarcio che rivela la struttura del sistema. Epstein non era un semplice criminale, ma l’anello di congiunzione tra l’oligarchia finanziaria, l’intelligence e le élites politiche: un sistema di ricatto e cooptazione che agisce “nelle tenebre”, totalmente svincolato da ogni controllo democratico. È l’esempio plastico di quel lato oscuro del Potere citato in apertura: una zona d’ombra dove la sovranità non appartiene al popolo, ma a una rete transnazionale che usa il vizio e il denaro per controllare i governi.
Come definire questo “Potere”? Giulietto Chiesa ha usato la formula dei Padroni Universali, una cupola transnazionale non ben definita di oligarchi della finanza e del potere militare che controlla, di fatto, il mondo e detta l’Agenda ai governanti dei vari paesi. La sua vera natura è sempre stata sotto i nostri occhi, nelle sue guerre e nelle sue insopportabili diseguaglianze, ma l’abbiamo intravista con gli occhi distorti dall’ideologia e dalla falsa coscienza, dalla prospettiva distorta della propaganda e della società dello spettacolo, dal mito del consumismo e delle false libertà individuali, continuando a scambiare le ombre della caverna per la luce della verità.
Chi esercita realmente il potere nel nostro paese, nell’Unione europea e finanche negli Usa? E in nome di chi? Non certo del popolo sovrano! Noi certamente eleggiamo delle rappresentanze, ma queste a chi rispondono? Sono realmente sovrane?
La storia del nostro paese è costellata di martiri che hanno sacrificato la loro vita per essere leali con il principio costituzionale della sovranità popolare. L’Ue è retta invece da un’oligarchia tecnocratica non eletta, con la sua Commissione e il suo organo militare della Nato, che decide a nome nostro della pace e della guerra in Europa e nel Mondo. Il nostro paese è in realtà una colonia anglosassone, privo di ogni sovranità geopolitica. Negli stessi Usa, la potenza economica e militare più forte nel mondo, non è chiaro se governi il suo presidente eletto o poteri oscuri, senza mandato democratico, siano essi le sue élites militari e finanziarie del Deep State, varie logge massoniche, oppure le tecnocrazie che agiscono all’ombra di club privati, di Commissioni costruite ad hoc come il Wef, il Gruppo Bilderberg e la Commissione Trilaterale, di miriadi di Ong che, nell’insieme, condizionano e dettano l’Agenda di governo al mondo intero.
Possiamo quindi affermare che il potere in Occidente non sia democratico, nel senso del governo del popolo, ma tecnocratico e oligarchico e che le sue élites non rispondano direttamente al popolo ma sia condizionato e influenzato, corrotto, da forze che agiscono nell’ombra e fuori da ogni controllo democratico. Non è questo il dato più sconcertante che viene svelato dall’esplodere del caso Epstein?
Il caso Epstein e la natura oscura del potere
Questo caso rappresenta una radiografia del potere globalista, di un’élite transnazionale fatta di politici, miliardari, grandi finanzieri, accademici di prestigio, gente dello spettacolo, aristocrazie reali di antica foggia, mal-fatte e corrotte. Gente senza scrupoli che si muove senza confini, senza controlli reali e senza responsabilità per le proprie azioni. Il mare di fango sta già inondando anche il vecchio continente: a tremare sono paesi come la Gran Bretagna e la Francia, la Norvegia e il Belgio. Un deputato democratico statunitense, RO Khanna, che ha visto i file desecretati, ha dichiarato: «Ho visto la lista dei clienti di Epstein senza omissis. Sarete shockati quando saprete chi c’è dentro. Primi ministri, Presidenti, ex Primi Ministri, ex Presidenti, miliardari, personalità dei media, persone potenti in generale. Sia Democratici, sia Repubblicani. È stato uno dei più grandi insabbiamenti della storia americana».
Stiamo assistendo, attoniti, al declino morale e alla rivelazione della natura criminale e satanica della civiltà occidentale e delle sue élites, dedite a rituali satanici e alla pedofilia, annegata nell’orgia dionisiaca del potere, composta letteralmente da pederasti, depravati e debosciati, pedofili, torturatori e sadici e che all’occorrenza si travestono da filantropi per coprire la pestilenza immonda di cui sono infetti. Un’élite post-borghese, nichilista e priva di hegeliana “coscienza infelice”, espressione del capitalismo assoluto e antidialettico che domina oggi l’Occidente.
Sono sconcertanti poi l’imbarazzo e il silenzio omertoso che avvolgono questi eventi macabri da parte della politica, di destra e di sinistra, per non dire del fetore che promana dalla fogna del potere mediatico e culturale del nostro paese. È vergognoso che gli “eredi” (si fa per dire) dei De Gasperi, Togliatti, Nenni, Di Vittorio, Enrico Mattei, Moro, Pertini, Berlinguer; oppure di giornalisti come Enzo Biagi, Mauro De Mauro, Giorgio Bocca, Giulietto Chiesa, Walter Tobagi, Tiziano Terzani e Gianni Minà, – ripeto è vergognoso – che questi presunti “eredi” – compreso lo stuolo di intellettuali afoni, in specie quelli della sinistra più o meno liberal e radicale – siano un personale politico, culturale e mediatico innominabile, fatto di servi, di vili e di leccapiedi, dediti a ossequiare i potenti tacendo delle loro nefandezze. Personaggi degni delle pene dell’Inferno dantesco, da collocare nelle Malebolge dell’VIII canto, dove sono condannati gli adulatori, «gente attuffata in uno sterco che da li umani privadi parea mosso». È questo il vero scandalo!
Nell’intervista del 13 marzo 2024 di Dmitrij Kiseljov, il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, aveva affermato: «Le élites occidentali sono abituate da secoli a riempirsi la pancia di carne umana e le tasche di denaro. Ma devono rendersi conto che il ballo dei vampiri è giunto al termine!». È stata, questa, un’affermazione allegorica o realistica? In realtà cambia poco nel suo profondo significato. Questo ballo macabro, in tutte le sue possibili accezioni, deve finire.
Oggi il re è nudo. L’Apocalisse rivelatore sta togliendo il velo dai nostri occhi increduli: a Gaza restituendoci la verità del regime sionista genocida e razzista di Israele; in Ucraina nella guerra neonazista per procura della Nato contro la Russia; in Iran con l’assassinio dell’Imam Khamenei e l’ignobile e vile attacco terroristico di Usa e Israele per sottomettere una intera civiltà millenaria alla loro logica violenta coloniale e antiumana; e con il caso Epstein consegnandoci una montagna d’immagini e documenti raccapriccianti che fatichiamo a considerare reali, abituati come lo siamo stati, a vivere nell’oscurità e nella falsità del vero Potere. Il caso Epstein ci mostra la natura antiumana della nostra civiltà corrotta, la natura di un Potere che non nasce dalla sovranità popolare, ma che si nutre di forze oscure che controllano e dirigono le sorti del mondo. Un Potere incontrollabile perché non vive nella luce del sole e della verità, perché sottratto alla volontà popolare e al controllo pubblico.
Per una catarsi purificatrice
L’Occidente è entrato in un periodo critico della sua storia terminale. Oggi, la sua, è una civiltà assolutamente insana, disumana, puramente diabolica, priva di qualsiasi freno morale, dove chi aspira a entrare tra le sue élites deve dar prova di essere disposto a stipulare un patto faustiano col diavolo, consegnando la sua anima in cambio del potere.
Se l’Inferno esiste, abita qui da noi. Il regno di Satana è questo. Non ci resta che guardare in faccia l’orrore e il lato oscuro di questo potere, senza negarlo, ma senza permettere che il male ci abiti, che diventi assuefazione. La redenzione passa attraverso una catarsi e il riconoscimento del male, attraverso quel grido finale di Kurtz morente: «Che orrore! Che orrore», nel romanzo Cuore di tenebra di J. Conrad, potente denuncia del colonialismo e del lato occulto della civiltà occidentale; ma passa anche attraverso una “rivoluzione” che ristabilisca l’ordine umano e naturale delle cose.
Tutte le Bastiglie dell’Occidente – politiche, finanziare, mediatiche e culturali – dovrebbero crollare ed essere prese d’assalto dalla furia popolare. I suoi popoli dovrebbero animare rivolte, senza più tollerare la feccia immonda che esercita un potere illegittimo e incontrollato sulle nostre vite. Se mai rinascita di quello che definiamo Occidente ci sarà, questa non potrà non avvenire che sulle sue ceneri.
Se ci fossero ancora spiriti liberi in Occidente, incapaci di sopportare il dolore causato dal male che promana dalle viscere corrotte della sua decaduta civiltà, dovrebbero supplicare non il dio Serpente Arimane, demone persiano delle tenebre invocato da Leopardi per donargli una morte liberatrice, il «Re delle cose, autor del mondo, arcana malvagità, sommo potere e somma intelligenza, eterno dator de’ mali e reggitor del moto», che si nasconde nel buio delle viscere del mondo e nella notte (G. Leopardi, Ad Arimane). Questo appello dovrebbe essere rivolto, all’opposto, al dio persiano del giorno e della luce trionfante, Ormuz/Oromaze, per implorare la fine del nostro corrotto e malefico Occidente e chiedere per lui «quello che è creduto il massimo de’ mali, la morte», affinché si compia la profezia di Giovanni con la sconfitta della Bestia dell’Apocalisse e il trionfo della Luce contro le Tenebre.










































Comments
La degenerazione non afferisce alle élites o al Potere, ma all'intera umanità occidentale, impestata da un secolo e mezzo di benessere, demoplutocrazia, edonismo ed antiautoritarismo. E' andato perso ogni spirito di sacrificio e con esso ogni prospettiva sul lungo termine.
Come osservava giustamente Goebbels, nella Grecia antica come nell'Europa del XX secolo un secolo di 'democrazia' è bastato a distruggere portati di civiltà millennari.
Taccio per misericordia sui bolsi contorcimenti di Castronovo volti a identificare Arimane, non colla vita in quanto tale, ma coi comportamenti incompatibili al suo/vostro manitù umanista. Ci mancava solo Leopardi anticolonialista. Cose da strapparsi i capelli.
"L’uomo non si potrà mai (come nessun vivente) spogliare dell’amor di stesso, né questo dell’odio verso altrui [...]. Sparite effettivamente le nazioni, e l’amor nazionale, s’è spento anche l’odio nazionale, e l’essere straniero non è più colpa agli occhi dell’uomo. S’è perciò spento l’odio verso l’altrui, l’amor proprio? allora si spegnerà quando la natura farà un altro ordine di cose e di viventi. La fola dell’amore universale, del bene universale […] ha prodotto l’egoismo universale. Non si odia più lo straniero? ma si odia il compagno, il concittadino, l’amico, il padre, il figlio; ma l’amore è sparito affatto dal mondo, sparita la fede, la giustizia, l’amicizia, l’eroismo, ogni virtù, fuorché l’amor di se stesso. Non si hanno nemici nazionali? ma si hanno nemici privati, e tanti quanti son gli uomini […]. La società non può sussistere senz’amor patrio, ed odio degli stranieri. Essendo l’uomo essenzialmente ed eternamente egoista, la società per conseguenza, non può essere ordinata al ben comune, cioè sussistere con verità, se l’uomo non diventa egoista di essa società, cioè della sua nazione o patria, e quindi naturalmente nemico delle altre […]. Prima del Cristianesimo i vinti erano miseri e schiavi, cosa naturalissima in tutte le specie di viventi, oggi lo sono né più né meno anche i vincitori e fortunati, cosa barbara ed assurda; allora chi moveva la guerra, era spesso ingiusto colla nazione a cui la moveva, adesso chi la muove è ingiusto, appresso a poco, tanto con quella a cui la move, quanto con quella per cui mezzo e forza la muove" (Giacomo Leopardi, Zibaldone, I, 889-899).