Fai una donazione

Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________

Amount
Print Friendly, PDF & Email
Print Friendly, PDF & Email

frontiere

La politica ai tempi del colera, appunti su teoria e prassi

di Pier Paolo Dal Monte

In ictu oculiL’articolo di Moreno Pasquinelli, apparso qui l’8 settembre u.s., tratta un tema assai importante, ovvero quello della necessità, delle possibilità e delle condizioni per la creazione di un soggetto politico. Questo tema è particolarmente cogente nella situazione attuale, nella quale la più parte della popolazione è, di fatto, priva di rappresentanza politica. A tal proposito egli elenca alcuni presupposti necessari (anche se non sufficienti).

È evidente a chiunque sia dotato di una seppur minima facoltà di pensiero che il “governo dei tecnici”, o meglio dello specialista in tecnica bancaria, non sia che l’espressione del commissariamento di questo paese da parte di forze che nulla hanno a che fare con il libero esercizio della prassi politica.

Sotto quest’ottica, è facile dare una risposta alla domanda circa la sussistenza della prima delle condizioni che sono elencate nell’articolo in oggetto, ossia se esista «un contesto sociale che “chiede” che un nuovo partito sorga».

Data l’assenza, quasi totale, di forme organizzate di rappresentanza politica, intese come portatrici delle reali istanzi dei cittadini, ci pare che questa precondizione sia soddisfatta.

Le formazioni che, in questo momento storico, pretendono e millantano di ricoprire questa funzione, sono, fondamentalmente, dei meri contenitori di consenso che inscenano una falsa dialettica fatta esclusivamente (quando va bene) di istanze prepolitiche: dalla lotta alla cosiddetta “corruzione”, (in realtà, semplice stigmatizzazione verbale), all’indipendenza della Padania (declinata nella forma, più al passo coi tempi, del regionalismo differenziato); o, ancora, nelle tenzoni posticce sull’immigrazione, sulla moltiplicazione dei generi o sul vangelo secondo Greta, tutte superate dal “grande livellatore” dello stato di eccezione pandemico (che ha preso il posto di quello economico e sarà sostituito da quello climatico).

Print Friendly, PDF & Email

chartasporca

L’epidemia d’odio, la tecnica e la cultura nell’epoca del Green Pass

Silvia D’Autilia intervista Andrea Zhok

248273219 481932392877811 4155998009573330886 nSD: Professor Zhok, lei è stato tra i primi firmatari e promotori dell’appello dei docenti universitari contro il Green Pass, che è oggi arrivato a più di mille professori aderenti. Il vostro dissenso è sia relativo all’adozione di una misura considerata discriminatoria nei confronti di studenti e lavoratori, sia in relazione allo spirito d’inclusione e partecipazione che caratterizza l’università. Dal suo punto di vista, quali conseguenze determinerebbe il perseverare di questa norma o la sua semplice traccia storica nell’ambito della cultura e del diritto allo studio?

AZ: La cultura, che uscirà a pezzi da questa vicenda, quali che ne siano gli esiti, è la cultura civile e democratica. Il decisionismo del governo su una questione delicatissima come questo “certificato di piena cittadinanza” ha prodotto una spaccatura drammatica, una vera e propria epidemia d’odio, da cui temo non ci rimetteremo per anni. Ha dell’incredibile la leggerezza con cui si è messo mano a una norma che:

1) tocca le libertà fondamentali (a partire dall’inviolabilità del corpo proprio, fino al diritto al lavoro e allo studio),

2) lo fa con motivazioni pretestuose (i sondaggi precedenti al GP parlavano di un mero 5% di cittadini pregiudizialmente ostili a vaccinarsi: non c’era nessuna ‘emergenza no-vax’) e

3) scatena simultaneamente incontrollabili istinti atavici come quello dell’autopreservazione (timore del contagio da una parte; timore dell’inoculazione dall’altra).

Di fronte a un tema socialmente, psicologicamente e anche scientificamente così delicato il governo ha ritenuto di procedere come il proverbiale elefante in una cristalleria, portandosi dietro gran parte dell’opinione pubblica in una sorta di riedizione della caccia all’untore.

Print Friendly, PDF & Email

ilrovescio

PNRR: Piano Nazionale di Radiazione di ogni Resistenza (umana)

di Il Rovescio

vintage 4Pubblichiamo molto volentieri queste preziose riflessioni sulla Sanità 4.0, scritte da una compagna che da trent’anni si occupa di salute (in senso professionale e non solo) ispirandosi alla medicina tradizionale cinese. Dai corpi ai campi, dai laboratori alle strutture sanitarie, l’intreccio tra digitalizzazione e biotecnologie ci sta portando verso un “nuovo ordine sociale” in cui l’umanità stessa viene concepita e trattata come un “prodotto difettoso”. Diventa allora sempre più urgente, secondo l’autrice del testo, pensare e praticare percorsi di autorganizzazione anche in ambito medico. Uno stimolo, insomma, ad aprire un’ampia discussione che coinvolga sia compagne e compagni sia quella parte del personale sanitario che è ancora e vuole restare umana.

* * * *

È ormai evidente che un’emergenza sanitaria reale è diventata il cavallo di Troia attraverso cui limitare in modo sempre più accelerato le libertà individuali e plasmare un nuovo ordine sociale, in cui il valore di ogni specie, compresa quella umana, e del pianeta diventano esplicitamente secondari rispetto alla sopravvivenza ed al funzionamento adattato del sistema.

Premetto che per me è importante in questo momento sottolineare che non si tratta di un banale virus; che si tratti di un prodotto di laboratorio o che sia conseguenza della devastazione ambientale nel suo complesso, è un dato di fatto che esso richiede di essere trattato per tempo ed in modo appropriato, specifico e da persone competenti (ovvero che hanno studiato e praticato la medicina) e che il cosiddetto “long Covid” riguarda il 14% dei contagiati, in proporzione maggiore nelle fasce più giovani, con conseguenze sul lungo termine ancora ignote.

Print Friendly, PDF & Email

cumpanis

Le motivazioni del “no” al green pass in chiave marxista e differenze con la destra

di La Riscossa

Pubblichiamo questo articolo nello spirito di collaborazione che si è costituito tra “Cumpanis” e “La Riscossa”, giornale on-line del Partito Comunista

unnamed98565dgy«Le verità espresse dalla ricerca scientifica non sono verità assolute e definitive ma sono approssimazioni storiche e la scienza è un movimento in continuo sviluppo. Se infatti la verità scientifiche fossero definitive ed acquisite definitivamente su un piano assoluto e metastorico, la scienza come tale avrebbe cessato di esistere. Si ha quindi che la scienza è una categoria storica, essa offre parametri di interpretazione della realtà che sono varianti e varieranno con il variare delle epoche storiche. In realtà anche la scienza è una superstruttura, una ideologia. La scienza quindi non ha una sua validità assoluta, al di là del tempo, ma rappresenta nella sua storia il reflusso di rapporti di forza reali all’interno delle classi e dei modi di produzione». (A. Gramsci, Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce)

Scientificamente e socialmente ci troviamo di fronte ad una pandemia che non può essere messa in dubbio e che, sebbene non abbia le caratteristiche di gravità di altre epidemie (Ebola, Mers, Vaiolo, Poliomielite), certamente richiede un impegno serio per debellarla. A testimonianza di ciò è da sottolineare l’incremento del numero di morti totali che si è avuto in Italia e nel mondo intero in questi due anni.

È certamente discutibile la questione di come siano state effettuate le cure preventive, di come la sanità pubblica sia stata depotenziata dalle continue privatizzazioni, di come siano state fronteggiate le vere situazioni di pericolo, dai trasporti ai luoghi di lavoro e di studio. Ciò ha contribuito ad aumentare il numero di vittime che si sarebbero potute evitare, ma non oscura la pericolosità del virus.

Va sottolineato il processo di urbanizzazione selvaggia portato avanti da molti Paesi sotto la spinta della “finanza cementizia”, processo che ha condotto alla creazione di città-agglomerato sempre meno vivibili e pensate per un uomo-merce in grado unicamente di produrre ricchezza per il vertice della piramide capitalista, ricchezza di cui non potrà godere viste le condizioni in cui versa.

Print Friendly, PDF & Email

carmilla

Riotta VS Riot

di Nico Maccentelli

portuali trieste 690x362Non entrerò nel merito di tutte le scemenze che Gianni Riotta ha scritto nel suo “dotto” articolo di ieri l’altro su La Repubblica: “Sinistra radicale e green pass un legame pericoloso”, dove cita i Wuming e il sottoscritto. Non merita neppure una risposta. L’unica osservazione che mi viene da fare in questo mio intervento a titolo personale, è che il mio accenno a Mosca, che Riotta menziona, è palesemente falso, dato che non ho mai parlato della Russia di Putin nei miei articoli, in particolare in quello menzionato dai Wuming e ripreso dal Riotta.

Ma si sa, i nemici dell’Occidente vengono sempre messi in unico calderone e dall’alto delle loro tribune queste penne strapagate possono raccontarci anche che Cristo è morto dal freddo, così come la Lamorgese, ministra degli interni, può dire in Parlamento che il poliziotto infiltrato tra i manifestanti a Roma stava collaudando le sospensioni del blindato.

Fatta questa doverosa precisazione, voglio cogliere l’occasione per affrontare due punti che emergono dagli sproloqui del Riotta: l’antiscientificità della “sinistra radicale” e la sua pericolosità se associata al movimento no green pass.

Chi sostiene il maistream vaccinale sarebbe depositario della scienza infusa e chi critica questo approccio sarebbe invece antiscientifico? Così come la solita sinistra antagonista? In realtà vero è il contrario e questi giornalisti alla Riotta, Mentana e compagnia bella sembrano diventati degli imbonitori di elisir miracolosi da farwest.

In questi mesi, infatti, abbiamo visto come la scienza sia diventata ancor di più un soggetto economico rilevante al servizio di interessi dominanti.

Print Friendly, PDF & Email

lafionda

Democrazia sociale, conflitto e sovranità nazionale

di Alessandro Somma

Riflessioni a partire da Progettare l’uguaglianza. Momenti e percorsi della democrazia sociale, M. Gambilonghi e A. Tedde (a cura di), Sesto S. Giovanni, Mimesis, 2020

41dHUE2pm9LSecondo una lettura diffusa, nonostante lo Stato sociale favorisca una certa redistribuzione della ricchezza, la sua ragion d’essere risiede nella volontà di neutralizzare il conflitto attraverso una sorta di accordo: la rinuncia alla lotta politica in cambio di una inclusione nell’ordine proprietario nella misura necessaria e sufficiente a produrre pacificazione sociale. La lettura non è certo infondata, dal momento che trae spunto dall’origine storica dello Stato sociale nel Vecchio continente, ovvero dalla creazione del primo sistema moderno di sicurezza sociale nella Prussia di Bismarck. Questi aveva tentato di affrontare il conflitto sociale reprimendo il movimento operaio attraverso una legge “contro le aspirazioni socialmente pericolose della Socialdemocrazia” (del 22 ottobre 1878), che tuttavia si rivelò fallimentare: incrementò invece di ridurre lo scontro politico. L’Imperatore Guglielmo I maturò così la convinzione che “la riparazione dei danni sociali non si dovrà perseguire esclusivamente attraverso la repressione dei tumulti socialdemocratici, bensì anche attraverso il sostegno attivo al benessere dei lavoratori” (Kaiserliche Botschaft del 17 novembre 1881). Il tutto sulla scia di quanto era stato sperimentato presso le acciaierie Krupp, dove in effetti la pace sociale venne promossa offrendo migliori condizioni di lavoro a chi rinunciava all’impegno politico e sindacale, e assicurando nel contempo una severa repressione a chi invece vi si dedicava.

Detto questo, è certamente possibile considerare lo Stato sociale il fulcro di un modo di concepire lo stare insieme come società alternativo a quello in linea con la sua origine storica, ovvero di un modello definibile in termini di “democrazia sociale”. A questo è dedicato un volume collettaneo i cui autori si sono esercitati nell’inquadramento di un simile modello, nella ricostruzione delle vicende storiche che hanno condotto alla sua nascita sulle ceneri dell’individualismo proprietario, al suo sviluppo nel corso nel corso dei Trenta gloriosi, e alla sua crisi iniziata con l’affermazione dell’ortodossia neoliberale nel corso degli anni Ottanta[1].

Print Friendly, PDF & Email

paginauno

Contro il Green Pass. La posta in gioco: disciplina e sorveglianza

di Giovanna Cracco

Gli ultimi studi su vaccini, contagiosità e immunità naturale, la blockchain europea del Green Pass con le ‘condizionalità’ che implementa e l’identità digitale, i corpi docili e la disciplina come pratica di potere

hn946tg“Il corpo è anche direttamente immerso in un campo politico: i rapporti di potere operano su di lui una presa immediata, l’investono e lo marchiano, lo addestrano, lo suppliziano, lo costringono a certi lavori, l’obbligano a delle cerimonie, esigono da lui dei segni. Questo investimento politico del corpo è legato, secondo relazioni complesse e reciproche, alla sua utilizzazione economica. È in gran parte come forza di produzione che il corpo viene investito da rapporti di potere e di dominio, ma, in cambio, il suo costituirsi come forza di lavoro è possibile solo se esso viene preso in un sistema di assoggettamento: il corpo diviene forza utile solo quando è contemporaneamente corpo produttivo e corpo assoggettato.” Michel Foucault, Sorvegliare e punire

“Chi non astrae da ciò che è dato, chi non collega i fatti ai fattori che li hanno prodotti, chi non disfà i fatti nella sua mente, in realtà non pensa.” Herbert Marcuse, L’uomo a una dimensione

Ciò che ruota attorno a Covid-19, vaccini e Green Pass andando a investire le sfere politiche, economiche e sociali, è molto ampio. Circoscrivere un’analisi a un focus è inevitabile. Su ciò che è stata la gestione politica della pandemia abbiamo già scritto ad aprile 2020 (1), e con il passare del tempo la situazione non è affatto cambiata. La novità degli ultimi mesi sono i vaccini. Non si intende qui approfondire l’intricata questione – sperimentazione, produzione, brevetti, effetti collaterali, sviluppo alternativo del protocollo per le terapie di cura ecc. – ma la campagna vaccinale italiana e l’introduzione del Green Pass, con la tecnologia blockchain e la rete europea Gateway che lo caratterizzano.

Partiamo dai punti fermi.

Print Friendly, PDF & Email

sfero

Basta propaganda: siamo seri, almeno coi morti

di Paolo Bellavite

697fSi sa che personalmente non sono contrario ai vaccini per partito preso, tanto che ho iniziato la “carriera” di vaccinologo nel 2017 con un libro intitolato “Vaccini sì, obblighi no”. Se dovessi riscriverlo, sceglierei il titolo “Vaccini se, obblighi no”, dove il “se” indica la valutazione accurata dei rischi e dei benefici. Comunque non sono un “novax”, sono solo contrario agli obblighi vaccinali, tomba della scienza e dell’etica medica, e sono contrario alla disinformazione. Non può esservi libertà di scelta se non c’è corretta informazione.

Uno degli argomenti di maggiore interesse per l'opinione pubblica riguarda gli effetti avversi dei vaccini e in particolare la mortalità. Per questo vale la pena commentare un articolo di Antonio Socci, comparso su Libero del 13 Ottobre, intitolato “Ma perché qualcuno ha più paura del vaccino che del COVID? Una riflessione statistica”. Tale articolo è emblematico di quale confusione si possa generare su un argomento così delicato e per questo prendendo spunto da questo ritengo utile trattare in modo tecnico alcuni aspetti della questione. Per brevità, pubblico il testo nel mio fascicolo in “Sfero” in attesa di altre eventuali possibilità di pubblicazione.

Socci analizza il tema delle morti improvvise, che definisce “uno dei temi più diffusi, fra i Novax, forse quello che più alimenta la paura e il rifiuto della vaccinazione”. I cosiddetti “Novax” sono accusati di rilanciare sui socials le notizie di cronaca relative a morti di persone che da pochi giorni hanno fatto il vaccino, come se ciò fosse espressione di ignoranza di statistica. Successivamente, l'autore si lancia in considerazioni tecniche in difesa delle vaccinazioni che lasciano stupiti per la loro scarsa consistenza scientifica.

Print Friendly, PDF & Email

frontiere

La bolla del consenso

di Giorgio Antonangeli

Lutero brucia la bolla papale 600x543Sono tanto semplici gli uomini e tanto obbediscono alle necessità presenti, che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare.

Machiavelli, ‘il Principe’

Oggi come ieri vediamo le stesse dinamiche di potere e consenso: c’è un principe, o più precisamente un viceré, che pare esercitare un potere – proprio o delegato che sia – senza freni o remore. Dall’altro lato ci dovrebbe essere un Popolo i cui sensi però sono stati intorpiditi e ingannati dagli apparati della società dello spettacolo, le cui bocche di fuoco non si sono mai fermate da quando Pasolini denunciò il “genocidio culturale” e le forme di rieducazione delle masse verso l’omologazione totale.

Intanto l’accumulazione capitalista ha seguito la sua parabola: in fase espansiva prometteva un benessere diffuso, sostenuto da un’inondazione di nuovi beni di consumo, sufficiente a far ignorare la progressiva marginalizzazione non solo delle vecchie culture tradizionali, ma anche della nuova concezione di cittadinanza che tra Costituzione e Statuto dei Lavoratori, con enorme fatica si stava affermando: a forza di miraggi le lotte sindacali furono frazionate sempre più, depotenziate a scaramucce e, affinché si potesse vendere il sogno del miracolo americano, venne sviluppato un apparato culturale e mediatico per alimentare il necessario sonno della ragione, o almeno una pennichella, mentre agli inquieti, a chi non prendeva sonno, veniva presentata un’ampia gamma di sfogatoi fra cui scegliere, dall’isolamento in comunità marginali fino alla lotta armata, colore a scelta, tanto è lo stesso: alla faccia di chi usa la parola ‘complottista’ come sinonimo di fuori dal mondo, già nel ‘74 Pasolini riconduceva “le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione” allo stesso “vertice”.

Print Friendly, PDF & Email

carmilla

Immunizzati alla democrazia

di Giovanni Iozzoli

125pp125Un delirio d’impotenza – come una febbriciattola, un malessere, un tremore sottopelle. Tutti in fila, con gli occhi sui cellulari, ciondolando o scuotendo la testa: le badanti moldave, i ragazzini che non potevano più entrare in Polisportiva, gli edili vestiti da cantiere, qualche poliziotto in borghese che ammicca ai colleghi di guardia; poi i facchini, gente degli stabilimenti, un pezzo di classe operaia riottosa che ha aspettato fino all’ultimo. Pochi stranieri, molti meridionali – mi chiedo perché. Qualcuno scuote la testa, qualcuno nasconde i timori ridacchiando col vicino. Un hangar lindo e spettrale ci accoglie, con il solito allestimento scenico di simil-volontari; ormai somigliano a miliziani dalla fedeltà inscalfibile, buoni per ogni causa, dal soccorso pubblico al colpo di Stato. E’ cominciato tutto con il generale Buttiglione in divisa e penna sul cappello; e finisce tutto in hangar, caserme, minacce di apartheid: la campagna militar-vaccinale è partita dalla commedia italiana e culmina nella violazione palese e rivendicata della Costituzione. Chi l’ha detto che in Italia le cose finiscono sempre in burletta? Stavolta è andata alla rovescia: qua qualcuno ha fatto maledettamente sul serio proprio nel finale.

La fila è anonima, composta principalmente da poveri diavoli, gente che deve lavorare, che non può permettersi altre dilazioni. Lo so, è una drammatizzazione della mia fantasia, ma sembriamo bestie al macello, malinconiche e rassegnate. Nessuno dei presenti pare preoccupato all’idea che gli stiano inoculando nanoparticelle o sia in atto uno sterminio pianificato della popolazione – non sembra gente che ha tempo per i complotti. Però condividono tutti una medesima sensazione di sconfitta, di resa, qualcosa che si avverte nell’aria; qualcosa che forse brucia più delle supposte nanoparticelle.

Print Friendly, PDF & Email

solonatura

Sul significato politico del Green Pass

di Andrea Zhok

article landing 22330fb2 47f9 45d4 b283 a9a7eca969bdPer intendere il significato della protesta contro l’imposizione del GP bisogna comprenderne la natura ibrida.

In questa protesta confluiscono due spinte differenti, anche se compatibili.

 

1) Il “dissenso cognitivo”

La prima linea di contestazione è quella legata a ciò che possiamo chiamare uno “scandalo epistemico”, cioè la percezione da parte di un limitato numero di cittadini della crassa inadeguatezza delle motivazioni che dovrebbero giustificare l’introduzione della certificazione verde. Questa inadeguatezza è saltata agli occhi ad alcuni sia sul piano delle motivazioni giuridiche che su quello delle motivazioni sanitarie. Di questo gruppo fanno parte prevalentemente persone che avevano ragioni professionali o personali per approfondire autonomamente la questione, ad esempio perché studiosi o perché chiamati a dover decidere della vaccinazione dei propri figli, ecc.

Qui a muovere il tutto era ed è la chiara percezione che la normativa confluita nell’istituzione del Green Pass fosse incongrua con gli effetti che dichiarava di voler ottenere, fosse sproporzionata e discriminatoria, alimentasse un tipo di intervento sanitario (“il vaccino è l’unica salvezza”) che era dimostrabilmente sbagliato e controproducente.

La controparte di questo gruppo è rappresentato da persone che si sono fidate e si fidano della lezione dei media mainstream e dei resoconti delle autorità scientifiche nazionali, nonostante le massive contraddizioni in cui sono incorse.

Per ovvie ragioni il numero dei “dissenzienti cognitivi” è una esigua minoranza: visto che ogni approfondimento richiede tempo e capacità, chi si affida alle voci ufficiali è strutturalmente maggioranza, da sempre.

Print Friendly, PDF & Email

vocisinistre

L’animale pandemico. COVID-19, crisi della razionalità ed ecosocialismo

di Marco Maurizi

244255590 243374427745810 2408344476082056920 nAbbiamo il piacere di ospitare questo importante contributo del filosofo italiano Marco Maurizi, pensatore di punta dell’antispecismo italiano ed europeo e autore, tra le altre cose, di testi come Al di là della natura. Gli animali, il capitale e la libertà e Cos’è l’antispecismo politico.

Qui, Maurizi tenta di tracciare un filo rosso che parta dalle derive complottiste che certa “sinistra” ha acriticamente accolto nella lettura dell’attuale crisi pandemica e arrivi alla debolezza – e, oseremmo dire, quasi inesistenza – di un fronte valido capace di rileggere il rapporto tra umano e non umano alla luce della diffusione del Sars-Cov-2.

 

Prima parte. Pandemia e ideologia

 

Un’occasione mancata e un sorprendente riposizionamento politico

La pandemia del Covid-19 avrebbe potuto costituire un’occasione di ripensamento globale sia per quanto riguarda l’organizzazione sociale nel suo complesso che i nostri rapporti con la natura non-umana. Così non è stato. E ciò ha avuto conseguenze impressionanti dal punto di vista politico. La debolezza teorica e organizzativa del fronte socialista e la mancata introduzione di misure solidali a livello planetario è stata, infatti, assieme all’esplosione della pandemia, una delle cause della frammentazione e del radicale riposizionamento del quadro politico cui assistiamo oggi. La mancata risposta socialista alla crisi, infatti, va introdotta come variabile che avrebbe potuto, almeno in parte, evitare l’infiammarsi dello scontro politico nella modalità irrazionale e polarizzata che conosciamo, ovvero di una polarizzazione in gran parte irrazionale.

Print Friendly, PDF & Email

Coordinamenta2

Linee di tendenza

Di patriarcato e capitalismo nella società neoliberista

di Elisabetta Teghil

futuroDedicato alle compagne della coordinamenta
femminista e lesbica e ai nostri dieci anni insieme.

Dicono che l’occhio umano sia fatto per guardare orizzonti lontani. Dicono. E dicono anche che se l’occhio umano guarda sempre per terra o la parete del palazzo di fronte la capacità visiva si atrofizzi notevolmente.

La lotta di classe e di genere è una guerra, lo sapevamo già, ma ora il potere lo ha dichiarato esplicitamente e usa metodi, linguaggi, sistemi e pratiche conseguenti non solo contro tutte/i quelle/i che non si adeguano subito ed esplicitamente ai suoi desiderata ma costruendo per tutti un immaginario sociale in guerra costante.

Per poter agire e rispondere adeguatamente in una guerra bisogna conoscere e analizzare la situazione sul campo ma bisogna anche capire che cosa si propone il nemico. Le linee di tendenza del suo operare. Bisogna guardare lontano.

La società è stata trasformata dalle fondamenta in pochi anni e questo processo ha subito un’accelerazione molto forte negli ultimi tempi, sia con la scusa dell’emergenza Covid-19 sia perchè il cambiamento tecnologico si attua con una velocità fino a poco tempo fa impensabile.

Ci sono alcune scelte-cardine del capitalismo neoliberista per la ristrutturazione della società che ci permettono di capire più di altre le linee di tendenza della costruzione di un sociale funzionale agli obiettivi che il potere si pone.Questi obiettivi non sono poi così nascosti, il capitalismo ha raggiunto un livello di arroganza e di onnipotenza senza pari ma ricordiamoci che per quanta immaginazione possiamo avere il capitale è già più avanti perché da molto tempo la maggior parte della sinistra di classe sembra aver perso le coordinate per analizzare il presente.

Print Friendly, PDF & Email

sinistra

Ancora sulla maledizione pandemica che ha colpito la sinistra di classe (II)

di Nicola Casale

peste 900x600Agli Appunti (https://sinistrainrete.info/societa/21035-nicola-casale-appunti-e-spunti-di-riflessione-sulla-maledizione-pandemica.html) è seguito un articolo sulla contraddizione capitale/natura (https://sinistrainrete.info/societa/21185-nicola-casale-ancora-sulla-maledizione-pandemica-che-ha-colpito-la-sinistra-di-classe-i.html). Nel presente (terzo e ultimo) si esamina un’altra questione che ha avuto diffusione nell’ambito della sinistra di classe (la composita galassia di tendenze antagoniste e/o rivoluzionarie) dinanzi all’evenienza della pandemia, della sua gestione politico-sanitaria e delle proteste di piazza contro lasciapassare e obbligo vaccinale. Entrambi questi articoli sono il frutto di sollecitazioni e osservazioni ricevute da lettori dei primi appunti e di un confronto e suggerimenti da parte di altri compagni che ne hanno discusso prima della pubblicazione. I temi affrontati in questa sede sono particolarmente complessi, e saranno trattati, inevitabilmente, solo per quel che riguarda i loro aspetti essenziali, rinviando, per il resto, a necessari ulteriori approfondimenti che coinvolgano, si spera, una crescente pluralità di militanti anti-capitalisti determinati a non farsi trascinare nella deriva dell’attuale sinistra di classe.

 

Crisi del capitale e totalitarismo

I governi occidentali hanno affrontato l’emergere della pandemia con confusione e approssimazione. Ciò è interpretato nella sinistra di classe come prova che il capitale stia precipitando in crescenti difficoltà, e chi, invece, vi vede la realizzazione di un progetto unitario non coglierebbe la profondità della crisi del capitale, ma che esso si stia addirittura “totalitariamente” rafforzando, mettendo in atto un proprio piano lucidamente perseguito oppure iscritto in un suo moto materialisticamente determinato.

Print Friendly, PDF & Email

effettoseneca

Come la pandemia sta cambiando le norme della scienza

Sconfitta e declino

di John Pa Ioannidis

Imperativi come lo scetticismo e il disinteresse vengono scartati per alimentare una guerra politica che non ha nulla in comune con la metodologia scientifica

IoannidisJohn PA Ioannidis è uno dei massimi esperti di epidemiologia su questo pianeta. Professore di Medicina e Professore di Epidemiologia e Salute della Popolazione, nonché Professore di Scienze Biomediche e Statistica presso la Stanford University. Le sue pubblicazioni complete relative al COVID-19 possono essere trovate qui. E, fra i suoi tanti meriti, c’è quello di non apparire spesso in TV!

Mi è parso il caso di tradurre questo recente articolo di Ioannidis, dove fa un riassunto di come la scienza è uscita con le ossa rotte dall’epidemia del Covid. Distrutta da una combinazione di incompetenza, ignoranza, supponenza, politicizzazione, interessi privati, e, soprattutto, corruzione a tutti i livelli. E questo proprio mentre tutti la osannavano e sostenevano che tutto quello che gli faceva comodo era “Scienza”,

Fa male quasi fisicamente leggere queste note scritte da un grande scienziato come Ioannidis che vede distrutto in breve quello su cui aveva lavorato -- quello su cui tanti scienziati avevano lavorato -- il tentativo di tirar fuori la scienza, quella vera, dalle nebbie della corruzione che l’avevano avvolta e che la stanno avvolgendo sempre di più. Dice Ioannidis “C'è stato uno scontro tra due scuole di pensiero, la salute pubblica autoritaria contro la scienza e la scienza ha perso.”

Riuscirà mai la scienza a riprendersi da questo disastro? Forse si, ma leggete questo pezzo per capire in che condizioni ci siamo ridotti. [Ugo Bardi]

* * * *

In passato avevo spesso ardentemente desiderato che un giorno tutti potessero essere appassionati ed entusiasti della ricerca scientifica. Avrei dovuto essere più attento a quello che desideravo.

Print Friendly, PDF & Email

tempofertile

Circa Valérie Gérard, “Tracer des lignes: sur la mobilisation contre le pass sanitaire

di Alessandro Visalli

4 768x512Un interessante dibattito rimbalza sulle colonne di “Sinistra in rete”, attraverso una confutazione sulla quale torneremo[1], muovendo da un libricino[2] disponibile in rete della filosofa francese Valérie Gérard. La Gérard si interroga sulla natura di quel movimento che ogni sabato batte le strade francesi contro il pass sanitario e che apparentemente ha preso la staffetta lasciata dai Gilet Gialli. La tesi della filosofa è che per giudicare un movimento non bisogna tanto prestare attenzione alle idee, quanto ai discorsi ed alle pratiche concrete. Ovvero agli atti ed agli affetti che mette in campo.

La tesi è quindi che il movimento in oggetto ha un segno diverso da quello dei Gilet Gialli, e per alcuni versi opposto (con tutto che alcuni leader dei GG sono presenti). Si tratterebbe infatti di un movimento individualista e iper-liberista. In sostanza la mobilitazione contro il pass sanitario, e contro la “società del controllo”, si muoverebbe in continuità con ambienti che la nostra non esita a chiamare di estrema destra o segue promotori disonesti di trattamenti inefficaci, no-vax, complottisti[3]. Un elemento che seduce la sinistra radicale è la critica del controllo sociale sicuritario, oltre, ed è un altro tema, il tentativo di non lasciare la piazza. O, come scrive, la pretesa di essere l’avanguardia illuminata che guida quelli che non sanno quel che fanno.

Quel che la preoccupa “sono le linee di forza che acquisiscono importanza nel campo politico e quello che questo movimento costituisce e prefigura”. E la diagnosi è impietosa:

Print Friendly, PDF & Email

comedonchisciotte.org

Green ferocia

di Enza Sirianni

comedonchisciotte org informazione alternativa g20 1Non ha notato il modo in cui la nostra società s’è organizzata per liquidare la gente? Avrà certo sentito parlare di quei minuscoli pesci dei fiumi brasiliani che attaccano a migliaia il nuotatore imprudente, lo ripuliscono in pochi istanti a piccoli e rapidi bocconi, e lasciano solo uno scheletro immacolato? Ebbene, la loro organizzazione è così.«Volete una bella vita ordinata e pulita? Come tutti?» Uno dice di sì, naturalmente. Vuol dire di no? «D’accordo. Vi ripuliremo. Ecco qua un mestiere, una famiglia, gli svaghi organizzati.» E i dentini rodono la carne fino all’osso. Ma sono ingiusto. Non bisogna dire: la loro organizzazione. É la nostra, in fin dei conti: si gareggia a chi ripulirà l’altro.

Albert Camus , La caduta

Il Capitale, giunto ad una delle fasi peggiori delle sue performances, ha messo a punto le sue strategie per il mondo futuro con una pianificazione subdola in cui il leitmotiv è emergenza.

Oggi è quella del virus Sars- CoV2, domani sarà una nuova peste, dopodomani quella climatico-ambientale o l’app-digitalizzazione per un controllo capillare dei dominati (unità cod-digitali di consumo). Poi andando vedendo. Il resto delle pesanti ingiustizie e dei vistosi squilibri planetari, con oppressione, sfruttamento, marginalizzazione e esclusioni di miliardi di invisibili, non è nell’ Agenda 2030 dei tirannosauri terrestri.

Intanto, per quel che concerne la gestione della “pandemia”, il nostro governo guidato dal Divus Marius, si distingue e primeggia per la compressione dei diritti civili, attuata a suon di dpcm, uno più perentorio e coercitivo dell’altro, in un crescendo ingiustificato dal punto di vista scientifico, ma perfettamente in linea con finalità estrinseche al bene degli italiani e intrinseche al profitto, vera stella polare di tutta la sporca faccenda Covid. La funzione del parlamento? Azzerata.

Print Friendly, PDF & Email

effimera

Draghi ha sempre ragione

di Gianni Giovannelli

mario draghi murale 1200x630

El povaro me dise:
son vigliaco, sì, ma ‘scolta: gò la mare vecia,
el pare vecio,
la mugier piutosto zòvene,
e i fioi da mantigner.
Saria la fame.

Giacomo Noventa
(Versi e poesie)
Milano, Edizioni di Comunità , 1956

Il Senato, nella seduta del 15 settembre, ha approvato la conversione in legge del decreto n. 105/2021, su cui il governo, per non correre rischi, aveva chiesto il voto di fiducia; conseguentemente ha trovato conferma la strategia del lasciapassare utilizzato come principale strumento di contrasto del Covid e di regolamentazione dell’emergenza, mettendo a tacere la peraltro tiepida opposizione interna alla maggioranza delle larghe intese. Il giorno successivo il presidente del consiglio ha varato un nuovo decreto legge, trasmettendo il testo al Quirinale per una firma che viene data per scontata, nonostante la delicatezza del contenuto; il nuovo provvedimento non è solo innovativo rispetto alla legislazione europea vigente, ma si caratterizza per una natura a modo suo costituente, con una interpretazione cioè dei precetti costituzionali quanto meno assai disinvolta, certamente fino ad oggi mai percorsa nei paesi dell’Unione.

Il green pass – la certificazione verde europea – assume, con questo decreto, la funzione di un vero e proprio lasciapassare, senza il quale viene inibito d’imperio l’accesso ai luoghi di lavoro, e conseguentemente al reddito.

Print Friendly, PDF & Email

sinistra

Green pass. Compagni, bisogna scegliere: collaborare o disobbedire

di Marco Craviolatti*

green pass obbligatorioL’obbedienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto.
Lorenzo Milani

Disagio, malessere, nella testa e nello stomaco: incontro pubblico tra gi storici Alessandro Barbero e Angelo D’Orsi, ottimo candidato alle elezioni di Torino che ha unificato almeno parte dei comunisti locali. Alle porte del cinema, giovani militanti controllano zelanti i lasciapassare “verdi”, in coda decine di persone, volti noti, la mia “famiglia” ideologica e perfino antropologica, attendono pazienti con il QR pronto, senza un commento, una critica, nemmeno rassegnati, semmai pacificati. Il lasciapassare è la nuova normalità.

Stessa sensazione due giorni dopo a teatro, spettacolo dello stesso D’Orsi e della band Primule rosse sulla vita di Gramsci, lo stomaco si contorce e per un attimo immagino Gramsci lì in coda addomesticato con il lasciapassare in mano. E poi di nuovo al Festival delle migrazioni, dove “nessuno è clandestino”, dove si è solidali con i “sans papier”, ma qui sans papier sei clandestino e non entri. E poi la grigliata alla storica e accogliente Casa del popolo di Chieri, un messaggio: ”mi spiace ma non puoi partecipare. Mi spiace ma queste regole non sono solo individuali e come collettivo non possiamo assumerci le conseguenze di violarle”.

Print Friendly, PDF & Email

lafionda

L’ombra del neoliberismo

di Francesco Marabotti and L'Indispensabile

meidner1«Com’è potuto avvenire che un intero paese sia senza accorgersene eticamente e politicamente crollato di fronte a una malattia?».[1]

Questa è la domanda che poneva, lucidamente, Giorgio Agamben in un articolo datato 14 aprile 2020, alla quale a mio avviso non è stata ancora data una risposta adeguata.

Come è potuto avvenire – aggiungo io – che si sia passati, a partire dalla proclamazione dello stato di emergenza (il 31 gennaio 2020), in modo così repentino e convulso dalla open society al lockdown? Come è potuto avvenire che dalla libera circolazione delle persone e dei capitali siamo giunti al divieto di spostamento al di fuori del proprio comune e alla certificazione di ogni movimento sul suolo nazionale?

Come siamo potuti passare, chiedo ancora, da “quella gioiosa spensieratezza che sembra divenuta d’obbligo”[2] dell’era pre-covid, al clima di paura, terrore quotidiano e distanziamento sociale che ha reso le nostre esistenze un campo di guerra con “un nemico invisibile”?

Un così radicale capovolgimento è un fenomeno che, a mio avviso, va oltre le sole ragioni medico-scientifiche o tecnico-amministrative. È qualcosa che ci coinvolge in quanto società e direi come civiltà occidentale in toto. La tesi che cercherò di argomentare in questo articolo è che ad essere venuta in luce è l’ombra stessa del neoliberismo o se volete della post-modernità.

Print Friendly, PDF & Email

chartasporca

Appunti e risposte ad alcune FAQ sulle manifestazioni “NO GREEN PASS” di Trieste

di Andrea Muni

IMG 20210923 WA0007 1Lunedì e sabato erano tra le cinque (e poi otto) mila persone che sono scese in piazza nella città di Trieste per protestare contro il Green Pass e contro la dittattura neoliberale a volto scoperto in cui siamo scivolati. Chi scrive è un privato cittadino che non fa parte di alcun partito o associazione (charta sporca a parte), non ha convinzioni esoteriche riguardo a farmaci, salute e cure alternative, né è una persona che ha mai avuto simpatie nazi-fasciste – tutt’altro. Non sono assolutamente contro i vaccini, sarei anzi addirittura favorevole a discutere dell’obbligo per certe fasce d’età (voi avete capito perché non lo fanno l’obbligo? Io no), sono marxista, credo nella ricerca e nell’informazione libera.

Non so se mi fanno più paura quelli che negano il covid o quelli che negano la dittatura neoliberale a volto scoperto in cui siamo scivolati

Scrivo per colmare la totale assenza di informazioni autorevoli su quella che è stata – a detta degli stessi giornali che poi non ne dicono praticamente nulla (fa eccezione l’ottimo pezzo, eccettuati titolo e conclusione, dell’amico Daniele Lettig su “Domani”) – la manifestazione più grande dall’inizio della pandemia. Una manifestazione eguagliata forse solo da quella svoltasi nei giorni precedenti a Firenze in supporto dei lavoratori della GKN. Queste due imponenti e diverse manifestazioni, è lecito sperarlo, sono forse il primo vagito di una lotta globale e su più fronti per i diritti dei lavoratori che vedrà verosimilmente il proprio culmine il 15 ottobre – data dell’annunciata entrate in vigore del Green Pass per tutti i lavoratori.

Print Friendly, PDF & Email

sinistra

Dialogo sulla pandemia e sul giusto modo di combatterla

di Guglielmo Donniaquio ed Eros Barone

cover paroleGli errori volano come uccelli, ma la verità giace in fondo al pozzo.
Democrito di Abdera

Il dialogo che qui viene riportato si è svolto a Genova, durante un bel pomeriggio di settembre, in un giardino pubblico, dove si sono incontrati per uno scambio di idee tre dotti amici non più giovanissimi, che indicherò con i nomi convenzionali di Tizio, Caio e Mevio, i quali hanno espresso sulla questione della pandemia e sul giusto modo di combatterla posizioni divergenti. È poi opportuno aggiungere quanto segue: Tizio possiede una preparazione specifica sul tema oggetto della discussione, essendo un ricercatore in campo biomedico; Caio insegna filosofia, quindi non è un addetto ai lavori ma, come spesso capita ai filosofi, solo un interessato ai lavori; Mevio, dal canto suo, è un medico di base, ad un tempo pragmatico e dialettico.

Tizio: salve, Caio e Mevio, non ci si vedeva da un bel po’ di tempo! Fa sempre piacere incontrare, nel periodo difficile e tormentoso che stiamo vivendo, i vecchi amici. Vedo però che Caio non indossa la mascherina e, conoscendo la sua assennatezza, ne deduco che la mancanza non è dovuta alla distrazione, ma ad una scelta ben precisa.

Caio: ben trovato, Tizio! Sì, è proprio come tu dici. Sono convinto infatti che della mascherina non vi sia alcun bisogno e che, in generale, la gestione della pandemia da parte dei vari governi italiani sia sempre stata discutibile. All’inizio, scusabile con la sorpresa e l’impreparazione, è divenuta progressivamente, con l’accumularsi di crescenti manchevolezze, sempre meno tollerabile, fino al punto terminale dell’adozione del “green pass”, che ribadisce tutti gli errori fatti prima, li santifica e si avvia ad esiti potenzialmente catastrofici.

Print Friendly, PDF & Email

 

Cari lettori del sito, abbiamo ricevuto un paio di email del sig. Menichella che ci intimavano di rimuovere immediatamente l'articolo "Tutto quello che non vi dicono sulle cure domiciliari precoci per il Covid-19 (e perché lo fanno)" minacciando denunce per violazione del copyright e anche denunce per diffamazione, visto che alcuni dei commenti (che non siamo soliti censurare) erano critici nei suoi confronti. Siamo senza parole e lasciamo il giudizio ai nostri lettori.

tg 

Print Friendly, PDF & Email

giap3

La cognizione del terrore. Ritrovarci tra noi, ritrovare la fiducia che l’Emergenza pandemica ha distrutto

di Stefania Consigliere e Cristina Zavaroni *

Trance danceQualcosa si muove. Forse perché a scuole aperte la violenza del lasciapassare è più evidente; o perché le piazze del sabato stanno proseguendo e, pian piano, orientandosi; o per l’effetto epistemologico dell’appello dei docenti universitari; o perché i sindacati di base hanno qualcosa da eccepire; o, ancora, perché i collettivi più lucidi hanno unito i puntini e trovato spaventosa la figura che ne esce.

Ai margini dei parchi e delle piazze dove si ci si ritrova per elaborare collettivamente una critica al presente e scambiarsi strategie di resistenza, si avverte anche altro: l’urgenza di fare i conti con una varietà di esperienze intime che molte e molti – e di certo chi scrive – hanno sperimentato negli scorsi mesi e che ora, finalmente, sono dicibili. Spesso sono le donne a parlarne e, riandando al femminismo degli anni Settanta, la cosa non sorprende. In omaggio a quella stagione, proviamo allora a prendere sul serio quel che ci travaglia e leggerlo in termini politici con l’aiuto di una manciata di autori.

 

1. Sentimenti del presente

Ecco un elenco, erratico e ovviamente incompleto, di queste esperienza:

Paralisi cognitiva. Il lasciapassare è una misura sanitaria o una misura repressiva? Come si calcolano i benefici del vaccino sulle diverse fasce di popolazione? Quali costi ha avuto la didattica a distanza? Cosa dicono, esattamente, i numeri e come vengono raccolti? Perché in alcune regioni la pericolosità del virus è (stata) più alta che altrove? Esistono cure primarie efficaci? Cosa rischio a vaccinarmi, cosa a non vaccinarmi? Qual è l’incidenza del long covid? Cos’è successo alla sanità territoriale nella primavera del 2020? E via dicendo. La continua incertezza epistemologica induce in chi l’affronta un senso di inadeguatezza, un sospetto di asinina ignoranza.

Print Friendly, PDF & Email

quieora

Il passaporto vaccinale e l’incognita dei conflitti

Alcune note polemiche a partire da uno scritto di Valérie Gérard

di Michele Garau

19db7e08c9a5ef23afa5c842340c8f0e XLIntervenire sulle recenti mobilitazioni contro il passaporto sanitario, e di rimando sulla questione della campagna vaccinale, è un’incombenza davvero ingrata. Il rischio di trovarsi catturati nella morsa schiacciante di un dispositivo binario, dove le posizioni risultano polarizzate in una secca alternativa senza uscita, è molto alto. La recente pubblicazione, su Qui e ora1, di alcune note scritte da Valérie Gérard, in cui si denuncia l’impianto intrinsecamente reazionario e la base antropologica «ultraliberale» del movimento di protesta che si è dato in Francia, mi ha spinto a cercare di elaborare un parziale punto di vista. La lettura di queste righe mi ha un po’ forzato a formulare delle impressioni che non avevo intenzione di mettere per iscritto, sia per il loro grado di confusione e lacunosità, sia perché mi pare che l’intero dibattito in seno al mondo «antagonista» – nonostante alcuni scritti dall’indubbio interesse teorico – sia pesantemente viziato da questa ansia di posizionarsi unilateralmente su un piano di discorso in cui i livelli più diversi (sanitario, tecnico, politico ed epistemologico) collassano l’uno sull’altro. A questi livelli si interseca inoltre l’approccio, perfettamente legittimo, della valutazione strategica sulle potenzialità conflittuali delle proteste in corso.