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Marxisti e populisti, lineamenti strategici d’una futura e necessaria alleanza

di Riccardo Paccosi

kandinsky7Due piccole iniziative, fra marxisti e populisti

Oggi, domenica 30 settembre, a Montalto in provincia di Viterbo, si svolgerà un dibattito sul futuro del continente europeo fra il presidente del Fronte Sovranista Italiano Stefano D’Andrea e il leader di Patria e Costituzione Stefano Fassina.

Venerdì 12 ottobre, a Bologna presso il CostArena, si svolgerà un evento politico-culturale – al quale mi onorerò di dare il mio apporto in qualità di teatrante, ovvero col varietà Dugongo Show – promosso di nuovo dal Fronte Sovranista Italiano e da Rinascita!, la formazione marxista-sovranista creata da Carlo Formenti, Ugo Boghetta e Mimmo Porcaro.

Perché metto assieme e segnalo come d’interesse queste due iniziative?

Perché ritengo che esse, ancorché non in grado al momento di ottenere numeri di massa, stiano materializzando quella che è la strategia politica corretta, la linea da seguire, per tutti coloro che si propongono il superamento del neoliberismo e che, altresì, considerano la globalizzazione e l’eurofederalismo come delle strategie giuridico-normative di quest’ultimo.

 

Il Movimento 5 Stelle come fenomeno sociale storicamente compreso

Chi come me proviene da un percorso di pratica ed elaborazione marxista, non può attardarsi a vagheggiare, per il prossimo futuro, un futuro movimento di massa nominalmente “comunista” o “di sinistra”. Deve, piuttosto, assumere l’intera vicenda del Movimento 5 Stelle come fenomeno storicamente compreso. Sospendendo il giudizio politico sull’organizzazione effettivamente creata dalla Casaleggio Associati, infatti, rimane da analizzare la base elettorale grillina, ovvero un evento sociale e moltitudinario d’importanza cruciale, un fenomeno storico che ha visto la coalizione politico-elettorale di tutto ciò che potrebbe essere definito forza “operaia” in questo XXI secolo: lavoratori precari, partite Iva e freelance, studenti, disoccupati, nonché operai veri e propri.

Il dato da assumere come storicamente compreso, dunque, consta del fatto che non è possibile realizzare, oggi, una coalizione di massa dei lavoratori o un processo di ricomposizione di classe, mantenendo la pretesa che tutto s’incanali entro la qualificazione identitaria di “sinistra”.

Occorre, dunque, abbandonare la diade destra-sinistra e, al suo posto, collocare al centro dell’analisi le determinazioni reali e materiali del conflitto classe-capitale. E questo significa, oggi, muoversi entro lo spazio sociale del cosiddetto populismo. Uno spazio di cui il M5S costituisce solo l’epifenomeno e che, peraltro, è oggi espressione di nuovo attivismo politico. Uno spazio altresì eterogeneo, sovente contraddittorio, sovente latore di enunciati dell’ideologia dominante ma – al netto di tutto questo e al contempo – esprimente istanze collettive e inerenti a quelle forme di protezione sociale che il neoliberismo da trent’anni è impegnato a distruggere: in breve, istanze di classe.

 

La necessità, per i marxisti, di allearsi con le componenti
socialiste della costellazione populista

Se dal punto di vista della composizione risulta tutto sommato semplice cogliere le ragioni della necessità d’intervenire nello spazio populista, più complicata diventa la scelta delle organizzazioni e dei collettivi con cui rapportarsi.

Nel caso del M5S, un ambito di discussione è al momento precluso non tanto per problemi di linea politica, quanto di filosofia: con un movimento che teorizza una politica deprivata di qualsivoglia analisi teorica e un mondo non necessitante d’interpretazioni sistemiche ma soltanto di soluzioni tecnico-pragmatiche, risulta difficile discutere tanto di storia quanto di futuro.

Il FSI-Fronte Sovranista Italiano, invece, esprime su scala ridotta una composizione molto simile al M5S (persone con formazione più o meno di sinistra, persone con formazione più o meno di destra, giovani attivisti “nativi” dell’ambito populista), ma si propone di fornire a questa movenza sociale una visione del mondo strutturata nonché strumenti di analisi sistemica. In breve, potremmo dire che sul versante strettamente sociologico il FSI si propone di creare “un M5S dotato di intelligenza”.

Nello specifico, a differenza di altre formazioni sovraniste, il FSI enuncia un’alternativa in senso socialista – ovvero in senso di piena riedificazione del welfare state – al modello economico neoliberista.

Inoltre, va ricordato che siamo in una fase storica pervasa da rossobrunismi, quarte vie e finanche nostalgismi filo-sovietici che pongono, erroneamente, una presunta consustanzialità fra neoliberismo e democrazia e, pertanto, giungono a contestare integralmente quest’ultima (sovente mi capita di controbattere a queste tesi: se davvero la consustanzialità fra democrazia e liberismo sussiste, perché mai i liberisti oggi sono tanto impegnati nella demolizione dei principio di sovranità popolare e, ultimamente, addirittura discutono del superamento del suffragio universale?). Il FSI, ebbene, si pone invece e inequivocabilmente a difesa della democrazia costituzionale e dell’impianto parlamentarista della Repubblica.

Dunque, dal punto di vista dei marxisti critici della globalizzazione, è prioritario tessere dialogo e collaborazione con quelle forze della costellazione populista che portano avanti una critica radicale al neoliberismo e che pongono altresì una prospettiva di tipo socialista e democratico: ho in questa sede argomentato in merito al FSI perché vi sono iscritto da tempo e perché esso è coinvolto nelle iniziative citate all’inizio, ma il ragionamento può e deve, per il prossimo futuro, estendersi ad altre formazioni.

 

La necessità, per i populisti, di allearsi con le componenti
sovraniste dell’area marxista

Se da una parte i marxisti hanno oggi l’obbligo di mescolarsi al campo populista, dall’altra il populismo necessita parimenti e per varie ragioni dell’apporto marxista.

Una di suddette ragioni risiede nel poter disporre, all’interno della costellazione populista, d’un portato maggiormente solido d’analisi teorica, ovvero di quello ch’è il retaggio di centocinquant’anni di produzione teorica e, soprattutto, di metodologia dell’analisi sociale. Un patrimonio storico di produzione teorica e metodologia d’analisi, oggi, risulta indispensabile ai fini dell’affinamento di qualsiasi  strategia politica che si proponga di modificare la realtà in termini sistemici e strutturali.

Questo, dal punto di vista delle formazioni populiste autenticamente anti-liberiste, significa necessità di rapportarsi a quelle formazioni marxiste che hanno assunto come storicamente compreso il populismo, che l’hanno analizzato nella sua valenza di processo di coalizione di classe (ancorché contraddittorio) e che, di conseguenza, hanno deciso di tagliare i ponti col resto della sinistra: ovvero sia con l’area riformista convertitasi pedissequamente al liberismo-globalismo, sia con l’area movimentista e “libertaria” di centri sociali e dintorni (rispetto a quest’ultima, va una volta per tutte preso atto del fatto ch’essa, senza possedere ormai più nulla a livello di retaggio del movimento comunista del secolo scorso, esprime oggi nulla più che un sincretismo fra liberalismo militante stile Partito Radicale anni ’70 e volontarismo cattolico-sociale).

 

Contro l’internazionale liberal e contro l’internazionale di Steve
Bannon, una nuova internazionale socialista e sovranista

Infine, l’aspetto internazionale.

Nell’area populista-sovranista, affiora non di rado la tendenza a non saper distinguere fra internazionalismo e globalismo: tendenza curiosamente speculare a quella dei liberali che, nelle loro testate giornalistiche, da alcuni anni stanno cercando d’imporre un’assurda sinonimia fra sovranismo e nazionalismo.

In un caso come nell’altro, però, non si tratta di dispute teoriche bensì di mere sciocchezze: la pura e semplice verità storica – appurabile da chiunque tramite tutta la documentazione storiografica esistente – è che l’internazionalismo ha posto, per circa un secolo, la sovranità nazionale come propria rivendicazione prioritaria e come proprio dispositivo d’attuazione. La rivendicazione della sovranità nazionale ricorre nei testi di Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti, Mao Tse-Tung, Ho Chi-Minh, Ernesto Guevara, fino ad arrivare al Subcomandante Marcos negli anni ’90. In tutti i testi dell’internazionalismo comunista, insomma, la visione del mondo che viene esposta pone da una parte l’imperialismo, dall’altra la sovranità nazionale che a esso si contrappone.

Questo è il retaggio storico inoppugnabilmente documentato e, quindi, la discussione non ha motivo di procedere. Possiamo, tutt’al più, assumere i succitati tentativi di sinonimia attuandone il seguente rovesciamento: a) la visione tecno-latra e guerrafondaia del nazionalismo, si è oggi transustanziata nel globalismo; b) la visione umanistica e solidale dell’internazionalismo, si è oggi transustanziata nel sovranismo. Tutto il resto è retorica, che riesce a propagarsi soltanto grazie all’oblìo generalizzato della memoria storica.

Chiarita una disputa teorica che non sarebbe nemmeno degna d’essere definita tale, veniamo al punto di come un’eventuale coalizione marxista-populista risponda correttamente alle necessità della fase anche sul versante internazionale.

In questo momento, gli stati occidentali sono spaccati al loro interno fra liberal-progressisti e populisti-sovranisti. Questo implica una frattura anche sul versante della politica estera: il neoliberismo progressista è latore della vecchia visione del mondo unipolare, a trazione anglo-americana, emersa trent’anni fa dopo il crollo del blocco sovietico; con differenti accenti e gradazioni, l’internazionale populista si riconosce invece nell’affluente ordine multipolare – e sul conseguente processo di ri-nazionalizzazione e di protezionismo – su cui si stanno strutturando le relazioni internazionali.

Con gli stati occidentali spaccati al loro interno su posizioni di politica estera completamente antitetiche, risulta quindi inevitabile il formarsi di alleanze transnazionali tra forze politiche.

L’internazionale liberal è, al momento, in grave crisi di legittimazione nonché di leadership: la sua continuità e coesione, infatti, sono garantite da figure non direttamente politiche come George Soros e da capi di  stato profondamente indeboliti come Emmanuel Macron.

L’internazionale che risulta per ora antagonista ai liberal, invece, è stata più volte annunciata come tale dal “teorico” della Presidenza Trump Steve Bannon. Ma anch’essa, quantunque emergente, ha basi più deboli di quanto non sembri: in primo luogo, è debole per il fatto di reggersi sul ruolo-guida di un Donald Trump che, un domani, potrebbe ritrovarsi defenestrato dalla posizione che ricopre; in secondo luogo, è debole perché le istanze destro-conservatrici che questa costellazione porta avanti, non tengono conto del fatto che alcune trasformazioni avvenute sul terreno delle libertà di costume o nell’ambito della sessualità, se da una parte sono state utilizzate strumentalmente in chiave anti-operaia dal neoliberismo, dall’altra sono altresì trasformazioni di ordine antropico che vanno, anch’esse, storicamente comprese. Il  ritorno al “buon tempo antico”, a una società tradizionale, a uno stato confessionale e così via, insomma, sono istanze che potrebbero ottenere egemonia al massimo per una singola stagione politica: passata la quale, tutte quelle trasformazioni che hanno investito gli esseri umani come specie, tornerebbero a far sentire il proprio peso.

Dunque, occorre un’internazionale alternativa tanto ai liberal quanto alla compagine destrorsa di Bannon e compagnia. Il tentativo di alleanza transnazionale fra il leader di France Insoumise Jean-Luc Mélenchon e la portavoce del movimento tedesco Aufstehen Sarah Wagenknecht, mi pare vada esattamente in questo senso: un’internazionale che ponga al centro i diritti sociali e del lavoro, che enunci il superamento dell’Unione Europea non già seguendo la suggestione imperialista dello stato unico bensì in termini di confederazione o area di scambio fra stati sovrani e costituzionali e che rompa, infine, qualunque ipotesi di alleanza con le formazioni storiche della sinistra ex-socialista convertitesi al liberismo-globalismo.

Che il progetto di Melenchon e Wagenknecht vada bene o tradisca i suoi presupposti, in ogni caso la necessità di un’internazionale alternativa sia a Bannon che ai liberal permane in tutta la sua storica urgenza.

Ridiscendendo, dai massimi sistemi, a quelli che sono i tentativi di attuazione di quest’analisi entro le proprie limitate possibilità, rinnovo dunque l’invito a presenziare ai due eventi succitati.

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Comments   

#8 Paolo Selmi 2018-10-14 23:00
Caro Riccardo,
Anna e Gianni hanno fatto due osservazioni (che semplifico per brevità e per questo ti prego di perdonarmi):
- l'articolo era rosso-bruno
- sinistra in rete pubblica articoli rosso-bruni.
Io, perdonami, l'articolo non l'ho letto. Tre articoli al giorno, complessi, ricchi di spunti e analisi, sono troppo per uno come me che, quando non lavora per vivere e non adempie ai suoi doveri familiari, nel poco tempo concessogli al giorno si è messo anche in mente di tradurre un libro dal russo e studiarci sopra.Ne scelgo di solito uno al giorno e su quello cerco di imparare e ragionarci sopra.
Tuttavia, mi ha trovato in disaccordo il commento (lo confesso, mi aveva incuriosito quel "2 commenti" e ci ho cliccato sopra) e mi sono sentito di intervenire su quello che al momento potevo dire, che ti assicuro non è "masturbazione mentale sul perché" ma una questione di metodo dove l'editore del sito, sia pur per conoscenza puramente epistolare, mi è sembrato tutt'altro che incline a favorire una visione piuttosto che un'altra di cosa si intende oggi "essere di sinistra". Io, parlo quindi personalmente, non ho cercato un confronto sui temi che hai esposto, semplicemente perché non ti ho letto.
Altre 905 persone, vedo dal contatore, hanno letto il tuo lavoro, che è infatti fra i più diffusi. Non sono intervenuti, penso che siano d'accordo con te, almeno nella stragrande maggioranza. Non penso quindi che tu possa sentirti "depresso" solo perché due commentatori non sono d'accordo con te.
Premesso questo, ti posso poi assicurare di una cosa: che non valuto quello che uno afferma dal suo "grado di compagnità", se mi puoi passare il termine. Non è nelle mie corde. Quindi se un domani mi troverò in disaccordo con te, non sarà perché sei cugino di Romano Prodi, eri in classe con D'Alema, o hai scritto un libro con Bertinotti. Così come non mi troverò in accordo con te perché hai occupato l'ILVA, o hai stretto la mano al Che, o hai ancora un poster autografato in casa di Gilles Villeneuve (anche se tutti e tre i casi costituiranno titolo di merito!).
Detto questo, non penso di avere qualcosa di cui vergognarmi e ti auguro una
Buona settimana!
Ciao!
Paolo
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#7 Riccardo Paccosi 2018-10-14 21:36
Sei commenti che non entrano, neanche di striscio, nel merito dei contenuti espressi dal mio articolo ma che invece inscenano un'interminabile masturbazione mentale sul perché e sul percome Sinistrainrete pubblichi tanti articoli "rossobruni".
Vorrei dire che dovreste vergognarvi, ma so che non arrivereste a capire il perché. Si può essere in totale disaccordo col mio scritto, ma definirlo "rossobruno" dopo che il testo afferma cose chiare e inequivocabili sulla destra, è veramente penoso e anche un po' da infami.
Questo è un testo che fa riferimenti precisi a livello storico e che parla di composizione e di istanze di classe.
Siete liberi di non essere d'accordo, ma definirlo "rossobruno" - e "rossobruno", vi ricordo, è termine nato negli anni '70 per definire le aree della destra sociale che auspicavano un sincretismo fra marxismo e fascismo - denota solo disonestà intellettuale e approssimazione storica. Potrei intrattenervi sulle decine e decine di volte che contro i neofascisti ho combattuto fisicamente in piazza ma, siccome ho la precisa impressione che il mio articolo neppure l'ho abbiate letto per intero, non mi spreco in tale sforzo.
Dico solo che quest'assenza di confronto nel merito dei temi proposti è triste e deprimente.
Riccardo Paccosi
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#6 Paolo Selmi 2018-10-03 21:59
Cara Anna,
sei stata chiarissima.Siamo tornati (se mai lo avevamo lasciato) al 天下大乱, al "grande disordine sotto il cielo", come dicevano gli antichi cinesi... D'altro canto, "dai diamanti non nasce niente", sembrava loro replicare due millenni e mezzo più tardi un cantautore genovese. In questo contesto, uno spazio come questo che ospita le voci più disparate, che le pone a confronto, anzi, che obbliga a uscire ciascuno dalla propria parrocchia e a confrontarsi, che non censura se non "l'insulto o l'accusa immotivata", è - credimi - merce rara. E spesso un buon commento riesce a controbilanciare tesi di senso opposto al punto che, il lettore che viene dopo (e che è portato a leggere i commenti, proprio per un istinto dialogico che è connaturato al nostro 'essere sociale) utilizza entrambi per formare la propria opinione. In questo, peraltro, sei molto efficace. Ed è una dote non da poco.
Un caro saluto
Paolo
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#5 Anna 2018-10-03 16:19
Caro Paolo Selmi , forse hai ragione tu , e ti assicuro che non era mia intenzione puntare l'indice contro qualcuno . Avevo scoperto Sinistrainrete 3 o 4 anni fa e allora non mi erano nemmeno lontanamente venuta i dubbi che ho espresso nel commento precedente . Solo da poco ho ripreso a leggere , tempo permettendo , sinistrainrete . E il fatto è banalmente questo : nel frattempo avrò letto una decina di articoli proposti da sinistrainrete e , forse sarà stato un caso che impropriamente ho generalizzato alla linea editoriale del sito , ma di questi almeno la metà non hanno per nulla contenuti di sinistra ( e ripeto che la mia idea di sinistra è inclusiva e non settaria , ma ci sono delle basi , chiamiamole l' A B C ) . Hanno invece una lampante impostazione che , in mancanza di altri termini , definirei rossobruna . O destra sociale . Anche qui la definizione è elastica , ma il senso è chiaro . Forse sono stata sfortunata e quelli erano gli unici articoli "rossobruni" . Ciao
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#4 Paolo Selmi 2018-10-03 09:18
un brevissimo PS.
Un tale con un cognome onomatopeico (in italiano... è così l'ho presentato a mia figlia in occasione di un passaggio televisivo, "pensa che lui di cognome fa il verso del gatto, come è grande il mondo!" e non ci credeva e mi guardava strano) a poco più di 5 anni dal suo insediamento al potere decise, sentito il proprio predellino in pericolo, di adottare quello stratagemma che in Cina si chiama "battere l'erba per spaventare il serpente (打草惊蛇)": in altre parole, si finse "democratico" per prendere nomi e cognomi degli oppositori, usciti ingenuamente allo scoperto (errore che non avrebbero mai più ripetuto, almeno così ingenuamente) e poi eliminarli. Partì così la campagna "Che cento fiori sboccino, che cento scuole competano fra loro" (百花齐放 百家争鸣). Il riferimento storico-culturale alle Cento scuole, periodo in cui legisti, confuciani, taoisti, liberi battitori si confrontavano fra loro, era evidente, l'occasione era allettante, ci cascarono tutti quelli che ci dovevano cascare.
Ora, premesso che qui non c'è nessuno che prende nomi e cognomi tranne i soliti che anzi colgo l'occasione per salutare e rinnovare i miei omaggi, mi sembra che l'idea di stimolare un po' di fermento, di tentare di smuovere un po' le acque, di risvegliare qualche cellula dormiente, non perché in attesa della parola d'ordine, ma proprio perché dormiente dormiente, assuefatta da Mannoni (povero... no, ritratto, da Bruno Vespa!) non sia poi così malaccio.
Un abbraccio e una buona giornata!
Paolo
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#3 Paolo Selmi 2018-10-03 08:20
Cara Anna,
concordo su tutto, eccetto sulla valutazione di questo sito. A mio modesto parere, rappresenta in Italia l'unico spazio dove chi si dice di sinistra possa pubblicare, commentare (senza paura di innescare la classica, testosteronica, gara di rutti che si trova su altri siti), e fruire di articoli e lavori comunque espressione di questo variegato, estremamente variegato, pensiero. Se dopodomani un gesuita ibernato nel Sessantotto dai suoi generali riuscisse a scongelarsi e uscisse con un lavoro su marxismo e teologia della liberazione, Tonino penso che lo pubblicherebbe senza problemi. E avremmo completato il quadro. Il fatto che il rossobrunismo raccolga diversi articoli, è a mio avviso il risultato della frequenza con cui gli autori pubblicano. Io, personalmente, ho scritto 150 pagine in cui vado giù pesante con l'attuale capitalismo di rapina operato da paesi tradizionalmente capitalistici e da paesi che invece si definiscono socialistici: 11 puntate contro uno scritto pro-Cina in 2 puntate e un articolo recente dove si parla nel titolo di UE e nel contenuto si parte con i soliti proclami pro-Cina. Uno dovrebbe dedurre che il sito sia in mano a chi la pensa come me. In realtà, chi parla "de-relato" quando ha finito di riportare il comunicato stampa di Xi e compari, ha finito gli argomenti. Io invece avrei potuto approfondire ulteriormente e scrivere altre 150 pagine, e invece ho deciso di buttarmi sulla pianificazione in URSS, altro argomento che è totalmente fuori moda, che critica sul piano dell'economia politica gli stessi rosso-bruni e i vari capitalisti mascherati, ma che qui ha trovato un luogo di pubblicazione. Forse, ripeto, l'unico. Mi sbaglierò, Anna, ma forse è solamente questo.
Un abbraccio!
Paolo
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#2 gianni 2018-10-02 21:57
concordo con Anna
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#1 Anna 2018-10-02 18:17
Giusto criticare il PD ecc. , quindi salto tutte le premesse ovvie . E lasciando anche perdere tutte le sgrammaticature concettuali e i non sensi proprio dal punto di vista della filosofia politica , arrivo al dunque :

Non pretendo l'unidirezionalità del pensiero , la mia idea di sinistra è inclusiva e non settaria ecc. Ma con questi inviti ad abbandonare le distinzioni destra-sinistra in nome del sovranismo e con queste continue pubblicazioni di articoli che strizzano l'occhio alle idee cosiddette rossobrune , mi domando come mai questo sito si chiami sinistrainrete .
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