Fai una donazione
Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________
- Details
- Hits: 3039
Gli scenari del teatrino europeo
Sergio Cesaratto
Il 16-17 dicembre si riunisce in Belgio il Consiglio dei leader europei. Quali sono gli scenari che l’Europa ha di fronte?
Alla irrisolta crisi di solvibilità della Grecia si è in questo autunno aggiunta quella dell’Irlanda e a ruota il contagio, che si manifesta con un aumento dei tassi di interesse sui titoli pubblici, è arrivato anche all’Italia via Portogallo e Spagna e ora persino alla Germania. Quali sono le prospettive? Abbiamo di fronte tre scenari: 1) tamponare con un po’ di liquidità la situazione dei paesi periferici chiedendo loro di “aggiustare i propri conti” con “sacrifici” interni;. 2) anticipare la rottura e gestirla evitandone gli aspetti più dolorosi, per quello che si può; 3) attaccare i problemi alla radice nella direzione di costruire una unione politica ed economica funzionante.
- Details
- Hits: 2312

Il fuoco della conoscenza
di Gigi Roggero
É istruttivo ricostruire la giornata del 14 dicembre 2010 attraverso le convulse e affannate cronache del sito di Repubblica. Fin dal primo mattino, fiduciosi nella sfiducia all’ormai impresentabile bubbone Berlusconi, l’attenzione si è concentrata sull’aula parlamentare, sul frenetico inseguimento delle voci di corridoio, sulle ultime compravendite di voti. Le manifestazioni di piazza, dopo essere state accarezzate e coccolate per settimane, sono relegate a metà pagina, eco di contorno di un popolo pronto a inneggiare alla caduta del tiranno. Si capisce: ora, a un passo dall’auspicata uscita di scena del malvagio di Arcore, il problema è ricondurre tutto alla soluzione istituzionale. Ma poco prima dell’ora di pranzo prendono corpo i fantasmi del colpo fallito: al gruppetto capeggiato da Calearo, ultima perla lasciata in eredità dal geniale Veltroni, si aggiungono le futuriste Siliquini e Polidori. Quest’ultima ci restituisce l’immagine simbolo non solo della giornata, ma di un’era politica: la proprietaria del Cepu ha venduto il proprio voto per salvare un’impresa in cui da oggi, oltre alle lauree, si possono comprare anche le fiducie parlamentari.
- Details
- Hits: 2504

La gestione pubblica dell’acqua dopo la sentenza della Corte costituzionale
Carlo Iannello
1. La Corte dichiara legittimo un articolo di cui un milione e quattrocentomila cittadini chiedono l’abrogazione
È di pochi giorni fa la pubblicazione della sentenza n. 325 del 2010 della Corte Costituzionale che ha deciso su una pluralità di ricorsi regionali contro l’art. 23 bis del d.l. 112 del 2008, così come modificato dal cd. decreto Ronchi (art. 15 del d.l. 135 del 2009, convertito in legge n. 166 del 2009).
Non v’è dubbio che la Corte costituzionale con questa sentenza abbia difeso il vecchio, ossia il processo di privatizzazione che è stato intrapreso dall’ordinamento italiano a partire dal 1990. La corte non ha tenuto in nessun conto il nuovo vento antiliberista che soffia nel Paese (ma non solo, come dimostrato dall’esempio del comune di Parigi) e che ha portato alla raccolta di ben 1.400.000 per l’abrogazione della citata normativa, la stessa che era contestata dalle regioni. Certo, si potrebbe correttamente obiettare che un organo di garanzia deve essere immune dalle pressioni politiche. Ed è certamente vero, anche se, occorre dire, in altri casi, si pensi alla decisione del 1993 sull’ammissibilità dei referendum elettorali, la Corte si comportò diversamente, modificando la propria giurisprudenza proprio per andare incontro alla richiesta di cambiamento che proveniva dal Paese. Ma questa volta questo non è avvenuto.
- Details
- Hits: 2210

Il 14 dicembre e la classe che verrà
di Marco Bascetta e Benedetto Vecchi
Le mobilitazioni degli studenti e dei ricercatori hanno raggiunto in questi giorni una intensità e una estensione che non trovano riscontro in nessuno dei picchi di conflitto toccati nell’ultimo ventennio. Una lunga sedimentazione di analisi, di pratiche, di esperienze sembrano addensarsi oggi in un passaggio manifestamente e direttamente politico che, per la prima volta da molto tempo, si rivela in grado di parlare all’intera società e di farsi pienamente comprendere, di incalzare istituzioni e forze politiche, di incidere sul clima sociale e di far traballare i luoghi comuni e i tabù ideologici che da anni impongono, a destra come a sinistra, l’ordine del discorso e l’orizzonte del possibile.
L’aria, insomma, è decisamente cambiata. Perché in questo cambiamento di fase, la questione dell’Università e della formazione riveste un’importanza tanto cruciale? In primo luogo perché proprio su questo terreno l’ideologia e la pratica del neoliberismo e i relativi dispositivi disciplinari hanno allestito il laboratorio in cui si progettava il futuro, approntato le tecniche e le procedure per il controllo delle nuove forme del lavoro (di forza lavoro), teorizzato e messo diffusamente in pratica il precariato come strumento di ricatto, mascherato dalle retoriche dell’efficienza; (e) della meritocrazia e della competizione internazionale.
- Details
- Hits: 2731

I quattro giganti ciechi alla sfida del futuro prossimo*
di Giulietto Chiesa
Dopo un quarantennio imperiale, unipolare, stiamo vivendo una parentesi multipolare. Quanto durerà nessuno può saperlo e non abbiamo una sfera di cristallo in cui guardare. L'unica cosa che sappiamo, con certezza, da molti segnali, è che siamo nella vicinanza relativa di un punto di rottura della continuità storica: quello che si può definire come un “cambiamento di fase”, qualcosa di analogo a quello che in fisica, per esempio, è il passaggio dallo stato liquido a quello gassoso. È per questa ragione che parlo di parentesi multipolare: perché non sarà lunga come la fase storica unipolare che l'ha preceduta, e perché la sua durata equivale alla nostra distanza dal punto di rottura, o cambiamento di fase.
Questa distanza si misura in anni, non in decenni e quello che avverrà in questi anni deciderà le modalità del cambiamento di fase e, in misura decisiva, deciderà anche come l'umanità uscirà dalla transizione.
- Details
- Hits: 5487

Vedere il baratro e girarsi dall'altra parte, ovvero una sinistra (e libertà) senza idee
Leonardo Mazzei
La nullità del progetto vendoliano in un articolo di Alfonso Gianni sul debito pubblico
Alfonso Gianni non è uno sciocco. E' vero, per anni ha fatto il ghost writer di Bertinotti, e questo non gli fa molto onore, ma tendiamo a pensare che non credesse neppure lui a tutte le panzane che era costretto a scrivere in quella veste.
Oggi Gianni è in Sinistra e Libertà, altra sigla, altro monarca. Ma, per quel che ne sappiamo, il Berlusconi di sinistra cucina da solo l'aria fritta dei sui discorsi, e così Gianni può dedicarsi a qualche riflessione politica.
E' questo il caso di un suo articolo uscito sul Manifesto del 3 dicembre [consultabile agevolmente qui]. Il tema è di quelli tosti: il probabile diktat dell'Unione Europea sul debito pubblico italiano. Gianni, diamogliene atto, ha almeno il merito di affrontare un argomento che la sinistra italiana ha del tutto rimosso. Un tema vivacemente discusso in altri paesi, laddove magari ci si comincia anche a chiedere se sia il caso di rimanere nella gabbia dell'Unione, alla mercé dei banchieri di Francoforte.
- Details
- Hits: 2844

Wikileaks: frammenti di disordine globale
Info Free Flow
[A seguire: Dodici tesi su Wikileaks – di Geert Lovink e Patrice Riemens]
Il momento storico in cui Wikileaks opera è decisivo: è quello della crisi dell’egemonia militare, economica, politica, culturale e tecnologica statunitense
La caduta del secondo muro del ’900 (Wall Street) riproduce le sue richieste di glasnost (“openness”) e perestrojka (“change”) perché persino nella caratterizzazione che la vulgata neoliberista le ha dato l’ideologia democratica ha subito una degenerazione. L’imperativo è la riforma del sistema, l’overstretching planetario degli Stati Uniti segna il passo dall’Iraq all’America Latina, l’esecutivo è debole e sotto tutela da parte di chi ambisce ad una risoluzione reazionaria, integralista ed autenticamente “statunitense” della crisi ideologica.
E dentro a questo scenario già complesso di suo comincia ad aggirarsi uno spettro che bisbiglia nelle orecchie di chi lo incontra: «Le informazioni in rivolta scriveranno la storia».
- Details
- Hits: 2821

La crisi dello Stato democratico(*)
intervista di Julia Netesova a Danilo Zolo
Julia Netesova. Gli Stati contemporanei devono affrontare numerose sfide che modificano il loro rapporto con la società: l'interferenza dello Stato è in aumento, gli apparati di sicurezza tendono a divenire più influenti e importanti e,soprattutto, la gente è sempre più preoccupata per la propria sicurezza. Pensa che questi trend influenzeranno la democrazia? In che modo?
Danilo Zolo. Non c'è dubbio che, soprattutto nei paesi occidentali, nuove sfide stanno alterando i rapporti fra quella che un tempo veniva chiamata civil society e le strutture centralizzate del potere statale. Due sono a mio parere i fenomeni più evidenti e più rilevanti. Il primo è il processo di sfaldamento degli istituti della rappresentanza politica che erano alla base del tradizionale modello "democratico", anche nelle sue forme più moderate e realiste à la Schumpeter. I suoi principali assiomi - il pluralismo dei partiti, la competizione fra programmi politici alternativi, la libera scelta elettorale fra élites concorrenziali - sono ormai degli enunciati sfuggenti, puramente formali. Anche il parlamento non svolge più alcuna funzione rappresentativa e legiferante, sostituito dal "governo" che tende a concentrare in sé tutti i poteri dello Stato di diritto (o rule of law) e a praticare una permanente ignorantia legis.
- Details
- Hits: 5245

E' possibile essere comunisti senza Marx?
di Toni Negri
È possibile essere comunisti senza Marx? È evidente che sì. Ciò non toglie che mi capiti spesso di discuterne con compagni e con intellettuali sovversivi di differenti estrazioni. Soprattutto in Francia – e le considerazioni che seguono riguardano essenzialmente la Francia. Debbo comunque confessare che spesso mi annoio a ragionare su questi argomenti, ci son linee troppo diverse e contraddizioni che raramente son condotte a confrontarsi con verifiche o soluzioni sperimentali. Si tratta spesso di confrontarsi con retoriche che astrattamente affrontano la pratica politica. E tuttavia, talora, ci si scontra con posizioni che negano addirittura che ci si possa dichiarare comunisti se si è marxisti. Da ultimo, ad esempio, un importante studioso – che pure aveva sviluppato nel passato le ipotesi del “maoismo” più radicale – mi diceva che, se ci si attenesse al marxismo rivoluzionario, che prevedeva il “deperimento dello Stato”, la sua “estinzione”, dopo la conquista proletaria del potere, e certo non ha realizzato questa finalità, non ci si potrebbe più dichiarare “comunisti”.
- Details
- Hits: 2543

Chi ha ucciso l’euro?
Matías Vernengo*
Prima della Grande Recessione era diffusa l’opinione che il ruolo di riserva internazionale del dollaro fosse a rischio, e che una crisi avrebbe potuto generare una fuga dal dollaro. Invece, inaspettatamente, la vittima della crisi è stato l’euro. Se per caso era rimasto qualche dubbio circa la morte dell’euro dopo la crisi greca, questo è stato eliminato dalla successiva crisi irlandese.
Chi l’ha ucciso? Non c’è bisogno della polizia scientifica per cercare le prove, il colpevole ha lasciato tracce ovunque… no, non è stato il maggiordomo, ma la Banca Centrale Europea.
Negli Stati Uniti la crisi ha fatto sì che la Federal Reserve si impegnasse a mantenere bassi i tassi di interesse sui titoli del debito pubblico a lungo termine, utilizzando la controversa politica di espansione della quantità di moneta. Continuando a comprare grandi quantità di titoli pubblici, la Fed non solo mantiene bassi i tassi di interesse, ma fornisce la garanzia che questi titoli sono assolutamente sicuri.
- Details
- Hits: 2946

Il gasodotto "South stream" non s'ha da fare! Yes mister
Tito Pulsinelli
Per gli Stati Uniti è più importante il petrolio che il coinvolgimento nella sua fallimentare invasione dell'Afganistan: i soldati italiani inviati ed immolati con la foglia di fico della NATO, sono strategicamente inferiori all'autonomia dell'ENI. Per loro, è inaccettabile che il governo di Roma si muova verso la diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico, e che l'ENI collabori con Gazprom. "Il gasodotto South streem non s'ha da fare" dice Washington.
Ok, è comprensibile, difendono i loro specifici interessi nazionali (in fase calante). A loro non conviene una linea che ci collegherebbe direttamente con i giacimenti russi. Ed hanno già lanciato l'anatema anche riguardo le forniture dalla Libia e dall'Iran. Per fortuna l'ENI ha firmato un accordo con il Venezuela, dove investe 19 miliardi di dollari, ed ha già esplorato un gigantesco giacimento che si appresta a trivellare.
- Details
- Hits: 11228

L’Italia senza inconscio. E senza desideri
Massimo Recalcati
Il recente rapporto annuale del Censis che descrive lo scenario sociale del nostro paese, come è stato notato da diversi commentatori, si nutre abbondantemente di concetti, figure e metafore tratte dalla psicoanalisi. Ida Dominijanni, sulle pagine del manifesto di sabato 6 dicembre, riconosceva nel mio ultimo libro, pubblicato a gennaio del 2010 da Cortina con il titolo L’uomo senza inconscio (Raffaello Cortina editore, Milano 2009), la fonte di ispirazione maggiore del ritratto che Giuseppe De Rita e il suo Centro Studi propongono per il nostro tempo. La sregolazione pulsionale e l’eclissi del desiderio, il dominio del godimento immediato, l’apologia del cinismo e del narcisismo, l’evaporazione del padre, sono tutti concetti che il lettore di L'uomo senza inconscio può facilmente ritrovare, alla lettera, nel rapporto del Censis. Lo stesso vale per la coincidenza tra la mia tesi di fondo e quella proposta da De Rita: la cifra nichilistica del nostro tempo si può sintetizzare parlando di una estinzione del soggetto del desiderio e di una apologia del godimento sregolato e immediato.
- Details
- Hits: 3992

Il Gruppo Krisis, la critica del lavoro e il "primato civile degli italiani"*
Anselm Jappe
Nella società del lavoro, il lavoro sta diventando raro come l’aria respirabile nella città. Eppure si esige da tutti di lavorare, se vogliono vivere. Ogni giorno vengono lanciate nuove proposte su come si potrebbe ritornare al pieno impiego. Nessuna ha mai funzionato, né potrà mai funzionare. Né la licenza all’illimitato sfruttamento della forza-lavoro, né il tentativo di sottomettere il capitale globalizzato alla ferula dello Stato riescono a invertire questa tendenza. Altri hanno preso atto dell’impossibilità di ricostituire la società del lavoro di una volta e cercano di salvare le condizioni di vita attuali anche per coloro che non trovano più lavoro. Vogliono fare buon viso a cattiva sorte. Quasi nessuno mette in dubbio il lavoro come principio fondante della società in cui viviamo. Cosa che fa invece il gruppo tedesco Krisis nel Manifesto contro il lavoro. Ma qual è il punto di vista da cui parte una critica così radicale?
Da quasi vent’anni, il gruppo Krisis, riunito intorno all’omonima rivista, sta sviluppando in Germania una delle critiche più articolate, innovatrici e radicali della società capitalistica contemporanea.
- Details
- Hits: 3578

Wikileaks, il WTO e la guerra psicologica
di Comidad
Il presidente dell'Iran Ahmadinejad ha immediatamente catalogato il caso Wikileaks nell'ambito della guerra psicologica, un concetto che nel dibattito politico iraniano non solo è abituale, ma viene anche richiamato in modo appropriato, con chiaro riferimento agli aspetti tecnici del problema. Per un Paese che cerchi di difendersi dal colonialismo, il concetto di "guerra psicologica" infatti costituisce una di quelle categorie-chiave essenziali per comprendere il mondo in cui si vive.
La guerra psicologica risulta tanto più efficace quanto meno viene percepita come tale, e la colonia perfetta è quella inconsapevole di esserlo; quindi non c'è da stupirsi che sui notiziari italiani le parole di Ahmadinejad siano scivolate senza commenti né spiegazioni, ed anche quando l'espressione "guerra psicologica" è stata per un attimo evocata, essa è rimasta a galleggiare in un oceano di indeterminatezza, senza mai far luce con un esempio o con un riferimento storico.
- Details
- Hits: 2911

Del vendolismo e del grillismo
Bruno Casati
Le uniche note positive sono oggi date, almeno in Italia, dalla lotta dei metalmeccanici FIOM, dal movimento dei migranti che cercano di riscattare la loro condizione di schiavi, dalle proteste degli studenti e degli insegnanti che, ma nessuno lo dice, cercano di opporsi al più grande licenziamento di massa mai avvenuto nella storia della Repubblica. E' in campo il diritto al lavoro e alla vita. Ma su tutto ciò è calato il silenzio e si stende il fango delle pratiche di un Governo da brivido e di un Presidente del Consiglio, ormai un cane morto, che si propone "solo" di non andare sotto i processi che lo aspettano. Perché se ci andasse, come ci auguriamo vada, costui non finirebbe i suoi giorni nei paradisi dorati di Santo Domingo, ma nella residenza che un altro santo tiene aperta in quel di piazza Filangeri a Milano. A meno che qualche fine stratega, di cui il PD ad esempio abbonda, non pensi di negoziare la sua fuoriuscita dal Governo offrendogli la Presidenza della Repubblica.
- Details
- Hits: 3860

Il modello che non funziona
di Bruno Amoroso *
Il decennio in corso ha appiattito la politica dell'Unione Europea al potere dei centri finanziari e del sistema dell'euro gestito dalla Bce. L'Ue assomiglia sempre più agli Stati uniti, dove gruppi finanziari e militari di potere sono in grado di assumere la governance dell'intero sistema. La turbolenza finanziaria programmata e provocata da questi gruppi, un atto predatorio organizzato mirante all'espropriazione del risparmio delle persone, è stata una dimostrazione di arroganza che gli eventi successivi hanno pienamente confermato. Così come è stato confermato il loro controllo politico e finanziario sulle istituzioni degli Stati europei. Solo pochi mesi fa l'impressione che le istituzioni europee avrebbero fatto qualcosa per introdurre una maggiore trasparenza e un controllo dei centri e delle istituzioni finanziarie era molto diffusa. Ma queste impressioni si sono rivelate sbagliate. I responsabili della crisi sono divenuti presidenti e membri delle commissioni che dovrebbero controllare e riformare il sistema.
- Details
- Hits: 2530

Divisione del lavoro
di Valerio Bertello
Le due divisioni del lavoro
Nella prima parte si è considerato lo sviluppo della divisione del lavoro ponendo la produttività come l’unico fattore che determina l’affermazione storica di una forza produttiva. Ciò è in ultima analisi vero, ma tale sviluppo è strettamente intrecciato con fattori sociali, innanzitutto i rapporti di produzione, che non possono essere trascurati. Quindi occorre riprendere il discorso ponendo tali rapporti in primo piano.
1. Le due divisioni del lavoro e la contraddizione fondamentale
Il capitalismo sviluppa la divisione cooperativa del lavoro, cioè la cooperazione manifatturiera, come proprio modo specifico di produzione, conferendo al lavoro sociale un nuovo livello di sviluppo che ne fa una forza produttiva integralmente nuova.
- Details
- Hits: 2305

Democrazia del tumulto
Francesco Raparelli
In ogni città si trovino questi sua umori diversi; e nasce da questo che il populo desidera non essere comandato ne' oppresso da grandi, e li grandi desiderano comandare e opprimere il populo. "Machiavelli, Principe IX"
Ci rivolgiamo ad un grande italiano – che non si è distinto nella produzione di scarpe ‒ per trovare le parole giuste, per raccontare le passioni politiche di questi giorni felici. Con una certa insistenza, infatti, sono proprio le passioni ad occupare la scena del discorso politico e giornalistico: per il Censis gli italiani hanno perso il desiderio, mentre Diamanti rintraccia negli studenti che si mobilitano un diffuso risentimento.
Proviamo a dirla così: mai come in questi giorni (salvo riferimenti nobili alle gesta degli anni migliori) il desiderio degli italiani è stato tanto creativo. Desiderio di libertà e gioia del tumulto. Indignazione, contro quello che Luciano Ferrari Bravo definì con largo anticipo Stato-mafia o Stato-racket (nefasta espressione politica della crisi della rappresentanza), di certo nessuna mentalità da schiavi, nessun risentimento.
- Details
- Hits: 2523

La pericolosa restaurazione europea
Rosaria Rita Canale e Ugo Marani
Il concomitante verificarsi in Europa – a seguito della crisi finanziaria scoppiata nel 2007 - di situazioni di persistente ed elevata disoccupazione, da un lato, e di crescita del disavanzo e del debito pubblico, dall’altro, aveva fatto riemergere, anche all’interno del paradigma teorico consolidato, dubbi sul fronte della politica economica. Sul versante fiscale, riguardo la necessità incondizionata di contenere la spesa e di risanare il debito pubblico; sul fronte della politica monetaria, circa il mero perseguimento del solo obiettivo della stabilità dei prezzi. Nonostante però le condizioni economiche di molti paesi non siano, da allora, mutate e la crisi non possa dirsi passata, si assiste oggi ad un nuova chiusura sul fronte della politica fiscale e ad un atteggiamento apparentemente più accomodante sul fronte di quella monetaria, senza, tuttavia, che la minaccia di nuovi rialzi dei tassi di interesse sia fugata.
- Details
- Hits: 12901

Le origini culturali della crisi
Alessandro Roncaglia*
Negli ultimi mesi abbiamo sentito ripetere infinite volte che gli economisti non hanno previsto la crisi finanziaria ed economica che ci ha travolto. Perfino la regina d’Inghilterra se ne è lamentata. Di fronte a queste critiche, la nostra professione deve porsi con urgenza almeno tre domande. Primo, a nostra parziale discolpa: cosa significa, nel nostro caso, prevedere un evento? Secondo, a parziale critica della superficialità dei mezzi di informazione: è vero che gli economisti non hanno previsto la crisi? Terzo, e più importante: se, come vedremo, alcuni l’hanno prevista e altri no, da cosa è dipesa la relativa preveggenza degli uni e la relativa cecità degli altri?
La terza domanda ci porterà a una questione fondamentale, che merita certo una trattazione più approfondita di quella possibile in un breve intervento come il mio: la responsabilità di un orientamento culturale tuttora prevalente tra gli economisti – che può essere indicato, sempre in modo necessariamente vago, mainstream, o Washington consensus, o fondamentalismo liberista – nel favorire il formarsi della situazione di cui la crisi sarebbe divenuta uno sbocco inevitabile.
- Details
- Hits: 3770

Intervista a Domenico Losurdo
a cura di Sara Milazzo
La controrivoluzione di fase e l'esigenza sociale e politica della ricostruzione del Partito Comunista
Siamo ad Urbino, con il professor Domenico Losurdo, ordinario di storia della filosofia presso l’università “Carlo Bo” di Urbino, filosofo di fama internazionale e presidente dell’associazione Marx XXI. Ci ha gentilmente concesso il suo tempo perché è fondamentale conoscere il punto di vista di un intellettuale in questo momento di congiuntura in cui siamo di fronte ad un attacco del capitale (contro l'intero mondo del lavoro, contro la democrazia, contro la Costituzione nata dalla Resistenza) che è tra i più alti e pericolosi dell'intera nostra storia repubblicana. Di fronte a tale attacco si distende un deserto, l'assenza di un'opposizione di classe e di massa che possa in qualche modo respingere l'offensiva della reazione e rilanciare una controffensiva. Quello che io le chiedo è : come è accaduto tutto questo? Cosa manca, come ricostruire una diga, una resistenza, un contrattacco?
Possiamo fare una distinzione tra due problemi che accompagnano la storia della Repubblica in tutto il suo arco. Il primo problema è la sperequazione tra nord e sud: già Togliatti ha sottolineato che la «questione meridionale» è una questione nazionale e oggi stiamo vedendo come la mancata soluzione del sottosviluppo nel Sud rischia di mettere in pericolo l’unità nazionale.
L’altro problema è un’ingiustizia sociale che si manifesta in modo particolarmente clamoroso nel fenomeno dell’evasione fiscale. E’ appena il caso di dire che questo flagello non è stato contenuto in alcun modo, anzi, semmai è diventato più scandaloso, più esplicito.
- Details
- Hits: 4540

Cina e crisi: chi ha paura dell’agnello cattivo?
Alberto Bagnai
Crisi e guerra delle valute: tutta colpa della Cina? Contestazione di alcuni luoghi comuni sui cattivi cinesi che spendono poco e risparmiano troppo
Dopo la crisi per un po’ siamo diventati (quasi) tutti keynesiani, e tutti esperti di Cina, e i risultati si vedono. Ad esempio, vorrei commentare un recente intervento di Luigi Zingales sulla "guerra delle valute" pubblicato dall’Espresso. Secondo Zingales dall’inizio della crisi “ogni paese vuole svalutare la sua moneta per aumentare le esportazioni e ridurre la disoccupazione”, ma questa “è una politica miope ed egoista” perché “scarica il costo della crisi sui partner commerciali”. La Cina tiene lo yuan “artificialmente basso rispetto al dollaro”, ma “la soluzione non è in una rivalutazione dello yuan”, poiché “il vero problema è che la Cina nel suo complesso consuma molto meno di quello che produce”. Mentre “nello scorso decennio l’eccesso di consumo negli Usa ha compensato l’eccesso di risparmio in Cina”, ora “gli Usa non possono più permettersi” di assorbire l’eccesso di produzione cinese. Questo genera quindi “un eccesso di offerta a livello mondiale, che forza una deflazione”.
- Details
- Hits: 4098

Dentro la crisi
Emilio Quadrelli
L'irrompere di quella che, a rigore di logica, sembra essere la più grave crisi strutturale del capitalismo, di ben lunga più acuta e catastrofica di quella del 1929 le cui ricadute, com'è noto, hanno finito con l'innescare il secondo conflitto mondiale, ha reso nuovamente attuale Marx e la sua analisi del capitalismo. Per anni Das Kapital era caduto nel dimenticatoio della storia mentre il marxismo, e ancor più il richiamarsi a questo, era diventato oggetto di derisioni che finivano con l'accomunare il ceto politico e intellettuale schierato apertamente e senza remore con l'imperialismo e l'intellighenzia cosiddetta critica. Per entrambi il richiamo a Marx e al marxismo non mostrava altro che la palese esemplificazione dell’incapacità a comprendere a fondo le "novità" che il mondo postmoderno, postmateriale, postclassi e così via poneva sotto gli occhi di tutti[1].
- Details
- Hits: 3591

La prossima crisi: ecco come il businnes sfrenato ci ucciderà
Nafeez Mosaddeq Ahmed
Il 2008 è stato l’anno della convergenza delle crisi. Gli aumenti del prezzo del petrolio così come degli alimenti principali, entrambi prodotti dalla combinazione di problemi nella produzione e nel rifornimento, dalla domanda salita alle stelle con il conseguente incremento del commercio di merci nel mercato dei futures. Allora le banche hanno collassato, i governi le hanno salvate con interventi mirati a puntellare un sistema finanziario che crollava.
Come ho già sostenuto in un precedente articolo (trad italiana) su Ceasefire, questa convergenza di crisi energetica, alimentare ed economica non è stata un incidente, ma il risultato inevitabile del modello di business sfrenato adottato da un sistema politico-economico mondiale che ora ha raggiunto i propri limiti interni, oltre ad aver superato quelli dell’ambiente.
Nonostante le rassicurazioni ufficiali secondo le quali il peggio è passato e le economie si stanno riprendendo e sono tornate a crescere, la tendenza attuale ci indica che il peggio deve ancora venire, e che i politici non hanno idea di quali siano le cause strutturali della convergenza di queste crisi.
- Details
- Hits: 2695

Con amici come questi… Lo smembramento dell 'economia irlandese
Michael Burke
La discussione mainstream in Gran Bretagna sulla crisi economica e finanziaria che ha travolto l'Irlanda è dominata dalla questione se i contribuenti britannici dovrebbero partecipare a un salvataggio degli 'irlandesi'. Il Cancelliere George Osborne afferma che 8 miliardi di sterline saranno resi disponibili come parte del pacchetto di salvataggio in quanto 'aiutare un amico in difficoltà' è l'interesse nazionale della Gran Bretagna mentre l’estrema destra del partito Tory obietta che vengono fatti tagli in Gran Bretagna mentre ' il paese paga 'per aiutare un membro della zona euro.
L'incapacità dell’ establishment britannico di discutere su cosa fare per l'Irlanda senza tirare fuori una serie di pregiudizi è ben noto – e ci sorprende ancor di più l'incapacità di distinguere tra un finanziamento fruttifero e un bel regalo. In realtà al prestito di 8 miliardi di sterline sarà sicuramente applicato dalla Gran Bretagna il tasso di interesse più elevato (5% o più) mentre essa stessa sta pagando il 3% o meno, rendendo di conseguenza il “regalo” un ritorno vantaggioso.
Ma lo Scacchiere britannico non è entrato nel business finanziario e nemmeno un centesimo degli 8 miliardi di sterline saranno utilizzati per mantenere l’occupazione di un lavoratore irlandese, o per evitare che una scuola o un ospedale vengano chiusi.
Page 611 of 652







































