
Disputa operaia esplosiva
di Karlo Raveli
Per rivolgersi alle origini realmente determinanti di fenomeni spaventosi come guerre, genocidi, degenerazioni climatiche, ambientali, ecologiche o elettromagnetiche, e la stessa ormai sempre più emergente crisi di riproduzione della specie – caso italiano in testa..? – risulta ormai indispensabile reimpostare concetti come ‘cambiamenti istituzionali’ e persino ‘rivoluzioni’ e così via. A cominciare dal sorpasso del vecchio anticapitalismo di ‘lotta di classe dei lavoratori’ così come da ingannevoli contesti e concetti di ‘popolo’ o ‘nazione’ di stampo statocentrista e colonialista.
Oramai approcci globali di sigillo tecnofeudale oltre che costantemente patriarcale.
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1.
Un salutare detonatore, apparso ultimamente nello Scaffale di Roberto Ciccarelli sul Manifesto del 17.3.2026 con l’articolo “Se l’inconscio va controcorrente e diventa uno dei mezzi di produzione della realtà”. Dove riflette sulla rigenerazione di concetti come lavoro, classe, proletariato e così via. Punzecchiando per esempio così: “la classe è unità degli interessi degli sfruttati e comunità nel desiderio”.
Però noi qui picchiamo ben più a fondo!
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2.
Con una miscela esplosiva scoperta recentemente e orientata verso l’indispensabile svolta epocale: accessibile in vari brani deflagranti di una ‘bozza operaia’ cartacea, fuori rete, segnalata qualche tempo fa’ proprio qui in Sinistrainrete da un articolo “sui qualia” (a).
Un abbozzo di dibattito che si rivela per esempio in circolazione tra femministe torinesi – a quanto pare soprattutto di NUDM – che converrebbe recuperare e accomunare in maniera intersezionale tra il più possibile di movimenti sociali radicali. Inclusi logicamente i nostri migranti, visto poi che si occupa parecchio di colonialismo.
Un testo operativo collettivo che sorprende appunto per una potenziale quanto enorme carica dirompente.
Oggigiorno necessaria all’ormai indispensabile ‘transizione epocale’ che a sempre più disalienati e sveleniti esseri umani sociali appare in avvincente crescendo.
Parliamo soprattutto di una mistura scaturita specialmente da chiavi originali e sostanziali di un radicale approccio operaio. Proprio inusuale quanto esplosiva, e in modalità realmente più intense degli stessi paradigmi marxisti tradizionali… inclusi i più recenti d’innovatori ‘operaio massa’ e ‘operaio sociale’ dell’operaismo italiano.
Tanto per cominciare, per subito capirci meglio: con un confronto radicalmente anti-patriarcale, cioè precisamente più a fondo dell’attuale patologia sistemica più grave del patriarcato: il virile produttivismo e lavorismo capitalista.
Proprio a partire da una rigenerata e più determinante nozione o concetto di OPERAIO relativamente alle umane qualità, valori e caratteristiche operative naturali e originarie della nostra specie. Cioè avviandosi innanzitutto dalla sublime realtà dell’operare per la riproduzione, la cura e il sostegno comune in naturali collettività solidarie, prima che nell’ambito del lavorare e produrre tra fabbriche, organismi vari, elaborazioni, smercio e mercati, recinzioni, appropriazioni ed altri valori o pregi di proprietà privata (b) e così via… oggi ormai oltretutto con crescenti e inquietanti processi di robotizzazione.
Possiamo anche tentare di dirlo con scarne parole: alquanto discorde rispetto all’attuale dominante, rettilinea e banale sinonimicità di ‘operaio’ e ‘lavoratore’, come vedremo.
Riprendendo così per esempio le ‘dirompenti ricadute’ epistemiche di sagaci intuizioni di Alfred Sohn-Rethel che scopriamo - qui già accennando alle contraddizioni di virile concezione dominante di VALORE, dei valori, che poi abbozzeremo meglio - quando interpreta il capitalismo “come l’assunzione integrale del principio di ‘scambio’ e come la sua estensione a ogni ambito della vita” (c).
Certo Sohn-Rethel, come si evidenzia nel molto vivace articolo di Rolando Vitali segnalato nella nota, non aveva ancora raggiunto le attuali avanzate e profonde chiavi primeggiate dalla bozza accennata, dove si discerne con più risolutezza la diversità dei concetti dell’OPERARE e del LAVORARE. Superando – partendo per cominciare dalle fondamentali questioni della cura! - la dominante e determinante sinonimicità di operaio e lavoratore.
Come molte se non tutte le conseguenti trappole linguistiche prevalenti ‘da secoli’ e più nello sviluppo epistemologico delle scienze sociali… comprese purtroppo quelle ‘di sinistra’...
Ma la strada s’era già un po’ aperta, magnifico Alfred!
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Tentiamo allora di scoperchiare un po’ meglio sto svolgimento operaio riallacciamoci al recente detonatore indicato all’inizio, appunto nel Manifesto del 17 marzo scorso. Lì dove Ciccarelli richiama e si concentra su uno scritto di Andrea Muni “Noi” non è un mezzo. Lotta di classe e godimento”. Che ragiona a sua volta a proposito dell’approccio materialista di Deleuze e Guattari del ‘L’antiEdipo’ sull’assunzione e riproduzione di significati o significanti linguistici condizionanti e prodotti nell’universo del lavoro attuale.
In questo patriarcale capitalismo imperante.
Ma allora aggiungiamo: un universo alienato, mercificato, quantificato ed ora sempre più algebrizzato e robotizzato, come del resto già parzialmente evidenziato tempo fa’ in Sinistrainrete (d). O più di recente nell’articolo di Giorgio Fazio “Democrazia in crisi? Ripartire dal lavoro” del Manifesto 1.4.2026. Citando la “governance (attuale del lavoro) basata sui numeri” di Alain Supiot.
Avvicinandosi persino in certo modo alla contundente radicalità del concetto e paradigma - episteme? - OPERAIO della bozza torinese (?) che stiamo menzionando.
Potremmo tra l’altro a questo punto anche dire: forse più umanamente rigeneratrice che solo socialmente esplosiva...
Eppoi, sempre sui temi fondamentali del valore in generale, oltre che dei valori del lavoro, proprio riagganciamoci a ciò che già proponeva più a fondo lo straordinario André GORZ in ‘Metamorfosi del lavoro. Critica della ragione economica’. Con uno degli esami probabilmente più profondi e sviluppati del lavoro capitalista – sempre collegato o centrato sul marxismo! - ma rimarchiamolo: senza toccare in modo così radicale come risulta nella bozza le contraddizioni in termini di valori di riferimento o di base – non ‘patriarcali’ – appunto a proposito delle discordanze ontologiche del LAVORARE e OPERARE!
Almeno tanto quanto si propone con più innovatrici energie - soprattutto: naturalmente e comunitariamente rigeneratrici - nella reperita versione torinese della bozza.
Tant’è che possiamo riportarci allora al modo in cui lo stesso detonante Ciccarelli proclami apertamente come la stessa concezione tradizionale di ‘classe’ non si produce in NATURA ma soprattutto nella sostanza, almeno finora, come sviluppo della critica all’economia politica.
Poi persino richiamandoci più avanti alla stessa essenza o concetto di proletariato!
E non per caso… vista appunto la profonda o sintomatica scintilla di Gorz di qualche decennio fa’!
Certo in senso assai contraddittorio se non contrastante rispetto all’impressionante “Le parole e le cose” di Michel Foucault. Vedasi per esempio il sottotitolo ‘5. La formazione del valore’ nel punto VI della Parte Prima; nella versione italiana di questo suo massiccio testo (Rizzoli). Dove leggiamo per esempio: “Valere, per il pensiero classico, è anzitutto valere qualche cosa, essere sostituibile a tale cosa in un processo di scambio” tra tutto un imponente discorso più o meno su questa linea.
All’opposto, diciamolo così per ora, di come risuona o si sviluppa in certo modo più a fondo nella BO con un deflagrante ragionamento proletario generale sulla base di un limpido ed eversivo concetto di OPERAIO. Ben oltre i valori di scambio dell’economia ‘politica’ e del classico lavorismo ‘di sinistra’. Trattiamo quindi del significato di operaio ben diverso, più sviluppato e universale o polifunzionale di quello sbrigativo e sistemicamente integrato di lavoratore. Con tutte le sue alienazioni. Poiché esteso alle sconfinate realtà e possibilità esistenziali naturali o artificiali dell’operare. Umanamente e socialmente, possiam qui proprio dire…
E allora, per riprendere conseguentemente il filo: se non soprattutto come operatività nelle mansioni fondamentali, tangibili e generali di esistenza, riproduzione e cura della specie!
Quindi come significato – ben oltre lo stesso patriarcato! (per non parlare di capitalismo…) - tendente a comprendere tutte le umane operosità e azioni congenite dello sviluppo collettivo intrinseco, comunitario, sano, creativo e naturale.
Quindi, per cominciare: partendo dalle femminili, e diciamo pure MATRILINEARI ma rimosse nella stessa consapevolezza patrilineare culturale, linguistica e così via: quelle della riproduzione, cura e tutto il dispiegarsi in altre assistenze progeniche. E poi in tutte le realtà di infiniti universi operativi umani. Più o meno solidali. Come per esempio la creatività artistica, la ricerca scientifica e così via...
Perciò assumendone appunto le molte solerzie attive di prolificazione, fratellanza, sostegno, salute, desideri, godimenti… come sprigionano le lezioni della magnifica saggia sciamana Lorena Cabnal, femminista comunitaria di uno dei più di 500 popoli tutt’ora più o meno colonizzati dell’Abia Iala (in lingua coloniale “america latina” o “sudamerica”...). Popoli che tra l’altro si stan ‘svegliando’ sempre più. Soprattutto offrendo specialmente a questo punto a tutta la specie ‘sapiens’ approcci concreti di un rigenerato futuro. Molto più decente delle degradazioni accennate nell’introduzione, a proposito delle ‘nostre’ società ‘sviluppate...’.
Futuro finalmente comunitario e ben più attinente alle naturali caratteristiche collettive umane.
Anche la bozza segnala del resto i suoi ‘sentipensare’ e ‘accorpare’ sociali ben più sani e comunitari del presente ‘normale’ pensare ‘civilizzato’. Scintille da effondere sul pianeta. Il più possibile tra le molte migliaia di tuttavia vitali etno-ontologie esistenti...
Parliamo tra l’altro di un testo collettivo che proprio affronta il risplendente argomento della GINEOLOGIA curda in modo molto più approfondito e solidario che tanti altri di “sinistra”. Segnalando cioè l’attuale impeto sociale probabilmente più dinamico e potente – in corso da tempo, a partire dal Curdistan – per un fattibile e forse già prevedibile avvio globale verso quella transizione o mutamento planetario “no kings” indispensabile per tutti.
Che sembra si stia ormai accendendo!
Quindi opereremo e vedremo. Visto che per l'appunto, segnalando un altro bell’esempio, pure gli stupendi zapatisti ‘messicani’ scrutano e si connettono da vari anni con l’evoluzione genealogica ‘Jin, Jiyan, Azadi’ del confederalismo democratico curdo. E trattiamo di un processo già fin d’ora in crescita anti-coloniale reale, di fondo. Contro gli stato-centrismi, tanto per cominciare. Non solo come di fronte attualmente al scellerato e assurdo campione israeliano. Anche appunto a partire da sempre più comunità, paesi e popoli originari dell’Abia Iala, finalmente ormai sempre meno latina. Tutto un continente da dove ci offrono a noi ‘sviluppati’ buoni esempi anche in molti altri campi…
Certo, ecco allora questa sana potenza d’un ordigno per vertenze davvero operative per poter sviluppare nuove formidabili quanto attive deliberazioni rivoluzionarie, oltre che nel fondo – o soprattutto - rigeneratrici umane. E molto di tutto ciò proprio a partire da ben altri VALORI referenziali di quelli ormai purtroppo già installati da millenni nei cosiddetti ‘popoli sviluppati’. Prima di tutto i patriarcali oggigiorno dominanti e corrispondenti a sensi e significati “normali” (normalizzati!) attuali, scolastici e ordinari dei virili linguaggi odierni.
Di essenza di quantità prima che di qualità!
O di Avere sopra l’Essere, A/E, come si ribadisce di frequente nella BO.
Riprendendo tra l’altro il nostro accenno a ‘Le parole e le cose’ di Michel Foucauld richiamato pochi paragrafi fa’, però in un senso assai più radicale e sviluppato, o sviscerato, a proposito dei linguaggi, del ‘parlare’ – sui suoi concetti di ‘teoria del verbo’ e ‘quadrilatero del linguaggio” e così via – in terminologie ed espressioni assieme a tutto il resto del ‘parlare normale’ in codici consueti, convenzionali. Oltre che per mezzo di dominanti e “ufficiali” idiomi coloniali, se non imperiali.
Comunque, come rivedremo ancora, ben formattati da robusti concetti quantitativi, produttivistici, economici, ecc. di maschi poteri e VALORI!
Poi oltretutto sempre più algebrici o algebricizzati… assieme alle relative, crescenti e più o meno infettanti recinzioni e itinerari IA (e), QR, eccetera che vorrebbero soppiantare molti naturali contesti, vibrazioni, sensazioni ed esperienze umane genuine, autentiche, empatiche. O ancor più: sane e sinceramente o schiettamente simpatiche...
* * * *
3.
Allora: coraggio!
E riprendendo pertanto siffatto vitale e auspichiamo rigoglioso filo recensore operaista.
A cominciare dall’essenziale riannodandoci più criticamente alla questione storico-antropologica del patriarcato. Con i più possibili e intensi atteggiamenti critici di sensibilizzazione ispirati o esortati dalle fondamentali quanto ormai oggi risorgenti alternative – la gineologia curda già richiamata come esempio – in generale originariamente diverse tra loro per etiche naturali, salutari e congenite di moltissimi popoli, culture, comunità e movimenti.
Tra l’assortimento contemporaneo, questa sì una quantità molto valida, di ormai quasi 9 miliardi di esseri umani viventi. Con tutta la nostra immensa ricchezza molteplice etno-ontologica. Specie animale ancora troppo spesso arrogantemente sapiente A/E, ma comunque non infettando ancora del tutto le molte migliaia di ben dissimili culture.
Nei rispettivi e ben svariati ecosistemi.
Quindi, tanto per perseverare, riannodandoci a tutte queste questioni senza separare la critica della cosiddetta ‘economia politica’ dalla critica dell’economia libidinale… proprio come suggeriscono i detonanti spunti lanciati da Ciccarelli.
A partire dai rapporti tra desiderio, godimento e inconscio, specialmente nell’operosità che non tralasciamo di porre in relazione alle qualità e attività umane assolutamente capitali, le cure.
A cominciare – come si ricorda spesso nella bozza - dalla e nella matrilinearità. Massima ricchezza umana storicamente falcidiata dal patriarcato, in generale soprattutto fin dal neolitico.
Tornando perciò in modo ancor più esplicito e proprio in funzione deflagrante, quindi nell’aspirazione di una possibile rigenerazione… a diversi paragrafi della BO ‘torinese’ che riscattano tali critiche basilari o essenziali ed esistenziali sul PATRIARCATO. Smascherandone gli specifici dispositivi di fondo basati su essenze A/E dei VALORI e corrispettivi significati impliciti impressi nel LINGUAGGIO predominante (x). Oggi consuetudinario e oltretutto scolastico e ‘culturalmente’ detto ‘normale’. Soprattutto per le giovani generazioni in formattazione.
Non solo parlando dei linguaggi delle cose, caro Foucault, ma ormai di tutte le intercomunicazioni – algoritmiche incluse - dell’esistenza e intensa vitalità collettiva della specie!
Giungendo finalmente, come qui nero su bianco, a definire il capitalismo non solo come una smisurata infermità epocale umana, ma ormai quanto la più sostanziale patologia patriarcale. Oggi oltretutto sorretta e alimentata sempre più intensamente e sottilmente dalla o dalle cosiddette int. artif…li. Vedasi le pubbliche invasioni algoritmiche personali del nuovo impero cinese, oltre quelle dei tecnofeudalesimi ‘occidentali’. Con tutti i loro illeggibili QR, tanto per dirne una.
Si, una patologia preponderante e complessiva da cosiddetti “paesi sviluppati”.
Certo, congiuntamente a varie altre ben correlate e sovente condizionanti, oltre che mondialmente diffuse. Come monoteismi o monogamie. Parlando di quelle formali o ‘strutturali’ e normalizzate, cioè ‘normali’ e quindi di regime, leggi e affini. Innanzitutto negli statocentrismi coloniali, quasi tutti i circa 200 attualmente esistenti. Tra le altre patologie sociali, distopie e disforie personali ...come in questo caso le oggi sempre più diffuse di genere...
Riferendoci appunto per concludere alle più possibili questioni determinanti dei rimossi valori di QUALITÀ vitale, esistenziale ed essenziale nei quali si insinua sta bozza.
Quindi un’essenza per esempio ben diversa dalla cosiddetta ‘corrente teorica radicale’ di scienza e critica del valore di Robert Kurz, con l’importante rivista Krisis, o dell’operare teorico di Michael Heinrich!!
Però son già stati dei bei passi avanti, e fin dal secolo scorso!
(Che poi ci potrebbero condurre tra l’altro a un ulteriore tema essenziale dei valori pure sollevato dalla bozza: la questione delle recinzioni, della proprietà privata e così via, come già riaccendeva per esempio un annetto fa’ Massimo Filippi, molto bene pure lui in “Se la proprietà privata è un furto della memoria”, nel Manifesto del 31.7.2025…..).
E allora risuoniamolo ancora nel riassumere, riprendendo in questo ambito la questione dei rapporti tra desiderio, godimento e inconscio del detonante Ciccarelli, sempre per riscattarne quelli più naturali, e quindi per cominciare: quelli innanzitutto qualitativi piuttosto che quantitativi e materialistici di ‘virile’ dominio o almeno di standardizzanti poteri economici e produttivistici, finanziari e mercantili, poi di mode e così via...
Proprio a partire da chiavi fondamentali dei sentimenti natali di cura della specie, per esempio! Poi del sentipensare, in movimenti vitali, esistenziali e comunitari. Recuperando per cominciare le più possibili accezioni e infinite interpretazioni dei rapporti solidali e d’affetto.
Insomma, prima che di capitale: parliamo di AMORE.
Pensando addirittura in questo contesto alla maggior ricchezza sostanziale della nostra specie mammifera: le migliaia di lingue del genere umano, di ogni popolo di Madre Terra. Proprio come un’altra buona chiave per scoprire e denudare le evoluzioni d’infezione patriarcale dei rapporti umani. Degli affetti per cominciare, come già di per sé può dimostrare il ‘classico’ caso esemplare (oggi solo culturale?): quello greco. Con la sua rispettiva quantità di affetti coscienti – recuperati dai precedenti e originari animismi ‘sapiens’ più consapevoli - cioè la decina o dozzina di termini costumati o adottati per esprimere ‘amore’. ‘Contro’ il – ‘nostro’ ‘moderno’ e al massimo banalizzato se non persino normalizzato – senso, concetto e vocabolo onnicomprensivo di AMORE ! ! !
Ecco come la riduttiva – e spesso religiosa - ‘quantitificazione’ patrilineare ha circoscritto – e recintato - le infinite e molto diverse qualità di sentimenti o affettività matrilineari, poi collettive, comunitarie. Scaturite in migliaia di secoli d’umanità originaria!
Prima delle neolitiche degradazioni patri-moniali, patri-ziali, patri-ottiche, patri-lineari (cominciando dall’assurdo civilizzato del cognome personale…).
Quando potremmo proprio cominciare col segnalare tra l’altro tutte queste illimitate ricchezze dell’immensa quantità di lingue, con le corrispondenti sottili, differenti e infinite musicalità e toni di valore, per le tante o infinite distinte empatie e simpatie comunitarie più o meno manifeste. Di varietà e valori d’emozioni e vibrazioni sconfinate. Tanto per cominciare con le più di 6.000 lingue oggi esistenti e ben riconosciute, UNESCO inclusa. Che poi dan vita a un’incalcolabile miriade di dialetti ‘comunitari’ d’intensità collettive, fraterne.
In un pianeta dove invece solo due centinaia di patriarcal-STATI statocentristi e super PATRI-moniali colonizzano almeno 4 o 5 migliaia di vivi popoli tutt’ora o tuttavia ben esistenti nell’universale e comune Madre Terra. Con rispettivi, infiniti e diversi suoni, musiche, danze, culture, ecosistemi e così viaaa…!!!
* * * *
4.
Ecco, caro operaia e operaio, hai dunque pigliato sti detonanti o super-esplosivi valori ben volti alla ripresa, ritorno o rigenerazione delle o della stessa generale natura comunitaria UMANA ?
Oltre principi, schemi, modelli, credenze, ideologie ed altri contagi di sottomissione e infossicazione dominante.
E, quasi incredibile, se ne possono scoprire nella bozza degli altri assai essenziali. Appunto in raccordo per esempio con la ribattuta questione delle ‘principesche’ o imperiali patri-colonialità strutturali degli ultimi millenni. Dal neolitico in poi… ma che attualmente ci possono oltretutto condurre realmente all’autosterminio o estinzione.
È quindi impellente una ripresa o rigenerazione, almeno di recupero di un ormai indispensabile rapporto E/A naturale, scoprendone tuttavia sempre più chiavi man mano. Con gli alimenti attivi di possibili approcci collettivi di ogni cultura ed ecosistema.
Cioè degli altri fattori o fenomeni collettivamente consapevoli e sempre più organici nello sviluppo di profonde transizioni comunitarie o nazionali specifiche. Ben oltre gli statalismi e statocentrismi coloniali, per cominciare. Attraverso maturazioni determinanti di INTERSEZIONALITÀ DI MOVIMENTI SOCIALI in ogni comunità, regione, territorio, paese e così via.
Intersezionalità poi connesse tra popoli e comunità nei campi specifici...
Come già vediamo riaccennando alla già matura e stupenda gineologia mesopotamica che si sta dispiegando.
Mentre in altre condizioni si assaggia l’avvicinarsi anche in altri modi. Basti citare un diverso esempio rimosso dalla ‘cultura’ e infossicazione dominate del ‘Noi Siamo Campi Quantistici Auto-coscienti’ del gran Federico Faggin...
Tanto che si può accennare anche qui a un’altra delle varie riflessioni in questi sensi che offrono Chiara Saraceno e la birbante Laura Balbo (f). Ma qui di nuovo a partire dalla cura?
O dalla fondamentale - per centinaia di migliaia di anni - famiglia matrilineare della nostra specie che oggi sempre sta sbocciando rigogliosamente in molti popoli, anche se ignorata o sommersa dall’infossicazione..?
E quindi, parlando concretamente in termini di movimenti e intersezionalità, riferendoci poi specialmente ai femminismi comunitari (x). Tra le molte altre scintille sempre più in elaborazione e sviluppo, forse in modo simile a come a loro volta risaltano gli o le azzardate artefici di queste bozze operaiste in circolazione. Per poterci avvicinare più attivamente – oltre i vecchi schemi, modelli, credenze religiose, ‘politiche’ o ideologiche – a quella svolta o transizione globale che con sempre più urgenza necessita la nostra varietà mammifera in pericolo!
Transizione o salto epocale che in mandarino cinese, la lingua del non auspicabile prossimo impero mondiale, viene denominata con Bianluan (z).
Quando, come e dove ci adopereremo e opereremo nella rigenerazione?
Concludiamo coi dovuti rispetti da operai migranti un po’ solitari.










































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