Lo sciacallaggio geopolitico sul Venezuela devastato
di Davide Malacaria
È un messaggio da Capo di Stato, quello di Maduro, con tanto di firma che l'attesta: "presidente costituzionale della Repubblica bolivariana del Venezuela". Un messaggio nel quale esprime dolore per la sorte del suo popolo, lancia appelli all'unità, alla solidarietà e incoraggia ad affrontare l'ennesima prova con fede e fiducia nella ripresa. Messaggio autorizzato, evidentemente, da Trump…
Nel doppio sisma venezuelano non è tanto il numero dei morti che impressiona, sebbene sia già insopportabile, quanto quello dei dispersi: 50mila. Certo, parte di essi potrebbero semplicemente essersi persi nel caos successivo al disastro, ma la maggior parte giace sotto le macerie e col passar dei giorni saranno sempre meno quelli che ne potranno riemergere vivi. D’altronde, la duplicazione sismica incrementa i danni, una sorta di double-tap per usare una terminologia militare.
Fin qui la cronaca di un disastro naturale, ma il nostro sito è di geopolitica e non ci saremmo occupati di questa catastrofe – altri sono molto più bravi di noi in questo – se non ci fossero dettagli a margine di questo disastro da rilevare.
Anzitutto, c’è il messaggio di Nicolás Maduro dal carcere americano nel quale è ristretto mentre si dipana il processo farsa nel quale sarà ovviamente condannato (è stato rapito il 3 gennaio: 6 mesi di carcere “preventivo”). Un messaggio davvero imprevisto, che i suoi carcerieri hanno permesso, di certo dopo essersi interfacciati con l’amministrazione Trump (né poteva essere altrimenti).
È un messaggio da Capo di Stato, quello di Maduro, con tanto di firma che l’attesta: “presidente costituzionale della Repubblica bolivariana del Venezuela”. Un messaggio nel quale esprime dolore per la sorte del suo popolo, lancia appelli all’unità, alla solidarietà e incoraggia ad affrontare l’ennesima prova con fede e fiducia nella ripresa.
Chiaramente l’amministrazione Trump aveva tutto l’interesse a pubblicare l’appello, dal momento che il terremoto rischia di destabilizzare un sistema che vogliono stabile, ma resta interessante che abbia permesso all’illustre detenuto di firmarsi come presidente venezuelano (pur se vero che è ancora tale dal momento che Delcy Rodríguez è presidente ad interim).
C’è poi la spinta a trasformare la tragedia in opportunità di predazione. Appare chiaro, infatti, che l’esule María Corina Machado, che aveva tentato di diventare presidente del Venezuela tramite regime-change scontrandosi col niet di Trump, sta tentando in tutti i modi di sfruttare la catastrofe per riproporsi.
In realtà, come annota il New York Times, la signora non si è mai rassegnata a essere marginalizzata, tanto che l’amministrazione Trump ha dovuto più volte reiterare con certa irritazione il suo “no” al rimpatrio.
Ma ultimamente aveva rotto gli indugi. Infatti, poco prima della catastrofe, riferisce la Reuters, la “Machado aveva dichiarato che prevedeva di ritornare in Venezuela entro la fine dell’anno”. Il duplice sisma potrebbe favorire il rientro. La strega demoniaca, com’è stata definita da Maduro (e non solo) sembra aver lanciato un riuscito sortilegio.
Un rientro (eventuale) che sta preparando con appelli addolorati all’indirizzo del popolo venezuelano, che al tempo di Maduro voleva “liberare” a suon di bombe americane.
D’altronde, come promesso a destra e a manca, e soprattutto a destra, c’è da dar fondo a un tesoro che la sua madrepatria cela: 1.7 trilioni di dollari di cui avrebbero beneficiato le aziende americane grazie alle privatizzazioni selvagge che ha promesso di avviare se diventa presidente (Fortune).
La catastrofe venezuelana sembra, appunto favorirla, come spiega e spera un articolo del Wall Street Journal, media che preme per intronizzare la signora, nel quale si descrive come il popolo plauda entusiasta ai soccorritori americani e inveisca contro quelli del proprio Paese, anche se ci sarebbe un’indignazione strisciante, che potrebbe diventare un’onda di marea, contro Washington perché continua a sostenere Delcy Rodríguez.
Significativa la dichiarazione di un intervistato: “‘La gente non si rende conto che anche lei è sepolta sotto le macerie’, ha detto Martin Rodil, un attivista venezuelano che ha collaborato con le forze dell’ordine statunitensi per indagare sui funzionari venezuelani, riferendosi alla Rodríguez”. Chiaramente Rodil non è un quisling qualunque data l’attività pregressa.
Da notare che se, infine, la Machado riuscirà nell’intento, Israele potrà beneficiare di un altro presidente sudamericano decisamente “amico” dopo l’argentino Javier Mieli e il colombiano Abelardo de la Espriella (per citare solo i più importanti), dati gli intimi rapporti della signora col Likud.
Al di là del particolare, sembra che si stia ripetendo quanto avvennne nel più grande sisma recente, quello che nel febbraio 2023 ha devastato la Turchia (anche quello doppio sisma… e dire che tale evento tellurico è raro), con i media occidentali, che premevano da tempo per un regime change, i quali preconizzavano che la catastrofe avrebbe posto fine alla presidenza di Erdogan. Questi, infatti, avrebbe pagato l’inadeguata risposta alla catastrofe alle elezioni che si sarebbero tenute di lì a breve (andò diversamente).
Peraltro, quel duplice terremoto distrusse anche la vicina Siria, assestando un colpo forse ferale al presidente Assad – il cui governo cadde un anno dopo – anche perché l’arrivo di aiuti a Damasco fu impedito dalle sanzioni di Stati Uniti e Unione europea che, a parte una brevissima sospensione, non furono revocate (e dal bombardamento israeliano dell’aeroporto di Aleppo…).
Alla tragedia e allo sciacallaggio politico per il povero Venezuela si somma la penuria di fondi, che la fine del governo Maduro tramite rapimento non solo non ha risolto, ma ha anzi aggravato.
Infatti, oltre ai problemi cronici causati da politiche errate e soprattutto da decenni di sanzioni, che avrebbero prostrato qualsiasi Paese, i venezuelani non possono più godere dei proventi del petrolio, dirottati in America che elargisce a Caracas, del caso, parte del ricavato, riservandosi anche il diritto di decidere come lo debba spendere.
C’è poi il furto della Bank of England, che ha nelle sue riserve 4.8 miliardi di dollari in oro del Venezuela, beni congelati per costringere Maduro a cedere alle ragioni della democrazia. Londra non ha riconosciuto l’attuale dirigenza, quindi tutto è rimasto come prima. I morti possono continuare a marcire sotto le macerie e i sopravvissuti a sopravvivere tra le macerie. È la democrazia, bellezza.













































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