Fai una donazione

Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________

Amount
Print Friendly, PDF & Email
Print Friendly, PDF & Email
vocidallestero

Strappare alle banche private il potere di creare moneta

di Martin Wolf

Martin Wolf sul Financial Times porta avanti la discussione sulla moneta, già iniziata qui, affrontando uno dei maggiori tabù: il potere immenso di creare moneta  oggi è concentrato nelle mani del sistema bancario, e la cosa non funziona

Il gigantesco buco nel cuore delle nostre economie di mercato ha bisogno di essere tappato.

Stampare banconote contraffatte è illegale, mentre la creazione di moneta privata non lo è. L'interdipendenza tra lo Stato e le imprese che dispongono di questo potere è la fonte di gran parte dell'instabilità delle nostre economie. Si potrebbe - e si dovrebbe – metterci un freno.

Ho spiegato come funziona due settimane fa  (qui tradotto da noi, ndt). Le banche creano depositi come conseguenza dei loro prestiti. Nel Regno Unito, tali depositi costituiscono circa il 97 per cento dell'offerta di moneta. Alcuni obiettano che i depositi non sono soldi, ma solo debiti privati trasferibili. Eppure il pubblico considera i soldi falsi delle banche come denaro elettronico: una fonte sicura di potere d'acquisto.

Print Friendly, PDF & Email
sinistra

Ancora i test INVALSI

di Renata Puleo*

Nei prossimi giorni l’INVALSI, l’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Scolastico, avvierà la procedura annuale di testing sulle competenze in Lingua Italiana e Matematica degli alunni delle II e V classi di scuola primaria (ex elementare).

L’Istituto, Ente di Ricerca con personalità giuridica, soggetto a parziale vigilanza da parte del Ministero, delle cui indicazioni politiche “tiene conto”, agisce in modo autonomo nelle scelte tecnico-scientifiche, ossia nella modalità di costruzione e svolgimento delle prove.

L’INVALSI utilizza, per la somministrazione e per la correzione, gli insegnanti in servizio nelle scuole. Poiché si tratta di una procedura censuaria (rivolta a tutta la popolazione scolastica delle fasce individuate) e non a campione, i fini non sono di ricerca e di indirizzo, ma di controllo. Ciò si evince anche dal fatto che vengono continuamente ribaditi gli obblighi contratti con l’Europa per l’effettuazione di tale verifica delle competenze e dell’efficacia dell’insegnamento, nonché quelli sanciti dalla normativa vigente (Regolamento sulla Valutazione) e da alcune sentenze di Tribunali Amministrativi, su cui tornerò fra poco.

Print Friendly, PDF & Email
parolibero

Economicidio: tre libri e un crimine

Scritto da Daniele Trovato

I libri, scrisse qualcuno, sono amici che ti presentano altri amici, creano percorsi di conoscenza, reti di relazioni tra idee, fatti e passaggi, ci si ritrova, leggendo, ad aver imparato dalla somma delle letture più di quanto si cercasse in ognuna di esse. 

In questo caso ci riferiamo a tre saggi divulgativi di taglio (socio)economico scritti e pubblicati in anni diversi e facenti riferimento a vicende apparentemente distanti nello spazio e nel tempo: Shock Economy di Naomi Klein, Il tramonto dell’Euro di Alberto Bagnai e Anschluss di Vladimiro Giacché. Soltanto quando se ne è ultimata la lettura (a distanza di anni tra il primo e gli ultimi due) e si è avuto il giusto tempo per ragionarla, improvvisamente i pezzi del puzzle sembrano prendere il loro posto, svelando in questo caso una strategia, un metodo e la sua applicazione sistematica nella storia del capitalismo degli ultimi quarant’anni.

Print Friendly, PDF & Email
economiaepolitica

Il miraggio del pareggio

Riccardo Realfonzo*

Con la manovra economica descritta nel Documento di Economia e Finanza (DEF), il governo riconosce che il pareggio di bilancio strutturale (cioè al netto del ciclo economico) non potrà essere conseguito il prossimo anno. Prevede dunque di posticipare di un anno, al 2016, il raggiungimento dell’obiettivo[1]. Perciò, il ministro Padoan ha scritto alla Commissione Europea e il Parlamento ha dato il suo placet, il tutto secondo quanto previsto dai trattati europei e dal principio del pareggio di bilancio introdotto di recente nella nostra Costituzione. La domanda è: saremo in grado di raggiungere l’obiettivo tra due anni?

Per farcene una idea, forse è bene ricordare che quando negli USA, nel 2011, la destra repubblicana spinse per introdurre nella Costituzione il principio del pareggio di bilancio, cinque premi Nobel e altri autorevoli economisti scrissero a Obama. Spiegarono che “inserire un tetto alla spesa pubblica peggiorerebbe le cose” e “chiudere il bilancio in pareggio aggraverebbe le recessioni”. Il pareggio di bilancio è dunque una “pericolosa camicia di forza” che “impedirebbe al governo di ricorrere al credito” quando ce n’è bisogno e “favorirebbe dubbie manovre finanziarie, quali la vendita di beni pubblici”. Obama ascoltò l’allarme dei Nobel e si guardò bene dall’inserire il pareggio in Costituzione.

Print Friendly, PDF & Email
francescosantoianni

Proclamiamo la guerra ai Crucchi?

Francesco Santoianni

Francamente, da Luigi di Maio – il “politico più brillante del Movimento Cinque Stelle” – non mi sarei aspettato un altro passo verso la china nella quale il, pur sacrosanto, movimento contro l’Unione Europea sta incamminandosi.

Intanto, il suo post  su Facebook:

Il 25 aprile del 1945, dopo le insurrezioni partigiane a Genova, Milano e Torino, l’Italia pose fine all’occupazione tedesca. Festeggiamo ogni anno la Liberazione come il giorno in cui cacciammo le truppe tedesche dai nostri confini territoriali. A distanza di 69 anni abbiamo un altro problema: le guerre militari sono diventate guerre finanziarie. Ai cannoni si è sostituito lo spread. Ai fucili l’austerity. Alle bombe il Fiscal Compact.

Stiamo vivendo una nuova era delle guerre europee che affamano i popoli come nel ‘45, che distruggono le economie come durante le guerre mondiali. Ovviamente a vantaggio della Germania. All’epoca salimmo sui monti o sui palazzi e buttammo giù le bombe. Oggi quali sono i nostri strumenti di offesa per riemergere da questa guerra economico-sociale? Il 25 aprile oltre ad essere una festa, deve diventare l’occasione per riscoprire il nostro orgoglio nazionale, per ribellarci ai trattati sanguinari che hanno sottoscritto i nostri politici (scendiletto dei banchieri europei). Per informarci. Il nuovo partigiano è un cittadino informato. (…)"

Print Friendly, PDF & Email

Patrioti please, non ribelli

di Leonardo Clausi

Ho sempre avuto problemi con il concetto di patria. Non mi ci sono mai riconosciuto, non appartiene alla mia cultura politica, lo trovo fastidiosamente retorico il più delle volte. Come altri, sono rimasto folgorato sulla via dell’internazionalismo: un concetto che oggi farà sorridere i custodi dell’ortodossia del “moderno” ma che in fondo ancora oggi obbedisce a dei criteri che rifiutavano una lettura bovina del divenire storico per arrivare direttamente all’essenza di cosa siamo come esseri sociali. Lo devo anche all’assidua lettura di uno storico come Eric Hobsbawm, il cui il formidabile L’invenzione della tradizione mostra come i fondamenti dell’idea di nazione non siano altro che la lenta e inesorabile sedimentazione di una serie di operazioni politico-culturali imposte dall’alto verso il basso, per legittimare, appunto, l’alto rispetto al basso.

Ma oggi è la festa della Liberazione. Un giorno in cui questo Paese, soprattutto negli ultimi vent’anni, si riscopre regolarmente diviso. Io mi pongo fra gli eredi di coloro che resistettero, e che oggi vengono dileggiati per questo. Mi laureai con una tesi sulla storia della Resistenza in una particolare regione italiana, l’Umbria. Nei documenti d’archivio che mi capitò di esaminare, i partigiani si autodefinivano patrioti, in opposizione alla definizione che di loro davano gli avversari nazifascisti.

Print Friendly, PDF & Email

Ttip, tutte le bugie sul trattato segreto Usa-Ue

Thomas Fazi

La "Nato economica". Altro che 545 euro a famiglia come sostiene il Sole 24 Ore. Secondo i ricercatori austriaci i gravi rischi per le piccole imprese e i lavoratori superano i pochi benefici

Col recente arti­colo uscito sul Sole 24 Ore («Ecco per­ché l’accordo com­mer­ciale Ue-Usa ‘regala’ 545 euro a ogni fami­glia euro­pea») pos­siamo con­si­de­rare uffi­cial­mente inau­gu­rata la cam­pa­gna di pro­pa­ganda a favore del Par­te­na­riato tran­sa­tlan­tico per il com­mer­cio e gli inve­sti­menti (Ttip), l’accordo di libero scam­bio e inve­sti­mento che Unione Euro­pea e Stati Uniti stanno nego­ziando in gran segreto. A sen­tire l’autore – che cita uno stu­dio rea­liz­zato dal Cen­tre for Eco­no­mic Policy Research (Cepr) di Lon­dra per la Com­mis­sione Euro­pea – il Ttip rap­pre­sen­te­rebbe una manna dal cielo per le asfit­ti­che eco­no­mie Ue.

E natu­ral­mente anche per quella ita­liana: più espor­ta­zioni per tutti (Pmi com­prese); più cre­scita (addi­rit­tura 119 miliardi l’anno per l’Ue, pari a 545 euro per fami­glia), non solo per l’Europa e per gli Usa ma per l’economia glo­bale nel suo com­plesso; meno buro­cra­zia e con­trolli; ecc.

Print Friendly, PDF & Email

"Il Jobs Act? Peggio della riforma Fornero"

G. Russo Spena intervista Emiliano Brancaccio

Per l’economista il provvedimento, malgrado le piccole modifiche introdotte alla Camera, precarizza ulteriormente il mondo del lavoro e si inserisce nel sequel degli ultimi vent’anni: “In Italia abbiamo assistito allo smantellamento progressivo del diritto del lavoro”. E sugli 80 euro inseriti da Renzi nel Def, “l’idea che possano invertire la rotta e farci uscire dalla crisi è peregrina, per la svolta economica ci vuole ben altro”.

La bocciatura del Jobs Act è sonora. Emiliano Brancaccio, docente all’Università del Sannio e promotore del “monito degli economisti” contro le politiche europee di austerity, è netto: “Negli ultimi vent’anni abbiamo assistito a un progressivo smantellamento delle tutele del lavoro. Il provvedimento del governo Renzi è il sequel di un film già mandato in onda tante volte. Non intravedo svolte di politica economica”.

Print Friendly, PDF & Email

Segreto di Stato: Renzi, al solito, vende fumo

Vi spiego perché

di Aldo Giannuli

Squilli di trombe, rulli di tamburo: Renzi cancella il segreto di Stato sulle stragi. Era ora! Solo che si tratta di chiacchiere perché:

a- già da una ventina di anni, il segreto di Stato non è opponibile alla magistratura che procede per reati di strage o eversione dell’ordine democratico;

b- di conseguenza, la magistratura, sia direttamente che tramite agenti di pg e periti, ha abbondantemente esaminato gli archivi dei servizi e dei corpi di polizia, acquisendo valanghe di documenti che sono finiti nei fascicoli processuali;

c- anche le commissioni parlamentari che si sono succedute, sul caso Moro, sulle stragi, sul caso Mitrokhin hanno acquisito molta documentazione in merito (anche se poi è finita negli scatoloni di deposito e non in archivi pubblici); d- una larghissima parte della documentazione finita nei fascicoli processuali e nelle commissioni di inchiesta è stata resa consultabile dalla “Casa della Memoria di Brescia”, dove chiunque può accedere, e …dalla Regione Toscana (strano che Renzi non lo sappia);

Print Friendly, PDF & Email

Alta velocità: opere e capitalismo

di Ivan Cicconi

Le grandi opere sono diventate il totem dei faccendieri della grande impresa post-fordista, con cui apparecchiare la tavola alla quale invitare i mariuoli dello stato post-keynesiano.

La grande impresa del capitalismo globalizzato è caratterizzata da una organizzazione fondata sul cosiddetto outsourcing, che sta ad identificare un processo di scomposizione e svuotamento della fabbrica fordista, che passa da un’organizzazione “a catena piramidale” ad un sistema “a rete virtuale”.

Questo modello di impresa non può che essere orientato al controllo dei fattori finanziari e di mercato e sempre meno ai fattori della produzione. E’ una grande impresa virtuale che inevitabilmente scarica, attraverso una ragnatela di appalti e subappalti, la competizione verso il basso e induce, anche nella piccola e media impresa, una competizione tutta fondata sullo sfruttamento del lavoro nero, grigio, precario, atipico.

Print Friendly, PDF & Email

Dissesto ideologico

di Ugo Boghetta

Ferrero chiude un articolo sulla questione internazionale e lista Tsipras in questo modo: "non (siamo) per il ritorno ad un impotente nazionalismo. La grande proletaria si è già mossa una volta e non è andata distante”.

La citazione della “grande proletaria” fa riferimento ad un discorso di Pascoli del 1911 favorevole all'intervento in Libia ciò affinché i proletari italiani non dovessero emigrare sparpagliandosi nel mondo ma andando in un unico paese.

Pascoli, che pur si dichiarava socialista, dettava tutti i temi più mistificanti della propaganda coloniale. Sarà poi ripreso dal fascismo per lanciare l'Italia: nazione proletaria sempre oltraggiata e misconosciuta, contro le nazioni più ricche alla ricerca di un «posto al sole».

Ferrero lancia lo strale contro le posizioni che non vedono la riformabilità dell'Europa e quindi propongono l'uscita dall'euro. Ma la citazione si riferisce solo alle forze di destra (Lega nord e Fratelli d'Italia), oppure contro tutti, compresi i noeuro di sinistra e Grillo (che in verità dice e si contraddice per prendere voti a destra e a manca)?

Print Friendly, PDF & Email

Sui benefici del Reddito Minimo Garantito in Italia (LIG)

Salvatore Perri

La crisi economica internazionale e la finanziarizzazione dell'economia, hanno (finalmente) sollevato il tema della diversa distribuzione del reddito all'interno dei sistemi economici. Il Reddito di Base ed il Reddito Minimo Garantito sono due delle forme possibili per scongiurare il tracollo delle economie c.d. "avanzate". Ho già scritto sulla necessità di redistribuire il lavoro e sul Basic Income. In questo pezzo, stimolato dagli attivisti internazionali del LIG, discuto perchè il Reddito Minimo Garantito è un passaggio obbligato per invertire le odierne tendenze economiche negative altrimenti inarrestabili.

La definizione di reddito minimo. Come ho già scritto in altri pezzi, i sistemi economici maturi, come quello italiano, necessitano di un mix di redistribuzione del lavoro e reddito di base per interrompere la spirale debito-disoccupazione che stà distruggendo le fondamenta della convivenza civile. Tuttavia, nel breve periodo, un primo passo verso una diversa configurazione della struttura economica può essere il Reddito Minimo Garantito (LIG), il quale si configura come un supporto al reddito di coloro che non stanno lavorando e delle persone inabili al lavoro per malattia.

Print Friendly, PDF & Email

I professori che cercano di fermare le riforme

Pubblicato da keynesblog

“Io temo che in questi trent’anni le continue prese di posizione dei Professori abbiano bloccato un processo di riforma oggi non più rinviabile per il Paese” (Maria Elena Boschi, ministro delle riforme)

Il ministro Boschi è troppo ottimista. Ci sono Professori che cercano di bloccare le riforme da molto più tempo, oltre 80 anni. Ne abbiamo scelti due tra i più inguaribili conservatori, John Maynard Keynes e Michal Kalecki. 

“Una riduzione dei salari monetari ha la tendenza diretta, a parità di altri fattori, ad aumentare l’occupazione?

… abbiamo dimostrato che il volume dell’occupazione è correlato univocamente con il volume della domanda effettiva, misurata in unità-salario, e che la domanda effettiva, essendo la somma del consumo atteso e dell’investimento atteso, non può cambiare se la propensione al consumo, la scheda dell’efficienza marginale del capitale e il tasso di interesse sono tutti invariati. Se, senza alcun cambiamento di questi fattori, gli imprenditori dovessero aumentare l’occupazione nel suo complesso, i loro ricavi saranno necessariamente inferiori al loro prezzo d’offerta…

Print Friendly, PDF & Email

Il Veneto tral il mito della secessione e la realtà della delocalizzazione

di comidad

La scelta di drammatizzare artificiosamente il fenomeno folkloristico del secessionismo veneto con improvvisi arresti ed imputazioni, corrisponde ad una precisa necessità attuale del lobbying euro-finanziario. Qualunque "evento" (vero o, ancor meglio, fasullo) possa distrarre da ciò che avviene effettivamente nell'Unione Europea, e sia in grado di ricondurre la conflittualità all'interno, deve considerarsi benvenuto dalla lobby finanziaria. Non c'è neppure bisogno di supporre un surplus di cospirazione, poiché i ROS avranno sicuramente ben chiara la loro specifica funzione poliziesca, che è quella di alternare la repressione con la provocazione ed il depistaggio. Proprio in questi giorni, sulla scena europea si affacciano infatti nuove sigle da far rimanere nell'ombra, come il minaccioso RSM, il Meccanismo Unico di Risoluzione, un'espressione criptica che corrisponde in concreto alle ulteriori misure di salvataggio bancario, ovviamente a spese dei contribuenti e - pare certo - anche dei depositanti.

A molti commentatori invece non è sembrato vero di poter tornare a parlare di "macroregioni", o del "Sud mantenuto a spese del Nord", insomma dell'annosa "Questione Meridionale". Ogni volta che si sente ripetere che sono i ricchi a mantenere i poveri, bisogna mettersi in sospetto, dato che il lamento vittimistico del ricco non è altro che l'ideologia di copertura dell'assistenzialismo per ricchi, un assistenzialismo di cui oggi sono i banchieri ad avvantaggiarsi maggiormente.

Print Friendly, PDF & Email

L'europeismo è un aborto dell'imperialismo

di C.M.

Qualcuno si ricorderà di cosa pensasse degli Stati Uniti d'Europa un fine intellettuale di inizio novecento. Stavolta parliamo delle opinioni di un altro celebre autore, Rosa Luxemburg, in un suo scritto.

Lo Scalfari di fine ottocento affermava

Per ottenere una pace duratura, che bandisca per sempre il fantasma della guerra, c’è solo una cosa oggi da fare: l’unione degli stati della civiltà europea in una federazione con una politica commerciale comune, un parlamento, un governo e un esercito confederali - ossia la formazione degli Stati Uniti d’Europa. Qualora si riuscisse in questa impresa, un grandioso passo potrebbe dirsi compiuto. 

 

Non è uguale?

Altri esponenti della sinistra del tempo rincaravano la dose:

Print Friendly, PDF & Email

fatto quotidiano

Debito pubblico: quelli che ‘la monetizzazione si fa coi miniassegni…’

di Alberto Bagnai

Nel 2005 Barry Marshall, dell’Università di Perth (Australia), ha preso il premio Nobel per aver scoperto che l’ulcera non è causata dallo stress, ma dall’Helicobapter Pylori. Domanda: se voi aveste un ascesso a un dente, prendereste un aereo per Perth, o vi accontentereste del dentista di fiducia? Del dentista!? Sicuri!? Anche se non ha un Nobel?

Sono d’accordo con voi, e non solo perché da qui a Perth c’è più o meno un giorno di volo, ma anche perché si dà per scontato che un illustre gastroenterologo, di denti, non ne sappia un granché, e state ben certi che sarebbe lui il primo ad ammetterlo.

Nel 2011 Tito Boeri, dell’Università Bocconi di Milano, ha scritto un capitolo nel prestigioso Handbook of Labour Economics della Elsevier. Degno riconoscimento di una carriera scientifica di altissimo profilo interamente dedicata all’economia del lavoro. Domanda: se voi aveste un dubbio di economia monetaria, leggereste un fondo di Boeri, o un manuale di economia monetaria?

Print Friendly, PDF & Email

The Incident

di Alessandra Daniele

Tutti gli alleati di Renzi, fuori e dentro al governo, hanno una cosa in comune: lo odiano.

Il PD lo considera una metastasi berlusconiana che ha approfittato della crisi per usurpare la guida del partito. Berlusconi lo riconosce come simile, quindi come potenziale e temibile concorrente. Per centristi e montiani la sua riforma elettorale falcia-minoranze è una vera e propria minaccia di estinzione. Persino i suoi petulanti fedelissimi/e, con quell’aria plasticosa da manichini della Standa, già si provano allo specchio la sua corona di stagnola.

Renzi è un cazzaro, e lo sa. Le sue ”riforme” se approvate faranno del precariato l’unica forma di lavoro possibile, e trasformeranno il Senato in una sala Bingo.

Non è per timore d’essere smascherato però che Renzi è così impaziente. La causa del suo nervosismo è più personale. Tutti vogliono farlo fuori.

Print Friendly, PDF & Email

A che punto è la Grande Crisi?

di Joseph Halevi

1. la crisi bancaria non se ne è andata anzi è come un focolaio di peste o colera che riprende appena può (vedi Austria questi giorni).

2. la cosiddetta unione bancaria che avrebbe dovuto creare le condizioni per formare una sorta di Federal Deposit Insurance Corporation tipo Stati Uniti volta al salvataggio delle banche non è decollata, tra l'altro proprio perchè non vogliono salvare il pubblico (cioè la massa dei correntisti) bensì prevalentemente i detententori di titoli che poi in maggioranza sono banche e fondi vari. Inoltre la principale ragione finanziaria per cui l'unione bancaria è stata insabbiata è proprio l'assenza di una fiscalità europea. Di conseguenza devono escogitare veicoli finanziari molto particolari ed aleatori sui quali, in sostanza, c'è poco accordo perchè lascerebbero fuori molte banche.

3. Le operazioni di Draghi hanno ridotto la pressione speculativa sui titoli pubblici (anche perchè c'è una grossa quantità di denaro proveniente dalla rinnovata bolla borsistica USA che cerca collocamenti ovunque) però non hanno prospettiva in quanto non risolvono il problema bancario europeo che può essere affrontato solo nazionalizzando le banche più esposte e mettendo l'intero settore sotto controllo svuotandolo dei titoli marci.

Print Friendly, PDF & Email

Un’architettura a misura di società

di Matteo Battistini

Da diverso tempo assistiamo a una nuova rilevanza pubblica della costituzione. Di fronte ai tentativi di riforma che hanno la pretesa di rendere i tempi istituzionali coerenti con le accelerazioni imposte dal mercato globale, il testo costituzionale torna a essere considerato un baluardo in difesa della società. Nella costituzione sono individuati principi, valori e regole del vivere in comune, con l’obiettivo di resistere – sul piano nazionale ed europeo – al tempo neoliberale della globalizzazione. Paradossalmente, la costituzione assume i caratteri di un testo sacro che, idealizzando il passato democratico del welfare state,consente di immaginare un altro futuro, mentre opera quale strumento profano di organizzazioni politiche e procedure finanziarie sovranazionali, come mostra l’introduzione del pareggio di bilancio. Paradosso che segnala la debolezza di ricostruire attorno al testo costituzionale un vocabolario politico rivolto a una nuova costituzione materiale del lavoro, della solidarietà sociale, del bene comune.

Il volume di Paola Rudan – L’inventore della costituzione. Jeremy Bentham e il governo della società (il Mulino, 2013) – non ha soltanto il merito di innovare gli studi su un autore ancora poco studiato anche per via della sua difficile classificazione nelle categorie politiche del secolo scorso. L’inventore della costituzione fornisce soprattutto un’articolata lettura dell’affermazione della costituzione quale pietra angolare del processo di formazione dell’ordine moderno in seguito alla frattura imposta dalle rivoluzioni atlantiche.

Print Friendly, PDF & Email

Capitalismo patrimoniale

di Christian Marazzi

Qualcuno ricorderà lo slogan del movimento Occupy Wall Street di un paio di anni fa: “Voi l’1%, noi il 99”. Si trattò della prima, grande mobilitazione sociale contro il capitalismo finanziario che si è gradualmente imposto nel corso degli ultimi trent’anni, un capitalismo che, attraverso una successione di bolle finanziarie, ha portato le economie dei paesi sviluppati alla crisi del 2008 nella quale siamo a tutt’oggi impantanati.

Il tratto saliente della finanziarizzazione è l’aumento drammatico delle disuguaglianze all’interno dei paesi ricchi, dagli Stati Uniti ai paesi europei, Svizzera inclusa. Se la distanza tra economie occidentali e paesi emergenti come la Cina, l’India e il Brasile si è raccorciata, il divario tra ricchi e poveri nelle economie avanzate è per contro cresciuto. Ormai, perfino istituzioni conservatrici come il Fondo monetario internazionale mettono in guardia da questo aumento delle disuguaglianze.

La polarizzazione tra chi ha e chi non ha, con la conseguente riduzione del peso sociale e economico del ceto medio, ha diverse sfacettature. La si ritrova nella distribuzione del reddito, con il 10% più ricco della popolazione che conta per una quota crescente (fino al 30 e oltre percento) del reddito nazionale.

Print Friendly, PDF & Email

Berlusconi l’ondivago, Renzi il frenetico ed il Presidente pericolante

di Aldo Giannuli

La settimana politica inizia nel caos: Berlusconi affossa le riforme istituzionali; cioè no, le conferma, si però dopo le europee e “nello spirito del Nazareno”. Per cui già da martedì, al Senato, non sanno che calendario avranno. Ma, secondo voi, si può fare una riforma della Costituzione, e su un punto delicato come l’assetto del Parlamento, cosi?

Insomma, abbiamo un Parlamento di nominati con un tasso di disrappresentatività spaventoso (oltre il 40%, caso unico mondiale), che è stato eletto con un sistema dichiarato in buona parte incostituzionale che, anzicchè sciogliersi, pretende di riformare la Costituzione ed a tempo di rock, sotto la regia di un semi-ottuagenario in stato confusionale e di un frenetico giovanotto in preda al ballo di San Vito: è meglio di una commedia surrealista! Pura comicità demenziale.

E pertanto riesce difficile parlarne seriamente. E tuttavia dobbiamo farlo perché questo è quello che offre il convento di questo nostro sventurato paese.

Print Friendly, PDF & Email
fatto quotidiano

Patrimonio culturale, Montanelli aveva già scritto tutto

di Tomaso Montanari

"Un soprintendente è tenuto a compiere sopralluoghi, controllare perizie, dirigere i lavori, pubblicare studi, redigere piani paesistici, ma soprattutto resistere ai privati che vorrebbero distruggere tutto per rifarlo in vetrocemento, quasi sempre con l’assenso e l’appoggio delle autorità”.

Resistere ai privati”: chi lo sostiene oggi è un talebano, statalista, comunista. A scriverlo, invece, era il liberalissimo Indro Montanelli, in un memorabile articolo comparso sul Corriere della Sera il 12 marzo 1966. Oggi, invece, un giornale come Repubblica scrive che “troppo spesso le soprintendenze diventano fattori di conservazione e di protezionismo in senso stretto, cioè di freno e ostacolo allo sviluppo, alla crescita del turismo, e dell’economia”, sul Corriere si invoca un giorno sì e l’altro pure l’intervento salvifico di quegli stessi privati, Matteo Renzi ripete a macchinetta che “Sovrintendente è una delle parole più brutte di tutto il vocabolario della burocrazia. Stritola entusiasmo e fantasia fin dalla terza sillaba”.

L’entusiasmo e la fantasia di chi – tra il 1966 e oggi – ha sepolto questo Paese sotto una colata di cemento. L’attualità dell’articolo è devastante, perché tutto è rimasto come allora: il bilancio miserabile del patrimonio, gli stipendi da fame e la solitudine dei soprintendenti, “pochi eroi, sopraffatti dal lavoro e senza mezzi per svolgerlo”. Montanelli vedeva che il vero problema era – ed è tuttora – la disparità dei mezzi tra i difensori del bene comune e quelli degli interessi privati: “I loro uffici sono letteralmente assediati da orde di impresari, ingegneri, architetti, geometri e altri guastatori. Nel periodo del ‘ boom’ edilizio il soprintendente ai monumenti della Liguria, Mazzino, esaminò in un anno 10 mila progetti con l’aiuto di un solo architetto. Il suo collega di Sassari, Carità, deve difendere da solo circa mille chilometri di costa che, a lasciar fare agli speculatori e ai progettisti a quest’ora sarebbero già un’immensa Ostia. E mentre gli speculatori hanno a disposizione i migliori giuristi per redigerlo, il Soprintendente deve farlo con l’aiuto del bidello e della custode”.

Print Friendly, PDF & Email

Il rozzo stil novo

di Marco Revelli

E’ tipico di Renzi, da quando ha varcato la porta di palazzo Chigi, lavorare per aggirare e tendenzialmente liquidare ogni mediazione istituzionale (a cominciare dal Parlamento) per istituire un rapporto diretto capo-massa

La crisi ita­liana sta pro­du­cendo uno dei feno­meni poli­tici più inquie­tanti, oggi, in Europa: un popu­li­smo di tipo nuovo, viru­lento e nello stesso tempo isti­tu­zio­nale. Tanto più pre­oc­cu­pante per­ché emer­gente non al mar­gine ma nel cen­tro stesso del sistema di potere. Non dal basso (come avviene per i movi­menti così eti­chet­tati) ma “dall’alto” (dal cuore del potere ese­cu­tivo, dal Governo stesso), assu­mendo come vet­tore (altro para­dosso) l’unico par­tito che con­ti­nua a defi­nirsi tale.

E che fino a ieri ten­deva a pre­sen­tarsi, a torto o a ragione, come la prin­ci­pale bar­riera con­tro le derive auto­ri­ta­rie e popu­li­sti­che. Mi rife­ri­sco al rozzo Stil novo intro­dotto da Mat­teo Renzi, con la con­vin­zione che non si tratti, solo, di una que­stione di stile. O di comu­ni­ca­zione, come fret­to­lo­sa­mente lo si clas­si­fica. Ma che tutto ciò che si con­suma sotto i nostri occhi alluda a una muta­zione gene­tica del nostro assetto isti­tu­zio­nale e dell’immaginario poli­tico che gli fa da con­torno, in senso, appunto, populista.

Print Friendly, PDF & Email

La democrazia? Un costo inutile

Dante Barontini

In un paese senza cultura – né politica, né di altro genere – il potere può usare argomenti risibili per sostenere qualsiasi cosa. Il fondo è stato momentaneamente toccato da Matteo Renzi, quando giustifica l'abolizione del Senato con la necessità di “tagliare i costi della politica”; o anche, cavalcando consapevolmente la vandea populista, di “chiedere i sacrifici anche alla classe politica”.

Facciamo finta di prendere sul serio questo argomento.

Quanto si risparmia? Lo stipendio di 315 senatori, ovvero 11.555 euro di indennità parlamentare ogni mese, più 3.500 di diaria, 1.650 euro per i trasporti (che sono in realtà gratuiti) e 4.180 euro per le spese di rappresentanza. Totale: quasi 21.000 euro mensili, al netto dei contributi previdenziali. La spesa annuale dello Stato per gli stipendi di questo ramo del Parlamento assommano a meno 100 milioni l'anno: 92.610.000, per l'esattezza, calcolando 14 mensilità. Non molto, diciamolo.

Il “nuovo Senato dei territori” disegnato da Renzusconi potrebbe comportare qualche altro piccolo risparmio (contributi previdenziali, scorte, auto blu, sedi dei gruppi, ecc), uguale o forse persino minore a quello sugli stipendi.

Print Friendly, PDF & Email

Lo scontro sul Senato: cosa c’è dietro?

di Aldo Giannuli

Con l’intervista del Presidente del Senato Grasso (Corriere della Sera 30 marzo 2014) ed il successivo battibecco fra lui e Renzi è esploso uno scontro di grande portata politica, nel quale si stanno inserendo anche altri soggetti istituzionali. Con l’inarrivabile rozzezza dei renziani, la Serracchiani è arrivata a richiamare il Presidente del Senato (seconda carica istituzionale del paese) alla disciplina di partito: non era mai accaduto prima. Ma, in realtà, Grasso ha solo reso manifesto un conflitto che covava copertamente e che riguarda due diverse concezioni della democrazia, entrambe autoritarie e liberticide, ma fra loro opposte: la variante iper-populista e plebiscitaria e quella elitaria e monarchica.

La proposta fatta da Renzi e Berlusconi di fatto abroga il Senato, togliendogli quasi tutte le competenze, ma, soprattutto, disegnando una composizione non elettiva e di persone (sindaci e Presidenti di Regione) legate al loro ruolo sul territorio e, pertanto, di fatto impossibilitate a partecipare ai lavori di un organismo a centinaia di chilometri dalla propria sede. E, infatti, si prevede una riunione mensile puramente simbolica.

Print Friendly, PDF & Email
marx xxi

Cerchiamo di capire*

di Giuliano Cappellini

La Sinistra polverizzata anela all’unità. O la sinistra è unita o non conta, non rappresenta una importante istanza sociale con interessi reali ben definiti. Questo è il busillis, che non si può essere contro l’unità della sinistra perché non esiste una scorciatoia alla soluzione della rappresentazione politica di tale istanza sociale, ecc., ma che si deve prendere atto che la Sinistra è un’entità polverizzata contro la sua volontà. Cioè non quaglia a dispetto della sua volontà, la Sinistra rimane suddivisa in nuclei autoreferenziali.

Ma oggi la Sinistra chiede l’unità e questo è un fatto reale che spiega molte cose. Come ad esempio che in tutta la galassia alla sinistra del PD si sia aperto quell’ampio lenzuolo, metafora della volontà di unire le sue diverse parti, di passar sopra alle differenze, di mediare, di cogliere i dati salienti, forse di sintesi.

Non è che non ci abbia tentato altre volte naturalmente, sempre in occasione di elezioni e, purtroppo, con scarsi risultati, ma insomma oggi, lo spostamento a destra del PD invoglia a provare con maggior determinazione.

Print Friendly, PDF & Email

Berlusconi e il ’68 realizzato

di Diego Fusaro

Berlusconi e il berlusconismo sono detestabili finché si vuole, ma comunque mai quanto l’antiberlusconismo della sinistra politicamente corretta che ha abbandonato la questione sociale e Marx per passare all’integrità morale e a Saviano. Né – occorre ricordarlo – Berlusconi e il berlusconismo hanno a che fare con il fascismo e con una presunta deriva autoritaria, come da anni sentiamo ripetere a tutte le ore.

 Questo modo sciagurato di impostare il problema – che è il modo adottato ormai da vent’anni ad opera di una sinistra allineata con l’ortodossia neoliberale – ha il solo compito di giustificare l’antifascismo residuale della sinistra (in assenza completa e conclamata di fascismo), di modo che essa possa continuare a esistere legittimamente pur avendo rinunciato integralmente alla lotta per i diritti sociali e all’emancipazione degli offesi del pianeta.

Abbandonando la terra ferma del politicamente corretto e delle interpretazioni legate all’inerzialità impersonale del “si dice” di heideggeriana memoria, ritagliate apposta per chi non voglia sforzarsi di pensare con la propri testa, è convinzione dello scrivente che il berlusconismo debba essere letto come tragico compimento della logica del Sessantotto. Di più, l’autore di queste righe è convinto che Berlusconi e il berlusconismo, lungi dall’essere argomenti insulsi e indegni di attenzione, dovrebbero essere oggetto di un’attenta analisi filosofica o, avrebbe detto Foucault, di una “ontologia dell’attualità” in grado di interrogare criticamente, con sguardo sagittale, il presente.

Print Friendly, PDF & Email

Stupidaggini euriste  

Mimmo Porcaro

Non ringrazieremo mai abbastanza Vincenzo Sparagna per la sua opera di umorista. Ma una stupidaggine resta tale anche quando è scritta da una persona divertente. E nel suo recentissimo intervento, con preveggenza intitolato “Eurostupidaggini”, le stupidaggini in questione sono almeno due.

La prima consiste nel dire che siccome i guai dell’Italia derivano dal capitalismo è sciocco, assurdo, furbesco e “di destra” prendersela con l’euro. Bel ragionamento, non c’è che dire: conseguentemente, siccome il problema è il capitalismo, non prendiamocela con la legge elettorale, con lo scasso della Costituzione, ma nemmeno coi tagli del welfare o con la deflazione salariale: tanto il problema non è l’avere più o meno salario, ma è il lavoro salariato in quanto tale. Peccato, però, che una chiara coscienza del problema generale si formi solo a partire dal problema particolare, e che solo lottando contro l’esistenza attuale e concreta del capitalismo italiano un numero crescente di cittadini potrà comprenderne i limiti storici.

La seconda consiste nel non capire che l’euro è tutt’altro che irrilevante nel consentire la sopravvivenza del sistema attuale, perché impone continuamente, qualunque sia il grado di austerity di una politica, la soluzione della deflazione salariale, e perché costringe il debitore a restare eternamente tale. Ragion per cui uscire dall’euro magari non sarà la soluzione, ma certo ne è condizione sine qua non. Ragion per cui – pensate un po’ – c’è gente a sinistra, e non sempre gente estremista, che ritiene che la battaglia contro l’euro sia essenziale e sacrosanta.

Print Friendly, PDF & Email

L’internazionale socialista, Renzi e la zia di Cosimo

Nuvola rossa

A sentir parlare ministri/e e sottosegretari/e, un condominio di Trastevere sembra la camera dei lord. E i giudizi dei condomini esercitazioni di alta politica (nell’interesse della collettività). Ivan Scalfarotto (riforme costituzionali): “Io primo gay al governo, chissà ora Giovanardi”. L’interrogativo è veramente tormentoso. Maria Elena Boschi (stesso ministero): “Al referendum sull’acqua ho votato no”. Davvero un buon auspicio per le riforme.

Gian Luca Galletti (ambiente) “Io dico sì al nucleare”. Come sopra (e come il resto che segue). Dario Franceschini (Beni culturali): “Patrimonio d’arte e privati? Per me nessun problema”. Federica Guidi (Sviluppo economico): “La vicenda Fiat di Pomigliano ci porta un orizzonte di speranza”. Questo è il rinnovamento di Renzi, bellezza. Il giovane in movimento che tiene ben salde le redini del comando, tanto stimato dall’azzardoso Serra, dal paninaro postmoderno Farinetti e dallo psichiatra Crepet. Oltre che dalla zia di Cosimo Ferri, come ci fa sapere il sottosegretario berlusconiano alla giustizia in odore di P3. Ma, dice, l’economia è governata dal super esperto Pier Carlo Padoan, lunga mano di D’Alema nel governo. Errore: Padoan, secondo il quale “il dolore sta producendo risultati”, è il master addestrato dal Fondo monetario internazionale e D’Alema l’apprendista stregone che da lui ha introiettato i rudimenti del liberismo.

Print Friendly, PDF & Email
one euro

Keynes in Germania

di Elido Fazi

Il 6 gennaio 1932, esattamente 20 anni prima che io nascessi, John Maynard Keynes tenne una conferenza alla International Economic Society di Amburgo. Era stato invitato da un gruppo di economisti tedeschi a spiegare cosa stavano facendo gli inglesi per uscire dalla grande depressione seguita allo scoppio della bolla finanziaria del 1929. Cercò di spiegare loro che se la Gran Bretagna avesse cercato di restare all’interno del gold standard “la posizione dell’economia mondiale nel suo complesso sarebbe considerevolmente più disperata” di quanto non fosse.

“Inoltre, considero molto probabile – e lo spero – che altre valute si accoderanno alla Sterlina nel corso del 1932…in particolare quella sudafricana, quella tedesca e di altri paesi del Centro-Europa …..In ogni caso, quando i vari negoziati ancora in corso saranno finiti, credo che un alleggerimento del grande peso della deflazione e della tassazione che oggi ricade sulle spalle del popolo tedesco sia inevitabile.”

La Germania era stato uno dei paesi europei più colpiti dalla crisi. Nel 1929, nonostante la produzione industriale in Germania avesse raggiunto quell’anno il suo picco dopo la prima guerra mondiale, la disoccupazione era già a 2 milioni. A fine 1931 aveva già raggiunto i 6 milioni. Dapprima la Germania aveva ridotto i tassi di interesse ma poi li aveva rialzati fino al 12%. Un mese prima del discorso di Keynes, il 7-8 dicembre del 1931 il Cancelliere Heinrich Bruning aveva fatto approvare quello che viene ricordato come il “Decreto di emergenza Bruning”, diretto soprattutto a ridurre i salari. La stessa cosa aveva cercato di fare qualche mese prima il governo inglese, ma il popolo si era ribellato.