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Notizie sull'operazione speciale condotta dall'esercito russo in Ucraina
E’ stato un voto nettamente politico quello per il NO, con cui la maggioranza del paese ha respinto la controriforma costituzionale voluta dal governo Meloni sull’ordinamento giudiziario. E lo è stato non solo per le caratteristiche sociali e geografiche di chi ha votato NO, ma lo è anche per il segnale tutto politico che ha inviato sia al governo che al cosiddetto “campo largo” dell’opposizione. Su questo invitiamo a leggere con attenzione il grafico in coda a questo articolo. Se si guarda alla composizione sociale del voto, quello giovanile...
La logica in cui l’Occidente a guida israeloamericana si è infilata è una logica perversa e pericolosissima, una logica dell’escalation distruttiva come unico orizzonte percorribile. Se non emergeranno presto contropoteri interni (agli USA, improbabile nell’entità sionista), a premere per un disimpegno, l’orizzonte che si prepara è quello di una catastrofe. Al bombardamento dell’area del sito nucleare di Natanz, l’Iran ha risposto bombardando l’area del sito nucleare di Dimona in Israele; all’attacco ai depositi di gas dell’isola di Kharg,...
Per lo stretto di Hormuz Trump addirittura bussa alla Cina. Intanto vuole rinviare l’incontro con XI sperando che l’Iran esaurisca i missili. Ma si illude Trump non sa più cosa fare e prende tempo. Chiede aiuto al Paese (la Cina) che a livello mondiale contende la leadership agli USA per controllare quello stretto di Hormuz che le sue iniziative insieme agli israeliani hanno messo in pericolo e nello stesso tempo domanda a Pechino più tempo prima che si tenga l’incontro previsto dal 31 marzo al 2 aprile con Xi Jinping. Un summit al quale,...
Gaza è solo l’inizio. Il nuovo ordine mondiale è un ordine in cui i deboli vengono annientati dai forti, lo stato di diritto non esiste, il genocidio è uno strumento di controllo e la barbarie trionfa. La guerra contro l’Iran e la distruzione di Gaza sono solo l’inizio. Benvenuti nel nuovo ordine mondiale. L’era della barbarie tecnologicamente avanzata. Non ci sono regole per i forti, solo per i deboli. Opporsi ai forti, rifiutarsi di piegarsi ai loro capricciosi desideri significa essere sommersi da missili e bombe. Ospedali, scuole...
Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sui veri protagonisti dell’attacco criminale all’Iran, li ha appena chiariti Joe Kent con le sue dimissioni da direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo (Nctc) degli Stati Uniti. Martedì 17 marzo, Kent ha pubblicato la lettera di dimissioni inviata a Donald Trump. “Non posso in buona coscienza appoggiare la guerra in corso in Iran. L’Iran non costituiva una minaccia immediata per la nazione ed è chiaro che abbiamo cominciato questa guerra sotto pressione di Israele e della sua potente lobby“....
Il patriarcato è un processo di sovranità, non c’è peggiore mistificazione che considerare il patriarcato capace di autoregolazione. E’ sempre un rapporto tra chi comanda e chi obbedisce. Che cos’è il femminismo? Assumere il rapporto patriarcale non come concluso e definito, ma come rapporto di forza che di volta in volta si modifica sulla base della lotta, dei modi della lotta e pertanto delle figure della progettualità. Più precisamente l’analisi femminista oggi si scontra con il ruolo delle patriarche. Queste nella nostra stagione quando...
Da giorni seguo le varie timeline informative internazionali, i commenti, le analisi relative alla guerra all’Iran. Per giorni, l’atteggiamento generale un po’ di tutti (sfera occidentale e araba) è stato quello di pensare quale razionale ci fosse dietro la decisione americana di iniziare questo complesso conflitto. Non trovandola, si sono lanciate varie ipotesi che vanno dalla sudditanza USA a Israele, all’impreparazione di Trump e sua personale sudditanza (Epstein, Kushner etc.), alla geopolitica dei nuovi blocchi (contro la possibile nuova...
Non è in corso in Medioriente solo una guerra di aerei, missili, bombe e droni dai tempi lunghi e dall’esito confuso. Un’altra guerra, molto più vasta e dall’esito già chiaro, cammina in parallelo. È la guerra contro il petrodollaro, la cui posta è la sopravvivenza dell’ordine finanziario globale basato sulla valuta americana. Questi ayatollah saranno certo sporchi, brutti e cattivi, ma stanno attuando una strategia di formidabile impatto contro il cuore del potere americano sul mondo, accelerando cambiamenti epocali che ribollono da tempo...
Israele ha iniziato la guerra alla produzione energetica globale attaccando l’impianto di produzione di gas più importante del mondo, il South Pars, raid al quale ha fatto seguito la reazione iraniana che, come aveva preannunciato quando tale operazione era stata minacciata, ha colpito gli impianti petroliferi dei Paesi del Golfo collegati alle Compagnie petrolifere Usa. In evidente combinato disposto, Kiev oggi ha attaccato le stazioni di compressione di gas di Gazprom che servono due importanti gasdotti tra Russia e Turchia, il TurkStream e...
Il documento finale del Consiglio Supremo di Difesa dello scorso venerdì 13 è stato oggetto di accuse ingiuste e ingenerose da parte di molti commentatori. In particolare si è rimproverato al documento di non prospettare scelte chiare. In realtà, al di là dei rituali nonsensi della comunicazione ufficiale, il documento delinea una scelta precisa e univoca: l’Italia entra nel conflitto, ma dichiarando di non entrarci, in modo da poter presentare la partecipazione al conflitto stesso come l’effetto inevitabile dell’aggressione russa e iraniana....
Simmetricamente all’avanzare del mostro di un conflitto che gli aggressori, nel loro delirio criminale millenarista, vogliono sempre più globale, esplode il festival del neneismo, fenomeno che, dai tempi dei tempi, è andato esprimendo uno dei lati deteriori dello spirito umano. Ne ha dato testimonianza padre Dante. Quelli del né né, gli ignavi, coloro che non si schierano, per viltà o complicità, li ha confinati, indegni di una sistemazione chiaramente definita, nell’anti-inferno, prima della traversata dell’Acheronte. Gente condannata a...
Credere che votando NO si renda omaggio a Falcone e Borsellino è purtroppo tragicamente falso. Nella magistratura, i problemi ci sono. C’erano già allora, quando entrambi furono osteggiati, isolati e infine eliminati, anche con il concorso morale di chi in teoria avrebbe dovuto difenderli. Durante la fallimentare “seconda” Repubblica quei problemi si sono incancreniti, diventando strutturali, un “sistema”. Quello emerso con il caso Palamara (che non era una mela marcia, ma il gestore di un meccanismo che coinvolgeva ampi settori della...
Ma Peter Thiel ci è o ci fa? Entrambe le cose. I cicli di lezioni sull’Anticristo che si compiace di tenere per diffondere il suo verbo hanno fatto tappa anche in Italia, riproponendo l’interrogativo se prendere o no sul serio le dissertazioni di questo magnate dell’industria americana, non fra i più ricchi (26 miliardi di dollari di patrimonio stimato, Musk è arrivato a 839) ma certamente il più intellettualmente dotato. Fin da studente universitario a Standford, mentre si impegnava ad accumulare montagne di quattrini fondando e poi...
L’Italia “non partecipa e non prenderà parte alla guerra” in Iran, ha ribadito ieri il comunicato diffuso dal Quirinale dopo la riunione del Consiglio Supremo di Difesa. Al di là della condivisione della “grande preoccupazione” per “i gravi effetti destabilizzanti” che la crisi sta producendo in Medio Oriente e nel Mediterraneo dopo la “nuova guerra” – nata a seguito “dell’azione militare degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran”, il Consiglio sottolinea che “la moltiplicazione delle iniziative unilaterali indebolisce il sistema...
Forse in un maldestro tentativo di manipolare i prezzi impazziti e incontrollabili del petrolio, il presidente USA Donald Trump ha più volte annunciato l’imminente fine della guerra in Iran, auto-proclamandosi vincitore. In modo analogo il premier israeliano Netanyahu si vanta dei successi militari. Questo il tenore delle litanie che la coppia dei leader del “Mondo Libero” (tragicomica definizione di Mark Rutte), ci propina da giorni: “L’Iran sta per arrendersi”,“La guerra sta per finire”,”La guerra è praticamente finita”, “Abbiamo colpito...
La Cina sta rispondendo ufficialmente su due binari paralleli alla guerra del Cartello Epstein, o israelo-americana, contro l’Iran, tramite un portavoce diplomatico e un portavoce militare. Traduzione: La Cina vede la guerra sia come un’estrema tensione politico-diplomatica sia come una minaccia militare. Il portavoce militare cinese, un Colonnello dell’Esercito Popolare di Liberazione, parla per metafore. È stato lui ad affermare esplicitamente che gli Stati Uniti sono “dipendenti dalla guerra”, con appena 250 anni di storia e solo 16 anni...
La guerra in Iran la guerra va male per gli Stati Uniti. Siamo a oltre 2 settimane dall’aggressione non provocata e non giustificata di Israele e Stati Uniti contro l’Iran. Una aggressione avvenuta a tradimento – mentre erano in corso trattative mediate dall’Oman – con immediati atti di terrorismo: dall’assassinio dell’Ayatollah Khamenei a quello di 175 ragazze e ragazzi in una scuola primaria. Una guerra, quella scatenata dalla coalizione Epstein, sanguinosissima: in 15 giorni di aggressione i civili iraniani assassinati sono tra i 2 e i...
Nella settima lettera Platone lega la sua decisione di consacrarsi alla filosofia alle sciagurate condizioni politiche della città in cui viveva. Dopo aver cercato in ogni modo di partecipare alla vita pubblica, egli scrive, alla fine si rese conto che tutte le città erano politicamente corrotte (kakos politeuontai) e si sentì allora costretto ad abbandonare la politica e a dedicarsi alla filosofia. La filosofia si presenta in questa prospettiva come un sostituto della politica. Dobbiamo occuparci di filosofia, perché – oggi non meno di...
Occorre ammettere che quando Giorgia Meloni in Parlamento ha richiamato la complicità dei governi di centro-sinistra nei bombardamenti Usa e Nato degli anni precedenti, ha avuto, purtroppo, ragioni da vendere. Il richiamo all’aggressione Nato alla Jugoslavia nel 1999 (governo D’Alema-Mattarella) e poi al bombardamento mirato contro il generale iraniano Sulemaini in Iraq nel 2020 (governo Conte), è stato fatto dalla Meloni con sottile perfidia ma clamorosa evidenza. Si potrebbero poi citare l’aggressione alla Libia nel 2011 (voluta fortemente...
Tutto già visto. Fin dalle sue prime battute, l’attacco all’Iran si è avviato lungo la strada prevista dalla maggioranza degli osservatori più onesti. Abbiamo davanti agli occhi l’ennesimo fiasco militare e politico della potenza americana, la liquidazione quasi definitiva della propria egemonia, nonché la conferma dell’incapacità degli Stati Uniti di imparare dalle lezioni della storia. Dal Vietnam in poi, Washington ha perso tutte le guerre che ha fatto ignorando il verdetto consegnato da ciascuna di esse. Verdetto sempre uguale: è ora di...
Stiamo assistendo a un momento storico. L’Iran, con grande stupore di tutti, sta infliggendo danni così gravi, completi e decisivi alle basi americane che il mondo non è preparato a vederli. In soli quattro giorni, l’Iran è riuscito a espandere il suo dominio militare nella regione. L’Iran ha distrutto le basi militari, i beni e le attrezzature più preziosi e costosi al mondo. Le basi americane negli stati del Golfo sono tra le più grandi installazioni militari al mondo, beni la cui costruzione ha richiesto migliaia di miliardi di dollari nel...
Sta arrivando a Roma (forse è già lì) il suprematista padre padrone di Palantir, la società di controllo sociale che si occupa, attraverso analisi di Big Data, di “predire” statisticamente il comportamento di individui, gruppi e comunità e quindi di controllarli. Pare che debba fare una conferenza “riservata”. Riservata a chi non ho capito ma è facile immaginarlo: ad altri facoltosi e influenti suprematisti come lui convinti che solo la tecnologia, controllata da élite coese ideologicamente, può arginare il famigerato “declino”...
La morte di J. Habermas ha trovato spazio nei media quasi quanto la guerra in Iran. Il “filosofo” è celebrato nel mainstream per le sue virtù liberali e per il suo sostegno appassionato all’Unione europea. La santificazione mediatica è sospetta quanto la demonizzazione, e questo lo abbiamo ampiamente imparato in questi decenni di mefistofelica manipolazione di dati e fatti. La pubblica opinione è spesso il riflesso delle costruzioni ideologiche dei “fedelissimi alle plutocrazie transnazionali” e i giornalisti hanno il “potere” su commissione...
E ci risiamo. Neanche il Festival di Sanremo è riuscito a far dimenticare il solito leitmotiv sull’insostenibilità del debito pubblico italiano ai due principali organi della carta stampata nazionale. È di pochi giorni fa un articolo de La Repubblica che, prendendo spunto dal bollettino economico di inizio anno della Banca d’Italia, sottolinea come sulla testa di ogni cittadino italiano graverebbero circa 52.500 euro di debito pubblico. In perfetta sincronia, la dose viene addirittura rincarata dal Corriere della Sera, che parla di un peso...
La guerra contro l'Iran e la distruzione di Gaza sono solo l'inizio. Benvenuti nel nuovo ordine mondiale. L'era della barbarie tecnologicamente avanzata. Non ci sono regole per i forti, solo per i deboli. Opporsi ai forti, rifiutarsi di piegarsi ai loro capricciosi desideri significa essere sommersi da missili e bombe. Ospedali, scuole elementari, università e complessi residenziali vengono ridotti in macerie. Medici, studenti, giornalisti, poeti, scrittori, scienziati, artisti e leader politici, compresi i capi delle squadre negoziali,...
I bombardamenti iraniani sui vicini del Golfo li hanno inesorabilmente trascinati in una guerra che speravano disperatamente di evitare. Il potenziale ingresso degli Emirati Arabi Uniti, del Qatar e dell’Arabia Saudita in una guerra diretta al fianco di Israele e Stati Uniti rappresenta la prima manifestazione su vasta scala delle ambizioni americane per l’ordine mediorientale che ha supervisionato per decenni. Washington ha sempre sognato una cooperazione arabo-israeliana contro l’Iran senza risolvere la questione palestinese. Eccolo....
I colloqui in corso tra Cuba e USA non giungono inaspettati. La crisi energetica che sta mettendo in ginocchio l’isola è giunta a una fase così grave da prefigurare un crollo complessivo del sistema con conseguenze molto pericolose per gli stessi che lo stanno provocando, gli Stati Uniti. La destabilizzazione totale di Cuba potrebbe provocare una destabilizzazione complessiva dell’area, con – ad esempio – una migrazione di massa che gli USA non sarebbero in grado di gestire. Un accordo che preveda la salvaguardia del governo cubano in cambio...
La mobilitazione di sabato 14 marzo a Roma, dove sono confluite alcune sigle dell’estremismo di sinistra in piazza, contro il governo Meloni e le misure repressive varate, il No al referendum e un No alla guerra, è stata segnata da un episodio di una certa gravità nei confronti di una delegazione di iraniani presenti in piazza con le loro bandiere e i loro cartelli contro l’attacco che il loro paese sta subendo in questo periodo da tutte le forze occidentali, in modo particolare da USA e Israele. Si è notata una precisa direttiva, da parte di...
Ieri è scomparso Jurgen Habermas, più o meno unanimemente considerato l’ultimo dei grandi filosofi viventi. La premessa, per quanto mi riguarda, è che quando parlo di questi grandi uomini che, a torto o a ragione, hanno fatto la storia del pensiero (o si ritiene che l’abbiano fatta), lo faccio con la stessa umiltà con cui un giocatore di calcio amatoriale, come il sottoscritto, parla di questo o quel giocatore di serie A. Spesso in queste discussioni o chiacchierate (molto divertenti, devo dire) fra amici e appassionati di calcio si bocciano...
Leggete e inorridite. Quello che è emerso dall’ultimo Consiglio Supremo di Difesa non è un documento politico, ma un certificato di sottomissione coloniale firmato dai vertici della Repubblica italiana. Sotto i soffitti affrescati del Quirinale, tra velluti e protocolli, si è consumata l’ennesima recita a soggetto di una classe dirigente che ha smarrito ogni briciolo di dignità nazionale, preferendo il ruolo di zerbino della geopolitica atlantista alla tutela della verità, del diritto internazionale e dei propri cittadini. La semantica del...
Il blocco di Hormuz potrebbe spezzare l'Occidente. Ma non spezzerà la Cina. Andiamo subito al sodo: i BRICS sono in profondo coma. Fatta saltare in aria, almeno temporaneamente, dall'India – che per caso ospiterà il vertice dei BRICS più avanti quest'anno. Quando si parla di tempismo orribile. L'India ha tradito, in sequenza, sia i membri a pieno titolo dei BRICS, Russia che l'Iran. Sigillando il suo allineamento con il Sindacato Epstein, Nuova Delhi ha dimostrato, senza ombra di dubbio, non solo di essere inaffidabile: anzi, tutta la sua...
Nei primi tre giorni di combattimenti gli Stati Uniti hanno consumato la produzione bellica di cinque anni. Mentre le scorte di Patriot sono ridotte al 25% del loro fabbisogno a livello globale. Mentre la natura dell’aggressione israelo-americana all’Iran è abbastanza chiara, gli scopi e la strategia della risposta iraniana sono ancora nebulosi. Stati Uniti e Israele hanno scatenato questa guerra con l’intenzione dichiarata di cancellare l’Iran dalla carta delle Nazioni attraverso l’eliminazione fisica di tutti i suoi leader e gli abitanti in...
L’11 Marzo il conflitto della Coalizione Epstein contro la Repubblica Islamica dell’Iran ha travalicato lo storico traguardo dei 12 giorni. Un’aggressione bestiale, al di fuori del diritto internazionale che il 28 Febbraio ha ucciso l’Ayatollah Khamenei e la sua famiglia, inclusa la nipotina che era in casa con lui. La Guida Suprema riteneva di non doversi nascondere, ma di dover rimanere al suo posto. La Coalizione Epstein ha iniziato un’ondata sanguinaria di bombardamenti indiscriminati su civili e strutture energetiche che durano tuttora e...
Chi sostiene che “Israele” controlli gli Stati Uniti è o delirante o disonesto. In particolare, gli Stati Uniti hanno sterminato le popolazioni indigene, rubato terre e saccheggiato risorse per quasi 200 anni, prima ancora che Israele esistesse. In che modo ciò che gli Stati Uniti stanno facendo al Medio Oriente è diverso da ciò che hanno fatto alle popolazioni indigene del Midwest americano? La civiltà occidentale lo fa da secoli… …l’impero britannico per ben oltre 2 secoli prima dei “Rothschild”. Per secoli la civiltà occidentale è stata...
Il “Times of Israel” di ieri (10/03) dedica un articolo a ciò che per molti era chiaro dall’inizio: l’operazione “Epic Fury” contro l’Iran non ha alcuna data di scadenza prevedibile e non ci sono segni di un collasso del regime, né di una “rivoluzione colorata”. Potremmo compiacerci di aver avuto ragione. In molti capivano perfettamente da subito che la strada dell’aggressione frontale può avere semmai l’effetto di consolidare un regime e di radicalizzarlo, ben difficilmente di persuadere la popolazione che chi li bombarda gli vuole bene e fa...
Segui il denaro. Il denaro dei profitti, quello della speculazione finanziaria, quello del debito pubblico (statunitense e italiano) e del pagamento dei relativi interessi, quello dell’inflazione che sta per esplodere. Alessandro Volpi ci indica con le sue “pillole” chi guadagna sulla morte di migliaia di iraniani, preparando al contempo la crisi che viene. Buona lettura da Alexik. A questo link le pillole precedenti. I testi delle pillole sono tratti da qui. * * * * Chi guadagna da questa guerra Provo a tracciare un breve elenco dei...
Nel 2023, Angelo Calemme pubblica un libro che riprende e aggiorna un problema non solo italiano: la Questione meridionale dalla Conquista regia al processo di (dis-)integrazione europea1. Con gli strumenti concettuali di una Storia critica della tecnologia dell’Italia meridionale e della Sicilia tra Sette e Ottocento e di una Critica dell’economia politica dei Sud italiani dal secolo precedente all’Unità al trentennio successivo al Trattato di Maastricht, la Questione meridionale appare in una veste diversa da quella tradizionale: non più...
Il Sessantotto italiano ha una sua lunga incubazione – originandosi culturalmente dalla crisi dello stalinismo a partire dal 1956. L’operaismo, da molti considerato come il punto fondante di una presunta “ideologia del Sessantotto”, si configura non tanto (o non solo) come tentativo di fuoriuscire “da sinistra” dal “cominternismo” che, nelle sue ovvie rimodulazioni (Cominform, “partito nuovo”, “vie nazionali al socialismo”), ancora ispirava la prassi politico-ideologica e organizzativa del movimento comunista; l’operaismo sperimenta una...
Approfittando della vocazione mercenaria dei curdi, manifestatasi in Siria e Iran, ma soprattutto da sempre in Iraq, al servizio dei disgregatori sion-imperialisti delle nazioni, grazie alla sua base militare a Irbil nel Kurdistan iracheno, il regime Meloni-Crosetto è entrato, anche ufficialmente, in guerra. E, logicamente, è stata punito dall’aggredito iraniano. Cosa cazzo ci fanno i carabinieri a Irbil, aggiungendo altre motivazioni al nostro sputtanamento internazionale e al nostro impoverimento collettivo, favorito dall’arricchimento...
E’ dal 24 febbraio 2022 che ci sentiamo ripetere che l’invasione del Donbass da parte della Russia era immotivata e non provocata. Questa formulazione è stata ripetuta come un mantra in ogni documento dell’Unione Europea e nei discorsi pubblici da parte dei leader occidentali a partire da quelli italiani. Che la CIA avesse organizzato e finanziato un colpo di stato a Maidan nel 2014 al fine di rovesciare il legittimo governo dell’Ucraina aprendo una stagione di dura repressione delle popolazioni russe del Donbass e ribaltando gli orientamenti...
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Covid. L’obbligo vaccinale va alla Corte costituzionale
di Giovanna Cracco
Il CGA siciliano ritiene l’obbligo vaccinale per il personale sanitario in contrasto con la Costituzione, perché “il numero di eventi avversi, la inadeguatezza della farmacovigilanza passiva e attiva, il mancato coinvolgimento dei medici di famiglia nel triage pre-vaccinale e la mancanza nella fase di triage di approfonditi accertamenti e persino di test di positività/negatività al Covid” mettono potenzialmente a rischio la salute del vaccinato
Scrivevamo nel numero 76 di febbraio-marzo scorso: “Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana (CGA) equivale, nell’autonomia riconosciuta alla regione, al Consiglio di Stato italiano: ha dunque il compito di esprimere pareri sugli atti normativi del governo, a partire dalle questioni sollevate nei TAR siciliani. Una sua ordinanza del 12 gennaio 2022 si rivela particolarmente interessante: ritrovandosi a dover decidere in merito all’obbligo vaccinale, i cinque giudici siciliani affrontano i diversi temi che da mesi ruotano intorno ai vaccini Covid e alla loro gestione, e ritrovandosi privi dei dati per deliberare, li richiedono al governo: danno tempo fino al 28 febbraio per produrli, convocano l’udienza il 16 marzo per il confronto, e solo a quel punto decideranno se “sollevare l’incidente di costituzionalità” presso la Consulta. L’obbligatorietà vaccinale potrebbe quindi arrivare (finalmente) davanti alla Corte costituzionale.
Tutto nasce dal ricorso di uno studente di infermieristica: non essendosi vaccinato, l’Università degli Studi di Palermo gli nega la partecipazione al tirocinio – necessario a completare gli studi – all’interno di una struttura sanitaria. L’obbligo che tocca lo studente è quindi quello relativo al personale sanitario, ma ciò che solleva il CGA sulla legittimità costituzionale è – ancor più – applicabile all’obbligo imposto a una parte di popolazione unicamente in base all’età anagrafica…” (continua a leggere l’articolo del numero 76)
Il 16 marzo, dati richiesti alla mano, i cinque giudici siciliani hanno sollevato l’incidente di costituzionalità: l’obbligo vaccinale per il personale sanitario va davanti alla Corte costituzionale (qui il testo dell’Ordinanza).
Ed ecco che la guerra russa contro l’Ucraina diventa l’occasione d’oro per il trionfo della lobby europea degli armamenti che da tempo cercare di farsi strada.
L’intensa lobbying dell’industria degli armamenti a Bruxelles
L’industria degli armamenti non ha atteso la guerra in Ucraina per scatenare la sua intensa lobbying a Bruxelles, alfine di dimostrare le virtù «sociali», «durature» o ancora «stabilizzatrici» delle attività della vendita di armi. Nei rapporti ufficiali dell’UE, questi elementi di linguaggio cominciano a imporsi (insieme alle pesanti scelte di finanziamento dell’invio di armi all’Ucraina così come per le attività criminali di Frontex).
La guerra è pace. La distruzione è “stabilità”. Le armi hanno uno scopo sociale. L’argomento sembra assurdo. Tuttavia, dallo scoppio della guerra in Ucraina, trova un’eco senza precedenti. Perché per non privarsi delle nuove fonti di finanziamento disponibili a Bruxelles, i vertici dell’industria degli armamenti – o i lobbisti che li rappresentano – hanno deciso di invocare Orwell nel testo: insistono sulle virtù “sociali”, etiche”, “sostenibili ” o addirittura di “stabilizzare” le attività di vendita di armi.
“Questa drammatica situazione ci ricorda un semplice principio: senza stabilità e sicurezza non possono esserci prosperità, inclusività e sviluppo sostenibile, ha assicurato Patrice Caine, boss del gruppo di difesa Thales, in un’intervistaa Le Figaro il 3 marzo. Tuttavia, sono le industrie della difesa che aiutano le democrazie a garantire la loro sovranità, sicurezza e stabilità”.
Intervento al Convegno “Pandemia: invito al confronto” del 3 gennaio 2022, organizzato dal Coordinamento 15 ottobre
Il titolo del mio intervento - “Vaccini e tamponi. Chi rischia cosa?” - ha voluto mettere insieme due argomenti che mi stanno particolarmente a cuore e che sono legati da una narrativa opposta e speculare, ossia: sul versante dei vaccini Covid 19 la narrazione è che non si rischia assolutamente nulla, sul versante dei tamponi si dice che il rischio è che si tratti di strumenti che non funzionano - anche se l’anno scorso sono stati invece largamente impiegati per mantenere alti alcuni numeri e soprattutto un allarme sociale e sanitario che tuttora ci sta accompagnando.
Qualcuno ricordava molto opportunamente - ho ascoltato con grande interesse i diversi interventi che mi hanno preceduto - i giuramenti che si pronunciano in varie occasioni. Mi piace dire che anch’io, quando mi sono laureato in medicina, ho pronunciato il giuramento del medico sul testo di Ippocrate; poi da ufficiale medico ho pronunciato un giuramento di cui vado particolarmente orgoglioso e fiero, che è quello di fedeltà allo Stato, alle istituzioni e soprattutto alla Costituzione, alle leggi che ho giurato di proteggere; dopodiché sono diventato ricercatore e professore universitario, ed è l’unica figura che è esonerata dal pronunciare qualunque giuramento verso lo Stato e le leggi. Perché essenzialmente, la cosa importante per chi fa ricerca è restare fedele alla verità dei dati, una verità continuamente e potenzialmente mutevole, sulla base delle migliori evidenze. Quindi, ovviamente, non esiste la Scienza a cui credere, ma esiste un metodo scientifico da praticare quotidianamente alla ricerca della migliore evidenza possibile; quella ‘migliore evidenza’ sulla base della quale deve fondarsi la pratica dell’arte della medicina e che è prevalentemente rappresentata da numeri.
Ascesa e caduta dello scientismo. Abbiamo bisogno di una nuova religione?
di Ugo Bardi
Cos'è la religione, esattamente? Monaci ieratici che cantano i loro inni? Fanatici che compiono sacrifici umani? Vecchie signore che recitano il rosario? Pentecostali che parlano in lingue? È tutto questo e altro ancora. Le religioni non sono vecchie superstizioni, ma parte del modo in cui funziona la mente umana. Sono strumenti di comunicazione progettati per costruire l'empatia nella società su larga scala. (originariamente pubblicato su "The Seneca Effect")
Avrete sicuramente notato come una nuova religione stia nascendo proprio davanti ai nostri occhi. Include una serie completa di sacrifici, rituali, canoni, santi, preghiere, e il conflitto del bene contro male. Non include ufficialmente la credenza in un Dio onnipotente, ma adora un'entità chiamata "Scienza". Possiamo definirlo "scientismo".
Non sono una persona religiosa, non normalmente, almeno. Ma riconosco che la religione può essere una buona cosa. È uno strumento che ti dà una bussola morale, un codice di comportamento, uno scopo sociale, una dignità e un sostegno mentre vai avanti nei vari passaggi della vita. Per alcuni, fornisce anche un percorso verso qualcosa di più alto della semplice esperienza umana in questo mondo. Quindi non mi sorprende che molte persone abbiano abbracciato lo Scientismo con entusiasmo.
Il problema è che ci sono aspetti malvagi della religione. Caccia alle streghe, sacrifici umani, cultisti fanatici, l'inquisizione spagnola, attentatori suicidi e altro. Anche religioni moderate, come il cristianesimo, possono essere perfettamente malvagie quando cercano di spaventarti per sottometterti, o usano la forza o l'inganno per lo stesso scopo.
Quindi, che tipo di religione è lo scientismo, buona o cattiva? Può essere entrambe le cose dato che continua a cambiare e ad adattarsi a una situazione in evoluzione in cui l'umanità sta affrontando sfide enormi, dall'esaurimento delle risorse al collasso dell'ecosistema. Lo scientismo può essere inteso come una reazione disperata a queste minacce, ma può anche peggiorare la situazione. È normale quando gli umani cercano di controllare sistemi complessi.
Obbligo vaccinale e legittimità costituzionale: dalla tipologia di autorizzazione EMA all’indennizzo del danno, dall’interesse della collettività al diritto individuale, dalla sperimentazione all’irreversibilità della vaccinazione
1. Una precisazione e un punto di partenza
Per inquadrare adeguatamente le questioni relative alla possibilità di introdurre un obbligo vaccinale diretto, in sostituzione del meccanismo per misura equivalente previsto dal d. l. 6 agosto 2021 n. 111 (c.d. obbligo di Green Pass) (1) , è necessario, prima di tutto, muovere da una corretta ricostruzione della situazione di fatto sulla quale una disciplina del genere pretende di incidere.
E, trattandosi di una situazione in cui è determinante il ruolo degli accertamenti tecnici di settore, è necessario inquadrare la situazione alla luce delle conoscenze disponibili al momento: ciò che, nel discorso comune, viene genericamente espresso in termini di “rinvio alla ‘scienza’”.
La prima precisazione da fare è che il discorso giuridico non è il discorso comune. La ‘scienza’ di cui si è parlato fin troppo negli ultimi mesi è, in realtà, un sapere settoriale, caratterizzato da un suo specifico statuto metodologico, la cui applicazione produce risultati diffusi all’interno di una comunità di riferimento. E non altro (2).
Men che meno può essere oggetto di ‘fede’.
Si tratta di una precisazione sgradevole, ma necessaria, che tocca fare per riportare – almeno fra i giuristi – il discorso sui binari che gli sarebbero dovuti essere propri fin dall’inizio.
E mondarlo da connotazioni (precomprensioni) inquinanti (3). La fede riguarda – o, in un mondo normale, dovrebbe riguardare – qualcos’altro, che, comunque la si metta, esula (o trascende) il discorso razionale. Sicché, se collocata nel mondo del diritto, l’espressione ‘fede nella scienza’ rappresenta un ossimoro. O, al massimo, nel campo delle scienze psicologiche, un ottimo esempio di dissonanza cognitiva.
Parte I – Breve storia del movimento antivaccinista
Con l’entrata in campo di filosofi come Agamben e Cacciari e di giuristi impegnati sul tema dei Beni Comuni come Ugo Mattei, il movimento No Vax ha avuto una sorta di legittimazione sul piano culturale per così dire di stampo progressista;senza l’intervento dei tre sopra menzionati tale movimento sarebbe passato come appannaggio della sola destra. Il dato storico è che il movimento anti vaccinista non segue la contrapposizione Ancien Regime contro Modernizzatori, come non segue la contrapposizione destra contro sinistra o conservatori contro progressisti. Il dato comune è l’esaltazione della Libertà individuale contro l’invadenza dello Stato che, soprattutto rispetto alle istanze no – vax contemporanee, la fa da padrone. Pertanto il movimento anti vaccinista è da analizzare rispetto al contesto storico nel quale opera. Ed è per questa ragione che il mio intervento prende le mosse proprio dalla storia del movimento anti vaccinista per poi dimostrare come esso, ai giorni nostri sia espressione della cultura politica liberal – capitalista che, recupera il Liberalismo delle origini, ossa la libertà individuale come fondata sul diritto di proprietà di sé stessi. Essendo il Liberalismo e l’esaltazione individualista il fondamento ideologico del movimento no – vax la mia tesi è dimostrare come tale movimento sia funzionale proprio al sistema capitalista egemone dal quale esso trae origine.
La persona e lo stato: per una critica del green pass
di Riccardo Mazzetti
Simone Weil a venticinque anni, nel 1934, di fronte all’evoluzione in senso totalitario della Rivoluzione D’Ottobre, alla maturità del fascismo italiano e agli albori del nazismo tedesco, sviluppò alcune “Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale”. In questo libretto, scritto “in uno di quei periodi in cui svanisce quanto normalmente sembra costituire una ragione di vita”[1], perché “il trionfo dei movimenti autoritari e nazionalisti distrugge un po’ dovunque la speranza che uomini onesti avevano riposto nella democrazia e nel pacifismo”[2], il lavoro assume il carattere di privilegio, e la scienza, invece di diffondere lo spirito critico tra le masse, “le abitua alla credulità”[3] – insomma scritto in un contesto significativamente parallelo all’oggi – analizza le dinamiche per cui, dall’oppressione della natura sull’esistenza del singolo nelle società primitive, si passi necessariamente all’oppressione dell’uomo sull’uomo nelle società più avanzate. Quando la complessità del processo produttivo è elevata diventa necessaria l’organizzazione sociale, cioè il potere di alcuni sugli altri. Quando poi la conoscenza mette a disposizione saperi, armi e macchine, chi li controlla acquisisce un privilegio sugli altri, così come chi controlla la moneta, nel momento in cui si rende necessario lo scambio di prodotti. Questo privilegio è maggiore a seconda del “grado di concentrazione del potere”[4] e diventa oppressione nella misura in cui chi lo detiene, essendo in costante pericolo di perderlo, è automaticamente spinto a cercare di aumentarlo. Per questo, tecnicamente, “non c’è mai potere, ma solo corsa al potere”[5] e “l’uomo sfugge in un certo qual modo ai capricci di una natura cieca solo per abbandonarsi ai capricci non meno ciechi della lotta per il potere”[6].
Scuola, Università, Costituzione: la necessaria “polemica contro il presente”
G. Carosotti e R. Latempa intervistano Tomaso Montanari
Proponiamo ai lettori una recente intervista al professor Tomaso Montanari, Rettore dell’Università per stranieri di Siena, in tema di scuola e università, sui problemi e i processi di riforma che le coinvolgono. Introduzione dell’insegnamento delle soft skills, alternanza scuola- lavoro, orientamento, test INVALSI, formazione del capitale umano, autonomia differenziata regionale. Questi, alcuni dei temi trattati nella discussione con lo studioso, a partire dall’osservazione e dal vissuto dello stato delle cose: il “declino della democrazia partecipativa”, le recenti manifestazioni studentesche, l’urgenza di una scuola fatta di “insegnanti e dirigenti coscienti del proprio ruolo” e non semplici “erogatori del servizio” che orientano e instradano i giovani sempre più precocemente. La scuola, e poi l’Università, dovrebbero offrire ai giovani proprio la possibilità di non adattarsi, di “prendere in mano la propria vita” e agire nello spazio pubblico con spirito critico. Di mettere atto, per ricordare le parole di Piero Calamandrei nel 1955, una necessaria “polemica contro il presente”.
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G. Carosotti:L’attualità ha visto soprattutto ultimamente il governo in difficoltà, ad esempio sul tema dell’apertura/chiusura si sono manifestate molte inefficienze, rispetto alla priorità da affrontare. I tre provvedimenti che avrebbero dovuto maggiormente fare argine al rischio di tornare alla didattica a distanza, che erano la diminuzione del numero di alunni per classe, un sistema di trasporti adeguato e anche un intervento immediato e finanziariamente importante sul sistema di areazione nelle classi, non sono stati attuati, probabilmente sperando che i problemi si risolvessero da sé.
Cinque giudici del CGA siciliano ripercorrono le problematiche che ruotano intorno alla campagna vaccinale Covid e chiedono dati scientifici al governo: l’obbligo potrebbe arrivare davanti la Corte costituzionale, mentre la politica si muove in (apparente) stato dissociativo legiferando discriminazioni e un Green Pass permanente
“La politica non è un asilo: in politica obbedire e appoggiare sono la stessa cosa.”
Il 6 gennaio scorso il governo Draghi decreta l’obbligo vaccinale Covid 19 per i cittadini di età superiore a cinquant’anni: riguarda non solo le due dosi della “vaccinazione primaria” ma anche il cosiddetto booster, e si traduce in sospensione dall’impiego senza retribuzione per i lavoratori non in regola con la vaccinazione e privi del Green Pass da guarigione. Il provvedimento è chiaramente spinoso dal punto di vista costituzionale – lo vedremo – e sociale – per la fase pandemica nel quale si colloca, al di là della questione no vax – ma il presidente del Consiglio non ritiene di dover argomentare la decisione; lo farà solo quattro giorni dopo, aggiungendo le scuse per aver “sottovalutato le attese per una conferenza stampa”. Noblesse oblige titolano i principali media italiani (“Draghi si scusa”), incapaci (o servili al punto da diventarlo) di riconoscere l’arroganza del potere quando sorride e ha modi garbati; quell’arroganza che ritiene di poter decidere senza dover dare alcuna spiegazione. A sua discolpa, dobbiamo tuttavia riconoscere che Draghi non è abituato a vestire l’abito del politico: nulla gli è più alieno del concetto di ‘rappresentanza del popolo’. E probabilmente considera la Costituzione un vetusto fardello inadeguato alle attuali esigenze dei mercati globali e del sacro Pil.
Iniziamo a entrare nelle questioni.
C’è un giudice a Palermo
“È innegabile che quei crimini furono commessi nell’ambito di un ordine ‘legale’, e che anzi fu questa la loro principale caratteristica.”
Oltre “la pandemia”. Congetture sul prossimo futuro
di Guido Cappelli*
Stanno per compiersi due anni da quando l’Oms dichiarò l’emergenza pandemica. E da qualche giorno girano, insistenti, voci di fine (quasi) imminente di pass e restrizioni varie. “È finita, abbiamo vinto, il piano è fallito!”, si ascolta sui social e nelle chat – e non si tratta solo di bufale messe in giro probabilmente ad arte (che pure ce ne sono e si vedono), ma di sinceri canti di vittoria, levati da un popolo del dissenso che incomincia a mostrare comprensibili segni di stanchezza e di confusione.
Per la verità, l’enigmatico ministro della Salute (enigmatico perché non si comprende razionalmente per quali meriti e titoli sia riuscito ad attraversare due governi e tutta la crisi senza praticamente un graffio), in un’intervista al quotidiano ufficioso del regime, La Repubblica, ha già espresso chiaramente la volontà governativa di prolungare le misure distopiche di limitazione delle libertà fondamentali anche al di là della fine eventuale dello stato di emergenza. Ma anche lui lascia intravvedere un sia pur fumoso e lontano “liberi tutti”.
Non è così. Non c’è e non ci sarà nessun “liberi tutti”. Mai, se da questa gente dipenderà. E non perché gli oligarchi mondialisti alla Gates ripetono un giorno sì e l’altro pure che ci saranno nuove pandemie, nuove catastrofi che giustificheranno nuovi stati d’eccezione. E nemmeno per l’ideologia di queste oligarchie feudali, palesemente intrisa di neo-gnosticismo antiumano ed eugenetismo dalla terrificante genealogia.
Ma perché l’ammorbidimento delle restrizioni – in Italia e fuori – è funzionale al prosieguo dell’instaurazione di quella nuova “razionalità politica” (per dirla con Fusaro) che dovrebbe risultare dal grande reset in corso.
La crisi pandemica forse non insegnerà nulla, ma di certo rivela moltissimo. Di noi, dei nostri tempi, e non solo del nostro modo di rapportarci alla malattia o al pericolo. Rivela, più in profondità, la tendenza delle nostre società – sedicenti libere – a quella «vasta standardizzazione e “disambiguazione” del mondo» cui si vorrebbe subordinare tutto e tutti.
Da qui parte il giornalista tedesco Paul Schreyer nel suo ultimo, brillantissimo saggio, Cronaca di una crisi annunciata – Come il coronavirus ha cambiato il mondo, edito in Italia dalla coraggiosa casa di produzione OvalMedia (qui il Trailer Book). E come descrivere meglio la prospettiva cui le masse globali da tempo, nella più terrificante inconsapevolezza, sono inchiodate? Sì, proprio quell’innocente operazione – Word Sense Disambiguation – nota ai più grazie a Wikipedia e che ci consente di precisare il significato di una parola qualora possa averne diversi a seconda del contesto, più che strumento di chiarificazione è ormai, nella sovversione concettuale che ci domina, un utile paradigma del totalitarismo comunicativo senza cui tutto in questi due anni sarebbe stato diverso.
Non è un caso, e non è un’esagerazione: costruire inventari di senso oggi, nell’urgenza di predisporre un cosmo di Intelligenze Artificiali (che è il motivo per cui s’investono cospicui fondi nel settore della linguistica), non ha nulla a che vedere con l’erudizione dei buoni maestri d’un tempo. Si tratta piuttosto di riprogrammare artificialmente il linguaggio su base algoritmica. Di operare sul senso per sottrazione, per far corrispondere ogni pugnetto di suoni a categorie merceologiche precise, ma soprattutto a una sola delle caselle “vero” o “falso” (non necessariamente sempre la stessa: si vede alla bisogna), con conseguente divisione della società in buoni e cattivi.
Nel corso della fase più acuta dell'emergenza pandemica l'impegnativa gestione della quotidianità e il confronto con le difficoltà di tutti e tutte – amministratori, docenti, studenti, famiglie – hanno reso arduo scrivere di scuola per poter dire qualcosa che non fosse sgomento e fatica.
Si trattava di provare a costruire una quotidianità il più possibile rassicurante e garantire formazione e socialità, nonostante Didattica a distanza (poi Didattica digitale integrata) oppure con turni per le classi/studenti, spazi, servizi e opportunità ridotti. Anche quando la scuola ha ripreso a funzionare in presenza la normalità non c'è stata, per le tante ragioni di sicurezza che ben conosciamo. Si è poi entrati in una condizione indefinita di passaggio – quando finisce una pandemia? – caratterizzata da quello che l'emergenza ha lasciato da tanti punti di vista: nelle classi si sentono gli effetti postumi del lungo isolamento e il “ritorno alla normalità” si sta mostrando molto più complicato del previsto. La situazione è migliorata dall'inizio dell'anno scolastico 2021/22 e si è poi complicata per via della fase invernale e della gestione intricata delle quarantene: l'amministrazione quotidiana del problema sanitario, pur in un diverso scenario di rischio rispetto al passato, genera diverse complicazioni che impattano sulla vita delle famiglie e sta rendendo arduo il proseguimento dell'attività didattica per via delle forme miste che vedono la compresenza di studenti in classe e a casa. Non la si può chiamare “normalità”.
dio non gioca a dadi con l’universo di Albert Einstein
Einstein risponde con questa frase a Niels Bohr la cui teoria scientifica tendeva a negare del tutto il principio del determinismo scientifico di fronte ai limiti di comprensione dei nuovi fenomeni nel mondo della fisica secondo i canoni della fisica meccanica tradizionale.
Non è scopo di questo scritto riaffermare le ragioni per le quali questo blog è decisamente contrario alla campagna vaccinale di massa capitalistica, che essenzialmente lo è per motivi estranei al dibattito scientifico e sui vaccini che animano le televisioni e le piazze occidentali in questi mesi. Così come non è scopo dello scritto ribadire per quale ragione questo blog ritenga come parte della necessità degli sfruttati quella di contrastare tutte le misure dei governi di sicurezza sanitaria.
Sicurezza, economia sana e salute pubblica
La società umana, per come determinata storicamente nel suo rapporto con se stessa e con la natura, ancora non è uscita dalla sua preistoria. Qualsiasi crisi generale e qualsiasi crisi sanitaria, che dai rapporti della produzione e sociali stessi è provocata, ha sempre posto di fronte alle società storiche le medesime contraddizioni che emergono dal terreno generale dei rapporti economici, sociali e politici. Queste medesime contraddizioni di fondo, nel lontano passato, come 104 anni fa (ai tempi dell’influenza spagnola) ed attualmente nel tempo del coronavirus, riguardano sul come combinare in maniera funzionale alla riproduzione dei suoi rapporti la “sicurezza” (come rafforzare lo stato nazionale sfidato sul mercato capitalistico mondiale attraverso l’esercito, proteggere i confini dalle epidemie e dalle migrazioni), la “economia sana” (come evitare che una crisi sanitaria interrompa la catena capitalistica della riproduzione del valore) e la “salute pubblica” aggredita da un fenomeno apparentemente solo sanitario.
Robert Blumen: Sono passati due anni da quando ci dissero che dovevamo “abbassare la curva”
Robert Blumen è un ingegnere e giornalista americano che commenta su vari argomenti di economia e di politica. Mi è sembrato il caso di tradurre questo suo articolo apparso sul sito del “Brownstone Institute” perché è un interessante esercizio di logica su come è stata condotta la campagna anti-Covid negli ultimi due anni. Più esattamente, dovremmo dire “un esercizio di mancanza di logica.”
Blumen parla di molti dettagli, ma c’è un punto fondamentale che viene fuori dal suo articolo: Qual è la “strategia di uscita” dall’emergenza? Il problema è che questo punto di uscita non è mai stato detto chiaramente nella infinita serie di “precauzioni” che ci sono arrivate addosso negli ultimi due anni. Ed è lo stesso per i vaccini, che ci sono stati presentati come l’arma finale contro il virus, ma che chiaramente non lo sono. E se non c’è una strategia di uscita, quando mai potremo uscire dallo stato di emergenza?
Dice Blumen: “Mi ci è voluto del tempo per dare un nome a questa strategia. Ho optato per “soppressione”. La ragione fondamentale per cui la soppressione non è una politica è che non ha uscita. Perché una cosa funzioni deve funzionare entro un tempo limitato. Se le misure per rallentare la diffusione sono riuscite a rallentarla, allora che si fa? La natura di una via di uscita è la risposta alla domanda: “Cosa succede quando smettiamo di fare una certa cosa?” Se la risposta è “Si ritorna indietro a quello che succedeva prima”, allora non è una via di uscita.”
Una critica che si può fare a Blumen è che non considera esplicitamente quella che in effetti sembra essere stata la strategia che i governi hanno cercato di applicare: quella dei vaccini come “arma finale”. Con un vaccino efficace, c’era una strategia di uscita: valeva la pena rallentare la diffusione dell’epidemia fino a quando non sarebbe stato possibile vaccinare la maggior parte della popolazione. In teoria, questo avrebbe debellato il virus per sempre e per sempre.
Dal totalitarismo mediatico all’ingegneria genetica
Ritorno su due anni di controllo dei corpi e delle menti
Traduciamo e pubblichiamo questo testo contenuto nell’edizione francese dell’opuscolo Contro i vaccini dell’ingegneria genetica, contro la sperimentazione biotecnologica di massa (potete trovare il pdf nella rubrica “materiali” del nostro sito).
Al di là di ogni certezza sull’origine del virus Sars-CoV-2 – salto di specie o fuga da laboratorio –, è fin troppo plateale che, dalla Cina agli USA, gli Stati hanno innescato i propri dispositivi di guerra: ad Est, chiudendo nell’immediato e tutt’ora intere province al minimo caso di contagio; ad Ovest, ricorrendo il più in fretta possibile a quei “vaccini” a m-RNA il cui sviluppo è storicamente legato alle ricerche del Pentagono sulla protezione dei soldati esposti ad agenti virali – e cogliendo l’occasione per sperimentare queste tecniche genetiche su centinaia di milioni di persone.
Ecco allora che, mentre si discute sulla “efficacia” e sulla “sicurezza” dei vaccini, «le porte sono ormai spalancate per l’ingegneria genetica, che ha già acquisito la legittimità per sviluppare la “medicina del futuro”, così come i colossali finanziamenti e il quadro legale e sociale necessari». Ecco allora l’unica domanda sensata: «come attaccare dei progetti così vasti di controllo e di artificializzazione della vita?».
L’ingegneria genetica è una tecnologia tanto radicale quanto quella del nucleare non soltanto perché attaccano entrambe gli elementi costitutivi della materia e della vita, disintegrando ciò che era fino ad allora considerato come “insecabile” (l’atomo o la cellula), ma anche perché in un caso come nell’altro non si tratta più di esperimenti in senso proprio, dal momento che non esiste più alcuna insularità del campo di sperimentazione e che il “laboratorio diventa coestensivo rispetto al globo”.
Profilassi e trattamento della COVID 19: benefici, rischi e qualità dell’evidenza
di CoMeta
Riflessioni sul rapporto beneficio/rischio dei vaccini a mRNA e a DNA attualmente in uso: opportunità e principio di precauzione
Nel documento allegato si possono reperire informazioni a oggi (30 Dicembre 2021) disponibili sulla malattia infettiva denominata COVID-19 e dichiarata pandemia causata dal virus SARS-CoV2 (della famiglia dei coronavirus influenzali).
E' il frutto di un intenso e approfondito lavoro svolto da un gruppo di ricercatori, medici, accademici e addetti ai lavori, intrapreso e portato avanti al fine di contribuire al dibattito sulla attuale pandemia COVID-19 da un punto di vista interdisciplinare. Il documento è propositivo e intende offrire possibili soluzioni in alternativa a interventi coercitivi, i quali, in quanto tali, finiscono per sancire il fallimento del legislatore e della scienza nel far fronte alle sfide poste dalla cosiddetta “società della conoscenza” (Trattato di Lisbona, 2009).
A causa della pressione del succedersi degli eventi e della scarsa familiarità con gli strumenti scientifici utilizzati per affrontarla, i decisori politici non hanno avuto l’opportunità di vagliare adeguatamente l’attendibilità delle opinioni e evidenze offerte dagli esperti. In tali contesti il dissenso tra studiosi è un indice di salute che non va censurato, ma anzi utilizzato per il consolidamento delle ipotesi di lavoro. Ci preme anche sottolineare l’importanza di una visione complessa e dinamica del problema, caratterizzato da meccanismi epidemiologici e sociali ricchi di feedback negativi e di rinforzo, che possono vanificare soluzioni univoche o statiche. La letteratura del “mechanism design” (Börgers, 2015) ci insegna come la programmazione di politiche miranti ad influenzare il comportamento del cittadino mediante incentivi e deterrenti (ad esempio fiscali), sia compito altamente complesso e gremito di trappole. A volte lo strumento può sviluppare una cascata di effetti paradossali (opposti a quelli attesi), o controproducenti in ambiti inattesi, o fenomeni di feedback negativo (Lucas 1976), che ne neutralizzano l’efficacia (Hess e Martin, 2006).
La politica delle mascherine, un confronto tra Agamben e Bratton
di Adam Arvidsson*
Portare o non portare la mascherina è diventata per molti una dichiarazione politica e una questione di identità personale
A causa della pandemia da Covid-19, le mascherine si sono trasformate da dispositivi politicamente innocenti negli oggetti di un’intensa controversia. Portare o non portare la mascherina è diventata per molti una dichiarazione politica e una questione di identità personale. Negli Stati Uniti, Donald Trump e i suoi sostenitori rifiutano di indossarle, mentre la sinistra ‘liberal’ non si fa mai vedere senza. In Italia, i manifestanti no-vax marciano a volto scoperto mentre i sindaci introducono l’obbligo della mascherina all’aperto per fermarli. La mascherina è diventata un oggetto che, alla maniera dell’Actor Network Theory di Bruno Latour, distingue i sostenitori dell’approccio ufficiale alla pandemia dai suoi detrattori. Ma qual è la politica della mascherina?
Un modo per scoprirlo è attraverso il recente dibattito tra il guru californiano del design Benjamin Bratton e il filosofo italiano Giorgio Agamben. Nel suo recente libro The Return of the Real – un tentativo di articolare una nuova filosofia politica per il mondo post-pandemia – Bratton contesta una serie di post di Agamben scritti durante l’anno pandemico del 2020. In questi, il filosofo italiano ha descritto le misure anti-Covid – lockdown, distanziamento sociale, smart working, DAD e, ovviamente, l’obbligo della mascherina – non come iniziative necessarie a sedare un’emergenza sanitaria, ma come parti di un nuovo paradigma di governance sociale imposto alla popolazione mondiale con la scusa della pandemia. Agamben ha visto in queste misure una nuova versione della biopolitica (termine da sempre centrale nel suo lavoro) che mira a trasformare la vita conviviale – per usare un termine di Ivan Illich a cui Agamben attinge spesso – di cittadini, lavoratori o amanti nella “nuda vita” di pazienti mascherati e sottoposti a un’emergenza medica.
Benvenuti al nostro ormai consueto bollettino Covid, in cui mi prendo la briga di passare in rassegna le principali notizie della settimana in materia di Covid, così da permettervi di stare sempre sul pezzo con il minimo sforzo. Prego.
Da Israele arriva un (altro) importante studio peer-reviewed sull’utilità della vitamina D nel ridurre il rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19, soprattutto nelle persone più anziane (cioè quelle maggiormente a rischio di ospedalizzazione e/o morte). Cosa in realtà già evidenziata in diversi studi fin dai primi mesi del 2020, ma mai recepita dal nostro Ministero della Salute, che anzi continua tutt’oggi a bollare tutta la questione come “fake news”. Ne ho scritto in maniera più approfondita qui: https://www.facebook.com/thomasfazi/posts/4770204139739353.
Dall’Inghilterra, invece, arriva l’ennesima conferma che smentisce la campagna terroristica dei media (italiani ma non solo) sulla presunta pericolosità della Omicron per i bambini e sull’aumento di ospedalizzazioni pediatriche che sarebbero causate dalla Omicron. Come si legge in un articolo apparso sulla prestigiosa rivista “Nature”¹:
Lettera aperta di 'Universitari e Ricercatori contro il Green Pass' a Mario Draghi
"È poi inevitabile che, in queste circostanze, l’estensione dell’obbligo vaccinale al personale universitario venga percepito come strumento di repressione del dissenso: ... Piuttosto che essere visto come un intervento dettato da urgenze di tipo prettamente sanitario, l’imposizione dell’obbligo in questione all’esigua minoranza di docenti e altro personale che finora avevano preferito non avvalersi dell’opportunità di vaccinarsi rischia quindi di essere interpretato, anche all’esterno del mondo universitario, come una misura vessatoria nei confronti di quanti propongono dall’interno degli Atenei analisi scientifiche e politiche di intervento non in linea con la posizione governativa." Il Prof. Cosentino rilancia sul suo canale Telegram la lettera aperta da parte di "Universitari e Ricercatori contro il GreenPass" al Presidente del Consiglio Mario Draghi che vi pubblichiamo in calce nella sua interezza.
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Al Ministro per l’Università e la Ricerca
e, p.c., ai Ministri della Repubblica Italiana
Ai Presidenti della Camera e del Senato della Repubblica
Al Presidente della Corte costituzionale
Siamo un gruppo di lavoratrici e lavoratori di Atenei, di Enti di Ricerca e di Istituti di Alta Formazione italiani (tecnici, amministrativi, bibliotecari, lettori, collaboratori ed esperti linguistici, ricercatori, docenti) che ha avviato una discussione sulle ricadute nel mondo universitario e nella società civile delle politiche di gestione della pandemia. Tra noi vi sono sia persone vaccinate che non vaccinate, altre sono guarite dalla malattia e altre ancora sono state esentate dalla vaccinazione.
Rieducational Channel. Il lockdown come dispositivo di rieducazione politica
di Stefania Consigliere, Alessandro Pacco, Cristina Zavaroni
Un’ipotesi fin troppo facile
Il fenomeno è noto e spaventoso: a fronte di quanto sta accadendo, la gran parte dei nostri connazionali non trova niente da obiettare, neanche quando il governo manda uomini armati alle fermate degli autobus per controllare il GP dei ragazzini. Qui come altrove, i meno alienati abbassano gli occhi e tirano dritto; gli altri neppure vedono.
Si è parlato di strage delle coscienze, di immensa vergogna, di maledizione pandemica. Un’ottava piaga biblica che ha colpito in modo strano, trasversale a qualsiasi categoria socio-economica, lasciando a terra moltissimi fra quelli che credevamo più attrezzati, resistenti, attenti: l’antagonismo e la “sinistra di movimento”, insomma, ivi inclusa larga parte del femminismo, delle forze LGBTQ+ e delle realtà solidali con i sans papiers, che sembrano cadute in una sorta di rimozione a getto continuo di ciò che, pure, è sotto i nostri occhi. Troia brucia, ha scritto Wolf Bukowski, ma guai alle Cassandre che lo dicono.
Cos’ha reso possibile un simile cedimento politico, cognitivo, psichico ed emotivo? In una serie di quattro testi scritti fra agosto e novembre 2021 (si trovano qui: 1, 2, 3, 4), il compagno Nicola ha identificato alcune cause strutturali profonde: (1) l’incrocio fra la precarietà esistenziale degli ultimi decenni e l’ideologia individualista, che induce a puntare tutto sul magic bullet vaccinale per poter tornare il prima possibile a produrre e consumare; (2) lo sbarramento mediatico opposto agli scienziati dissidenti che li ha indotti, spesso, a portare i loro argomenti su siti alternativi destrorsi; (3) la scomparsa del movimento operaio e della sua contronarrazione; (4) la confusione fra la collettività che protegge, e che è da proteggere, e lo Stato; (5) la confusione fra la libertà individuale di destra (quella dell’individuo borghese di sfruttare e consumare) e la pura e semplice libertà di vivere; (6) l’infantile entusiasmo per il presunto blocco dell’economia di una parte della compagneria, incapace di avvedersi che quel “blocco” significava solo la vittoria di alcune, specifiche bande del capitalismo contro altre ormai obsolete.
Una lettura critica di “Antithesi/cognord. La realtà della negazione e la negazione della realtà”1
di Claudio Paolantoni
Il testo è stato tradotto in italiano qui e ripreso qui
L’obiettivo polemico del testo in esame è “l’approccio negazionista nei confronti della pandemia” abbracciato da “molti dei nostri compagni e amici all'interno dell'ambiente radicale” “mentre non pochi di loro sono gradualmente scivolati nel pensiero cospirazionista e in assurdità sconvolgenti.”
Quindi l’obiettivo è il “negazionismo”. Ma a un certo punto del testo, a pag. 29, si passa alle “tendenze negazioniste/novax” senza avvertire particolare necessità di distinzione tra i due aspetti, o di argomentazioni diverse per contrastarle. In queste note starò in buona parte al gioco, per quanto rischioso possa essere.
L’arma delle polemica, il lungo filo rosso del documento, è inchiodare queste tendenze alla loro presunta matrice “individualista”. E’ proprio questa matrice che renderebbe intercambiabili negazionismo e antivaccinismo. L’ opera viene compiuta in gran parte dandone per scontato un presupposto, cioè che tali opposizioni siano dettate dal solo anelito alla “libertà individuale”, o alla “autodeterminazione” (che a loro volta, per definizione, sarebbero sempre nemiche della vera libertà, cosciente del vincolo sociale), altre volte articolando delle critiche puntuali (ma inconsce dei propri presupposti).
Il documento è fortemente ispirato a una “teoria” dello Stato nel merito della quale non ritengo di avere la necessità, e neanche le competenze, per entrarvi2. Pertanto mi limiterò a considerarla per quello che sembra esserne il suo precipitato nel contesto del tema affrontato:
Gli studi “randomizzati”sulle cure per il Covid-19 da fare a casa: un po’ pochini e un po’ poco raccontati
di Michele Di Mascio
Una recente intervista sulle cure per il Covid da fare a casa, andata in onda in prima serata, evidenzia come questo tema venga tuttora trattato senza accennare minimamente al senso di frustrazione che imperversa da due anni, in una parte della società civile e della stessa comunità scientifica, per via dei tempi sorprendentemente lunghi con cui decollano o procedono gli studi controllati su questi arsenali, sotto i fari spenti dei main stream media.
È stato uno dei temi affrontati, da me e da altri, per esempio nell’incontro di Politiche Pandemiche (Torino, 8 Dicembre 2021) che conta finora più di duecentomila click su Youtube o nell’udienza di Senato pubblica avanzata dal senatore americano Ron Johnson Covid-19: A Second Opinion (Washington, 24 Gennaio 2022), che ѐ stata seguita in streaming da più di un milione e quattrocentomila persone. Condivido tutto quello che ѐ stato detto in questi incontri? No, ma non condivido nemmeno tutto quello che altre\i portavoci della comunità scientifica hanno espresso in questi due anni attraverso i main stream media, senza per questo però abbracciare militanze oltranziste per soffocare i loro punti di vista, mentre, va ricordato, Facebook ha inflitto censura all’incontro italiano decidendo di oscurarlo durante lo streaming dell’8 Dicembre scorso. Chissà perchѐ…
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Il dottor Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, spiega in un'intervista andata in onda qualche giorno fa1 che se si interviene sul paziente infettato da Sars-Cov-2 prima che la risposta immunitaria per contrastarlo diventi aberrante, si ha un’alta probabilità di prevenire l’insorgenza ed esacerbazione della malattia da Covid evitando così di finire in ospedale- In altre parole, esiste una finestra temporale di intervento farmacologico subito dopo il contagio, per trasformare in benigno l’intero corso dell'infezione da Covid.
Scienza, informazione e fake news al tempo del coronavirus
Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità di esprimere ed attuare la sua volontà. Primo Levi
Una delle virtù della democrazia - ineliminabile - consiste nel fatto che ciascuno deve essere esposto alla maggior quantità possibile di opinioni diverse. Stefano Rodotà
La propaganda è in democrazia quello che il manganello è in uno stato totalitario. Noam Chomsky
L’ignoranza afferma o nega rotondamente, la scienza dubita. Voltaire
Parte 1
La guerra dei numeri
L’epidemiologia del COVID-19
Il COVID-19 è una malattia “mortale”?
Letalità, mortalità ed eccesso di mortalità.
La letalità del COVID-19 nel mondo
Il 3 marzo 2020, il direttore dell’OMS (Tedros Ghebreyesus) affermava, durante una conferenza stampa, che il SARS-CoV-2 avesse una letalità1 del 3,4%. Questo valore è stato sistematicamente smentito dalla letteratura scientifica e dalle evidenze epidemiologiche. Ecco alcuni, autorevoli, esempi:
► Uno studio di marzo 2020, pubblicato su The Lancet - una delle riviste mediche più importanti al mondo - e condotto da ricercatori afferenti al prestigioso Imperiai College di Londra, stimava la letalità media (ogni età) del COVID-19 in Cina allo 0,6%.1
Il "bisogno di pazienti" e quel labile confine tra sanità pubblica e privata
di Eugenio Donnici
Ogni qualvolta ci troviamo ad affrontare un grave problema di salute, entriamo nei meandri di un percorso labirintico, là dove diventa difficile trovare una via d’uscita.
Medicus curat natura sanat, recita l’aforisma, per dire che le conoscenze e le tecnologie di cui dispone la medicina attuale, non di rado, non sono sufficienti a riportare il paziente sulla via della guarigione.
Sia come sia, il tema della salute, anche e soprattutto per le tensioni generate dalla crisi pandemica, ritorna continuamente al centro del dibattito pubblico, con il rischio di diventare l’oggetto di una contesa inestricabile tra varie fazioni in lotta, sullo sfondo di un pervasivo processo di privatizzazione del SSN, nato nel 1978 dalla soppressione delle “Casse Mutue” e ispirato ai principi di universalità, equità e uguaglianza.
Tali principi, con l’ascesa delle forze liberiste e il conseguente cambio del paradigma economico-sociale, nel corso degli anni Ottanta seguirono un percorso accidentato e travagliato, al punto che finirono per sgretolarsi, quando vennero emanati i primi provvedimenti sulle privatizzazioni delle strutture sanitarie pubbliche.
In realtà, i diritti sociali, tra cui quello alla salute, garantiti e riconosciuti dalla nostra Costituzione, avevano già iniziato a scricchiolare a metà degli anni Settanta. In quel periodo, infatti, si era aperta la breccia attraverso cui si diffondeva l’idea che le prestazioni private a pagamento erano superiori a quelle gratuite. Forse, coloro che hanno una certa età dovrebbero ricordare le prese in giro degli oculisti o dei dentisti delle mutue e l’esaltazione dei pregi di quelli privati.
Siamo un gruppo di scienziate/i sociali, appartenenti a diverse discipline, indipendenti o variamente inquadrati nelle università italiane o estere. Ciascuno di noi è quindi professionalmente abituato ai tempi lunghi della ricerca, alla verifica dei dati e delle fonti, alla responsabilità autoriale, al rigore argomentativo e al confronto con i colleghi. Siamo abituati anche a riconoscere i limiti, gli errori, le storture e la piattezza di narrazioni basate sull’uso opportunistico dei dati, sulla riduzione della complessità e su contrapposizioni manichee – che si tratti della versione mainstream o di narrazioni complottiste.
Proprio per la valenza critica e anti-egemonica delle nostre discipline, riteniamo che oggi chi le pratichi non possa eludere quantomeno una discussione aperta e franca sulle politiche autoritarie, discriminatorie e arbitrarie con cui il governo italiano, e non solo, sta affrontando la diffusione del Covid-19. Siamo coscienti del fatto che gran parte dei nostri colleghi e colleghe, implicitamente o esplicitamente, non abbiano considerato un problema il fatto che il governo abbia puntato esclusivamente sulla campagna vaccinale come via di uscita dalla pandemia. I vaccini anti-Covid sono utili per diminuire l’incidenza di morte e forme gravi di malattia per le persone anziane e/o con maggiori rischi; ma gran parte delle scelte politiche adottate in questi due anni hanno ignorato gli effetti sociali, politici e culturali delle misure prese in nome della salute pubblica.
L’intreccio fra pandemia e gestione della pandemia sta erodendo in profondità il mondo intorno a noi, irrigidendo la struttura delle soggettività che lo abitano e lacerando la trama relazionale fra umani, così come fra umani e non-umani, nonché i rapporti di fiducia e riconoscimento reciproco che chiamiamo “società”. Questa disgregazione avviene proprio quando l’enormità del collasso climatico richiederebbe all’umanità intera di mettere da parte divergenze, conflitti e interessi specifici, nel tentativo di evitare insieme una catastrofe ecologica. Non esprimerci a riguardo significherebbe colludere con la distruzione in corso.
Enrico Grazzini è giornalista economico, autore di saggi di economia, già consulente strategico di impresa. Collabora e ha collaborato per molti anni a diverse testate, tra cui il Corriere della Sera, MicroMega, il Fatto Quotidiano, Social Europe, le newsletter del Financial Times sulle comunicazioni, il Mondo, Prima Comunicazione. Come consulente aziendale ha operato con primarie società internazionali e nazionali.
Ha pubblicato con Fazi Editore "Il fallimento della Moneta. Banche, Debito e Crisi. Perché bisogna emettere una Moneta Pubblica libera dal debito" (2023). Ha curato ed è co-autore dell'eBook edito da MicroMega: “Per una moneta fiscale gratuita. Come uscire dall'austerità senza spaccare l'euro" ” , 2015. Ha scritto "Manifesto per la Democrazia Economica", Castelvecchi Editore, 2014; “Il bene di tutti. L'economia della condivisione per uscire dalla crisi”, Editori Riuniti, 2011; e “L'economia della conoscenza oltre il capitalismo". Codice Edizione, 2008
Salvatore Minolfi: Le origini della guerra russo-ucraina