Il trucco del “denaro dal nulla” e l’agenda di Trump. Fuga dal dollaro
di Francesco Cappello
Gli USA non hanno abbastanza soldi per armi e nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale e altro ed ecco che il governo decide di cambiare le regole per le banche. Normalmente, una banca deve tenere una parte dei soldi al sicuro in forma di riserva come garanzia. Con le nuove regole proposte da Scott Bessent, il segretario al tesoro USA, le banche possono tenere molto meno denaro reale e usare come garanzia una semplice promessa di prestito da parte della banca centrale (è un po’ come se tu andassi a fare la spesa e il negoziante accettasse come pagamento non i tuoi soldi, ma la promessa che tuo padre ti presterà dei soldi in futuro se ne avrai bisogno) (vedi nota [1]). Questo permette alle banche di creare una valanga di nuovo denaro da investire nei settori che interessano al governo, come le industrie militari.
INFLAZIONE DA SPESE MILITARI SUPPLEMENTARI
Ovviamente, in questo stato di cose, mentre le grandi aziende e chi possiede azioni in borsa diventano sempre più ricchi grazie a questo fiume di denaro, il cittadino comune subisce l’effetto opposto. Questo accade perché quando circola troppo denaro, ma la quantità di beni che è possibile comprare (pane, benzina, ortofrutticoli ecc.) non aumenta, i prezzi salgono inevitabilmente. È il concetto di inflazione. Se in un’isola ci sono solo 10 cocchi e 10 monete, ogni cocco costa 1 moneta. Se improvvisamente arrivano altre 90 monete ma i cocchi sono sempre 10, ogni cocco inizierà a costarne 10. Tu hai più monete in tasca, ma compri le stesse cose di prima, anzi, spesso meno, perché gli stipendi non salgono alla stessa velocità dei prezzi dei cocchi.
LA RIVOLTA DEGLI INVESTITORI STRANIERI
Per finanziare le sue spese, lo Stato americano emette dei “pezzi di carta” chiamati titoli di Stato: chi li compra presta soldi allo Stato e lui ti promette di ridarteli con un piccolo interesse dopo qualche anno.
Per decenni, tutto il mondo ha comprato questi titoli perché considerati sicurissimi. Tuttavia, l’ultima “asta” (il momento in cui lo Stato vende questi titoli) è andata male. Molti investitori stranieri hanno iniziato a dire “no grazie”. Questo accade perché hanno paura che l’America stia stampando troppi soldi e che, quando arriverà il momento di restituire il prestito, quei dollari varranno molto meno di oggi a causa dell’inflazione, della de-dollarizzazione e della de-industrializzazione statunitense. Se nessuno vuole più prestare soldi all’America, gli USA si trovano nei guai anche perché già a condizioni normalidevono trovare entro la fine dell’anno compratori del debito pubblico americano per un valore di 10.000 miliardi di dollari.
IL RITORNO ALL’ORO COME ANCORA DI SALVEZZA
Poiché la fiducia nel dollaro sta calando, le banche centrali di tutto il mondo stanno facendo una mossa storica: stanno vendendo i loro titoli di Stato americani per comprare oro vero, fisico e asset fisici. L’oro è considerato l’unico “denaro reale” perché, a differenza del dollaro, non può essere stampato all’infinito da un governo: bisogna scavare per trovarlo ed è limitato. Per la prima volta dopo moltissimo tempo, il valore dell’oro conservato nelle banche mondiali ha superato quello dei titoli di debito americani. Questo è un segnale d’allarme potentissimo: significa che il mondo si sta preparando a un futuro in cui il dollaro non sarà più il re indiscusso dell’economia.
LA TRAPPOLA DELLA STAGFLAZIONE E DELLA GUERRA
La guerra in Iran peggiora tutto questo scenario. Le guerre costano tantissimo e interrompono i commerci, facendo salire i prezzi dell’energia e delle materie prime. Questo crea “stagflazione”, una situazione terribile in cui i prezzi salgono (inflazione) ma l’economia non cresce (stagnazione). Per chi investe in borsa o in oro, i prezzi che salgono sono un’ottima notizia perché il valore dei loro beni aumenta. Per chi invece vive di stipendio, è un disastro: i costi della vita aumentano, i tassi d’interesse sui mutui o sui prestiti per l’auto restano altissimi e il potere d’acquisto evapora. In questo contesto fidarsi dei “pezzi di carta” è sempre più rischioso e bisogna guardare ai beni fisici concreti, proprio come stanno facendo i grandi investitori e le banche centrali.
L’EUROPA E LA VOGLIA DI “CAMBIARE MONETA”
Immaginiamo di aver usato per anni una sola marca di carta di credito (il dollaro americano) perché era l’unica accettata ovunque. Tuttavia, ultimamente il proprietario di quella marca è diventato imprevedibile e ha iniziato a minacciare i tuoi amici (come la Spagna, la Danimarca e altri) o a bloccare i conti di chi non gli piace. Euroclear, che è una delle più grandi istituzioni al mondo incaricate di gestire i pagamenti e i titoli finanziari, ha avvertito che gli investitori europei e asiatici sono stanchi di questa situazione. Molti ora vogliono iniziare a investire e risparmiare usando la moneta cinese, lo Yuan. Questo sta accadendo perché la guerra in Iran e le politiche imprevedibili di Trump hanno reso il dollaro meno rassicurante rispetto al passato.
IL RINCARO DELLA VITA IN EUROPA A CAUSA DELLA GUERRA
Le scelte degli Stati Uniti hanno un impatto diretto sul portafoglio degli europei. La guerra in Iran ha fatto raddoppiare il prezzo del petrolio (da 60 a 120 dollari al barile), causando un aumento dei prezzi che è già arrivato, ma è destinato ad accentuarsinei supermercati e nelle bollette in Italia, Spagna, Germania, Francia ecc.. Quando Trump minaccia di tagliare i commerci con i paesi alleati che non seguono i suoi ordini militari, questi paesi iniziano a capire che non possono più permettersi di tenere tutti i loro risparmi (le “riserve”) in dollari. Se il dollaro perde valore o viene usato come “arma” politica, l’Europa rischia di restare al verde.
PERCHÉ I RISPARMIATORI COMINCIANO A PREFERIRE LA CINA AGLI USA
Normalmente, se presti soldi a qualcuno, vuoi un interesse, il più alto possibile. Gli Stati Uniti offrono interessi più alti della Cina, ma c’è un trucco: il valore della moneta. Se presti 100 dollari all’America e ricevi il 4% di interesse, ma nel frattempo il dollaro perde il 4% del suo valore rispetto all’Euro, alla fine non hai guadagnato nulla. Al contrario, nell’ultimo anno lo Yuan cinese ha guadagnato valore rispetto all’Euro, mentre il dollaro lo ha perso. Gli investitori hanno capito che, pur con interessi più bassi, investire in Cina oggi permette di avere un guadagno reale più alto perché la moneta cinese è più forte e stabile in questo momento.
IL CANADA SI ALLONTANA DAL “VICINO DI CASA”
Il Canada è sempre stato il miglior amico e partner commerciale degli Stati Uniti, ma le cose stanno cambiando. I leader canadesi hanno capito che dipendere al 100% dal mercato americano è pericoloso. Per questo motivo, le grandi banche canadesi stanno andando a Pechino per aprire nuove filiali. L’obiettivo è creare un sistema di pagamenti diretto tra Canada e Cina, senza dover passare per le banche americane. Questo non solo fa risparmiare sulle commissioni, ma rende il commercio “a prova di sanzioni”: se l’America decidesse di bloccare i pagamenti internazionali (sistema SWIFT), Canada e Cina potrebbero continuare a fare affari tra loro usando i propri sistemi interni.
IL PETROLIO CANADESE VIAGGIA VERSO L’ASIA
Un dato che descrive perfettamente questo cambiamento riguarda l’energia. Il Canada sta triplicando le sue esportazioni di petrolio verso la Cina grazie a nuovi oleodotti sulla costa del Pacifico. Oggi il Canada vende alla Cina il doppio del petrolio che vende agli Stati Uniti. Se questo commercio verrà pagato in Yuan invece che in dollari, il dollaro americano diventerà ancora meno importante a livello globale.
Nel mondo i paesi asiatici affiliati agli Stati Uniti come il Giappone, la Corea del sud, le Filippine e l’Indonesia e altri che dipendono enormemente dalle risorse energetiche dello stretto vivono il tradimento di Trump. Allo stesso modo i paesi del Golfo tradizionalmente alleati degli Stati Uniti che si sono visti bombardare non solo 17 basi militari statunitensi che dovevano proteggerli, ma le stesse infrastrutture per la produzione e commercializzazione delle loro risorse energetiche. Ovviamente anche tutto il settore turistico di quei paesi, che continuava a crescere, è collassato in pochissimo tempo. Trump non si è reso conto che l’Iran avrebbe potuto bombardare così come ha fatto il cuore della produzione di petrodollari, che hanno tradizionalmente sostenuto sia il dollaro che il debito pubblico americano. Se per giusta ritorsione al blocco del blocco dello stretto gli iraniani bombardassero quel che ancora rimane in piedi in quei paesi compresi i loro grandi desalinizzatori, di loro non rimarrebbe che un miraggio nel deserto…
Si pensi, infine, all’Arabia Saudita che ancora spera di esportare una parte residua delle proprie risorse energetiche via terra, attraverso lo stretto di Suez, con il rischio però che il blocco di Trump attivi nuovamente gli yemeniti a sigillare completamente anche quella via di commercializzazione delle residue risorse dell’Arabia Saudita.
Per fare un esempio, propriamente l’Arabia Saudita, possiede più di 300 miliardi di dollari in titoli di debito americani e in questo stato di cose potrebbe vedersi costretta a venderli, provocando un vero e proprio tsunami economico a danno dei titoli statunitensi in un momento in cui, come dicevamo, gli Stati Uniti devono trovare compratori per un valore di 10 trilioni di dollari entro la fine dell’anno per rinnovare i loro titoli di debito in scadenza mentre la crescita dell’inflazione costringe la FED ad alzare i tassi e quindi a incrementare il costo per interessi del debito. Insomma, il rischio di default per gli Stati Uniti si fa sempre più vicino.
Il “vecchio ordine” guidato dall’America sta scricchiolando, e paesi insospettabili come Canada e membri dell’Unione Europea stanno iniziando a costruire scialuppe di salvataggio fatte di moneta e investimenti cinesi.
Note
[1] Il “Regulatory Reset” di Scott Bessent
La riforma mira a trasformare radicalmente la gestione della liquidità bancaria, passando da un modello basato sul possesso fisico di asset a un modello basato sull’accesso garantito al credito.
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Integrazione della “Discount Window”: La novità principale è permettere alle banche di includere nel calcolo del Liquidity Coverage Ratio (LCR) le linee di credito non utilizzate presso la Federal Reserve. In pratica, la “promessa” di prestito della Banca Centrale viene equiparata a contante reale.
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Sblocco del Capitale: L’obiettivo è liberare circa 2.000-3.000 miliardi di dollari oggi immobilizzati in riserve liquide o Titoli di Stato (Treasuries). Questi fondi dovrebbero, nelle intenzioni del Tesoro, essere rincanalati verso prestiti a imprese e investimenti produttivi.
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Prevenzione dei “Bank Run”: La proposta nasce dall’analisi dei fallimenti bancari del 2023 (come quello di SVB). Bessent sostiene che la velocità dei prelievi digitali moderni rende inutile avere “contante nel forziere” se non si ha un collegamento immediato e pre-approvato con la Banca Centrale.
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Semplificazione Normativa: Si tratta di una deregolamentazione parziale rispetto agli accordi di Basilea III, voluta per ridare competitività alle banche americane rispetto a quelle internazionali.
Fonti
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U.S. Department of the Treasury (Treasury.gov): sito ufficiale guidato da Scott Bessent. Qui vengono pubblicati i Press Releases e i discorsi ufficiali del Segretario riguardanti le politiche di stabilità finanziaria e le proposte di riforma del settore bancario.
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Federal Register: È il “diario ufficiale” del governo degli Stati Uniti. Qualsiasi modifica formale alle regole sul capitale e sulla liquidità (proposta congiuntamente da Tesoro, Fed e FDIC) deve essere pubblicata qui per il periodo di consultazione pubblica.
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Federal Reserve Board (Federalreserve.gov): Poiché la riforma tocca la Discount Window e il regolamento LCR, i rapporti tecnici e i verbali delle riunioni (Minutes) della Fed sono la fonte primaria per capire come l’autorità monetaria stia recependo la proposta del Tesoro.











































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