L’umanità tra paura, stupidità e follia
di Michele Castaldo
Chi si occupa di questioni sociali dovrebbe essere sempre grato a chi esplicita con chiarezza le proprie intenzioni e la prospettiva per la quale lavora senza nasconderla in una foresta di chiacchiere; altrimenti detto: andare al cuore del problema e farsi intendere da tutti. Bisogna però ammettere che in una fase come quella attuale è molto complicato riuscire a rintracciare linee di tendenza chiare, perché molti “professoroni“ sono in preda al panico; per non parlare degli uomini di Stato che sbandano paurosamente come l’ubriaco che fa ritorno a casa barcollando a zig zag. Cerchiamo perciò, senza ululare alla luna, di rimanere lucidi nel tentativo innanzitutto di capire cosa abbiamo di fronte, di riuscire a rintracciare linee oggettive e soggettive per cercare poi di delineare un punto di vista in questo inizio di caos generale, perché non siamo ancora arrivati in fondo all’abisso.
Prendiamo in esame come campionatura della “classe” borghese, cioè della classe al “potere” dell’attuale modo di produzione.
A fine febbraio un nome altisonante come Carlo Rovelli, un fisico, dunque uno scienziato, sul Corriere della sera scriveva: «Il valore del Green Deal europeo è centrato sull’idea di trasformare la sfida ambientale in opportunità anche economica. Non è presentato come limite alla crescita ma come una nuova strategia di crescita». Eravamo allora prime notizie che giungevano da Wuhan e l’emerito scienziato si avventurava in una nuova proposta per una nuova crescita dell’economia.
Dopo poco più di un mese lo stesso scienziato pubblica sempre sul Corriere della sera (del 2 aprile) un articolo al cui cospetto l’urlo di Munch ci fa la figura dell’oca giuliva.
Leggiamo solo qualche passaggio «La realtà forse più difficile da accettare è che quello che sta succedendo non è colpa di nessuno. Non è come la guerra, scatenata dalla follia di noi umani. […] Ma la realtà è che questo disastro non ha colpevoli. […] siamo nelle mani della natura, che a volte ci riempie di regali, a volte ci maltratta brutalmente, con sovrana indifferenza».
Ma lo stesso Rovelli solo un mese prima scriveva: «L’emergenza ambientale è grave. Abbiamo già cominciato a subirne avvisaglie con danni ingenti e morti causati da ondate di calore, mega-incendi, inondazioni in regioni costiere, siccità, problemi per la pesca, uragani, riduzione delle risorse idriche, e altro. Ma i dati indicano che la situazione si aggraverà». Di chi la colpa? Di nessuno risponde Rovelli. Evidentemente c’è qualcosa che non va.
Ma non è finita, perché se fino a un mese prima pensava che la scienza poteva creare nuove opportunità di crescita dell’economia, ora scrive: «Ma mai come adesso vediamo che la scienza non sa, ovviamente, risolvere tutti i problemi».
Il nostro scienziato trova addirittura il coraggio di scrivere: «Anche le nostre piccole» piccole? «arroganze occidentali sono oggi messe a dura prova. l medici, gli aiuti più necessari, ci sono arrivati da Cuba, dalla Cina, dalla Russia, perfino dall’Albania … Non erano questi che dicevamo avevano sbagliato tutto? I Paesi che si sono difesi meglio, molto meglio di noi, con meno morti, sono Singapore, Hong Kong, Taiwan, la Corea … Non eravamo noi occidentali i primi della classe? Quando questo sarà passato, sarà tempo di rivedere qualche presunzione».
Ecce homo, ecco l’uomo piccolo e meschino, che atterrito perde lo spirito di potenza, di arroganza e di prepotenza; che impaurito e assalito dai sensi di colpa muove a commozione: «E, non dimentichiamolo, sono immensamente meno del numero di morti nel mondo per fame o malnutrizione». Troppo facile e troppo comodo essere assalito dai sensi di colpa quando si è con un piede nella fossa, è come invocare il prete per confessarsi e chiedere l’estrema unzione per il tragico trapasso nella speranza di trovarsi in presenza di San Pietro ed essere accolto in paradiso.
Lasciamo per il momento lo scienziato impaurito e passiamo a esaminare chi invece si fa promotore di proposte di fronte a questa pandemia che rischia serissime ricadute su tutta l’economia mondiale.
Al riguardo esaminiamo due articoli di due autorevolissimi personaggi come David Harvey e Paul Romer.
David Harvey, nell’epigrafe a un articolo pubblicato su sinistrainrete.info, scrive: «La pandemia conduce all'implosione un sistema economico globale basato su sfruttamento estremo e finanza volatile. Questa volta può salvarlo solo il consumo di massa finanziato dai governi».
Chiediamo pazienza al lettore se siamo costretti a riportare dei passaggi anche lunghi di un articolo che vuole essere di critica al liberismo e che fornisce in chiusa una proposta operativa degna di nota.
Ammettiamo l’immensa difficoltà a stare dietro a ragionamenti che arzigogolano frasi e concetti che nascondono il più delle volte o una confusione di idee oppure la volontà di immergere in una selva di parole una tesi maldestra, magari indirizzata a chi debba realmente intendere.
Scrive il dotto antropologo: «Quando il 26 gennaio scorso ho letto per la prima volta che il Coronavirus stava guadagnando terreno in Cina, ho subito pensato alle ripercussioni sulla dinamica globale dell’accumulazione di capitale».
Cosa si vuole che siano gli uomini, specie se poveri, di fronte ai rischi che corre l’accumulazione del capitale? In modo particolare se «Il modello esistente di accumulazione di capitale era, mi sembrava, già in grossi guai. I movimenti di protesta si stavano verificando quasi ovunque (da Santiago a Beirut), molti di essi erano concentrati sul fatto che il modello economico dominante non funzionava bene per la gran parte della popolazione. Questo modello neoliberista si basava sempre più sul capitale fittizio e su una vasta espansione di offerta di moneta e creazione di debito. Si trovava già prima della pandemia di fronte al problema dell’insufficiente domanda effettiva per creare il valore che il capitale è in grado di produrre».
Ora, di fronte a un impatto di tale portata, si domanda Harvey: «come potrebbe il modello economico dominante, dalla fragilità assodata e la salute claudicante, assorbire i colpi e sopravvivere agli inevitabili impatti di una pandemia? La risposta dipende fortemente dalla durata e dalla diffusione del blocco, poiché, come sottolineato da Marx, la svalutazione non si verifica perché le merci non possono essere vendute ma perché non possono essere vendute in tempo».
Ma l’insigne antropologo ha una ricetta bella e pronta contro il “liberismo” economico imperante, che vedremo con calma a quali conclusioni porta. Per il momento continuiamo a seguire il suo ragionamento molto articolato. «Il capitale», dice il nostro, «modifica le condizioni ambientali della propria riproduzione, ma lo fa in un contesto di conseguenze non intenzionali (come i cambiamenti climatici) e sullo sfondo di forze evolutive autonome e indipendenti che stanno continuamente rimodellando le condizioni ambientali». Sì, è vero che il capitale è impersonale e l’agire dell’homo capitalisticus determina scompensi nelle restanti specie della natura che ovviamente gli si rivoltano contro, una delle cui conseguenze è rappresentata dal il Coronavirus.
Quale è l’atteggiamento dell’homo capitalisticus rispetto agli effetti del suo operato, nella fattispecie del comparire di virus che aggrediscono l’uomo indebolito nelle sue difese immunitarie?
Dice Harvey: «Big Pharma raramente investe nella prevenzione. Ha scarso interesse a investire nella preparazione di una crisi di salute pubblica. Ama progettare cure. Più siamo malati, più guadagnano. La prevenzione non distribuisce dividendi agli azionisti. Il modello di business applicato alla sanità pubblica ha eliminato le capacità di adattamento che sarebbero necessarie in caso di emergenza. La prevenzione non è neppure un settore abbastanza allettante da giustificare partenariati pubblico-privato».
Sembra trattarsi di un linguaggio di un invasato estremista di sinistra. Che succede, si chiede l’ignaro lettore, uno che si è preoccupato immediatamente delle ricadute economiche sull’accumulazione capitalistica ora attacca frontalmente Big Pharma perché dedita solo al profitto? Ma Harvey attacca pure “frontalmente” l’attuale presidente degli Usa, espressione di uno sfrenato liberismo, dicendo: «Il presidente Trump ha tagliato il budget del Center for Disease Control e sciolto il gruppo di lavoro sulle pandemie nel Consiglio di sicurezza nazionale con lo stesso spirito in cui ha tagliato tutti i finanziamenti per la ricerca, incluso il cambiamento climatico».
La domanda che siamo portati a farci è: cosa proporrà questo studioso per affrontare una situazione così aggrovigliata e pericolosa? Eccola: «Se la Cina non può giocare ancora il ruolo che ha avuto nel periodo 2007-2018, l’onere di uscire dall’attuale crisi economica si sposta negli Stati Uniti. E qui sta l’ironia finale: le uniche politiche che funzioneranno, sia economicamente che politicamente, sono molto più socialiste di tutto ciò che Bernie Sanders potrebbe proporre e questi programmi di salvataggio dovranno essere avviati sotto l’egida di Donald Trump, presumibilmente sotto la maschera di Making America Great Again. Quei repubblicani che si sono opposti così visceralmente al salvataggio del 2008 dovranno fare buon viso a cattivo gioco o sfidare Donald Trump. Quest’ultimo, se sarà saggio, annullerà le elezioni in caso di emergenza e proclamerà l’inizio di una presidenza imperiale per salvare capitale e il mondo da “rivolte e rivoluzioni”».
Siamo così finalmente arrivati a capire l’intento di Harvey, quello di evitare rivolte e rivoluzioni. Si tratta di una tendenza soggettiva, ovvero di una proposta politica da suggerire a un liberista come Trump, affinché si faccia carico di strumenti per evitare che una tendenza oggettiva, quale la possibilità di rivolte e rivoluzioni, si sopisca attraverso interventi dello Stato con un nuovo debito, per rilanciare il consumismo, che passata la tempesta verrà fatto ricadere ancora una volta sulle classi meno abbienti e intanto l’accumulazione riprende il suo corso. Intanto una proposta integrativa di natura tecnico-economica viene in soccorso alle preoccupazioni di Harvey, ed è quella di Paul Romer, premio Nobel per l’economia nel 2018, ex capo economista della Banca Mondiale, che insegna all’università di New York e che ha ottenuto il “prestigioso” riconoscimento per aver integrato l’analisi tecnologica in quella economica. In Italia ha un suo naturale estimatore nel leghista Luca Zaia, presidente della regione Veneto, leggendo la proposta si capisce perché.
Il personaggio ha rilasciato una lunga intervista al Fatto Quotidiano di mercoledì 1 aprile 2020, dove indica in che modo bisogna gestire il rapporto tra la pandemia del Covit-19 e la ripresa dell’economia. Altrimenti detto: la lingua batte dove il dente vuole. Per rendere bene l’idea riportiamo ampi stralci in modo che i concetti risultino massimamente chiari al lettore.
Alla domanda: si può salvare l’economia proteggendo al tempo stesso la salute? il nostro personaggio risponde: «La tragica realtà è che al momento non possiamo fare entrambe le cose ma, se facciamo alcuni investimenti, in poche settimane potremmo riuscirci».
Ora, ammettere, seppure a mezza bocca, che delle due una: bisogna sacrificare e non è certamente l’economia, è già tutto dire. Ma deve interessare la tesi centrale del suo ragionamento: «La cosa più importante adesso è investire nella nostra capacità di testare le persone su larga scala. Questo richiede investimenti in attrezzature per i test e del personale. Dopo potremmo applicare una politica di isolamento intelligente, che significa che si testano tutti ripetutamente, una volta ogni due settimane. Se sei negativo, torni al lavoro e alla vita quotidiana. Se sei positivo, vai in quarantena. La chiave per contenere un’epidemia è isolare le persone contagiose. Ora isoliamo tutti perché non sappiamo chi è infetto».
Ecco, questo è un parlare chiaro, da farsi comprendere da tutti, e innanzitutto delineare una “chiara” prospettiva per la produzione durante una pandemia come quella attuale, senza bloccare attività produttive di ogni genere. In che modo procedere, dunque?
«Le banche», dice il signor Romer, «devono fornire liquidità alle imprese, i governi devono organizzare la produzione di macchinari per i test, creare siti appositi e addestrare personale. C’è un tipo di macchina per i test che sembra una grande fotocopiatrice. Se avessimo 5mila di queste macchine negli Stati Uniti, potremmo testare 20 milioni di persone al giorno. Non è per niente difficile pensare di produrle».
Questo signore ha le idee chiare, sa indicare non solo cosa fare, ma anche in che modo. Chi lo ascolta o lo legge ricava l’impressione di trovarsi di fronte a un lieve incidente di percorso, un intralcio come tanti che capitano nella vita degli umani nel loro rapporto con le altre specie della natura. Niente panico dunque, ma cinica e fredda azione riparatrice del danno e avanti tutta, anche perché: «In due anni potremmo avere un vaccino, che è un modo meno costoso per proteggere l’economia». Ecco, ancora una volta, la vera questione: proteggere l’economia.
Sicché all’homo capitalisticus, in questo caso concentrato nel tecnico-economico, non gli si può chiedere come si è prodotto l’attuale coronavirus, non gliene importa niente, non gli compete. Il suo credo è: «se riesci a far tornare l’economia a produrre, nient’altro conterà. E poi bisogna essere pronti a trovare con i test chi è diventato contagioso, perché l’infezione entrerà anche dal resto del mondo». Dunque prepararsi a vivere in due mondi: uno produttivo e sano, e uno degli infettati. Altro che immunità di gregge come pensavano Boris Johnson e Trump; il signor Romer ha le idee molto più chiare e le spiattella a gran voce. Domanda il povero cittadino della porta accanto: saranno creati dei lazzaretti fuori dai centri urbani per isolare i contagiati di un certo tipo?
Dal momento che la chiusura completa dell’economia [capitalistica, perché di questa stiamo parlando], secondo i premi Nobel di tutte le tendenze, non è credibile, l’esimio signor Romer dice: «I funzionari pubblici devono dire la verità, perché quando mentono perdono la loro legittimità e le persone smettono di fidarsi. Se i tuoi colleghi sono risultati negativi al test negli ultimi giorni e le persone sanno che è vero, saranno felici di tornare al lavoro». Dunque appare ridicola la proposta di Trump di ordinare alla General Motors di convertire i propri stabilimenti per produrre respiratori polmonari e macchine per i test di controllo dei contagi. Non si riprende l’economia con la produzione di ventilatori e mascherine.
Capita spesso di dover leggere fra le righe i messaggi cifrati che vengono lanciati da un autore e che ad una lettura superficiale non emergono per importanza. Il messaggio è chiaro: non ci interessa sconfiggere le cause che producono il virus, almeno per quanto riguarda noi economisti; quello che ci interessa è avere delle persone negative al contagio che tornino al lavoro. Il cui sottotesto è: man mano si sviluppa “l’immunità di gregge”, intanto l’economia segue il suo corso. Ma il nostro Romer vuole ribattere bene il chiodo, perché si conficchi meglio nei cervelli ai quali è diretto: «Bisogna fare test frequenti a tutti e seguire la regola che se sei positivo, vai in isolamento; se sei negativo, torni alla tua vita quotidiana». Il messaggio è chiaro: si tratta di convivere con questo virus sapendo che si può essere sani o contagiati, dunque di stare, indifferentemente, in quarantena o al lavoro, perché il modo di produzione capitalistico deve continuare il suo corso. Nessuna domanda, perciò, su come si è prodotto, ma solo e soltanto come si gestisce il Covid-19 con la ripresa dell’accumulazione.
Ora, di fronte all’accresciuta concorrenza di merci e mezzi di produzione l’attuale pandemia non fa che accelerare ulteriormente le difficoltà dell’insieme del processo di accumulazione capitalistico, senza escludere alcun paese, in una sorta di un impietoso effetto domino. Sicché tutte le suggestioni sovraniste, a tutte le latitudini, non fanno altro che favorire la spontanea canea della concorrenza che è tipica del capitale. Ci appaiono perciò del tutto fuori luogo posizioni come quelle di Piotr sostenute in Epidemie, complotti, crisi e sfere di cristallo, su sinistrainrete.info, circa la prospettiva verso cui si dirige il modo di produzione capitalistico in questa fase, e cioè: «La deglobalizzazione vorrà dire nuovi conflitti interstatali. E quindi nuove bugie, nuova propaganda di guerra, nazionalismi in forme nuove, razzismi in forme nuove, identitarismi in forme nuove» […] «Possiamo andare verso forme di programmazione economica democratica e di distensione dei rapporti interstatali improntati a un multilateralismo concordato».
Cerchiamo di trarre alcune indicazioni di fondo da quello che scrivono i tre personaggi di primissimo piano presi a campione del mondo accademico: un fisico, un antropologo e un tecnico economista, perché al materialista critico dell’attuale modo di produzione spetta il compito, attraverso la proiezione delle loro proposte, di capire gli scenari che i loro contributi potrebbero produrre.
Sintetizziamo allora la “soggettività” accademica di fronte all’attuale situazione:
· a) Lo scienziato, Rovelli, che passa da una proposta per un nuovo corso dell’economia verde allo sconforto, alla crisi esistenziale ed ai sensi di colpa; incapace di profferir parola sul “che fare?” esprime un certo senso di impotenza del mondo scientifico rispetto alla forza delle leggi economiche. Non vede e non può volgere lo sguardo oltre il modo di produzione capitalistico, nonostante sia in crisi. Peggio ancora se osserviamo il campo della medicina dove i medici – quelli onesti - sono prigionieri dell’industria farmaceutica e sono privati di un giudizio sulle cause che provocano i virus e riducono le difese immunitarie nell’organismo umano.
· b) L’antropologo Harvey, che di fronte alla possibilità che il Covid-19 influisca drammaticamente sulla crisi economica mondiale, in modo particolare nei paesi occidentali, non sa fare altro che proporre a Trump di indebitare ulteriormente il paese, elargire consumismo di massa per salvare il capitale da rivolte e rivoluzioni.
· c) L’economista Romer, che propone di procedere separando i contagiati dai non contagiati per riprendere il corso normale della produzione; ovvero sperando nella cosiddetta “immunità di gregge”.
· d) I politici, escludendo Trump e Johnson, che imbambolati barcollano come ubriachi, e alla fine devono sottostare alle dure leggi dell’economia; tutti gli altri sono continuamente alla ricerca del che fare e finiscono inesorabilmente a rimorchio delle stesse leggi.
· e) Mentre in Europa si affilano le armi per una sfida all’ultimo sangue per meglio difendersi in una crisi che si aggraverà ulteriormente a causa del Covid-19, in Italia c’è una parte della sinistra che rincorre il sovranismo e, in modo strabico, una parte occhieggia a Ovest in funzione antitedesca, mentre l’altra guarda a Est, ma sempre in funzione antitedesca.
Tiriamo le somme e diciamo: stabilito che i vari “mondi”, quello scientifico, quello tecnico, quello economico e quello politico, non si pongono il problema di andare alle radici, ovvero alle cause che hanno prodotto il coronavirus e che perciò rincorrono solo il modo di sconfiggerlo e/o di utilizzarlo a scopi capitalistici; per i comunisti, mai come in questa fase, vale il principio di andare alla ricerca delle cause e di denunciarle innanzitutto perché si prospettano scenari cupi, nel senso che al di là della volontà delle classi che sono interessate al mantenimento dello status quo, tutti gli indicatori economici segnalano che l’attuale modo di produzione si sta avviando verso una catastrofe implosiva.
Resta valida perciò la tesi di fondo: il modo di produzione capitalistico ha fondato la sua ragion d’essere su due elementi fondamentali che sono: a) spirito di concorrenza, e, b) profitto. Essi non sono venuti da Marte, ma fanno parte della natura dell’uomo, come dice Hobbes. Entrambi si interscambiano nei ruoli di causa effetto e viceversa in un unico movimento dove tutte le classi sociali sono complementari e tenute insieme, come in una gabbia d’acciaio in cui tutto si tiene o niente si tiene. I risvolti dei due fattori fondamentali, concorrenza e profitto, nella loro forsennata corsa hanno sviluppato una logica di iper-produttivismo che è arrivata alla produzione intensiva e alla obsolescenza programmata, calpestando ogni razionalità delle leggi naturali, le cui conseguenze sono sotto i nostri occhi.
Quel che ci preme è certificare una certezza: nel momento in cui cominceranno rivolte vere, come effetto della catastrofe, si porrà all’ordine del giorno, di organismi che inesorabilmente sorgeranno, la necessità del “che fare?”. Per rispondere a questo interrogativo bisogna fin da oggi affrontare senza mezzi termini la necessità di cancellare dal nostro lessico quei due famosi elementi che hanno costituito il modo di produzione in declino: spirito di concorrenza e profitto; e con essi prezzi e mercato. Ovvero si dovranno gettare le premesse per un nuovo modo di produzione, che al momento non è ancora identificabile perché «la nottola vola sul far della sera» (Hegel).












































Comments
Raccogliere idee e farle diventare realtà, a prescindere da chi le proponga, fosse un ingegnere aerospaziale o un operaio sulla linea di montaggio, o un semplice utente finale. Valutare, in sede di calcolo economico, quanto incidano in termini di ammodernamento dei fondi di base (ex-capitale fisso) e in termini di consumo di risorse. Poco, sicuramente niente, nel caso di una chiave a stella da incastrare nello stampo di plastica dove attualmente c'è quel pezzo inutile insieme al cric. In ogni caso, comunque sempre meno di chiamare un carro attrezzi alle nove e mezza di sera... per una ruota che non vuole uscire dalla sua sede, perché torturata con uno strumento inidoneo. E procedere, il prima possibile, con le produzioni in essere.
Grazie, qundi per questa "suggestione", e
ciao!
paolo
Sul fronte ECONOMICO, il grado attuale di socializzazione (intesa come mutua interconnessione fra diversi soggetti economici) non può portare, ora più di allora, a un altrettanto elevato grado di coordinamento (pianificazione), possibile soltanto in un sistema di proprietà sociale dei mezzi di produzione, dal momento che:
1. pianificatore e produttore sono due figure coincidenti nella sostanza (stessa classe) e differenziate solo nella forma, con una ricaduta positiva sugli interessi comuni che muovono entrambi;
2. il movimento di pianificazione, realizzazione del piano, successiva pianificazione, è un movimento del tutto circolare (pianificazione->produzione (e creazione di valore/fondo per il finanziamento di beni, servizi e infrastrutture)->consumo (di prodotto e di valore/beni, servizi e infrastrutture)->bisogno sociale->pianificazione) che presuppone, perché abbia successo, quantomeno l'unità di intenti di cui al punto 1.
Non da ultimo, sul fronte SCIENTIFICO-TECNOLOGICO, e qui mi avvalgo della tua facoltà di sintesi: "occorre comprendere i nuovi meccanismi appropriarcene disegnarli per qualcosa di diverso". Un'URA' alla russa, di quelli da piazza gremita e volo di cappelli. R&S da sole non bastano, vanno indirizzate per creare qualcosa che realmente risponda al bisogno sociale cui esse sono chiamate a rispondere: lavorare sul VALORE D'USO, ovvero sull'utilità, su quanto riesca un dato prodotto a rispondere adeguatamente al bisogno specifico.
Se nella mia Fiat, la chiave in dotazione nel kit ricambio per sbullonare le ruote, è fatta con una lega scadente e disegnata ancora peggio, al punto che smussa gli angoli dei bulloni (il termine "tecnico" che uso di solito è abbastanza volgare quindi dico "smussa" per intenderci) e rischio poi di doverli trapanare per tirar giù una ruota, a quel punto è meglio che nel manuale ci sia scritto: vai dal ferramenta e prenditi una chiave a stella, quindi usa quella del 17. Siccome a me è successo alle 9 e mezza di sera, tra l'altro sotto quella bella pioggerellina di novembre e, nonostante tutti i buoni samaritani che si son fermati (e di questo la mia autostima ha ringraziato parecchio...), nessuno è riuscito con quella chiave a sbullonare quella maledetta anteriore sinistra, tranne un buon samaritano con la chiave a stella nel portabagagli, la cosa può e deve far riflettere, e non solo per andare il giorno dopo dal ferramenta. LAVORARE sul valore d'uso. A partire dalle piccole cose. Linux è meglio di Windows? Si. Passiamo a Linux. Nel 2020 dobbiamo lavorare ancora sul mondo verde-nero di AS400 che vedo da quarant'anni, da quando i monitor erano solo verde-neri? No. Possiamo creare software gestionali in grado di connettere tutto il sistema produttivo in un'unica, grande, rete (con diversi livelli d'acceso), di modo che ciascuno abbia in tempo reale ciò che gli serve: il distributore per verificare le scorte a magazzino, il produttore per verificare il grado di completamento del piano assegnato e le proiezioni statistiche sulla realizzazione di ciascun obbiettivo, il pianificatore per verificare i dati aggregati di consumo e di produzione e rilevare eventuali anomalie, intervenendo, adattando, inserendo risorse supplementari e, al contempo, cominciando a prendere i dovuti appunti per la bozza di piano a venire, le associazioni di consumatori per denunciare malfunzionamenti direttamente alla fonte (al produttore con in copia ingegnere, pianificatore, per opportuna conoscenza e esercizio delle dovute funzioni di indirizzo e organismi di controllo), ecc.
"Suggestione" è una bella parola, che hai usato, e che mi piace molto: "sub-gerere", portare sotto. E' anche la stessa radice di "suggerire". Cosa vuoi "insinuare" (che non a caso è un sinonimo...)? Niente, meglio, niente di negativo. Proviamo a vedere per una volta la cosa in positivo. Raccogliere idee
Mi è venuto in mente questo episodio che mi raccontava mio padre. Un giorno, di quasi tre quarti di secolo fa, stava aiutando mio nonno nei campi ed era alle prime armi con quello strumento il cui utilizzo rappresenta, per un bambino, il raggiungimento di uno status che neanche la patente oggi a 18 anni rappresenta: la falce, con tutto il suo rituale, dallo smontaggio, la pulizia e la battitura ritmica, costante, del "ferro" (la lama), da un lato e dall'altro; quindi il montaggio sul "legno" (il manico), il passaggio veloce sulla pietra per fargli il filo, e si è pronti per segare erba tutto il giorno.
Ebbene, mio nonno conoscendo i suoi polli (sarò ben degno figlio di mio padre!) gli dice "fai fino a lì ma non andare oltre perché ho appena piantato un albero", mio padre "sisi sisi", e parte a segare. Com'è come non è, senza accorgersi (ma non gliene faccio una colpa, dopo ore che falci man mano che il sole si alza e l'erba da umida diventa secca ti si cuoce tutto, l'erba alta e la statura bassa poi avran fatto il resto...) arriva al "verde albero della vita"... e fortunatamente una mano dal cielo, durante la ranzata, invece di staccarlo di netto "riduce il danno" a mezzo gambo.
Mio padre sbianca (se la ricorda ancora oggi) e vede il film successivo, dove non se la sarebbe cavata con poco... anzi! Allora prende una corda, riaggiusta lo stelo e lega zitto zitto sopra e sotto. E inizia a rastrellare. La sera mio nonno, dopo aver fatto il suo, passa in rassegna il lavoro di mio padre e, arrivato in fondo al campo, ovviamente si accorge di tutto. Immaginando però tutta la scena, e ritenendo che come lezione fosse più che servita, aggiusta le corde e torna a casa facendo finta di niente anche lui.
L'albero negli anni cresce, tutto storto ma cresce e dà frutti, con un "bugnone" enorme che era letteralmente esploso dove mio padre aveva tranciato, a testimonianza di quanto era accaduto quel giorno.
Tornando a quel "verde albero della vita", i bugnoni, le cicatrici, le ferite, lui se le ricorda tutte. Così come, usciti da questo tunnel, se le ricorderà chi è stato attraversato da ferite e cicatrici: chi ha perso i propri cari, chi li ha persi perché in prigione non vedeva più nessuno, chi ha perso il lavoro, è finito in CIG e di colpo si è ritrovato povero, oppure chi dopo un mese ha visto esplodere, amplificati da pochi metri quadri di casa, contraddizioni, contrasti, rancori di una vita.
Ma il potere sta riuscendo a trasformare il distanziamento sociale da misura sanitaria a comportamento sociale tout court. La nuova dimensione del lavoro... la nuova dimensione della scuola... la nuova dimensione della vita... anche qui, approfondendo situazioni di alienazione e "distanziamento sociale" già ampiamente avviate: quella vignetta che girava un po' di tempo fa e che faceva vedere una tavolata di una volta, con i personaggi disegnati nella consueta caciara, e la tavolata di adesso, con tutti zitti a guardare il telefono a fianco... è datata prima del Covid-19! Lo stesso M5s, a ben vedere, è un partito a "distanziamento sociale" ante litteram! E andando avanti su questa traccia l'elenco potrebbe continuare...
Il virus sta diventando un pretesto per continuare su questa linea e dare la spallata finale. "Все счастливые семьи похожи друг на друга, каждая несчастливая семья несчастлива по-своему" (Tutte le famiglie felici si assomigliano l'una con l'altra, ogni famiglia infelice lo è a modo suo): quando Tol'stoj scriveva Anna Karenina, non immaginava che un secolo e mezzo più tardi il suo incipit avrebbe dettato la linea
- [prima parte] amplificando gli spot delle famiglie felici del mulino bianco con quanto prescritto dagli "influencer" su internet, con relativi "selfie" abbracciati a torte, tramonti dietro la spiaggia, con anche il sorriso durbans di una volta cambiato in una smorfia a labbrone che non ho ancora capito a cosa ammicchi, visto che teoricamente ciascuno conserva ancora un po' di amor proprio... ma tant'è. "Tutte le famiglie felici si assomigliano l'una con l'altra"... e
- [seconda parte] rinchiudendo, segregando, "distanziando socialmente" ciascuna famiglia nel proprio dolore reale. Persino il funerale, momento "sociale" di elaborazione del lutto, è negato, la messa alla domenica per chi ci crede è negata, la riunione settimanale della proloco o della sezione.. tutto. Per motivi sanitari, ci mancherebbe... ma quando "torneremo tutti ad abbracciarci", anche quello cadrà nello stereotipo, come ben noti Michele, riprendendo quel passo dal lavoro di sinistrainrete, caricatura della vittoria dell'italia ai mondiali di calcio. E ognuno poi tornerà nel suo bugigattolo a grattarsi le sue rogne.
Torno sempre ai bambini, perché sono la cosa che mi sta facendo più soffrire, insieme agli anziani. Oltre agli insegnanti triplicati, triplicherei anche il numero di psicologi, da mettere nelle scuole e far lavorare sin d'ora, magari organizzando gruppi al sabato ristretti, dove i bambini possono raccontare QUESTI DUE MESI E ROTTI (23/2 - 23/3 - ...) passati a fare Anna Frank senza che nessuno gli desse una reale assistenza. Cosa hanno sortito? Quali demoni, quali paure hanno risvegliato nelle loro piccole coscienze? Tornare, anche solo un sabato pomeriggio, in un ambiente protetto, sanificato, distanziati, con le mascherine, tutto quello che vuoi, ma a vedersi per davvero, raccontare e raccontarsi, fare un disegno e tutti insieme un cartellone, sfogarsi in qualche modo, farebbe bene, eccome... ma possibile che non ci pensi nessuno??? Per prima quella che sta a fianco di quello che parla ogni tanto alle sette di sera e non ho ancora capito cosa sta lì a fare?
C'è una canzone dei Nomadi di trent'anni fa, "I ragazzi dell'olivo" (https://www.youtube.com/watch?v=Oz3HLzmV_VI), che Augusto ricordava essere nata da questi disegni dei bambini palestinesi, da come rappresentavano la guerra, dai colori scuri e cupi che usavano (oltre a essere cantante, era anche pittore): un testo bellissimo, anche se musicalmente risente troppo delle tastiere di Beppe Carletti... e che mi è venuto in mente proprio pensando ai nostri bambini, oggi. Cosa tirerebbero fuori su un pezzo di carta, dopo oltre due mesi chiusi in casa?
Questo, Michele, Franco, compagni tutti, ci deve dare la forza di andare avanti. "Наше дело правое..." (La nostra causa è giusta), concludeva Molotov il il 22 giugno 1941 in un discorso alla nazione. La nostra causa è giusta, ripeto testardamente ancora oggi. Come allora. Grazie ancora e
Ciao!
Paolo
Chi ci arriva preparato saprà anche comportarsi, chi continua ad illudersi che la causa sia solo il "liberismo" sbatterà con la testa contro il muro e se la fracasserà". Caro Michele, da un certo punto di vista sei anche "ottimista". Dici: "chi ci arriva preparato saprà anche comportarsi". Bisogna capire in effetti cosa significa preparato. Io penso di esserne consapevole, ma non saprei proprio cosa fare. Quindi non sono preparato. Mi sa che rimarrei fregato. Di fronte alla catastrofe ci sarà ben poco da fare !?. Ci si rimette le penne e basta. Forse, come al solito, si salveranno i più accorti di quelli stessi che l'hanno provocata, perché nel frattempo si saranno costruiti chissà quali "rifugi" inaccessibili !. Mi sa che per i poveretti non ci sarà scampo purtroppo. Non so se" la nottola volerà sul far della sera". La filosofia di Hegel , per via indiretta, negli ultimi tempi non mi è stata molto "simpatica". Mi sono un po' "fidato" di qualcun altro. È il processo dialettico, che non mi convince. Perlomeno il risultato della sua prassi. Mi pare che porti sempre a confermare , in ultima analisi, quello che vorrebbe criticare. Non c'è via di uscita. Ma non è facile indubbiamente. "Scommettiamo" pure sulla Nottola. Vediamo se il lancio dei dati ci porta fortuna. Al genere umano si intende. Cordialmente
In questi giorni mi è capitato di leggere su sinistrainrete.info il Piccolo Manifesto in tempi di pandemia e essere colpito da un concetto sul quale è necessario appuntare la nostra attenzione, questo:
«La fantasia di proiettarsi nella grande festa che seguirà il giorno della liberazione implica, nella sua comprensibile ingenuità, l’oblio dei processi che ci hanno portato alla situazione attuale».
L'uomo non ha memoria, ma la materialità dei processi obbliga infime minoranze a memorizzare e se l'umanità nella sua stragrande maggioranza è stupida, in certi casi è obbligata a fare i conti con la realtà. E' il caso del "dopo" Covid-19. Niente sarà più come prima, pochi lo sanno veramente e fra questi la maggioranza si illude di proseguire come prima e più di prima, ma c'è una esigua minoranza che prevede scenari molto cupi, il sottoscritto fra questi. Essere preparati e centrare il vero punto in questione: DENUNCIARE DA SUBITO LA NATURA DELLA CAUSA DI QUESTA "particolare" PANDEMIA QUALE COROLLARIO DI UN MODO DI PRODUZIONE CHE SI STA AVVIANDO VERSO LA CATASTROFE.
Chi ci arriva preparato saprà anche comportarsi, chi continua ad illudersi che la causa sia solo il "liberismo" sbatterà con la testa contro il muro e se la fracasserà.
Michele Castaldo
"cancellare dal nostro lessico quei due famosi elementi che hanno costituito il modo di produzione in declino: spirito di concorrenza e profitto; e con essi prezzi e mercato" è il motore che mi spinge a completare al più presto il lavoro su Syroezin. Ancora oggi, in pieno capitalismo monopolistico, i russi hanno un certo "pudore" nel parlare di "cena" (цена da leggere tsenà, con la z aspirata, quasi come la si leggerebbe in romagnolo), ovvero prezzo. Quando mi chiedono un prezzo per un trasporto, preferiscono usare "stòimost' " (Стоимость valore), una volta mi è capitato persino "valutazione" o "ocenka" (Оценка, da leggere Otsènca, con la stessa accortezza della z aspirata di cena). Antichi retaggi... magari non faranno in tempo a disabituarsi! Chissà?
Caro Franco,
E' abbastanza evidente, d'altro canto, il problema di assoluta mancanza di democrazia e trasparenza che sollevi, pensando non solo a questa fase ma anche al dopo. "Tecnici" per l'emergenza sanitaria, "tecnici" per l'emergenza economica. I politici... non pervenuti. Non dire troppo ad alta voce "che senso ha andare a votare..." sennò ti prendono in parola! :-)
Il tuo lavoro, Michele, capita con un tempismo perfetto. I dati di oggi fanno ben sperare. Non mi riferisco tanto ai tamponi, perché sono numeri aleatori e dieci volte inferiori rispetto ai reali (almeno qui, però, abbiamo il coraggio di denunciarlo, a differenza di altre parti), quanto ai malati di terapia intensiva, che calano anche oggi. Non tantissimo, ma calano. Vuol dire tanto, vuol dire che i sistemi sanitari cominciano non dico a respirare, ma a lavorare non proprio in apnea. Dati confermati anche da amici che lavorano proprio in questi settori, anche se parlano di tempi lunghi per poter avere negli ospedali una situazione "normale", come prima dell'emergenza.
A questo punto, quindi, si pone quel Hic Rhodus, hic salta che ci costringe a saltare tutti da una gamba all'altra del colosso di Rodi per affermare la nostra.... E dopo Marx che cita Esopo, chissà perché, mi è venuto in mente Lenin che cita Goethe, con il suo "теория, друг мой, сера, но зелено вечное дерево жизни" ("La teoria, amico mio, è grigia, ma verde è l'albero eterno della vita", resa libera di "Grau, teurer Freund, ist alle Theorie, und grün des Lebens goldner Baum!" dal Faust... che non è "boia", in questo caso, anche se Mefistofele del suo ce lo mette!).
La teoria, tutta ("alle") la teoria è grigia... colore che contrasta con l'albero verdeggiante (grün) della vita, e che è pure d'oro (goldner), ovvero mi comunicano dalla regia fare riferimento alla qualità dell'albero, al suo fare frutti dorati. "Dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna..." in questo caso il teorema vale: dietro Vladimir Il'ič, c'era Nadežda (Nadja) Konstantinovna. I compagni russi hanno evidenziato questo passo dalle sue memorie su Lenin, "prima parte, a Pietroburgo 1893-1898:
"Io guardavo attentamente Struve. In quel tempo era socialdemocratico, ma non smettevo mai di sorprendermi per il suo tono libresco e la sua quasi assoluta mancanza di interesse per il "vivo albero della vita": interesse che c'era tantissimo in Vladimir Il'ič. (Я приглядывалась к Струве. Он в то время был социал-демократом, но меня удивляла его книжность и почти полное отсутствие интереса к «живому дереву жизни», интереса, которого так много было у Владимира Ильича. https://leninism.su/memory/1380-vospominaniya-o-lenine-chast-i.html?start=1)
Brava Nadja... il senso è chiaro. Torniamo al nostro salto, da una zampa all'altra, del colosso di Rodi."Nulla sarà come prima": cominciano già a farci il lavaggio del cervello, a prepararci (al peggio). Vuol dire che se gli infermieri fino a ieri rubavano lo stipendio da domani ne assumeranno il triplo, riapriranno gli ospedali di zona, rinunceranno a chiudere e accorpare? Ehm... passiamo alla scuola... Si, la scuola. Abbiamo classi vuote dell'epoca del baby boom con le ragnatele. E classi con 23-28 bambini, già dalla prima della scuola primaria (non dico elementare sennò Rebecca mi cazzia). Triplicare il numero di insegnanti? E garantire distanziamento e svolgimento delle lezioni con persone vere, in carne e ossa? Specialmente per bimbi di prima che, come nel caso della mia, posso dire tranquillamente che abbiano perso un intero quadrimestre??? Ehm... torniamo a parlare del tempo e che non c'è più la mezza stagione...
Eppure, le idee se si mantiene un certo tipo di bussola vengono: "cancellare dal nostro lessico quei due famosi elementi che hanno costituito il modo di produzione in declino: spirito di concorrenza e profitto; e con essi prezzi e mercato". La tua sintesi, la riduzione di tutto il ragionamento ai minimi termini, costituiscono un'ottima base su cui far radicare, e crescere, la pratica "sempreverde" del buon Goethe e del suo albero della vita.
Naturalmente, senza proprietà sociale dei mezzi di produzione e conduzione pianificata degli stessi, non saremmo neppure in grado di trovare risorse, ecc. Neanche con la patrimoniale di Zingaretti... (a proposito di schiribizzi pasquali...) Quindi, ricapitolando:
1. "nulla sarà come prima", come gridano in coro confindustria e politici conniventi ma,
2. invece di voler dire "aspettate che affilo il coltello, intanto cominciate già a incaprettarvi da soli che mi risparmiate tempo", può significare che, per una volta,
3. l'agnello sacrificale predestinato PUO' avere idee diverse, progetti diversi di quella di finire come sempre.
4. Anzi, "nulla sarà come prima" può essere girato contro, per una volta, al capitale e ai suoi lacché, per rafforzare, partendo dalla loro retorica ma ribaltandola RADICALMENTE, la necessità di attuare la propria ricetta. Da una zampa all'altra del colosso di Rodi.
Manca il soggetto... vero. Manca tutto. Ma la potenzialità c'è, è vero. Ed è qui davanti ai nostri occhi. Mah, vado avanti ancora un po' a tradurre...
Con l'augurio che passiate entrambi questi due giorni di festa serenamente,
Un abbraccio.
Paolo Selmi