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comuneinfo

La svendita dell’acqua pubblica

di Marco Bersani

Sembra ormai concluso l’accordo di governo sulla gestione idrica del Mezzogiorno. Prevede la costituzione di una mega-utility pubblico/privato, che consegnerà ai capitali finanziari l’acquedotto più grande d’Europa e il relativo patrimonio idrico. Un grande business che completerà il quadro della finanziarizzazione del servizio idrico e la sua sottrazione al controllo delle comunità locali. È l’ultimo tradimento, non solo delle solenni promesse del partito di Di Maio (il Pd non ha mai detto di voler sottrarre l’acqua alle leggi del mercato, anzi) ma, soprattutto, del pronunciamento di 27 milioni di elettori che solo otto anni fa dissero con chiarezza che l’acqua è un bene comune su cui non è lecito fare profitti. La scelta che il governo farà per il Mezzogiorno, ovviamente, annuncia un orientamento favorevole alle lobby che dovrebbe poi essere confermato dalle norme nazionali. A chi si è battuto per un esito diverso, non resta che ridare vigore a una lotta che non poteva certo considerarsi conclusa. Così come non poteva affidarsi alle rassicurazioni ipocrite di chi pretendeva di rappresentarne i contenuti e lo spirito nelle istituzioni

Mentre la crisi climatica è divenuta realtà quotidiana, rendendo l’emergenza ambientale la priorità presente e futura di ogni comunità territoriale, il Movimento 5 Stelle si appresta a compiere l’ultima giravolta, abbandonando la battaglia per l’acqua pubblica agli interessi delle lobby finanziarie.

Non erano bastate le clamorose inversioni di rotta sulle grandi opere (dal Tav al Tap) sulle trivellazioni nel mare e, da ultima, sull’ex-Ilva di Taranto; per rendere definitiva la completa omologazione di chi, partito per aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, è finito nei panni di quest’ultimo, mancava un ultimo tassello: la legge sull’acqua pubblica.

E’ il Sole 24ore di domenica 1 dicembre a salutare entusiasticamente la svolta, con tanto di interviste ai protagonisti: l’On. Daga (5stelle, prima firmataria della legge voluta dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, ancora formalmente in discussione alla Commissione Ambiente della Camera), l’On. Braga (Pd, che porta a casa bottino pieno) e il dr. Guerrini (ARERA, l’ente regolatore che, fin da subito, ha sabotato il referendum).

Il tema dell’articolo riguarda l’accordo sulla gestione idrica del Mezzogiorno -unico territorio ancora libero dalla “banda dei quattro” (ACEA, IREN, A2A, HERA)- con l’annunciata costituzione di una mega-utility pubblico/privato, che consegnerà ai capitali finanziari l’acquedotto più grande d’Europa e il relativo e ricchissimo patrimonio idrico. Un grande business che completerà il quadro della finanziarizzazione del servizio idrico e la sua sottrazione al controllo delle comunità locali.

Esattamente il contrario di quanto votato a maggioranza assoluta dal popolo italiano, con 27 milioni di elettori che si erano pronunciati per l’acqua bene comune, la sua sottrazione alle leggi del mercato e la sua gestione territoriale e partecipativa.

Ciò che viene annunciato per il Mezzogiorno è ovviamente prodromico alla nuova legge sulla gestione del servizio idrico, rispetto alla quale, essendo da sempre immutata la posizione del Pd, è evidente come l’accordo significhi la totale resa del Movimento 5Stelle, pronto ad abbandonare anche la foglia di “Fico” dei continui rinvii della discussione sulla legge voluta dai movimenti, per passare, armi e bagagli, agli interessi delle lobby finanziarie.

Con questo ulteriore e gravissimo passo il cerchio si chiude e, mentre le piazze si riempiono di sardine, il Movimento 5stelle si appresta a trasformare in tonni i suoi 330 parlamentari.

La battaglia dell’acqua e la straordinaria vittoria referendaria del 2011 hanno detto con chiarezza che l’acqua è un bene comune, indisponibile ai profitti e al mercato. Oggi, le donne e gli uomini che hanno partecipato con generosità a quella battaglia devono scendere in campo per impedire l’ennesimo furto di beni comuni e diritto al futuro.

Perché, oggi come allora, si scrive acqua e si legge democrazia.

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Comments

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Testa Domenico Matia
Monday, 09 December 2019 18:04
I 5 Stelle hanno ceduto su tutti i fronti:hanno seguito, infatti,prima la volontà dispotica di Salvini,ora si sono uniformati alla logica privatistica,neoliberista del Pd,da decenni perduto alla causa anticapitalista.Cedere i beni essenziali,come l'acqua,la salute del pianeta,il servizio sanitario nazionale,la scuola...significa abdicare completamente ai principi,ai valori che hanno caratterizzato storicamente la sinistra e non tenere,per quanto riguarda l'acqua,minimamente conto del referendum del 2011 che ne aveva sancito la gestione pubblica.A forza di tradire la volontà popolare non c'è da meravigliarsi poi che tanti delusi,traditi dalle forze "democratiche" scelgano la via dell'astensione o votano Salvini,la Meloni e abbandonano la "Sinistra".Non sarà semplice invertire la rotta.Per le nuove generazioni la sfida è ardua: rimettere al centro la cultura e la pratica del pubblico,del comune.Il movimento delle "Sardine" apre solo degli spiragli. Il tempo ci dirà se sarà vera forza di .cambiamento o si rivelerà un'effimera ondata....
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