Fai una donazione

Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________

Amount
Print Friendly, PDF & Email

carmilla

Berlinguerismo, malattia senile dello pseudo e post-comunismo

di Nico Maccentelli

berlinguerra.jpgUna compagna dal Venezuela mi ha raccontato che aveva in programma una trasmissione sulla situazione venezuelana, ma poi non le è stato possibile partecipare a causa dei suoi trascorsi nella lotta armata.
Chi ha messo i bastoni tra le ruote ha una storia di ortodossia “comunista”, ed è chi ancora oggi valuta come esperienza comunista il berlinguerismo, con punte di nostalgia.

Con degli osanna a Guido Rossa nell’anniversario della sua dipartita si annunciano i nipotini di Enrico, che partecipano all’ennesimo partitino comunista, come se non ne avessimo abbastanza in questo paese, tutti comunisti a chiacchiere e con il solo dottrinarismo di maniera. Ovviamente non vi do alcun riferimento riguardo ai protagonisti di queste festa poliziesche fuori tempo massimo, ma chi è autore di queste postume minchiate da solidarietà nazionale e fideismo statalista sa benissimo a chi mi riferisco. E ovviamente non miriferisco alla massa che proviene da quell’esperienza, ma a quei piccoli stati maggiori che da oltre quarant’anni sono totalmente ininfluenti nel panorama politico italiano, ma non tanto da produrre ancora guasti politici con una certa sicumera fuori luogo.

Mi ricordo, come partecipe della nascita di Rifondazione Comunista (1) la nostalgia che pervadeva coloro che non hanno partecipato alla svolta della Bolognina. Nostalgia per il PCI e per Berlinguer. Un leitmotiv che ha segnato quella “rifondazione” sin dal suo inizio e che non ha portato a rifondare un bel nulla.

In definitiva, i nostalgici più da folklore che comunisti capaci di autocritica e ridefinizione di una linea politica rivoluzionaria, si sono tirati dietro tutte le tare da Togliatti in poi (2)  , in particolare il berlinguerismo, quello che ha prodotto l’idea balzana e liquidatorio dell’Eurocomunismo.

E oggi con queste tare rischiamo di riprodurre errori analoghi ma ben più tragici, in una fase storica in cui l’imperialismo è ancora più feroce e guerrafondaio dopo il periodo in cui i comunisti si sono cullati nei trenta anni d’oro del welfare e dell’egemonia cuturale delle sinistre, un sogno effimero su cui si sono cullate le teorie più astruse sotto il cappello della democrazia progressiva.

E poi nella fase successiva di ascesa del neoliberalismo dei Chicago boys di Milton Friedman, della reaganomics, dove “i nostri” hanno perseverato con le stesse formule inciuciare, riducendosi a essere vuota voce critica della grande sinistra istituzionale ormai in marcia verso il salto della quaglia che oggi è il PD.

Se oggi i cespugli alla Fratoianni e alla Clancy svolgono il ruolo di proxy utili con le giullarate colorate ai disegni politici dell’imperialismo in chiave europeista, ciò lo debbono ai paparini berlingueriani da Rifondazione in poi (3). Le diverse derivazioni, bertinottiane, vendoliane, cossuttiane, fratoianniche e chi più ne ha più ne metta non si sono mai discostate da questo paradigma riformista che considera ciò che resta dell’esperienza del PCI, con innesto democristiano di sinistra, la parte costituzionalmente antifascista, resistenziale, alternativa alla destra, prima berlusconiana e poi meloniana. Anche se della rappresentanza di classe non ce ne è più nemmeno l’odore, con un inutile e patetico internismo alla CGIL: il grande patronato e carrozzone di prebende e svendite che si susseguono dal 1976-77, ossia dalla politica berlinguer-lamiana dei sacrifici.

Il berlinguerismo deve morire definitivamente, questo è il mio parere, soprattutto quando mi rendo conto che i suoi esegeti, al netto delle mitologie da festa de l’Unità o di Rifondazione non hanno imparato nulla. Il mito di Berlinguer, ben evocato da Giorgio Gaber in “Qualcuno era comunista”, è quello della “brava persona”, dunque della questione morale in opposizione alla DC e al craxismo delle malversazioni e delle corruttele. Un mito che quindi non è comunista ma giustizialista che ben si sposa con la tendenza forcaiola espressa soprattutto nei confronti dei movimenti antagonisti anticapitalisti, come vedremo in seguito.

Entrando nel vivo della questione, due passaggi fanno da imprinting alla degenerazione anticomunista del berlinguerismo eurocomunista: l’accettazione dell’ombrello NATO e il considerare finita la spinta propulsiva della Rivoluzione d’Ottobre. A poco servono i ripescaggi soprattutto sulla seconda asserzione da parte degli esegeti nostalgici, soprattutto se non vengono considerate le conseguenze politiche e le implicazioni pratiche che queste hanno determinato nella linea politica del PCI. È assurdo infatti rettificare questi due posizionamenti senza alcuna autocritica di cosa sia stato il PCI nella lotta di classe italiana a partire dagli anni ’70 in particolare.

Non entro nel merito delle critiche al togliattismo, pur ritenendo che il considerare il PCI un partito socialdemocratico ben prima di Berlinguer sia cosa doverosa da un punto di vista della politica marxista rivoluzionaria. Gli approcci critici possono essere di varia natura, come critica operaista, bordighista o trotzkista al marxismo leninismo in sè, ma anche interna al marxismo-leninismo stesso, considerando l’approccio critico maoista(4).

Se limitiamo la questione al berlinguerismo, occorre partire dal punto di vista di classe, ossia dal ruolo che nella lotta di classe e nel rapporto capitale/lavoro in specifico il PCI berlingueriano ha avuto. Da qui deriva ogni ulteriore posizionamento politico. L’idea togliattiana di comprendere i ceti medi in un processo di transizione al socialismo, in quanto la classe operaia non era maggioritaria nel paese e occorreva un blocco sociale più vasto, che comprendesse anche la piccola borghesia e i ceti medi produttivi, con i passaggi politici successivi approdati al berlinguerismo, fu la strategia politica che divenne concertazione ai cicli di produzione del capitale, adeguando le piccole e medie imprese alle filiere del grande capitale e alle necessità della ristrutturazione capitalistica. Il modello emiliano romagnolo del decentramento produttivo è l’anima di questa linea, che non si limita a creare una base di consenso e collaborazione nella produzione capitalistica con i suoi processi di estrazione di plusvalore assoluto, ma di riconversione produttiva e scomposizione e segmentazione della classe intaccando la composizione dell’operaio massa. La solidarietà nazionale non fu solo compromissione politica di un partito comunista che si faceva stato nei momenti di crisi sociale e opposizione antagonista di parte delle masse proletarie attaccate da questi processi di scomposizione e precarizzazione, ma fu base economica di scelte politiche che ne furono conseguenza. Il cammino verso i ceti medi costituì per il PCI, non certo un’avocazione di tali settori sociali nell’orbita della classe operaia, ma un cambio di referenti sociali a favore della media borghesia e delle piccole e medie imprese. A questo si aggiunse la scalata agli apparati dello stato, dalle pubbliche amministrazioni agli organi più centrali come la magistratura. Controllo sociale sulla forza-lavoro nella sua scomposizione e burocrazia di stato furono i volani della trasfigurazione di un partito comunista sempre più socialdemocratico e pompiere delle lotte (ossia l’autonomia di classe di cui fu espressione il movimento rivoluzionario degli anni ’70) che si opponevano, a un processo sociale di frantumazione del corpo di classe di cui questo partito stesso non era certo estraneo, ma diretto agente del capitale.

Su queste basi economico materiali furono possibili la solidarietà nazionale, il compromesso storico, la nuova polizia di cui si urlava nelle piazze denunciando il clima da caccia alle streghe messa in opera proprio dal PCI, mentre la DC aveva più direttamente la gestione (vedi Cossiga) degli apparati polizieschi ( anche il PCI aveva in quota magistrati e lo si è visto… ). Quindi di che vanno parlando i neo-berlingueriani? Di quale nostalgia cianciano?

Se la rifondazione fu cosa falsa, le riedizioni postume di chi intende rilanciare una forza comunista senza fare i conti sulla base materiale, economica e sociale e quindi politica che segnò la fine del PCI quale forza comunista, sono anche peggio. Non vi può essere ricostruzione di un campo comunista senza fare i conti con il movimento rivoluzionario che negli anni ’70 fu opposizione al passaggio storico del capitalismo al neoliberalismo più sfrenato e ultraliberista. E non si può essere nemmeno vagamente antiliberisti (figuriamoci anticapitalisti) senza la sussunzione politica e il riconoscimento di chi ha partecipato a tale movimento e, allora e oggi, continua a rivendicare la lotta di classe politica rivoluzionaria di quegli anni, nel bene come nel male, nella giustezza delle posizioni rivoluzionarie che ponevano il potere proletario e il contropotere come orizzonte politico e scopo rivoluzionario, come negli errori politici e di strategia che ne segnarono la sconfitta. Sconfitta sottolineo, non tradimento come fu il berlinguerismo.

Per questo trovo troppo comoda la storiella degli estremisti che hanno vanificato le conquiste e le lotte del movimento operaio di quegli anni, messe in giro da chi si è fatto stato classista e si è schierato con la peggiore borghesia capitalistica. Il movimento operaio fu spaccato, attaccato nelle possibilità di incidere sui processi economici, sulla sua autonomia politica e, infine, tradito col compromesso storico. È una narrazione che oggi non può e non deve avere cittadinanza nell’opposizione anticapitalistica contro l’ultraliberismo di guerra.

Certamente oggi occorre un’alleanza più vasta tra settori sociali che si oppongono a uno stato di guerra che distrugge ciò che resta del welfare a favore del warfare, ma non con le basi politiche berlingueriane con cui la lotta per l’egemonia gramsciana è stata stravolta e trasformata in scalata corporativa alle stanze del potere, in totale adesione alla rivoluzione passiva del potere classista. Quella che nel tempo, con i suoi strumenti di manipolazione mediatica, ha aperto la stura del mainstream: dal berlusconismo a Hollywood, dal dirittumanitarismo colorato alla cancel culture veltroniana sui valori e gli elementi politici della visione comunista.

Certamente oggi la strategia politica rivoluzionaria e antimperialista deve fare tesoro degli errori del passato, ma non con la cassetta degli attrezzi berlingueriana, per carità!

Il comunismo come sostenne Marx è il movimento che abolisce lo stato di cose presente. Non che si fa stato senza porsi lo scopo di abolirlo, ma di esaltarne le sue prerogative controrivoluzionarie e repressive.


NOTE:
1. Capitolo poco felice del mio percorso politico personale di comunista: ero coordinatore del circolo universitario a Bologna, che finì quando sbatterono fuori Angiolo Gracci, avvocato comunista e partigiano, comandante della Brigata Sinigaglia che liberò Firenze; con lui lavoravo allo sviluppo dei Comitati anti-NATO, prima di finire per la seconda volta in carcere.
2. Do you rimember “Le divergenze tra il compagno Togliatti e noi, dei compagni cinesi sotto la direzione politica di Mao? Le divergenze tra il cmpagno Togliatti e noi, e Ancora sulle divergenze tra i compagno Togliatti e noi, Alcuni importanti problemi del leninismo nel mondo contemporaneo, Reprint a cura della Cooperativa Editrice Nuova Cultura, Casa Edirice in lingue estere Pechino, 1963.
3. Ricordo che ancora oggi a 49 anni dai fatti di marzo a Bologna, personaggi inciuciati con la junta dem, i cespuglietti provano a condividere quella memoria cercando di deporre con la fascia tricolore del comune una corona di fiori nel punto in cui Francesco Lorusso fu assassinato dal piombo dei carabinieri. Il PCI di Zangheri, la junta di allora si schierò con i carrarmati di Cossiga: se ne sono dimenticati forse i berlingueriani di oggi e i cespuglietti che fanno da mosche cocchiere a Lepore?
4. Vedi nota 3, dove la critica maoista alla linea politica del PCI di Togliatti verteva essenzialmente su due questioni: il parlamentarismo e la coesistenza pacifica tra socialismo e capitalismo; ciò avvenne nel 1962, nel contesto storico dello scontro politico tra la Cina e l’URSS, ma in specifico i cinesi contestavano a Togliatti l’approdo al riformismo con la via pacifica al socialismo, considerandola utopistica, giacché i capitalisti non avrebbero mai in regime di democrazia borghese lasciato che la classe operaia facesse una rivoluzione socialista scalzandoli dal potere politico ed economico di classe e queste considerazioni del tutto aderenti al leninismo più in generale consideravano impossibile una coesistenza pacifica tra capitalismo e socialismo che scongiurasse una guerra mondiale tra i due sistemi: considerazione direi profetica a ben guardare la situazione odierna, in cui l’imperialismo ci sta portando a un’escalation bellica globale anche senza la presenza mondiale di un sistema socialista – dato il crollo dell’URSS e l’avvio a un capitalismo controllato da parte della Cina – e in presenza di un suo declino nell’avvento di un multipolarismo e di processi di decolonizzazione da parte di paesi e popoli che escono dal giogo coloniale e neolcoloniale dei paesi imperialisti. Infine, qualcuno cerca di rimettere in carreggiata rivoluzionaria il togliattismo riferendosi al memoriale (prima della sua morte) di Togliatti, Il memoriale di Yalta, Sellerio Editore Palermo, 1988, ma le posizioni di apertura ai movimenti anticoloniali e le preoccupazioni sugli USA da cui proviene “il pericolo più serio” che in questo memoriale vengono esposti non inficiano l’impostazione riformistica data dal Migliore all’impianto politico e strategico del PCI.
Pin It

Comments

Search Reset
0
Mirco
Saturday, 28 March 2026 16:55
Il risultato referendario, dato che sembra obbligatorio parlarne per vantarsene, restituisce un dato soltanto: in italia ci sono 13 milioni di fascisti certificati, mentre i 15 milioni che dicono di essere "anti" accettano la loro presenza come fosse un indice di normalità. Se il fascista ha gli stessi diritti dell'antifascista, il problema risiede proprio in quell'impianto costituzionale che getta le basi perchè quest'equiparazione si produca. E chi difende tale impianto, continua a riservare un posto ai fascisti nel gioco delle parti, per avere un alter ego con cui fingere di scontrarsi.
Like Like sad 1 Reply | Reply with quote | Quote
0
Enzo Rossi
Saturday, 28 March 2026 09:32
Nico mette troppa carne al fuoco e con questo impedisce un esame serio ed autocritico che permetta di discernere una via rivoluzionaria al socialismo degna dei  giorni nostri. Scontato che tutti i pariti comunisti abortiti dopo la fine del PCI sono finiti nel nulla (col contributo fattivo anche di chi oggi parla e pontifica da una comoda casta nuvoletta) rimane il problema di esaminare il perchè dei fallimenti e di individuare nelle nuove linee e nei nuovi protagonisti delle lotte in corso (e ce ne sono!) i fondamenti strutturali della rivoluzione nazionale (e contemporaneamente internazionale) in nuce.
Un esame più attento meritano le svolte politiche che hanno favorito il nascere di deviazioni dal percorso rivoluzionario imboccato da Gramsci nel '21 come ad esempio la "via italiana al socialismo", una formulazione sintetica sulla quale hanno "lavorato" con intelligenza gli avversari di classe; da non scartare come slogan semplificativo ma da collocare e studiare nel suo contesto storico e ideologico in modo da poterne rilanciare i contenuti rivoluzionari di classe nel momento politico contemporaneo.
Infine un tema che ritengo essere il più importante per proseguire la strategia rivoluzionaria avviata nel dopoguerra dai padri e madri costituenti i partiti della Resistenza uscenti egemoni dall'eroica lotta rivoluzionaria nazionale e internazionale è quello del lavoro di cittadinanza. E' un capitolo fondamentale per i comunisti, espresso con chiarezza, e proprio per questo suo valore, richiamato in diversi articoli della Costituzione. A tutt'oggi, anno 2026, ottantun'anni dopo la Liberazione, è rimasto inattuato proprio perchè basilare per la via italiana al Socialismo. Se si analizzano a ritroso i passaggi politici che le forze avversarie hanno percorso con la complicità di pesanti e progressivi cedimenti del partito che attraverso il sindacato maggioritario controllava (e controlla) la maggioranza della classe operaia si capisce il perchè siamo oggi arrivati a questo punto ovvero al reddito di cittadinanza che teorizza "da sinistra" un concetto di repubblica fondata non sulla dignità del lavoro ma sulla beneficenza tanto cara ai cattolici della vecchia DC.
Caro Nico, abbandoniamo l'amarcord e prepariamoci alla lotta politica e ideologica già avviata col covid, contro il nazifascismo ucraino, contro il genocidio in Palestina, Libano e Iran ripartendo dal nostro grande successo al referendum in difesa della Costituzione!  
Like Like like 1 Reply | Reply with quote | Quote
0
nico
Monday, 30 March 2026 12:41
“ Lavoro di cittadinanza”? che è sta roba? Si spieghi meglio. Per me centrale resta il rapporto capitale/lavoro. Penso comunque di aver già risposto anche a lei nella mia risposta ad Alfred. La “via italiana” al socialismo poi che significa? E’ evidente che le esperienze di altri contesti e periodi non sono ripetibili in Italia e una rifondazione della politica e della strategia dei comunisti, una visione della transizione analizzando concretamente la situazione concreta andava fatto e non è stato fatto.
Like Like Reply | Reply with quote | Quote
0
Enzo Rossi
Tuesday, 31 March 2026 09:01
LA ROBA:

Per “Lavoro di cittadinanza” intendo:

Articolo 1 Costituzione
L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro......

Articolo 3 Costituzione
…........E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effetiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Articolo 4 Costituzione
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto. …................

Secondo Lei a 78 anni dall'entrata in vigore della Costituzione gli articoli sopra citati (ma anche quelli del titolo III - Rapporti economici) ritiene siano stati attuati?



VIA NAZIONALE AL SOCIALISMO

Per “via italiana al Socialismo” intendo dire che occorre rivedere in modo critico lo “slogan” usato dai revisionisti per mascherare il distacco del PCI dalle vie rivoluzionarie che in diversi paesi del mondo sono state praticate per la presa del potere. In Cina, ad esempio, si parla di via cinese al socialismo ma senza rinunciare al ruolo rivoluzionario che ha orientaro i marxisti-leninisti sia durante la Lunga Marcia che durante la fondazione della Repubblica Popolare, la ricostruzione postbellica e la attuale situazione foriera del primato mondiale che oggi gode in tutti i campi il popolo cinese.

Il mio commento è da considerare come un modesto contributo che ha lo scopo di mettere in luce, a grandi linee, quello che compagni che hanno vissuto l'esperienza di oltre mezzo secolo di storia ritengono essere sottostimata dall'attuale offerta politica.
D'altronde un contributo determinante sul tema della lotta antirevisionista ce lo offre la biografia del il compagno da lei citato Angiolo Gracci che già nel 1966 aveva fondato insieme a Fosco Dinucci e altri partigiani combattenti il Partito Comunista d'Italia (marxista-leninista), iniziativa che ha anticipato di tre anni la contestazione studentesca che ha avviato nientemeno che il Sessantotto.
Like Like Reply | Reply with quote | Quote
0
nico
Tuesday, 31 March 2026 09:05
Adesso è un po' più chiaro. Su queste questioni mi trova d'accordo su quasi tutto. Non sulla svolta denghista, al cui epilogo si sono accodati tutti, confondendo il marxismo-leninismo con il confucianesimo, la contraddizione con l'armonia, che con il maoismo non ha nulla a che vedere. Buona giornata.
Like Like Reply | Reply with quote | Quote
0
Mirco
Friday, 27 March 2026 19:06
Che certe parrocchie della sinistra pseudo-radicale, compiutamente post-berlingueriana, adottino retoriche anti-berlingueriane è francamente imbarazzante. Il tratto comune a tutti i gruppuscoli - più o meno istituzionalizzati - della suddetta è la tendenza ad esecrare lo scontro col capitale complessivo e i fascisti organizzati, suoi entusiasti difensori. Questa visione strategica, che comporta la rimozione del conflitto radicale e dei suoi esiti più violenti, è propria di tutte le botteghe del "pensiero critico" da 50 anni a questa parte - e Maccentelli lo sa benissimo, anche se finge di non saperlo. Di conseguenza, l'"agire comunicativo" berlingueriano è l'unica forma di militanza - se così si può chiamare - messa in campo dai Maccentelli di tutti i paesi contro l'imperialismo, che infatti trionfa. Come si spiega altrimenti, ad esempio, la postura di Mélenchon dopo i fatti di Lione? La volontà politica e culturale di prendere le distanze dal conflitto radicale, di mondarsene, di evitare che si riproponesse e che si riproponga come forma di lotta, è stata ed è l'architrave ideologica della collaborazione della sinistra alla pacificazione nazionale e internazionale. Come ulteriore dimostrazione della stupidità di chi si autodefinisce anti-imperialista per poi non fare altro che il divulgatore compulsivo della rivoluzione, si potrebbe utilizzare la formula secondo la quale se c'è guerra imperialista, significa che non c'è guerra civile: Lenin, Stalin e Trotzkji inaugurano il percorso che avrebbe portato alla fondazione dell'URSS trasformando l'esercito zarista in Armata Rossa e organizzando per anni lo scontro armato coi reazionari, russi e occidentali. Va da sè che chi condanna il conflitto radicale per scongiurare la guerra civile, da qualunque posizione lo faccia, sia che "blocchi tutto" o collabori con le flottiglie, lavora per il mantenimento dello stato di cose pacificato all'interno, non per il suo sovvertimento, con tutti i corollari genocidiari che questo comporta. Se viene esaltato il "comunismo democratico" che ha protetto la costituzione che ha pacificato il paese in cui governano i fascisti, c'è un evidente cortocircuito di cui non si vuole parlare, perchè anche solo il parlarne si rivelerebbe sconveniente per i rivoluzionari da convivio e gli antifascisti da pastasciutta egemonici a sinistra.
Like Like Reply | Reply with quote | Quote
0
nico
Monday, 30 March 2026 13:37
Il Maccentelli sa benissimo cosa sia stato il berlinguerismo e basta. Lo scontro in quegli anni non dava adito ad ambiguità. Ma chi invece non lo sa può esibirsi in elucubrazioni forzate presumendo di conoscere le posizioni politiche altrui. Come fa lei, che evidentemente è infarcito di pregiudizi ideologici che non rispecchiano le varie posizioni in campo.
Like Like Reply | Reply with quote | Quote
0
Mirco
Tuesday, 31 March 2026 18:15
Atteggiamento già registrato: risposte che non rispondono, per evitare di discutere dei problemi e pararsi il culo. Io non presumo; registro semplicemente ciò che viene organizzato e ciò che non viene organizzato. Da lì deduco quelle che chiami "posizioni politiche". E le tue, come quelle di tante altre e tanti altri, sono vicine a quelle dei vostri "nemici" più di quanto vogliate far credere, come per Berlinguer.
Like Like Reply | Reply with quote | Quote
0
Nico
Wednesday, 01 April 2026 12:06
Che problemi hai posto Mirco? Non si capisce proprio. E' un dialogo surreale...
Like Like Reply | Reply with quote | Quote
0
Mirco
Wednesday, 01 April 2026 13:58
Guarda che se leggi in modo non pregiudizievole quello che ho scritto e se fai un minimo di autocritica, capisci benissimo che problema pongo. Il punto è che non lo vuoi/volete capire...il ché è assolutamente comprensibile, dal tuo/vostro punto di vista. Criticare Berlinguer per poi assumerne le posizioni concilianti in nome della pacificazione e del confronto politico democratico è imbarazzante, ripeto. Non ambiguo,(forse sarebbe meglio), ma imbarazzante e intellettualmente disonesto, oltre che controproducente.
Like Like Reply | Reply with quote | Quote
0
nico
Thursday, 02 April 2026 15:46
Le posizioni concilianti le vedi solo tu. E poi "voi" chi? Ma quale confronto politico democratico! Le mie posizioni sono le mie, visto che non appartengo ad alcuna parrocchia. Io sono per il conflitto sociale e politico, per la rottura con gli apparati di potere del capitalismo. Uscire dalla NATO, furi le basi USA e NATO, fuori all'UE. Governo popolare, dalla costituzione a una costituente popolare. Hai proprio sbagliato bersaglio, caro Mirco.
Like Like Reply | Reply with quote | Quote
0
Mirco
Thursday, 02 April 2026 22:34
Beh, che dire? Beato te che sei sempre a posto. È un atteggiamento questo con cui ho avuto a che fare parecchie volte, per questo uso il plurale "voi". Non importa che una parrocchia sia un partito, un sindacato, un'associazione, un centro sociale o un blog; è comunque un'istituzione che non si mette in questione per nessun motivo, nemmeno se risulta controproducente rispetto agli stessi scopi che dichiara di prefiggersi. La dimostrazione del tuo/vostro essere parrocchia sta nel fatto che, se impiegaste tutte le energie che dissipate in divulgazione e convivialità a realizzare gli obiettivi deducibili dalle vostre posizioni, confliggereste realmente con lo stato di cose, anziché confrontarvici amabilmente, e organizzereste effettivamente "conflitto sociale e politico". La disonestà intellettuale delle persone abituate a mediare e a scendere patti con l'esistente che si spaccia per rivoluzionaria è la caratteristica principale dei "nomi" della sinistra pseudo-radicale... d'altronde, quando si fa l'elogio del comunismo "democratico" e il "governo popolare", come si può non riconoscersi Berlingueriani di ferro?
Like Like Reply | Reply with quote | Quote
0
Nico
Friday, 03 April 2026 06:03
Caro Mirco, se resti in queste elucubrazioni, rimani nella fuffa. Fai esempi concreti, ammesso che tu conosca il mio percorso politico. Innanzi tutto che fai tu? A cosa appartieni? Quale progetto politico? E poi, con chi avrei condotto un confronto democratico? In cosa mi sarei svenduto? Non si capisce nulla di quello che sostieni, sono supercazzole. Se non scendi nel concreto, questo confronto non mi interessa. Ti saluto.
Like Like Reply | Reply with quote | Quote
0
Fulvio Grimaldi
Friday, 27 March 2026 15:31
Sacrosanto. Spazza via le arroganti pretese dei cespuglietti onanistici che abusano del termine comunismo.
Uno di LC
Like Like like 3 Reply | Reply with quote | Quote
0
marku
Friday, 27 March 2026 12:01
a me spiace molto ancora oggi
che persone intelligenti e financo partigiani
abbiano anche per un solo momento
creduto che i fuorisciti dal pci
(la forza piu controrivoluzionaria mai stata nell'italietta dal 44 in poi)
quali fautori di un portato che non fosse carrierismo e voltagabbanesimo
Ancora oggi il solo pensare al "camerata" bertinotto o quel leccapiedi di vendola delle pale eoliche mi suscita un attacco di orticaria da stress
i cespuglietti dello zerovirgola poi
non sono degni neanche della dedica di una barzelletta
dato che la loro stessa esistenza è una barzelletta
che fa ridere solo marito e moglie deputati

detto questo appare evidentissimo e solare
che una Sinistra Rivoluzionaria potrà rinascere
solo quando naufragherà anche il sindacato concertativo
per eccellenza
quella cgil
dei consigli di amministrazione dei fondi pensione
fino ad allora
chi non salta
komunista è
komunista è

CHE VIVA ROBESPIERRE
Like Like Reply | Reply with quote | Quote
0
nico
Monday, 30 March 2026 13:40
Ok, ma allora che fare? Personalmente critico le frattaglie schizzate fuori dal PCI, ma mi auguro che alla fine prevalga la consapevolezza di una necessità storica e politica: ricostruire il comunismo come movimento che abolisce lo stato di cose presente a partire dalla realtà per quella che è e non per quella che vorremmo che fosse.
Like Like Reply | Reply with quote | Quote
0
Ros*Lux
Friday, 27 March 2026 09:57
È vero Berlinguer tiro fuori la questione morale perché accettò l'austerità,la negazione della lotta di classe...Fu lui uno dei primi a sdoganare il termine... E poi guarda caso prefigurava Tangentopoli,il repulisti postpd2ista di un ceto politico da licenziare...Ma in cosa sarebbero diversi gli altri ...i provocatori 77settini?

E oggi i loro sostenitori che si pretendono diversi ma sono perfettamente allineati all'ideologia neofemminista neoberlingueriana PD del femminicidio

Ideologia della classe dirigente neoliberista, vertici UE ,Media, governo Meloni etc... Femminicidio ,falsa emergenza statistica, al meno in Italia,uno dei Dogmi ,delle parole fondamentali della Neolingua neofemminista ovvero dell' ideologia irrazionalista della destra/finta sinistra, identitaria sessista suprematista femminista ,che specularmente si contrappone alla destra razzista maschilista suprematista .
Like Like like 1 Reply | Reply with quote | Quote
0
Alfred
Thursday, 26 March 2026 22:08
Vado a esprimere dubbi, non considerazioni in merito all'articolo.
I miei dubbi sono sull'utilita' di ulteriori lambiccamenti sul PC e la DC e la scalata dc all'interno del primo.
Non che sia una cosa sbagliata, credo dovrebbe essere una cosa da storici. Da storicizzare. Perche' quel PC fu in quel momento storico e pure la dc i socialisti e altri comprimari, compresi i figli sghembi venuti dopo. Un epoca in gran parte di guerra fredda con compromessi non solo rispetto a ideologie proclamate, ma anche rispetto all'impalcatura degli schieramenti e a forza e debolezze dei campi internazionali tra urss cina e usa e dopoguerra europeo.
Non che non possiamo trarne lezioni, ma non e' l'oggi, neanche nei compromessi ideologici e/o concreti.
Perche' premetto questo?
Mi avvicino ai 60, non sono morto, ma non credo che saro' in prima linea in lotte future. In seconda o terza fila o in fondo sarebbe abbastanza. In prima ci dovrebbero essere nuove leve e mi chiedo quanto interesse (a parte interesse storico) possono avere oggi i giovani che si avvicinano alle lotte politiche. Sulla Nato a volte pescano da internet il discorso di Pertini, ma non credo siano interessati a immedesimarsi in ragionamento dei reduci di quegli anni (per quanto sensati), se non come storia. Questi sono altri anni. A livello macroscopico la minestra del capitalismo e' sempre quella, ma loro la vedono oggi e certi discorsi che rimandano a dinamiche di oltre 20 anni fa sono qualcosa di lontano per chi oggi ha 20 anni. Non dico che non si abbia diritto e sia giusto fare discorsi come questi, ma servono a passare il testimone o creare altre dinamiche nell'oggi?
C'e' molto astio nel raccontare quelle dinamiche passate con strascichi al presente e ci sono buone ragioni, ma oggi serve? Quali conti si possono regolare? Come? Con quale utilita' nell'oggi? Niente puo' essere modificato retroattivamente, o sbaglio?
A volte mi do dello sporco utilitarista da solo. Sicuramente esagero con queste mie 'critiche', poi penso che cambiare prospettiva potrebbe essere anche un buon esercizio che vale la pena praticare. E ' un esercizio che a me a volte aiuta, non un dogma, ovviamente, quindi ne parlo, senza polemica, giusto per qualche suggestione.
Like Like like 3 Reply | Reply with quote | Quote
0
nico
Monday, 30 March 2026 12:17
Che vuole che le dica? Non è mia intenzione sollevare delle polemiche che contrastino la necessità di trovare la più ampia unità antimperialista dei comunisti e più in generale la costruzione di un terzo polo che superi la gabbia bipartisan delle forze di regime che siano di destra o di sinistra. Ma evidentemente chi in tutti questi anni ci portato di inciucio in inciucio soprattutto con il csx a essere comunisti a chiacchiere e del tutto ininfluenti, e oggi attacca l’esperienza rivoluzionaria delle varie organizzazioni degli anni ’70 alla sx del PCI con accuse risibili e anacronistiche dimostra due cose: uno di non aver ancora capito nulla della deriva revisionista del PCI. Due di non aver capito che la pseudo sinistra filo-imperialista di oggi, quella diritto umanitaria e compagnia cantante è il frutto marcia delle scelte euro atlantiste e della solidarietà nazionale prima e della degenerazione rifondarola et similia poi.
Il berlinguerismo ha prodotto frutti marci e lo si vede. Intanto che tutte queste compagini il più delle volte autoreferenziali, iconiche e settarie elaborino il loro lutto (e ancor prima lo riconoscano) che non rompano le scatole a chi è stato protagonista delle forme più alte di lotta di classe rivoluzionaria nel nostro paese dopo la Resistenza al nazifascismo.
Quoting Alfred:
Vado a esprimere dubbi, non considerazioni in merito all'articolo.
I miei dubbi sono sull'utilita' di ulteriori lambiccamenti sul PC e la DC e la scalata dc all'interno del primo.
Non che sia una cosa sbagliata, credo dovrebbe essere una cosa da storici. Da storicizzare. Perche' quel PC fu in quel momento storico e pure la dc i socialisti e altri comprimari, compresi i figli sghembi venuti dopo. Un epoca in gran parte di guerra fredda con compromessi non solo rispetto a ideologie proclamate, ma anche rispetto all'impalcatura degli schieramenti e a forza e debolezze dei campi internazionali tra urss cina e usa e dopoguerra europeo.
Non che non possiamo trarne lezioni, ma non e' l'oggi, neanche nei compromessi ideologici e/o concreti.
Perche' premetto questo?
Mi avvicino ai 60, non sono morto, ma non credo che saro' in prima linea in lotte future. In seconda o terza fila o in fondo sarebbe abbastanza. In prima ci dovrebbero essere nuove leve e mi chiedo quanto interesse (a parte interesse storico) possono avere oggi i giovani che si avvicinano alle lotte politiche. Sulla Nato a volte pescano da internet il discorso di Pertini, ma non credo siano interessati a immedesimarsi in ragionamento dei reduci di quegli anni (per quanto sensati), se non come storia. Questi sono altri anni. A livello macroscopico la minestra del capitalismo e' sempre quella, ma loro la vedono oggi e certi discorsi che rimandano a dinamiche di oltre 20 anni fa sono qualcosa di lontano per chi oggi ha 20 anni. Non dico che non si abbia diritto e sia giusto fare discorsi come questi, ma servono a passare il testimone o creare altre dinamiche nell'oggi?
C'e' molto astio nel raccontare quelle dinamiche passate con strascichi al presente e ci sono buone ragioni, ma oggi serve? Quali conti si possono regolare? Come? Con quale utilita' nell'oggi? Niente puo' essere modificato retroattivamente, o sbaglio?
A volte mi do dello sporco utilitarista da solo. Sicuramente esagero con queste mie 'critiche', poi penso che cambiare prospettiva potrebbe essere anche un buon esercizio che vale la pena praticare. E ' un esercizio che a me a volte aiuta, non un dogma, ovviamente, quindi ne parlo, senza polemica, giusto per qualche suggestione.
Like Like Reply | Reply with quote | Quote
0
nico
Tuesday, 31 March 2026 09:15
Vede Alfred, il mio ragionamento riguarda questioni di più ampia portata. La storica lotta tra comunisti e socialdemocrazie si riproduce oggi su altre questioni, ma la manfrina è identica. Prenda per esempio gli esiti del referendum: c'è già chi prefigura la solita vecchia alleanza inciucio per battere la destra. Guardi inoltre a chi servirà il No Kings (in Italia). Un ribaltone non è una rivoluzione, o comunque un cambio sociale radicale soprattutto sui contenuti e i rapporti di forza tra classi. Il berlinguerismo è il padre di questa logica politica e sarà bene mettere i puntini sulle i. Ma questi puntini passano anche per la storia dei movimenti a partire dagli anni '70. Se non si capisce la degenerazione revisionista, il rischio è quello di non dotarsi di una robusta strategia politica rivoluzionaria. Attaccarne i protagonisti non è un bel segnale...
Like Like Reply | Reply with quote | Quote
0
Alfred
Monday, 30 March 2026 19:41
Che ne dice se anziche' prendersela per cose che sono al fi fuori della loro portata li manda nel loro mondo di belle intenzioni e si cerca di capire e ricucire un nuovo inizio?
A volte si perde tempo a correggere giudizi e pregiuduzi, e' difficile non divo passarci sopra, ma aggirarli. Se questi sono i lork problemi si sperimentano altre dinamiche , passando di lato. Non so quali e non so come, ma anche senza risultati credo spenderei meglio il tempo.
Like Like Reply | Reply with quote | Quote
0
Nuno
Thursday, 26 March 2026 19:27
L'immagine è fatta con l'intelligenza artificiale.
Like Like Reply | Reply with quote | Quote

Add comment

Submit