
Non c’è più Laicità!
di Miguel Martinez
La signora Anna Maria Cisint è eurodeputata, e già sindaca di Monfalcone.
Una città che ospita un’eccellenza del Made in Italy, anzi un player mondiale, le officine di Fincantieri. Made in Italy non solo si dice in una lingua che non è l’italiano, ma si fa con braccia non italiane. Infatti, il segreto di tanto success ce lo rivela Gianni Barbacetto. La Fincantieri ha tagliato del 75% la manodopera diretta, creando una rete di subappalti che ha ridotto il costo del lavoro del 50 per cento. 1600 lavoratori nei cantieri sono dipendenti Fincantieri,
“Gli altri, spiega il segretario provinciale della Cgil Thomas Casotto,
“lavorano per 400 ditte che spesso applicano condizioni di lavoro semilegali o del tutto illegali: precariato, minacce, ricatti, caporalato; e paga ‘globale’ (che cioè mette insieme e forfetizza ferie, straordinari, malattia, tredicesima, tfr, permessi, infortuni: di fatto azzerandoli). È successo anche che il ‘padrone’ consegni una busta paga di 1.500 euro e poi pretenda di andare con il dipendente al bancomat, facendosi restituire 500 euro in contanti”.
Non sorprenda quindi che nei cantieri lavorino operai di 67 paesi diversi, tra cui spiccano 7.076 bengalesi. Che faticano e rischiano la vita, ma non votano e non saprebbero come spiegarsi a un avvocato.
Ora, il partito di Anna Maria Cisint si trova al governo, e recentemente, proprio quel governo ha autorizzato l’ingresso di 500mila lavoratori extracomunitari per il triennio 2026-28.
Circa metà per per “lavoro subordinato non stagionale e autonomo” e metà per “lavoro stagionale nei settori agricolo e turistico” (come funzioni in pratica è un’altra storia).
Il governo sostenuto da Anna Maria Cisint li definisce:
““manodopera indispensabile al sistema economico e produttivo nazionale e altrimenti non reperibile”.
Questo in un paese con 2 milioni e 452 mila disoccupati e 13 milioni e 246mila inoccupati in età lavorativa.
Senza bengalesi, niente global leadership di Monfalcone. Ora, la storia ci insegna che quando sei in un paese lontano a fare una vita di cacca, i piccoli rituali ti salvano – gli irlandesi a New York che si trovavano a cantare le loro canzoni, o i terroni italici con la festa del Patrono.

Festa (italiana) di Sant’Antonio a Boston
E la signora Cisint ha dedicato la sua vita a far stare male la gente che fatica in fondo anche per lei. I bengalesi dopo lavoro hanno piacere di sedersi in piazza e chiacchierare con gli amici? La sindaca ha fatto togliere le panchine.
Le donne vogliono farsi un bagno a mare nei loro costumoni un po’ buffi? Ecco che la sindaca vieta di entrare in acqua vestite. Se ne stessero a casa, allora… solo che la signora Cisint ha pensato bene di far alzare la soglia di reddito minimo per avere una casa popolare, in modo da escludere gli immigrati.
I musulmani hanno due centri culturali, dove si permettono anche di pregare? Ecco che la Cisint vieta la stessa preghiera perché non sarebbe prevista nella destinazione d’uso.
Uscita da Monfalcone, i suoi orizzonti vessatori si allargano. A Mestre c’è un giardino pubblico, dove i “musulmani” (non è dato sapere di quale etnia) sono soliti pregare. Evidentemente non hanno i soldi per affitare un locale per farsi una moschea. E posso immaginarmi perché: Mestre fa parte del comune di Venezia, che come overtourism è messo peggio di Firenze.
A Firenze, l’intera industria degli Airbnb non si reggerebbe senza i peruviani che lavorando in nero corrono in bici a cambiare le lenzuola e buttare i rifiuti. Ma siccome gli appartamenti sono presi appunto da Airbnb, i peruviani non hanno dove dormire loro stessi.
Una mattina, i musulmani che vanno a pregare trovano l’angolo del giardino in cui di solito pregano occupato da due ragazze in bikini che dicono che vogliono prendere il sole. Come sia andata, non lo sapremo mai, ma pare che l’imam abbia chiesto loro di lasciare il posto il tempo di dire la preghiera.
Sono tredici anni che partecipo all’autogestione di un giardino pubblico, e conosco benissimo la situazione: arrivano i ragazzi della scuola media che vogliono fare la partita nel campetto, e si lamentano che è occupato dai bambini piccoli; arrivano quelli che ci vogliono fare yoga, e si lamentano perché gli arrivano le pallonate in testa; e se ci sono quelli che fanno pugilato, non ci possono stare anche quelli che fanno yoga. Sono cose che si negoziano.
Ma la notizia arriva alla Cisint che dall’alto del suo smartphone sull’aereo per Bruxelles dice la sua, sul fatto che in un angolino di un giardino, la “manodopera indispensabile al sistema economico e produttivo nazionale” faccia una cosa sua:
“Questo è quello che sta accadendo in tutta Europa e in Italia. La conquista, il governo e la sostituzione sono i loro obiettivi: un vero e proprio golpe contro lo Stato di diritto”
E’ affascinante la chiosa dell’articolo che ne parla, non si capisce se sia della giornalista o dell’eurodeputata:
“Permettere che le consuetudini religiose di una comunità arrivino a limitare le libertà individuali altrui significa abdicare al principio di legalità e alla difesa dei valori occidentali. In gioco c’è ben più di un parco pubblico.”
Questa è stata la tesi centrale del laicismo più odioso. Come quelli che vorrebbero vietare la processione in onore della Santa Patrona perché ostacola il traffico.
Qui potete aderire, ad esempio, alla campagna dell’UAAR – Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti – per vietare che il suono delle campane limiti la libertà di dormire del cittadino laico, solo perché lo richiedono le consuetudini religiose di una comunità. Ma non ci risulta che l’UAAR abbia ancora cercato di vietare agli scout cattolici di dire una preghiera nella loro sede, perché non previsto dalla destinazione d’uso (non ci risulta, ma non suggeriteglielo!).
Non a caso, un intervento della Cisint si intitola, “La minaccia di Allah“: che è il nome che anche i cristiani arabi usano per chiamare Dio.












































Comments
E comunque una buona notizia c'è: i monfalconesi hanno cambiato sindaco :)