Fai una donazione

Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________

Amount
Print Friendly, PDF & Email
Print Friendly, PDF & Email

guerredirete.png

Come DeepSeek ha riconfigurato la corsa all’intelligenza artificiale

di Antonio Dini

nòaeibhvògnòò“È una delle innovazioni più sorprendenti e impressionanti che abbia mai visto”: le parole del venture capitalist Marc Andreessen sintetizzano alla perfezione lo stupore con cui la Silicon Valley ha assistito all’avvento di V3 e R1, i modelli di intelligenza artificiale creati da DeepSeek, la startup cinese derivata dall’hedge fund di Lian Wenfeng.

DeepSeek è riuscita a creare sistemi di AI potenti almeno quanto i principali realizzati negli Stati Uniti a una frazione del costo di training – 5,6 milioni di dollari per il suo modello V3, un LLM (modello linguistico di grandi dimensioni), contro gli oltre 100 milioni stimati per ChatGPT-4 – e utilizzando chip molto meno potenti e probabilmente in quantità inferiore (il numero di schede Nvidia utilizzate è ancora dibattuto), anche a causa dei blocchi commerciali imposti dagli Stati Uniti. DeepSeek è riuscita nell’impresa usando delle tecniche di programmazione e di funzionamento innovative e procedendo a ottimizzazioni sistematiche e su larga scala nel funzionamento dei sistemi di creazione e gestione dei modelli.

In questo ha giocato un ruolo significativo anche il fatto che DeepSeek abbia scelto un modello di sviluppo di tipo open source (pur con le differenze che questo ha nel settore dell’intelligenza artificiale rispetto all’ingegneria del software tradizionale, tanto che la definizione di open per questi modelli è contestata), da un lato potendo sfruttare l’aiuto di sviluppatori indipendenti di tutto il mondo, dall’altro aumentando la pervasività dei suoi modelli, perché possono essere scaricati da chiunque, nel repository presente su GitHub, e utilizzati in altro modo. I modelli possono quindi essere utilizzati in locale anche con computer relativamente poco potenti, mentre altre aziende possono riutilizzarli dopo averli portati nel proprio cloud. Microsoft stessa ha dichiarato di voler aggiungere i modelli di DeepSeek nell’offerta del suo cloud Azure (nonostante la partnership con OpenAI), mentre Perplexity offre R1 come opzione per il suo motore di ricerca.

Print Friendly, PDF & Email

sinistra

L'intelligenza artificiale sta diventando DeepSeek

di Michael Roberts

0 07w50KG6L4aJ9 SM.pngLa maggior parte dei lettori ormai conoscerà la notizia. DeepSeek, un'azienda cinese di intelligenza artificiale, ha rilasciato un modello di intelligenza artificiale chiamato R1 che è paragonabile in termini di capacità ai migliori modelli di aziende come OpenAI, Anthropic e Meta, ma è stato preparato a un costo radicalmente inferiore e utilizzando chip GPU meno all'avanguardia. DeepSeek ha anche reso pubblici dettagli sufficienti del modello affinché altri possano eseguirlo sui propri computer senza costi.

DeepSeek è un siluro che ha colpito le magnifiche sette aziende hi-tech statunitensi sotto la linea di galleggiamento. DeepSeek non ha utilizzato i chip e il software Nvidia più recenti e migliori; non ha richiesto grandi spese per addestrare il suo modello di intelligenza artificiale a differenza dei suoi rivali americani; e offre altrettante applicazioni utili. DeepSeek ha costruito il suo R1 con i chip Nvidia più vecchi e lenti, che le sanzioni statunitensi avevano consentito di esportare in Cina. Il governo statunitense e i titani della tecnologia pensavano di avere il monopolio nello sviluppo dell'intelligenza artificiale a causa degli enormi costi coinvolti nella realizzazione di chip e modelli di intelligenza artificiale migliori. Ma ora R1 di DeepSeek suggerisce che le aziende con meno soldi possono presto gestire modelli di intelligenza artificiale competitivi. R1 può essere utilizzato con un budget limitato e con una potenza di calcolo molto inferiore. Inoltre, R1 è bravo quanto i rivali nell'inferenza, il gergo dell'intelligenza artificiale per quando gli utenti mettono in discussione il modello e ottengono risposte. E funziona su server per tutti i tipi di aziende in modo che non debbano "affittare" a prezzi enormi da aziende come OpenAI. La cosa più importante è che R1 di DeepSeek è "open source", ovvero i metodi di codifica e formazione sono aperti a tutti per essere copiati e sviluppati. Questo è un vero colpo ai segreti "proprietari" che OpenAI o Gemini di Google rinchiudono in una "scatola nera" per massimizzare i profitti. L'analogia qui è con i prodotti farmaceutici di marca e generici.

Print Friendly, PDF & Email

carmilla

We are not robots – Tecnoluddismo 2/2

di Gioacchino Toni

OFFLINE.jpgSe in Tecnoluddismo 1/2 ci si è occupati della prima parte del volume di Gavin Mueller, Tecnoluddismo. Perché odi il tuo lavoro (Nero, 2021), in cui vengono tratteggiate le ragioni delle conflittualità nei confronti delle tecnologie e dell’automazione introdotte nei processi produttivi espresse dai lavoratori nel corso dell’Ottocento e della prima metà del secolo successivo, in questo scritto si farà riferimento al “luddismo hi-tech” il cui avvio può essere fatto risalire alla comparsa sulla scena del computer.

Come ricorda Mueller, i movimenti studenteschi statunitensi degli anni Sessanta furono i primi a «politicizzare i computer»; se nella quotidianità le schede perforate rappresentavano ai loro occhi burocrazia, censimento e controllo, non mancarono di cogliere il ricorso dell’apparato militare agli elaboratori nella pianificazione delle operazioni nel teatro di guerra vietnamita.

«Il passaggio a strategie basate sulla raccolta di dati quantitativi e sull’analisi automatizzata rappresenta un cambiamento radicale nella cultura militare». A ribadire le analogie tra la logica militare e quella industriale è il fatto che entrambe faranno ricorso a metriche quantitative; non a caso, ricorda lo studioso, a guidare la riqualificazione militare fu chiamato il segretario della Difesa, Robert McNamara, che precedentemente aveva fatto ricorso all’analisi statistica nella ristrutturazione della Ford. «L’automazione della guerra, come l’automazione dell’industria, era uno strumento fondamentale per riaffermare il controllo sui soldati ribelli in Vietnam». Esattamente come avveniva nelle fabbriche, anche in Vietnam erano sempre più frequenti gli atti di insubordinazione e sabotaggio, tanto che si pensò di sostituire le resistenze della fanteria con il ricorso a bombardamenti aerei sempre più automatizzati così come nelle fabbriche si tentava di ovviare alle insorgenze operaie attraverso l’automazione della produzione.

Nel corso degli anni Settanta la posizione degli attivisti nei confronti del computer prende due diversi indirizzi; uno, minoritario, antitecnologico, e un secondo, decisamente maggioritario, propenso a vedere nel computer uno strumento che avrebbe potuto favorire, soprattutto a partire dalla commercializzazione delle apparecchiature, pratiche di liberazione personale su cui si sarebbe poi sviluppato l’internet-attivismo.

Print Friendly, PDF & Email

Coordinamenta2

Narrazioni di potere, narrazioni di classe

<Imbarbarimento di una società sempre più violenta?>

di Elisabetta Teghil

Eretica 2.pngChe lo sperpero del proferire non sia pretesto al / tacere/ Che la rapina del significare/ non sia la tomba di ogni giudizio.

Haiku senza Haiku* Progetto ispirato da Juan Sorroche-AS2 c.c. Terni

Vengono fatte con continuità puntuali ricerche storiche, lucide analisi politiche, dotte disquisizioni sul sesso degli angeli, ma quasi nessuno/a si occupa di analizzare la quotidianità in termini di classe. Quei pochi/e che lo fanno sono avvolti nel silenzio se non demonizzati e stigmatizzati anche nella così detta sinistra. E questo già la dice lunga. Invece dovrebbe essere un esercizio di cui ci dovremmo far carico con urgenza per evitare che lo scollamento tra teoria e prassi ci faccia perdere di vista che è sulla lettura di quello che accade nel quotidiano che si costruisce il comune sentire. E’ un compito che ci dobbiamo assumere per evitare di dare sponda alla costruzione del nemico interno che sta operando con sistematicità e da molto tempo il capitalismo neoliberista attraverso tutto l’arco partitico compresi annessi, connessi e collaterali, media in prima linea.

Il modello di destra, che è fondamentalmente fascista, punisce e reprime i subalterni che non stanno al loro posto, il modello socialdemocratico, politicamente corretto e decorosamente reazionario, li annichilisce fisicamente e psicologicamente. I subalterni devono essere sempre grati.

Qualche tempo fa, il ministro Giuseppe Valditara ha dichiarato in seguito all’aggressione da parte di un gruppo di genitori a una professoressa di sostegno in una scuola in provincia di Napoli, nel plesso di Scansano, che siamo di fronte ad un “imbarbarimento di una società sempre più violenta”.

Sui giornali, nei media, sui social, nei telegiornali di ogni ordine e tipo rimbalzano tutti i giorni notizie sulla violenza della società: ragazzi, addirittura minorenni, si affrontano durante la movida con coltelli, armi da fuoco, qualche volta qualcuno rimane ucciso senza un motivo reale, dicono i media, oppure per un pestone su un costoso paio di scarpe.

Print Friendly, PDF & Email

coku

La libertà del suolo

di Leo Essen

tn shutterstock 1366229246.jpgNelle visure catastali rilasciate dall’Agenzia del Territorio è conservato il ricordo del momento in cui il suolo venne segnato dalla partizione tra Reddito dominicale e Reddito agrario. Questa divisione corrisponde esattamente a quella tra Capitale e Reddito, ossia alle due sezioni del bilancio aziendale: lo Stato Patrimoniale e il Conto Economico. Che la terminologia rimandi alla casa e al pater non è casuale, poiché questa materia tocca direttamente la concezione della famiglia, della casa e della domus dinastica, con i connessi problemi di successione, divisione e continuità della persona che, dalla stessa epoca, comincia a dividersi tra persona fisica, titolata al possesso, e persona metafisica, titolata a intestarsi la proprietà; tra corpo fisico e transeunte, e corpo astrale infinito, sovrano, libero, immortale; tra persona terrena e persona ultraterrena, magica; tra Servo, che lavora e produce il Reddito, e Capo, che si intitola questo reddito e lo rubrica nello Stato Patrimoniale.

È merito dei fisiocratici, soprattutto di Quesnay e del suo Tableau économique, aver messo in rilievo a analizzato questa partizione, riconducendola alla struttura classista della società.

Quesnay, scrive Schumpeter (Storia dell’analisi economica, I) distinse i proprietari fondiari (classe des propriétaires, o classe souveraine, o, e ciò è significativo, classe distributive), gli imprenditori agrari (classe productive) e la classe delle persone impiegate in attività non agrarie (classe stérile).

Questo schema, ribadisce Schumpeter, non è tanto uno schema di classi come entità sociologiche, ma di gruppi economici del genere di quelli che oggi si trovano nelle statistiche degli addetti, per esempio, all’agricoltura o alle industrie minerarie o a quelle manifatturiere.

Nel 1758 Quesnay costruire un modello di ciclo e di equilibrio economico come fanno i moderni keynesiani. Perciò non deve stupire che Marx ponga i fisiocratici e Quesnay, e non Adam Smith, come i fondatori dell’analisi economica moderna.

Print Friendly, PDF & Email

roars

Dentro la trasformazione: breve viaggio nella scuola neoliberale

di Gianluca Coeli

Un viaggio dentro gli spazi e la vita quotidiana di un istituto tecnico, dove le trasformazioni della scuola oggi sono tra le più avanzate: start up, alternanza scuola lavoro e innovazioni didattiche. La scuola del capitale umano è viva e prospera: gli insegnanti obbediscono e gli studenti imparano a diventare bravi imprenditori di se stessi

tunnel scaled.jpgIl nuovo presidente dell’Argentina, Milei, che con una motosega si appresta a tagliare dal tronco dello stato argentino il ramo secco del Ministero dell’Istruzione, potrebbe apparire come l’immagine simbolo delle politiche neoliberiste in materia di istruzione. In realtà, è probabile che l’uscita del loco (così viene chiamato in Argentina il nuovo presidente) non sia piaciuta affatto ai circoli neoliberisti globali, probabilmente meno emotivi e improvvisati quando si tratta di intervenire in ambito pubblico. La motosega di Milei rischia di tagliare, insieme ad alcuni posti al ministero, un bel po’ di profitti, ma rischia soprattutto di interrompere processi di formazione di un nuovo tipo di soggettività: l’individuo isolato che si costruisce come capitale umano e imprenditore di se stesso.

Questo testo non intende riprendere analisi approfondite sulle politiche globali e locali che da decenni investono il mondo dell’istruzione. Molti studiosi e attivisti hanno già investigato l’intreccio tra le elaborazioni teoriche degli economisti neoliberisti (Friedman e scuola di Chicago e, prima di loro, von Hayek e von Mises), le proposte di organismi internazionali come WTO e UNESCO e le politiche dell’UE e di singoli stati (Italia compresa) in materia educativa. In sintesi, le trasformazioni della scuola pubblica possono essere riassunte in questi punti: (a) istruzione pubblica come mercato da inondare di prodotti tecnologici per la didattica, (b) luogo privilegiato dove costruire la soggettività necessaria al nuovo mercato del lavoro e alla nuova società e (c) ambito dove sperimentare la trasformazione del pubblico in privato.

Per comprendere come questo processo si declini concretamente, intraprendiamo un breve viaggio dentro gli spazi e la vita quotidiana di un istituto tecnico, dove la sperimentazione neoliberale è più avanzata.

 

La formazione dei docenti: consumatori di merci educative e addestratori di competenze

Print Friendly, PDF & Email

paginauno

Dialettica del transumanesimo. La scienza si fa religione

di Giovanna Cracco

transumanesimo2 1024x683.jpg“L’Uomo si illude di essersi liberato dalla paura quando non c’è più nulla di ignoto.”

Max Horkheimer e Theodor Adorno, Dialettica dell’illuminismo

“Sono d’accordo con te al novantanove percento,” afferma Bill Gates, “quello che mi piace delle tue idee è che sono basate sulla scienza, ma il tuo ottimismo è quasi una fede religiosa. Sono anch’io ottimista”. “Sì, beh, abbiamo bisogno di una nuova religione,” replica Raymond Kurzweil, “un ruolo principale della religione è stato quello di razionalizzare la morte, poiché fino a poco tempo fa c’era poco altro che potessimo fare a riguardo”. Bill Gates concorda, e il confronto si sposta sulla necessità o meno di una figura carismatica che si faccia portatrice della nuova religione: per Gates un messia è indispensabile, per Kurzweil fa invece parte del vecchio modello religioso. Alla fine i due trovano un punto di incontro: anche un supercomputer o un sistema operativo avanzato può svolgere la funzione di profeta.

Il dialogo sopra riportato è contenuto nel libro The Singularity is Near, pubblicato nel 2005 da Raymond Kurzweil, esponente di spicco del transumanesimo. Come ormai noto, il transumanesimo è l’ideologia che crede nell’utilizzo della scienza e della tecnologia per potenziare le capacità fisiche e intellettuali dell’Uomo, fino a riuscire a trascendere i limiti naturali della condizione umana – uno su tutti, la morte. Nanotecnologia, biotecnologia e ingegneria genetica contro le malattie e l’invecchiamento, ibridazione uomo-macchina per il potenziamento fisico e cognitivo (bionica, cibernetica e chip cerebrale, fino al mind uploading, il caricamento della mente su un computer per poter ‘vivere’ per sempre), crionica per essere ibernati e risvegliati in futuro (quando esisteranno tecnologie in grado di rianimare senza provocare danni encefalici e curare da malattie oggi letali) e, su tutto, condicio sine qua non per avanzare nello sviluppo tecnologico, intelligenza artificiale, in particolare l’AGI, Artificial General Intelligence, un sistema che non solo dovrebbe essere in grado di svolgere un’ampia varietà di compiti – di contro all’intelligenza artificiale ‘ristretta’ che conosciamo oggi, limitata a precise funzioni – ma anche di superare la capacità intellettuale umana.

Print Friendly, PDF & Email

guerredirete.png 

Tutti i guai di OpenAI

di Andrea Daniele Signorelli*

ChatGPT by Evan EzqueChe cosa pensereste di una start up da cui se ne sono andati quasi tutti i principali dirigenti e cofondatori, che ha chiuso il 2024 con un rosso di 5 miliardi di dollari e che deve fare fronte a una marea di cause legali? La stessa start up i cui costi operativi hanno raggiunto cifre colossali non ha ancora dimostrato di avere un modello di business sostenibile e i cui progressi tecnologici stanno già dando segnali di rallentamento?

Probabilmente, pensereste che la start up in questione è una delle tante (circa due terzi, secondo la Harvard Business Review) che non riescono a ripagare gli investitori e chiudono bottega, nella maggior parte dei casi entro i cinque anni di vita. E avreste ragione a pensarla così, a meno che la start up in questione non sia OpenAI: la società che sviluppa ChatGPT, DALL-E e altri strumenti basati su intelligenza artificiale generativa.

 

La fiducia degli investitori

Pur se afflitta da tutti i problemi descritti in apertura, OpenAI continua infatti a godere di un’enorme fiducia, le sue prospettive future non vengono mai messe in discussione ed è stata perfino in grado di imporre le sue condizioni agli investitori, decidendo per esempio quali finanziamenti accettare, a partire da quale cifra e chiedendo che i partner non investissero nelle principali cinque società rivali (Anthropic, xAI, Superintelligence, Perplexity e Glean).

Nonostante questa – e altre – particolarità dell’ultimo round di finanziamento, OpenAI è riuscita lo scorso ottobre a raccogliere 6,6 miliardi di dollari da investitori come Thrive Capital, Nvidia, Microsoft, SoftBank e altri, per una valutazione da 157 miliardi di dollari. Partiamo proprio da questo aspetto: i finanziamenti. Per quanto i vari round in cui le startup riescono a raccogliere enormi quantità di denaro da investitori privati vengano solitamente celebrati – soprattutto a livello mediatico – come un segno delle loro enormi potenzialità, in alcuni casi è anche utile porsi una domanda: perché la start up in questione, ovvero OpenAI, ha bisogno di raccogliere una tale mole di denaro?

Print Friendly, PDF & Email

lafionda

Campi di concentramento skinneriani come orizzonte storico

di Norberto Albano

Immagini sito Pandora 81.pngLo scrittore austriaco Ivan Illich, nella terza sezione dell’ultimo capitolo del suo celebre libro Tools for Conviviality (Convivialità in italiano), pronosticava che l’aspirazione delle società capitaliste post-industriali a una crescita infinita avrebbe inevitabilmente condotto a una crisi strutturale irreversibile—o, in alternativa, all’instaurazione di un sistema di controllo totalizzante. Tra le immagini più emblematiche utilizzate da Illich per descrivere questa possibilità spicca quella di un “campo di concentramento globale di B.F. Skinner, diretto da un T.E. Frazier”[1].

Questa potente metafora non si limita a una provocazione retorica, ma rappresenta un’analisi lucida del potenziale rischio che una società altamente tecnocratica e algoritmica possa organizzarsi come un’enorme Skinner Box, dove il comportamento umano è modellato attraverso un sistema rigorosamente controllato di stimoli e rinforzi. Il riferimento a Frazier, protagonista dell’opera Walden Two di Skinner, richiama l’immagine di un mondo dove l’efficienza e la pianificazione collettiva verticistica soppianta ogni aspirazione all’autonomia individuale. A distanza di più di cinquant’anni, l’intuizione di Illich appare non solo attuale, ma premonitrice[2].

Questo articolo esplora come il comportamentismo radicale abbia modellato approcci educativi, tecnologie digitali e politiche di controllo sociale fino alle moderne “smart city”, con un focus sull’eredità di Skinner, una delle figure più influenti della psicologia del XX secolo[3]. Ironicamente il suo progetto per l’esercito statunitense che prevedeva l’addestramento di piccioni bomba kamikaze fu un fallimento (a cui tagliarono i fondi), ma dopo la seconda guerra mondiale ottenne un riscatto che lo portò alla fama mondiale: le sue idee non solo hanno trasformato la psicologia sperimentale, ma hanno anche avuto un impatto profondo su campi come l’educazione, l’economia e le tecnologie emergenti.

Print Friendly, PDF & Email

sinistra

Quando l’unica giustizia è la vendetta

di Eros Barone

v per vendetta 1.jpgLe vostre concezioni borghesi della libertà, della cultura, del diritto ecc., sono anch’esse un prodotto dei rapporti borghesi di produzione e di proprietà, così come il vostro diritto non è che la volontà della vostra classe innalzata a legge.

K. Marx – F. Engels, Manifesto del partito comunista.

1.Negare, ritardare, difendere"

Il 4 dicembre scorso, il cinquantenne Brian Thompson, amministratore delegato della compagnia di assicurazioni UnitedHealthcare, è stato ucciso a colpi di pistola fuori dall’hotel Hilton Midtown di New York, dove alloggiava per partecipare alla riunione annuale degli investitori. L'uomo, che già in passato aveva ricevuto minacce di morte, è stato ucciso da un’arma da fuoco e sui proiettili utilizzati per l’agguato sono state scritte con un pennarello le parole “Negare, Ritardare, Difendere”, un chiaro riferimento alla strategia operativa delle compagnie di assicurazioni che mirano a ritardare i pagamenti, a negare i rimborsi dovuti e a difendere queste azioni dando inizio a lunghe battaglie legali. Un uomo è stato arrestato per aver presumibilmente ucciso il suddetto dirigente della multinazionale statunitense UnitedHealthcare.

Il sospettato, Luigi Mangione, è stato arrestato il 9 dicembre in Pennsylvania e la polizia ritiene che si sia trattato di un omicidio premeditato. Al momento dell’arresto, Mangione aveva con sé un “manifesto” in cui l’impresa assicurativa sanitaria viene condannata per aver ricavato i suoi enormi profitti speculando in vario modo sulle malattie dei pazienti. Nel “manifesto” si afferma a chiare lettere che «questi parassiti se l’erano cercata». 1

Sono molte le persone che, negli Stati Uniti e in altri paesi del mondo, hanno espresso comprensione per la rabbia di Luigi Mangione nei confronti di questa multinazionale della sanità privata. Il consenso di vaste masse di cittadini, che sulla Rete hanno approvato l’omicidio, ha rivelato una verità scomoda, e cioè che nel loro intimo milioni di Americani hanno sognato una simile vendetta. Fra tutte le anonime e incontrollabili forze che governano la vita quotidiana dei cittadini, la sanità commerciale è infatti quella che infligge le maggiori sofferenze e le più crudeli ingiustizie ai cittadini inermi.

Print Friendly, PDF & Email

carmilla

Quando la Terra diventò piatta

di Giovanni Iozzoli

tptt .jpgSembra passato un secolo, vero? I virologi onnipresenti a reti unificate. I grafici con l’andamento della mortalità. Le mascherine, gli elicotteri in spiaggia e i droni sui tetti dei palazzi. Il divieto di uscire di casa, ma l’obbligo sostanziale di andare a lavorare. Un tizio con aria solenne che si affaccia sulle reti tv e fa un elenco di cosa “è consentito”. Un paio d’anni di follia, ma anche di ardite sperimentazioni sociali e inedite tecniche di governance. In quella stagione Milano conobbe il più alto numero di manifestazioni consecutive, mai viste dopo il ’77. Quasi in tutta Italia si coagularono aggregati sociali (e social) nel cui caos poteva nuotare di tutto: nazisti e anarchici, fautori della Costituzione e complottisti estremi. Tutti uniti non da una visione comune – sui vaccini o sul mondo – ma da una diffidenza ostile e irredimibile verso “il potere” o una qualche sua rappresentazione immaginaria.

L’unica cosa che teneva davvero insieme quei mondi, era lo stigma – potentissimo e unanime – che veniva riversato su di essi dai media mainstream e dalle forze politiche. Come se una parte del paese fosse stata dichiarata fuori dal consesso civile. Non c’era programmino tv, dalla satira ai tg e perfino le trasmissioni sportive, in cui quelle persone non venissero impunemente insultate da giornalisti, esperti, soubrette e sottosegretari: terrapiattisti era l’epiteto più gentile. Chi di noi non aveva un parente o un collega o un vicino di casa “renitente” al vaccino o semplicemente ostile al green pass? Questa normale condizione critica venne trasformata in ostracismo civile. La massa informe e anonima dei renitenti non aveva diritto di replica. Solo con i “putiniani” si sarebbe riprodotto lo stesso scenario di conformismo di regime: chi non si fida, chi mostra dubbi, chi è riottoso – in quel caso rispetto alle politiche Nato – va bastonato e censurato. Perché la post-modernità (o quel che diavolo siamo) si fonda essenzialmente sulla fede, proprio come il Medioevo. Cambiano solo gli idoli e i profeti.

Che tutto quel travaglio sociale che spaccò le opinioni pubbliche occidentali, potesse semplicemente dissolversi senza lasciare tracce, era una pia illusione.

Print Friendly, PDF & Email

paroleecose2

La scuola tradizionale non esiste. Il falso conflitto tra destra sovranista e ultrapedagogia di sinistra

di Marco Maurizi

docente.jpgIl punto cieco

L’annuncio del governo Meloni di voler introdurre i voucher scolastici, permettendo alle famiglie di scegliere tra scuola pubblica e privata, si inserisce in una narrazione ben precisa: la destra sovranista e postfascista accusa le politiche scolastiche della sinistra di essere la causa del degrado della scuola pubblica. Rispetto ai classici temi neoliberisti sullo “spreco” delle risorse pubbliche, FdI ha seguito la linea populista introdotta da Ricolfi e Mastracola nel saggio Il danno scolastico. Secondo questa retorica, il modello progressista, centrato sull’inclusione, avrebbe sacrificato il merito e l’eccellenza, lasciando paradossalmente le classi lavoratrici intrappolate in un sistema scolastico inefficiente e incapace di offrire strumenti di mobilità sociale[1].

La pedagogia di sinistra, come noto, tende invece a negare l’idea stessa di un abbassamento del livello della scuola, interpretandolo come un attacco ideologico volto a giustificare modelli selettivi ed escludenti. Il problema, semmai, è che la scuola non è abbastanza inclusiva, confermando in modo speculare le chiacchiere interessate della destra sulla scuola e proponendo una falsa dicotomia tra nostalgici di Gentile e apostoli di Dewey. Questa negazione è infatti del tutto funzionale a una proposta moralistica di segno opposto: la scuola si riforma riformando l’insegnamento. È diventata quasi una barzelletta che la risposta a ogni problema della scuola si traduca sempre in “più formazione per i docenti!”.

È uno scontro tra ciechi. La crisi della scuola è profondamente legata alla natura iper-capitalistica della società in cui opera, una società segnata da conflitti di classe che determinano le sue istituzioni e ne modellano i limiti strutturali. La centralità delle dinamiche di mercato nelle scelte politiche degli ultimi decenni ha portato a un disinvestimento sistematico nella scuola pubblica, sia in termini di risorse economiche che di riconoscimento sociale. Il declino della scuola pubblica non è infatti un fenomeno contingente legato a cattive scelte pedagogiche o politiche.

Print Friendly, PDF & Email

doppiozero

Non sapere aude!

di Lelio Demichelis

978880475375HIG 768x1179.jpegLeggere la mente grazie alle neuro-tecnologie e alle neuro-scienze, manipolarla ben oltre quanto fatto dai totalitarismi del ‘900 e della pubblicità e dalla propaganda; e la libertà e la democrazia messe a rischio da una oligarchia di imprenditori del Big Tech, tra anarco-capitalisti e transumanisti ed Elon Musk, che qualcuno si ostina a chiamare visionari; e scienziati che invece di lavorare per accrescere e diffondere il sapere lo azzerano incorporandolo e soprattutto centralizzandolo in macchine/algoritmi/intelligenza artificiale, creando un uomo sempre meno sapiens e sempre più macchina. E su tutto, la tecnologia, che avanza a grandi passi, sempre più veloci, realizzando ben altro che il Grande Fratello orwelliano.

A molti, tutto questo sembra fantascienza, ma è la realtà già di oggi. E dunque, è tempo di rivendicare un nuovo diritto, quello alla libertà cognitiva, come lo definisce Nita Farahany – che insegna Diritto e Filosofia alla Duke University – in questo suo libro da poco tradotto in italiano e dal titolo programmatico se non imperativo di Difendere il nostro cervello (Bollati Boringhieri, pag. 482, € 27.00). Ma come rivendicare questo diritto alla libertà cognitiva – concetto e diritto bellissimo e soprattutto urgente - se da tempo abbiamo già rinunciato (come richiesto dal capitale, che necessitava dei nostri dati) al diritto alla privacy e che era il presupposto per la libertà individuale; se ogni giorno produciamo appunto dati che servono a toglierci la libertà di pensare (e il lavoro prossimo venturo), delegando tutto alle macchine/algoritmi/i.a.? Forse per avere le risposte prima ancora di avere fatto le domande – nella neolingua aziendalistica dominante si chiama efficientare? Perché siamo feticisti della tecnica? Perché abbiamo paura della libertà? Forse stiamo entrando nel transumano, senza rendercene conto? O perché siamo governati da tecno-crazie e imprenditori e non più dalla politica e dal demos, realizzandosi in pieno il programma del positivismo ottocentesco? Ma su tutto: siamo capaci di fermare le macchine e i neuro-scienziati se i rischi per l’uomo e la libertà stanno diventando – e lo stanno diventando – troppo grandi?

Print Friendly, PDF & Email

collegamenti

Fine della megamacchina, un libro di Fabian Scheidler

di Sébastien Navarro

Dal n. 7 di “Collegamenti” (autunno 2024) riportiamo questa recensione di Sébastien NAVARRO al libro di Fabian Scheidler, “La fine della megamacchina. Storia di una civiltà sull’orlo del collasso”. Trad: Gaia D’Elia, Castelvecchi, 2024, 396 p., brossura, EAN: 9788868266622

Scheidler.jpgRicordo di aver sfogliato le pagine con le mani umide, il terrore, l’impossibilità di prendere la vera misura di ciò che stavo leggendo. Quanti anni ho? Forse venti. È tardi per aprirsi alla politica ma vengo da un ambiente in cui mi è stato trasmesso ben poco. La mia “presa di coscienza” avviene quando sono oramai un giovane adulto. Ho ingoiato chilometri di letture, sperando di recuperare un arretrato che non recupererò mai. Ho letto Le vene aperte dell’America Latina di Eduardo Galeano (1940-2015) e non ricordo come questo libro sia finito nelle mie mani. Quello che so è che leggerlo mi toglie il fiato. L’entità dei massacri e dei saccheggi nel continente sudamericano è così vasta da stordirmi. “La storia è un profeta che guarda all’indietro: partendo da ciò che è stato e in opposizione a ciò che è stato, annuncia ciò che accadrà”, scrive Galeano. Pochi paragrafi dopo, l’uruguaiano riassume un lungo continuum storico: “I conquistadores sulle loro caravelle e i tecnocrati in jet, Hernán Cortés e i marines nordamericani, i corregidores del regno e le missioni del Fondo Monetario Internazionale, i mercanti di schiavi con i profitti della General Motors”.

Galeano scriveva queste righe alla fine degli anni Sessanta. Mezzo secolo dopo, il drammaturgo e saggista tedesco Fabian Scheidler scrive nella sua introduzione a La fine della megamacchina: “Il processo di espansione iniziato in Europa cinque secoli fa si è rivelato una storia che, per la maggior parte dell’umanità, è stata immediatamente sinonimo di deportazione, impoverimento, violenza di massa – persino genocidio – e saccheggio di territori. Questa violenza non è finita. Non è una malattia infantile del sistema, ma una sua componente strutturale e duratura. La distruzione delle condizioni di vita di centinaia di milioni di esseri umani a causa del peggioramento del cambiamento climatico ce lo ricorda oggi.

Print Friendly, PDF & Email

collegamenti

L’intelligenza artificiale. Problemi e prospettive

Intervista a Stefano Borroni Barale

robot armati.jpg“L’Ai attuale è una grande operazione ideologica e di marketing, confezionata per aumentare il controllo delle persone e restringere il margine di libertà digitale” (1)

L’Intelligenza artificiale (Ai) è un tema oggi talmente di moda che persino il papa ha ritenuto indispensabile dire la sua sull’argomento. Un utile strumento per orientarsi in questo profluvio di notizie, in genere sensazionalistiche e spesso fuorvianti, è fornito dal libro recentemente pubblicato di Stefano Borroni Barale, “L’intelligenza inesistente. Un approccio conviviale all’intelligenza artificale”, Altreconomia, 2023. Un agile saggio divulgativo alla portata anche del lettore meno esperto.

Il titolo “L’intelligenza inesistente” rimanda esplicitamente ad Agilulfo il “cavaliere inesistente” creato da Italo Calvino, un paladino che pur “non esistendo” riesce comunque a combattere valorosamente al servizio di Carlomagno (“Bé, per essere uno che non esiste, siete in gamba !” sbotta a un certo punto l’imperatore).

Più precisamente per l’autore – a differenza di quanto sostengono i millantatori – non esiste oggi (né è alle viste) una Ai “forte” in grado di pensare come un essere umano ma solo un’Ai “debole” in grado di “simulare” alcuni aspetti del pensiero umano. Una Ai che funziona solo grazie al lavoro costante di un vasto proletariato digitale, invisibile e malpagato (i cosiddetti “turchi meccanici” o “turker”). (2)

“Collegamenti” ha posto alcune domande all’autore. (3)

* * * *

Mentre gli entusiasti esaltano le prospettive che ci offre lo sviluppo dell’Ai, a molti non ne sono sfuggiti i pericoli, dal punto di vista della privacy, della violazione del diritto d’autore e dell’uso bellico (come il controllo totale sui palestinesi nella “smart city” di Hebron e i droni israeliani che seminano morte a Gaza). Secondo te quali sono i maggiori rischi di questa nuova tecnologia, così come si va configurando ?

Print Friendly, PDF & Email

carmilla

La società della ricompensa. I tanti volti (sorridenti) della gamification coercitiva

di Gioacchino Toni

Adrian Hon, La società della ricompensa. Perché la gamification ci fa giocare di più ma divertire di meno, traduzione di Paolo Bassotti, Luiss University Press, Roma 2024, pp. 320, € 23,00 edizione cartacea, € 12,99 ebook

gami 123.jpgUscito con il titolo You’ve Been Played: How Corporations, Governments, and Schools Use Games to Control Us All (‎Basic Books, 2022), il volume, dal taglio divulgativo, è stato scritto da un autore che conosce bene l’universo dei videogame e delle loro applicazioni extra-ludiche. Adrian Hon è programmatore di videogiochi, co-creatore di Zombies Run! – uno dei più popolari mobile fitness game – e co-fondatore della celebre casa di produzione indipendente di videogame Six to Start.

Nonostante il termine gamification si sia diffuso soltanto in avvio del nuovo millennio, del ricorso a logiche di gioco per scopi non ludici si può parlare anche a proposito di pratiche in uso ben da prima dell’avvento del digitale e di internet. Indubbiamente le nuove tecnologie hanno incrementato il grado di pervasività e di incidenza della gamification1 ed è passando in rassegna i fattori tecnologici e sociali che hanno portato a tutto ciò che si apre il libro di Hon.

Lo sguardo utopico con cui si guardava ai giochi come se questi potessero “salvare il mondo” proprio dei decenni a cavallo tra il cambio di millennio – onda lunga di quel tecno-ottimismo che aveva contraddistinto la nascita di internet e l’arrivo del digitale –, può dirsi scemato a metà degli anni Dieci quando, invece, si è diffusa una sorta di disillusione circa il mondo della rete. In realtà scrive Hon, «l’aura carismatica che avvolgeva i vecchi ideali utopistici non è morta, ma si è spostata su quel tipo di gamification della vita e del lavoro oggi tanto in voga, conferendole una legittimità morale che cela i suoi aspetti più manipolatori» (p. 33).

Nonostante ad avere la meglio sia stata una gamification conservatrice, utilizzata per aumentare la produttività e lo sfruttamento, Hon si guarda bene dal demonizzare il ricorso a logiche di gioco per scopi extra-ludici, non mancando di sottolineare come la gamification sia effettivamente dotata di un grande potenziale educativo e scientifico.

Print Friendly, PDF & Email

comuneinfo

La trasparenza distopica di Smart City*

di Leonardo Lippolis

70584883 2665327156835595 8622086137357271040 n.jpgPhilip K. Dick ha prefigurato nei suoi libri le degenerazioni del capitalismo avanzato: l’accumulo di catastrofi che rendono la Terra sempre più inospitale, la disumanizzazione di una società in cui la merce esercita un potere totalitario; le inquietanti prospettive dell’ibridazione tra umani e macchine e dell’intelligenza artificiale. Le ambientazioni suoi dei romanzi sono mondi urbani intrisi di solitudine o tetre periferie di colonie extraterrestri, luoghi in cui l’umanità, sottomessa a stati di polizia e regimi totalitari retti da grandi multinazionali, vive anestetizzata. Ricorda qualcosa? In questi ambienti urbani tutto è automatizzato: veicoli volanti autopilotati che interagiscono con i passeggeri, case governate da sistemi di sensori e comandi vocali, elettrodomestici e computer comandati a gesti. Vere anticipazioni di Smart City. Oggi il capitalismo ha rispolverato per la Smart City la categoria dell’utopia che si realizza, “un’utopia capitalista per una esigua minoranza «privilegiata», ben inteso, mentre il resto della popolazione mondiale in eccesso continuerà ad ammassarsi nelle bidonvilles e negli slums… – scrive Leonardo Lippolis nella nuova prefazione a Viaggio al termine della città (elèuthera) – Se la fantascienza di Dick rimane una guida fondamentale per intuire la distopia che si proietta al di là degli schermi trasparenti di Smart City, dal punto di vista del pensiero politico occorre rilanciare il «principio speranza» di un’utopia concreta di cui parlava Ernst Bloch alla fine degli anni ’50, unico antidoto al sentimento angosciante di no future annunciato già alla fine degli anni ’70 e oggi apparentemente inscalfibile…”

* * * *

La particolarità del panottico digitale è, soprattutto, che i suoi stessi abitanti collaborano attivamente alla sua costruzione e al suo mantenimento esponendosi loro stessi alla vista e denudandosi. Espongono se stessi sul mercato panottico

(Byung-chul Han)

All’inizio di Jubilee, film di Derek Jarman del 1978, una scena iconica immortala tre giovani punk appoggiati a un grande muro di cemento sotto la scritta postmodern; siamo a Londra, in una strada coperta di rifiuti e macerie, tra un’automobile rovesciata dopo un incidente, un caseggiato popolare vittoriano a due piani in completo abbandono e un gasometro in disuso.

Print Friendly, PDF & Email

roars

I Lincei e l’INVALSI: 10 domande scomode

di Redazione ROARS

Question185508448 7f247723f5 b.jpgUn interessante convegno linceo, dal titolo “Problemi sulla valutazione” a scuola, si svolgerà alla presenza dell’INVALSI. Ecco le nostre 10 domande: non abbiamo resistito, sperando che qualche Linceo voglia farle al posto nostro.

L’Accademia Nazionale dei Lincei è un’istituzione di rilevanza storica e culturale, considerata “la più illustre nella storia fra le moderne accademie d’Italia e d’Europa”. Sul sito dell’Accademia se ne può ripercorrere la storia: i lincei, dal nome del felino dallo sguardo acuto, simbolo della compagnia di studiosi – Federico Cesi, Galileo Galilei, Quintino Sella, Giovanbattista della Porta, per citare i più illustri – coltivarono e promossero fin dal ‘600 una rinnovata visione delle scienze, fondata sull’indagine libera e sperimentale, opposta a qualsiasi vincolo di tradizione e autorità.

L’Accademia di oggi promuove e organizza un Convegno nazionale dal titolo “Problemi sulla valutazione scolastica” (qui il programma). Ottima idea, pensiamo. Di “Problemi sulla valutazione scolastica” ce ne vengono in mente parecchi. Sfogliamo il programma. Tra diversi nomi, più o meno noti, ritroviamo alcune vecchie conoscenze.

Primo tra tutti: il presidente INVALSI, Roberto Ricci, che racconterà in apertura le sfide della scuola del futuro, viste attraverso i dati dei test INVALSI.

-il professor Matteo Viale, linguista, che tra le sue attività istituzionali annovera quella di esperto e consulente INVALSI, con cui condividemmo un interessante scambio di informazioni su chi e come vengono corretti i test computerizzati (vedi qui)

-il professor Giorgio Bolondi, matematico, storico esperto e collaboratore, in diverse tipologie di ben remunerati incarichi, dello stesso istituto INVALSI.

Print Friendly, PDF & Email

sbilanciamoci

Il panico morale di fronte alle critiche a Israele

di Donatella della Porta

Nel pamphlet “Guerra all’antisemitismo? Il panico morale come strumento di repressione politica” Donatella della Porta analizza come artisti, attivisti e intellettuali solidali con la Palestina – ebrei compresi – siano stati presi di mira e accusati di antisemitismo, in particolare in Germania, per le loro posizioni critiche di Israele.

thumb.large.XII Congreso Estatal del Trabajo Social 03.jpgAl Festival del Cinema di Berlino 2024 (la Berlinale) il premio per il miglior film documentario è stato assegnato a “No Other Land”, opera congiunta del regista palestinese Basel Adra e del giornalista israeliano Yuval Abraham, che esamina l’impegno comune di un cittadino palestinese e un cittadino israeliano a portare alla luce le violazioni dei diritti umani perpetrate da Israele nella Cisgiordania occupata. Durante la cerimonia di conferimento del premio, l’artista palestinese ha condannato i massacri in corso in Palestina e ha chiesto alla Germania di interrompere la fornitura di armi al governo israeliano (cosa che Paesi come Spagna, Irlanda e Portogallo si erano già impegnati a fare); l’artista israeliano ha denunciato la situazione di apartheid nel suo Paese e ha chiesto la fine dell’occupazione.

Quasi immediatamente politici e giornalisti tedeschi li hanno accusati di antisemitismo, hanno minacciato di togliere i finanziamenti al festival e hanno invitato il ministro verde della Cultura, Claudia Roth, a dimettersi dopo che il quotidiano Bild l’aveva accusata di aver applaudito i discorsi degli artisti. Dopo aver affermato che le dichiarazioni al gala erano “scioccamente unilaterali e caratterizzate da un profondo odio verso Israele”, il suo ufficio stampa ha affermato che la ministra aveva applaudito l’artista israeliano ma non il suo coautore palestinese. In seguito alla reazione scandalizzata alle loro dichiarazioni, entrambi gli artisti hanno ricevuto minacce di morte. Come ha dichiarato Abraham al Guardian, “stare sul suolo tedesco come figlio di sopravvissuti all’Olocausto e chiedere un cessate il fuoco – e poi essere etichettato come antisemita non è solo oltraggioso, ma sta anche mettendo letteralmente in pericolo vite ebree… Non so cosa la Germania stia cercando di fare con noi”, ha aggiunto. “Se questo è il modo in cui la Germania affronta il senso di colpa per l’Olocausto, lo sta svuotando di ogni significato”. Prima dell’inizio dell’evento, alcuni artisti si erano già ritirati dal festival, denunciando quella che consideravano una nuova ondata di maccartismo.

Print Friendly, PDF & Email

resistenzealnanomondo

Nuovo brutalismo e guerra robotica

di Stefano Isola

Testo dell’Intervento di Stefano Isola alle Tre giornate contro le tecno-scienze, sesto incontro internazionale, Luglio 2024 ad Acqui Terme organizzate da Resistenze al nanomondo e pubblicato sul giornale L’Urlo della Terra, n.12, Luglio 2024

smartcity 449256427 1.jpgNei territori palestinesi si consumano stragi quotidiane di donne e bambini sterminati da bombe teleguidate, di persone che muoiono di fame e che non hanno dove rifugiarsi e dove potersi curare le spaventose ferite, e tutto questo procede accompagnato da un irreale balletto di distinguo e accorate perorazioni contro tutte le aggressioni e tutti gli estremismi. Altri massacri, tra quelli che costellano la storia moderna, presentano efferatezze e numeri paragonabili, e sono stati talvolta colpevolmente ignorati per molto tempo a livello internazionale, ma sono stati tutti comunque raccontati a posteriori attraverso reportage di osservatori, giornalisti e storici. L’attuale genocidio perpetrato a Gaza dall’IDF si caratterizza come una delle peggiori voragini umanitarie della storia anche per il fatto di essere trasmesso in diretta audiovisiva, ovunque, orizzontalmente, e di essere perciò osservabile da chiunque voglia informarsi, e, nonostante questo, non solo non viene fatto quasi nulla per fermarlo, ma si continua a inviare armi micidiali per la sua perpetuazione. Per altro, il governo statunitense rifornisce ininterrottamente Israele di armi e risorse per perseguire il suo assedio criminale degli oltre due milioni di palestinesi di Gaza, assicura allo Stato dell’apartheid una copertura diplomatica presso le Nazioni Unite e distorce od oscura sistematicamente la condotta barbara dell’IDF. A causa di tutto ciò si dovrebbe parlare più propriamente di genocidio israelo-statunitense. Analoga e corrispondente situazione nella parallela guerra per procura che la NATO sta combattendo contro la Federazione Russa tramite il sacrificio dell’Ucraina, dove decine e decine di migliaia di giovani ucraini, e anche russi, hanno già perso la vita in una delirante prova di forza cinicamente spinta e finanziata ad oltranza da potenze esterne.

Print Friendly, PDF & Email

nazioneindiana

Una facile profezia. La storica analisi di Hirsch jr. sulla scuola

di Giovanni Carosotti

Hirsh.jpgNel 1997 e 1998, ormai quasi trent’anni fa, furono pubblicati i primi studi in cui si esprimeva grave preoccupazione nei confronti di un’azione politica che intendeva radicalmente trasformare, in senso anti culturale, la scuola pubblica italiana. Tra gli autori pochi insegnanti, a parte qualche lodevole eccezione (Fabrizio Polacco, La cultura a picco), che dovevano forse ancora rendersi conto di quanta determinazione si stava investendo per stravolgere il senso della loro professione. A farsi carico di questa denuncia furono importanti figure intellettuali, che avevano colto i pericoli di una strategia falsamente riformatrice i cui obiettivi rispondevano a criteri di dominio economico, e il cui interesse conseguente era dunque quello di indebolire il senso critico degli studenti, per renderli soggettività integrate in un sistema di valorizzazione, incapaci di una reale critica sistemica. Oltre al giustamente famoso Segmenti e bastoncini di Lucio Russo, l’altro testo decisivo fu La scuola sospesa di Giulio Ferroni. Ciò che colpisce in questi lavori è la capacità di intuire gli effetti deleteri di lungo e lunghissimo periodo di quelle scelte, che avrebbero investito non solo l’istituzione scolastica, ma l’intera società nel suo complesso, e reso sempre meno capace l’opinione pubblica di interfacciarsi in modo consapevole con le trasformazioni politico-economiche in atto, senza rendersi conto di quanto queste, in alcuni casi, andavano a contraddire lo stesso spirito fondativo della Costituzione repubblicana. Una serie di riflessioni che, rilette oggi (e giustamente nel 2016 Feltrinelli ha riedito il testo di Russo), sembrano profetiche; espresso in un periodo – è bene notarlo – in cui si dubitava che le intenzioni radicali della classe politica potessero avere ragione nei confronti di lavoratori intellettuali, i docenti, ancora pienamente consapevoli del valore culturale del proprio lavoro (e l’ultima dimostrazione di tale consapevolezza fu l’opposizione al cosiddetto “concorsone” voluto dal ministro Berlinguer).

Print Friendly, PDF & Email

giubberosse

Scuola fascista e scuola 4.0

di Fabio Bentivoglio

In occasione della riapertura delle scuole, portiamo all’attenzione dei lettori un importante articolo di Fabio Bentivoglio, filosofo e saggista, apparso su l’Indipendenza, n. 58, luglio – agosto 2024. Ringraziamo l’autore, l’editore e Michele Maggino

Why VR still isnt immersive article image 1.jpgLa scuola fascista” è il titolo di un saggio a cura di Gianluca Gabrielli e Davide Montino, pubblicato da Ombre corte nel 2009, organizzato in trentotto voci redatte da dodici ricercatori, incentrato su un’analisi a largo spettro delle fonti materiali, che si intreccia con una riflessione critica di spessore. Sono oggetto di esame gli elaborati scolastici, Befana fascista, arredi e decorazioni scolastiche, registri di classe, quaderni, libri di testo e altro. L’indagine – si legge nella quarta di copertina – si sviluppa da un lato attorno agli elementi istituzionali e organizzativi che caratterizzarono gli interventi del fascismo, dall’altro attorno alla cultura materiale della scuola del ventennio, che si modificò e subì fortissime torsioni sotto una spinta volta all’indottrinamento e alla socializzazione politica delle nuove generazioni.

Bene. Si metta in parallelo quanto emerge da questo testo circa gli interventi capillari del regime in ambito scolastico, con quanto prevede il decreto ministeriale “Piano Scuola 4.0” varato dal governo Draghi il 14 giugno 2022, in merito a istruzione e ricerca 1. Si tratta di verificare se, al di là, ovviamente, della diversità degli specifici contenuti delle prescrizioni imposte, esista una matrice comune tra il progetto di scuola del regime e il progetto della Scuola 4.0: una matrice comune riconducibile a due diverse declinazioni del totalitarismo, quello novecentesco, declinato sul piano politico, e quello contemporaneo, declinato sul piano tecno-aziendale.

Per chiarezza: in sede storica la categoria di totalitarismo indica la riduzione delle molteplici istituzioni e delle molteplici sfere di attività proprie di una società moderna a una totalità unitaria che obbedisce a un’unica logica di funzionamento, tale da non ammettere criteri di giudizio e scelte operative difformi da quelle prescritte.

Print Friendly, PDF & Email

lafionda

Se questa è una scuola

di Francesco Prandel

HEADER INMR 3 1024x681 1.pngLa scuola dovrebbe sempre avere come suo fine che i giovani ne escano con personalità armoniose, non ridotti a specialisti. Questo, secondo me, è vero in certa misura anche per le scuole tecniche, i cui studenti si dedicheranno a una ben determinata professione. Lo sviluppo dell’attitudine generale a pensare e giudicare indipendentemente, dovrebbe sempre essere al primo posto, e non l’acquisizione di conoscenze specializzate.[Albert Einstein]

Nel suo libro “Gli anni difficili” Albert Einstein scriveva «non sbagliò quella persona spiritosa che definì l’educazione con queste parole: ”L’educazione è ciò che rimane dopo che si è dimenticato quanto si è imparato a scuola”». A che cosa educa, oggi, la scuola italiana? Che cosa resta agli studenti quando hanno dimenticato il teorema di Ruffini e le operette morali di Leopardi? La risposta si può agevolmente reperire esaminando tre fatti che hanno interessato le nostre scuole negli ultimi anni, dai quali risulta chiaro come la scuola italiana si rapporta alla società nel suo complesso. In questo rapporto, più che in quanto viene insegnato o non insegnato nelle classi, si inscrivono a mio parere i reali criteri educativi adottati dalla scuola. Elenco di seguito questi tre fatti, in ordine cronologico, dandone una breve descrizione.

 

1) La digitalizzazione della didattica. A partire dalla “buona scuola” di Matteo Renzi in poi, le nostre scuole si sono progressivamente dotate di dispositivi digitali ad uso didattico. Alla digitalizzazione della didattica hanno dato un notevole impulso i fondi PNRR recentemente elargiti, in virtù dei quali molte scuole hanno incrementato ulteriormente la loro dotazione digitale. A quanto si apprende dal Piano Scuola 4.0 “nell’anno scolastico 2017- 2018 la percentuale di docenti che utilizzava almeno settimanalmente le tecnologie digitali per fare didattica era del 44,5%, nel 2020-2021 è salita all’84,4%.”.

Print Friendly, PDF & Email

notebloc

A sinistra vietato vietare?

di Giovanni Di Benedetto

Il presente lavoro è stato elaborato in occasione della presentazione del libro Vietato a sinistra (a cura di Daniela Dioguardi per i tipi di Castelvecchi Editore,2024) che si è tenuta a Palermo Giovedì 27 Giugno 2024 presso la libreria Feltrinelli

ndiasbv.pngQuestioni dirimenti come quelle della legge 54 del 2006 sull’affido condiviso, dell’utero in affitto, della gestazione per altri (GPA), del sex work,la prostituzione o sesso a pagamento, e del blocco della pubertà indotto tramite farmaco su minori che si percepiscono di sesso diverso da quello di nascita, non si possono liquidare facilmente né possono essere affrontate in modo semplicistico; richiedono una riflessione quanto più approfondita possibile e, soprattutto, quanto più partecipata possibile. La discussione e il dibattito su questi temi non può che fare bene alla nostra democrazia, che è già abbastanza azzoppata e claudicante di suo. Il libro intitolato Vietato a sinistra, curato da Daniela Dioguardi per i tipi della Castelvecchi (Roma 2024), ha il merito di fare riflettere su tali questioni, a dire il vero temi a cui non sempre si dà il giusto peso. È un libro che costringe a documentarsi e ad approfondire. In questo sta, probabilmente, il suo merito più importante.

E allora vado subito al dunque. Non conosco a sufficienza le differenti articolazioni che animano il dibattito tra le varie correnti femministe e le nuove soggettività del variegato arcipelago delle identità di genere e di orientamento sessuale riconducibile al mondo lbgtqia+. Il rischio è quello di prendere, per così dire, lucciole per lanterne. Tuttavia i problemi e i dissidi che animano tale dibattito mi pare possano essere ricondotti a questioni più generali che rimandano alla debolezza e alla frammentazione del mondo che, genericamente, si potrebbe definire della sinistra non liberal.Per quel po’ che può valere la mia opinione, faccio mia la considerazione contenuta nel libro secondo la quale c’è il rischio che in nome della libertà si possano sdoganare prostitu­zione, maternità surrogata, pornografia archiviando tra i reperti del patriarcato il dato reale e simbolico che i sessi sono due (p. 6).

Print Friendly, PDF & Email

resistenzealnanomondo

Dalla negazione del trascendente all’umanità cibernetica e transumana

di Silvia Guerini

61EzbwLkxDL. AC UF10001000 QL80 .jpgOggi siamo innanzi a una guerra totale senza precedenti ai corpi, alla vita, alla natura, all’umanità. Una guerra su tutti i fronti con sviluppi tecno-scientifici che aprono scenari senza precedenti. Concetti cardine come libertà, verità, giustizia, etica, realtà si sgretolano, ovvero vengono stravolti per essere riformulati in un modo che va a negare il loro stesso senso.

Siamo innanzi alla metamorfosi dell’umano e della sua esistenza, in cui tutto muterà irreversibilmente e, con l’avvento del transumano, non rimarrà nemmeno traccia dell’umano.

Gli sviluppi tecno-scientifici si innestano molto più in profondità di quello che potremmo immaginare, le élite tecnocratiche e transumaniste, grazie alle varie soglie di volta in volta abbattute da questi sviluppi, mirano a trasformare radicalmente il modo di pensare, di interpretare il reale, di relazionarsi, mirano a trasformare anche il così detto sentire comune delle persone per creare una precisa forma mentis, una precisa mentalità che si generalizzerà e che si radicherà diventando quella che si penserà si sia avuta da sempre o, comunque, quella giusta, buona, migliore.

Si andrà a perdere l’aderenza alle cose, l’aderenza al mondo reale per una dissociazione dai propri corpi, dalla realtà, dalla natura. Si andrà a perdere quel percepire che qualcosa stride con le narrazioni emergenziali che vedremo susseguirsi una dopo l’altra. Si andrà a perdere l’autodifesa della propria salute, integrità, dignità, l’autodifesa del proprio corpo e dei propri cari. Quell’autodifesa a tratti magari un po’ confusa, senza adeguati strumenti per comprendere un piano più ampio, ma che è stata necessaria per le opposizioni ai sieri genici.