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Lo specchio e la lama. Giorgio Cesarano tra poesia e critica radicale
di Massimiliano Cappello
[È uscito in questi giorni per Quodlibet Lo specchio e la lama. Giorgio Cesarano tra poesia e critica radicale di Massimiliano Cappello. Ne proponiamo la Premessa, per concessione dell’autore]
Una stanza circolare, simile alla sala di lettura del British Museum: è lì che scrittrici e scrittori di ogni lingua ed epoca si troverebbero, immuni per miracolo allo scorrere del tempo, a comporre simultaneamente i loro romanzi. Così, almeno, suggerisce un saggio di un secolo fa sull’arte del narrare.[1] Tra i libri che da questa immagine traggono una sorta di scenografia,[2] ce n’è uno in particolare dedicato alla lunga crisi apertasi in Italia (ma non solo) alla metà degli anni Settanta del secolo scorso. Crisi della riproduzione sociale, dell’economia, della legittimazione delle istituzioni:[3] ma anche di una figura che, dopo la generazione degli anni Venti-Trenta, non era più stata in grado (o nelle condizioni) di legare pratiche compositive e teoria politica, attività saggistica e progetto di una società più giusta: quella dell’«intellettuale-scrittore».[4] Continuare a immaginare quella stanza – dove, esorcizzato il demone della cronologia, queste figure continuano a tessere la realtà in un disegno di senso compiuto – è forse un atto doveroso, specie in un’epoca come la presente. Eppure, è altrettanto doveroso ricordare che quella stanza è tutt’al più un riparo. La letteratura come ricomposizione della vita offesa: ecco il miglior modo per convincersi che non esistono altri modi di viverla. Questo libro, d’altronde, è dedicato all’opera poetica di un intellettuale-scrittore – e di un autore di “romanzi”, per così dire – che in quella sala di lettura non ci è mai davvero entrato. Perché non voluto? Forse. Ma sicuramente, e anzi in primo luogo, perché non lo voleva.
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