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labottegadelbarbieri

4 marzo: il voto, il vuoto e dopo

di Daniele Barbieri

Il povero db davanti all’urna: posso raccontarvi i miei “dolori” e la scelta finale?

ALTAN VOTOHo faticato a scrivere questo post ma siccome un minimo di autoironia ci vuole  – un antidoto alla presunzione del “so tutto io” – potete anche immaginarlo in tre parti (con titoli rubati a Johann Wolfgang Goethe): «I dolori del giovane Vother», «Le difficili affinità elettive» e «Faust, ovvero se Goethe ci ha messo 60 anni a scrivere di un patto con il diavolo… posso io prendermi un mesetto per decidere come contribuire all’italico guaio minore?».

 

Una premessa o anche due

A ogni “tornata” sono sempre in dubbio se votare. Ogni volta mi torna la secca frase di Malcom X: «Il potere è nell’urna? Una buona ragione per starne lontani». Capisco bene il ragionare di tante persone anarchiche (e non solo) che rifiutano il voto per principio; e il “trend” come dicono gli anglofoni dà loro ragione, visto che ormai circa metà degli “aventi diritto” non va alle urne. Però le contraddizioni – sale della vita – mi rammentano che si è a lungo lottato per il suffragio universale e che anche con le elezioni è stato possibile contrastare l’oppressione.

Alla fine ho sempre preferito votare. Rispettando chi si astiene – soprattutto se non si limita al mugugno ma agisce per una società migliore – però ho deciso (senza tropp illusioni) che comunque avere un gruppo, anche piccolo, di persone degne nei Palazzi potesse essere utile. Così sono ormai 40 anni che alla fine voto “il meno peggio” a sinistra.

Ma è sempre più difficile per me credere che serva a qualcosa per molte ragioni, in particolare perché le sinistre in Italia sono quasi sparite a livello organizzativo (pur se alcuni movimenti restano forti) e perché il potere reale si è spostato sempre più fuori dai Parlamenti. Vedi – per dirne una sola – la Grecia. Ci avviciniamo rapidamente a una “democradura” come dicono in America latina: non è dittatura ma certo somiglia poco a una pur minima democrazia.

Contraddizioni a cascata. A esempio che tanta gente in Italia continui a votare i più schifosi e però una bella maggioranza di elettori/elettrici nel referendum dell’anno scorso abbia respinto la “schiforma” costituzionale di Renzi-Boschi. Ma subito dopo una “nuova” legge elettorale ha partorito l’ennesimo mostro, non un golpe con i carriarmati ma certo un imbroglio incostituzionale: il brodino Mattarella è altrettanto fuorilegge del peperoncino Napolitano o delle imposizioni europee (pareggio di bilancio ecc).

Se vi fosse sfuggito segnalo che quest’ultima “rosatella-porcella” è anche una controrivoluzione matematica: la maggioranza di 100 nelle elezioni italiane non sarà più il 50,1 ma il 40 per cento; il premio arbitrariamente detto di “maggioranza” significherà governare (qualunque cosa sia) a ogni costo, senza tener conto delle opposizioni. Una “democra-tura” appunto.

Lo schifo che mi fanno D'Alema, Bersani e soci

Deciso che il 4 marzo andrò (senza entusiasmo) a votare, alcune cose mi sono apparse chiarissime. Dalla sua nascita il Pd fa politiche di destra ed è sempre più guerrafondaio e anti-ecologico; dunque non lo ho mai preso in considerazione. Per inciso anche la neorinata (e filo Nato) Bonino è molto a destra, a parte sui “diritti civili”.

Leu? Mi spiace che 5-6 persone a me care (un paio collaborano anche alla “bottega”) siano cascate nel trappolone di “Liberi e uguali” ma io non ho dubbi. Sono gentaccia che fino a ieri ha governato, portando l’Italia in ogni guerra possibile e facendo tutte le leggi a favore dei padroni. Perché dovrei fidarmi di loro? Già si capisce che se il Pd avrà bisogno di una stampella Leu ci sarà. D’altronde quelli – come il governatore della Toscana [1] – che fanno i “sinistri” nell’attuale arena politica e invocano per esempio una buona politica sanitaria poi dove amministrano hanno tagliato e tagliano la sanità pubblica. Di poche cose posso dirmi sicuro ma una è che le persone si giudicano meglio per ciò che fanno anziché per le (belle) parole. Un’amica mi ha scritto: “però dentro Leu ci stanno un paio di brave persone”. Appunto: un paio – e mi spiace per loro – in mezzo ai peggiori mascalzoni. Niente Leu per me.

 

Non mi fido dei 5 stelle

Sempre più sento in giro dire che M5S è pieno di fascisti. Mi pare una stupidaggine: con ogni evidenza si tratta di un movimento ambiguo ma non ci vedo dentro più “estrema destra” che all’interno del Pd (per tacere dell’asse intorno al signor P2-1816). Peccato che le ambiguità del movimento si stiano sciogliendo quasi tutte nel senso di rendersi affidabili per i padroni e le banche. A parte che il “presidente del Consiglio in pectore” cioè Luigi Di Maio mi sta sul cazzo perfino per come si veste e per come si pettina, non gli ho mai sentito dire – o letto in rete – qualcosa di sinistra, di non filo-liberismo. Dalle vaghe cinque stelle iniziali (ricordate? Erano acqua, ambiente, connettività, sviluppo e trasporti) e dalla rabbia del vaffanculo si è arrivati a un programma politico-economico “democristiano”. Non mi dilungo ma rimando a una recente sintesi di Aldo Giannuli [2].

Sulla possibilità di dare comunque il mio voto a M5S mi restava però un “atroce” dubbio tattico. Ne parlerò dopo.

 

“Potere al popolo”: sono d'accordo con Valerio Evangelisti

Come sapete c’è una novità ovvero la nascita di «Potere al popolo». Una buona notizia e non solo in funzione elettorale. Mi trovo d’accordo con Valerio Evangelisti [3]. Non sono riuscito a partecipare alle assemblee (l’inverno e gli acciacchi mi hanno conciato male, mannaggia) però la mia impressione è positiva: per quello che ho letto [4 ] ma ancor più per le persone che sono nelle liste e che appoggiano «Pap». Certo la strada per risalire dal baratro è lunga ma «Potere al popolo» mi pare un piccolo passo positivo, dopo tanto stagno. Insomma la mia prima scelta è votare per «Pap». Ma…

Ma un tarlo mi rodeva

Però in queste settimane sono stato scosso da un “atroce” dubbio. Per come capisco io la situazione politica italiana, queste elezioni sono truccate: premio di maggioranza o no, la coalizione intorno al signor P2-1816 e l’altra intorno a Pd-Renzi&cespugli subito dopo il voto si accorderann. Ovviamente con l’applauso dell’Europa di banchieri e padroni. Le percentuali conteranno è ovvio ma i renzusconiani sono costretti all’abbraccio soprattutto perché – questo il mio tarlo – hanno bisognodi rimuovere al più presto quei pochi ostacoli (la composizione della Corte Costituzionale a esempio) che limitano il loro potere ostacolando il passaggio da una democrazia molto imperfetta a un regime senza “lacci”. Ripeto: democradura. Se questa mia analisi è giusta, che «Potere al popolo» abbia un buon risultato … inciderà zero. Da questo punto di vista l’unico argine al renzusconismo compiuto sarebbe che i 5 stelle avessero un tale risultato da scompigliare i giochi.

Fra me e me litigavo: «Ma come db» – mi dicevo «hai detto e ridetto che non ti fidi di M5S e allora?». E mi rispondevo: «Continuo a credere che la tendenza “democristiana” impressa dal triumvirato (Casaleggio, Di Majo e Grillo) non provocherà crepe nell’attuale sistema però M5S di certo non potrà accordarsi – almeno in tempi brevi – con i renzusconiani».

Questo il mio dilemma. Ho chiesto aiuto a compagne/i: c’è una falla nel mio ragionamento? E comunque ditemi dov’è la scialuppa di salvataggio, grazie. Ah, nel naufragio meglio un remo o una torcia? Ho avuto risposte diverse e interessanti, perlopiù pessimiste sul futuro anche prossimo. Io cerco di restare “pessottimista” ma è dura.

 

Di Maio in peggio?

Gli ultimi giorni di campagna elettorale mi stanno confermando purtroppo che dalle parti dei 5stelle non c’è alcuna serietà politica. Che dopo il 5 marzo i Palazzi se li comprino all’ingrosso o a decine oppure che trattino con il gruppo dirigente “dimaoista” … io prevedo che M5S sarà risucchiato nella “governabilità”. Magari i pentastellati si spaccheranno e confido che una parte di loro possa prendere una direzione positiva ma in ogni caso il mio dubbio si è dissolto: non sarà la formazione politica che ha preso una nuova forma in queste ultime settimane a bloccare i renzusconiani. Neanche se dovesse risultare il primo partito nell’urna (o il secondo, contando chi proprio non va a votera).

E allora alla fine ho ri-deciso, abbandonando il mio ultimo dubbio tattico. Il 4 marzo voterò «Potere al popolo» sperando che anche dall’urna finalmente arrivi una scossa ma sapendo che comunque il problema non è il voto ma il vuoto a sinistra. Come vada il 4 marzo ci aspettano anni durissimi contro fascioleghisti e fasciobanchieri finché non riusciremo a ricostruire – dentro un ciclo di lotte anche internazionali – rapporti di forza più favorevoli.


Note
[1] molto mi spiace che il quotidiano «il manifesto» abbia dato acriticamente spazio a Leu in generale e in particolare a Enrico Rossi che in Toscana si è comportato come il peggiore dei neoliberisti.
[2] Trovo interessante questo passaggio dell’analisi di Giannuli: «E veniamo al M5s che merita un discorso un po’ articolato. Intendiamoci: qualsiasi partito (e il M5s lo è, visto che siede in Parlamento) ha una sua fase costituente e poi ha un processo di istituzionalizzazione che lo “ossifica”. Questo doveva per forza capitare al M5s che, però aveva varie opzioni davanti sia per la collocazione politica che per il modello organizzativo. Sul primo punto, stabilito che la solita solfa “né di destra né di sinistra” è un vecchio trucco (per primi lo usarono i fasci di combattimento di Mussolini esattamente 99 anni fa) per cui lo spazio politico è quello ed è retto da coordinate che mutano nel tempo, ma non per questo smettono di esistere, il M5s, dopo il ricorso furbesco del “né né” per pescare voti da una parte e dall’altra, poteva scegliere destra o sinistra. Ed ha scelto la destra neo liberista, come dimostrano diversi punti del programma (come il reddito di cittadinanza che è una proposta tutta interna al neo liberismo) e la scelta di Lorenzo Fioramonti come consigliere economico di Di Maio e suo mentore a Wall Street. Ottimo economista, per carità, nemico n 1 del Pil, ma pur sempre di spiccata ispirazione neo liberista. Per non dire dell’annosa vicenda dei migranti. Dal punto di vista organizzativo il M5s poteva scegliere fra diversi modelli: dal partito di apparato funzionariale a quello dei notabili parlamentari, dal modello basato sulla partecipazione democratica organizzata e con gruppi dirigenti collegiali al modello “mucchio selvaggio” che fu di Lotta Continua, dal modello federativo a quello centralizzato e così via, ha scelto il peggiore: quello dell’uomo solo al comando tanto simile a quello renziano, con un colpo di mano statutario sbalorditivo, con un regolamento subito applicato senza neppure essere mai stato votato da nessuno. E il risultato (ferma restando la pasticcioneria dell’ultima ora tipica del M5s) è questa selezione di candidati su cui non spenderemo neppure mezza parola. Insomma stiamo prendendo una strada che proprio non mi piace. Però, però, la partita non è affatto chiusa e non è detto che questa svolta sia definitiva. La base del movimento non è stata consultata ed ha taciuto sulla svolta perché c’erano le elezioni, ma il 5 marzo magari avrà qualcosa da dire. Poi dobbiamo vedere come vanno le elezioni, come vanno i ricorsi dell’avvocato Borrè, cosa penseranno persone come Grillo, Di Battista eccetera all’indomani del voto, bisognerà vedere che fanno i neo eletti (e Dio non voglia che vengano fuori una decina di “responsabili”). Insomma stiamo a vedere perché, comunque vada, il M5s è pur sempre un serbatoio di forze antisistema per nulla trascurabile e non è detto che la fine debba essere un inesorabile declino… stiamo a vedere».
[3] cfr Valerio Evangelisti e Sandro Moiso: Voto, non voto. Due posizioni all’interno di Carmilla
[4] qui in bottega cfr Sinistra antiliberista: ieri i “pazzi” a Roma e «Potere al popolo», non solo una lista 
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