Fai una donazione
Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________
- Details
- Hits: 2014
Il colonialismo strisciante parte seconda
Da Napoli al Kerala passando per Ferguson
di Militant
Napoli, Italia: un militare spara “accidentalmente” ad un ragazzo che non si era fermato ad un posto di blocco. Il ragazzo, Davide Bifolco, muore sul colpo. La sacrosanta rabbia popolare si trasforma in manifestazioni di piazza, ma soprattutto in diffusa indignazione verso l’operato dei militari. Un generale sdegno, uno strisciante risentimento, che si fa strada nonostante tutti gli organi deputati alla formazione dell’opinione pubblica (giornali, TG, Parlamento, Facebook, Twitter, commentatori accreditati, radio, ecc) abbiano fatto muro a difesa dei carabinieri e delle istituzioni statali. Un muro costruito sulla contrapposizione artificiosa tra Stato e camorra, una dicotomia fondata sulla falsità di chi si considera unica espressione della vita democratica, ultimo argine alla barbarie mafiosa. O con lo Stato o con la camorra, ci dicono i media unificati. Nonostante questo, e nonostante la pancia assuefatta e biliosa del paese approvi la giustizia sommaria con pena di morte, il pensiero comune è di una sostanziale avversità verso l’operato dei militari e delle forze dell’ordine. Ovviamente non il “pensiero comune” della società nel suo complesso, ma di quella parte che più frequentemente vive sulla propria pelle le varie forme della repressione: politica, sociale, economica.
- Details
- Hits: 1950
Doccia scozzese: la maggioranza silenziosa ha detto no
Marco Santopadre
Il responso delle urne è irrevocabilmente negativo: 55,3 contro 44,7%. Poco più di due milioni di voti contro 1 milione e 650 mila. Niente indipendenza, niente libertà, niente fine della Gran Bretagna.
Non è bastata una generosa ma forse tardiva mobilitazione della base sociale indipendentista e popolare per ribaltare un risultato che, comunque, poche settimane fa sembrava ancora più schiacciante, tanto che la maggior parte dei media internazionali hanno a lungo snobbato la storica consultazione che ieri ha visto impegnati quasi 4 milioni di elettori scozzesi, ma anche europei ed extracomunitari residenti (alla faccia di chi descrive quello scozzese come un nazionalismo etnico ed esclusivista).
Nell’ultima fase della campagna i fautori della rottura con Londra ci hanno creduto, a migliaia si sono mobilitati nelle strade e nei luoghi di svago e di lavoro per spiegare le loro ragioni. Nella versione socialdemocratica dello Scottish National Party del premier di Edimburgo Alex Salmond, oppure in quella radicale e di sinistra della ‘Radical Indipendence Campaign’. Ma non è stato sufficiente.
- Details
- Hits: 2522
Draghi metafisico e il nuovo favore alle banche
Luigi Pandolfi
La prima asta di rifinanziamento "mirato" delle banche nell'ambito del programma Tltro (Targeted long term refinancing operation), misura adottata dalla Bce "per migliorare il funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria, sostenendo l'attività di prestito delle banche all'economia reale", si è rivelato un mezzo flop, o un flop e mezzo con trucco, che forse è più vicino alla realtà. Contrariamente alle stime della vigilia, infatti, che avevano stabilito in un range compreso tra 130 e 150 miliardi di euro il controvalore complessivo dell'operazione, la richiesta delle banche si è fermata a 82,6 miliardi di euro. Decisamente poco. Ma questo dato numerico, da solo, non dice tutto. Anzi, potrebbe addirittura condurre fuori strada.
Com'è noto, questa nuova iniezione di liquidità nel sistema bancario dell'Eurozona era stata presentata come la leva giusta per rivitalizzare il settore del credito dopo il crollo dei prestiti alle imprese ed alle famiglie seguito alla catastrofe finanziaria del 2007-2008. L'idea, o l'illusione, era quella che le banche, nonostante il perdurare della crisi, avrebbero accettato su larga scala una nuova forma di rifinanziamento, condizionato all'erogazione di prestiti al settore privato, giovandosi in questo modo dei tassi agevolati (0,15%) garantiti da Eurotower.
- Details
- Hits: 2502
Si prepara la quaresima per il capitale fittizio
Maurizio Sgroi
E’ tutto molto semplice in realtà: le banche centrali, ieri la Fed, la Boe e la BoJ, oggi anche la Bce, hanno fatto una scommessa secondo la quale l’allentamento monetario avrebbe stimolato la crescita e hanno generato enormi quantità di capitale fittizio, ossia obbligazioni sostanzialmente irredimibili in quanto basate sul loro bilancio, per favorire, abbassandone anche il costo, la circolazione di denaro. Ciò nella logica neoclassica per la quale, per dirla con Say, l’offerta crea la domanda. Quindi innanzitutto di moneta.
Al contempo, per mondarsi la coscienza, le banche centrali hanno detto e ripetuto che la creazione di liquidità non sarebbe stata eterna, ma che sarebbe servita solo a guadagnar tempo, per consentire ai governi di fare le sempre più evocate riforme strutturali, iniziando dalle necessarie correzioni fiscali, avvisando pure che politiche monetarie troppo rilassate e mantenute a lungo generano più problemi di quanto si pensa ne risolvano.
Ora il tempo è scaduto.
Siamo entrati nell’era della normalizzazione monetaria che, non a caso, rima con distruzione. Distruzione di capitale fittizio, quindi, che dopo il godurioso carnevale che ha eccitato gli asset e le borse di mezzo mondo, deve ora prepararsi per una quaresima che sarà tanto lunga quanto imprevedibile.
- Details
- Hits: 2237
Not Renzi’s boat
di Alessandra Daniele
Il 22 settembre di dieci anni fa debuttava Lost, serie che nel bene e nel male ha segnato la storia della Tv, della cultura popolare, dei social network. E anche della politica, infatti è ormai chiaro che il sistema utilizzato dal governo Renzi è esattamente lo stesso degli autori di Lost: sparare ogni settimana una cazzata diversa per far dimenticare quella precedente, ed evitare di renderne conto, anche negando l’evidenza.
In base a questo schema, possiamo provare a formulare sei teorie – una per ogni stagione di Lost – sulle reali condizioni del nostro paese.
Pilot
Siamo tutti morti nello schianto della nostra economia nel 2011, e la faccia di Mario Monti avrebbe dovuto farcelo capire subito. Ci troviamo in Purgatorio per espiare. Non i nostri peccati però, quelli di Berlusconi, che in base a un comandamento ad personam non deve espiarli personalmente. Ci vorrà qualche migliaio d’anni, senza possibilità d’essere affidati ai servizi sociali di assistenza ai bisognosi perché i bisognosi saremo noi.
The Long Con
Siamo le cavie d’un esperimento concepito per scoprire fino a che punto una popolazione possa essere ingannata, truffata, imbrogliata, raggirata, abbindolata, frodata, turlupinata e presa per il culo da una successione di cazzari uno più cialtrone dell’altro, prima di smettere di votarli.
- Details
- Hits: 2325
Il Califfato, l’Ucraina e la crisi di panico dell’Occidente
Aldo Giannuli
Siamo sull’orlo di una crisi di nervi? Pare proprio di si: il neo presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk evoca la “grande guerra con la Russia”, invitando implicitamente l’Europa a prepararsi a menare le mani, David Cameron gli va dietro, Hollande assume pose da dittatore romano davanti al Rubicone, il premio Nobel per la Pace Obama va a corrente alternata: un giorno minaccia apocalissi ed il giorno dopo si ritira. E sui giornali si leggono cose impensabili sino a qualche settimana fa. Ezio Mauro legge le crisi contemporanee di Ucraina ed Iraq come un attacco congiunto all’Occidente ed ai suoi valori di libertà, di stato di diritto, al suo stile di vita, anzi, (diciamolo!) alla sua civiltà. Anni cinquanta: il Mondo Libero contro l’Urss. Bello l’accenno al carattere ontologicamente imperialista della Russia che “ha preceduto, accompagnato ed è sopravvissuto al comunismo”: sembra di leggere il “lungo telegramma” di George Kennan.
Nessun dubbio sulle guerre del Golfo e sui 400.000 morti costati agli iraqueni, o sulla gestione demenziale dell’occupazione dell’Iraq, sulle bestialità fatte dall’intelligence americana, sugli effetti politici di quello che fa Israele ai palestinesi: tutti spiacevoli equivoci. E nessun dubbio neppure sul fatto che anche i russi possano avere le loro ragioni. Putin è un dittatore? Si, ma perché a Kiev sono allievi di John Locke e Tocqueville? Oppure a Wall street c’è il club Voltaire? La strage di Odessa? Perché c’è stata una strage ad Odessa? “Quando? Nel 1942?
- Details
- Hits: 2542
Dalla critica al progetto
Note a Romano e Pini
di Stefano Lucarelli
L'agosto 2014 è stato un mese in cui l'incertezza geopolitica, innegabile dopo la creazione del nuovo Fondo Monetario per i BRICS, apre presumibilmente degli spazi analitici e politici che forse sta cogliendo anche il Presidente del Consiglio italiano, che tra i consueti "ma" e "però" tipici dei retori impegnati a non scivolare sugli specchi, mette di fatto in discussione la politica fiscale e monetaria europea.
Anche gli economisti mainstream nostrani, freschi dei fallimenti analitici che caratterizzano i tanti editoriali accumulati nell'ultimo decennio, sembrano supportare le critiche ovvie che si colgono non solo nelle parole confuse di Renzi, ma anche nelle uscite prudenti di Mario Draghi. In questo contesto Romano e Pini scrivono che "ridursi a criticare il pareggio di bilancio, l’insensatezza della riduzione del debito o della esasperata flessibilità del lavoro, l’austerità espansiva ... per ultima la precarietà espansiva, è un esercizio di buon senso e necessario".
- Details
- Hits: 2359
Renzi, ovvero: la sinistra fa ciò che la destra minaccia
di Angelo d’Orsi
“La destra fa ciò che la sinistra promette", recitava negli anni Ottanta una pubblicità; era della serie oggi interrotta di un amaro, che trasformava gente comune in testimonial del prodotto, con delle frasi a effetto. Quella era parsa una simpatica provocazione. Oggi, nell’Era Renzi, possiamo capire quanta verità vi fosse in quello slogan: basta rovesciarlo. "La sinistra fa ciò che la destra minaccia". Il già sindaco fiorentino, poi leader del PD, e subito dopo capo del governo nazionale, continuando a conservare quella poltrona da cui comanda caporalescamente il partito (che peraltro non sembra aver bisogno neppure della ferula del segretario-padrone), sta realizzando il pacchetto delle “riforme” che, come recita un mantra insopportabile, “l’Europa ci chiede”. Sono le stesse che aveva provato a portare avanti l’ex cavalier Berlusconi, incontrando sul suo cammino ben altri ostacoli: non solo il sindacato, a dispetto della corrività di Cisl e soprattutto Uil, ma una larga parte del Partito Democratico. E una vastissima opposizione sociale.
Ora finalmente giunto al potere, Renzi, forte dell’appoggio dei 4/5 del suo partito, nell’inerzia del quinto restante, che passa dal silenzio al balbettio, procede spedito verso la Terza Repubblica. Lo stile è tutto, e la smart-politics del giovinotto in camicia bianca, che mangia e distribuisce coni-gelato, che si rovescia in testa secchiate d’acqua, i modi da ragazzetto dell’oratorio che vuol fare lo scapigliato, le battute che oscillano dalla noncuranza ostentata a quella della minaccia neppur velata, dicono molto del contenuto della sua politica, tradotta nell’ “agenda”, dei 100 giorni, poi dei 1000. E chissà dell’intero millennio, una volta realizzata la base di questa orrenda “nuova Italia” che costui vorrebbe costruire.
- Details
- Hits: 3219
Piketty - l’agente Smith del capitale che non ha letto “Il Capitale”
Un libro così (Il Capitale nel XXI secolo, di Thomas Piketty uscito oggi in italiano) non meriterebbe certo una recensione, e forse nemmeno un commento: se si dovessero commentare tutte le esternazioni demenziale dei “luminari” della classe dominante non ci basterebbe tutta una vita. Questo libro però, vuoi perché nel titolo vorrebbe rievocare l’opera di Marx per poi falsificarla, o fosse altro perché si sta attirando un po’ di riflettori e quindi merita più di altri di essere decostruito, secondo noi merita un’occhiata più attenta (ma niente di più). Il “Corriere” ci fa addirittura un articolo, citando l’introduzione: basta commentarne poche righe per mettere in ridicolo questo ciarlatano della classe dominante.
“La crescita moderna e la diffusione delle conoscenze hanno permesso di evitare l’apocalisse marxista, ma non hanno modificato le strutture profonde del capitale e delle disuguaglianze, o non nella misura in cui si è immaginato potessero farlo nei decenni di ottimismo del secondodopoguerra. Quando il tasso di rendimento del capitale supera regolarmente il tasso di crescita del prodotto e del reddito — come accadde fino al XIX secolo e come rischia di accadere di nuovo nel XXI — il capitalismo produce automaticamente disuguaglianze insostenibili, arbitrarie, che rimettono in questione dalle fondamenta i valori meritocratici sui quali si reggono le nostre società democratiche.”
- Details
- Hits: 2598
Il Frankenstein del PD
di Valerio Guizzardi
In Emilia Romagna c’è una guerra, ormai da tempo, che oppone il Pd a una parte consistente e maggioritaria della Procura e della magistratura giudicante. Per il momento il secondo “esercito” pare vincente: ha detronizzato il Presidente Vasco Errani e ora si avvia, a colpi di avvisi di garanzia, a mettere mano alle primarie per l’elezione del prossimo Presidente. Infatti Matteo Richetti e Stefano Bonaccini, due dei tre candidati avatar di Renzi, sono stati colpiti e affondati. Vedremo in seguito che si deciderà del terzo candidato Roberto Balzani.
Per non perderci in chiacchiere e senza scomodare analisi raffinate potremmo riassumere così: il Pd sta alla Magistratura come gli Usa stanno all’Isis. Prima li hanno creati, organizzati e armati scagliandoli contro il nemico di turno. Poi autonomizzatisi, gli “amici” di un tempo si sono rivolti contro i loro creatori in una strategia di comando e potere propria. Con gli stessi metodi: la decapitazione pubblica mediatizzata.
Questa tattica suicida del Pd è però una storia antica: rimanda infatti almeno ai “favolosi Settanta” quando Pci e Cgil usarono la fazione Picista di Magistratura Democratica contro l’autonomia di classe, nella sua caleidoscopica composizione politica. L’intento, purtroppo riuscito, era di sbarazzarsi non solo delle forme autonome che in quegli anni agivano un conflitto volto ad “abolire lo stato delle cose presenti” ma anche della sua stessa base sociale in continuità strategica con il Compromesso Storico, e la consegna dell’intera classe al modo capitalistico di produzione, allora in piena transizione verso l’era neoliberista.
- Details
- Hits: 2375

La fine del futuro
di Alessandra Daniele
A seguire i media mainstream sembra d’essere tornati indietro di oltre un decennio: la stessa martellante propaganda adoperata ai tempi dell’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq replicata identica, come se non fosse già stata sputtanata come una tragica truffa da anni.
Stessi slogan, stessi cliché, stessa retorica, stesse menzogne. In tempi di crisi si ricicla tutto.
L’unica differenza sostanziale è la reazione della maggioranza dell’opinione pubblica che stavolta sembra accettare l’idea della guerra con una rassegnazione quasi apatica, come qualcosa di assolutamente inevitabile.
Come se fosse già successo.
Sembra essere morta non solo la speranza d’un futuro diverso, ma proprio l’idea stessa di futuro.
- Details
- Hits: 2199
“Che deve fare l’Occidente?”
di Miguel Martinez
I media in questo periodo parlano spesso di indecisione dell’Occidente rispetto alla situazione mediorientale.
Un commentatore a questo blog, parlandone, riassume tanti luoghi comuni insieme, che vale la pena citarlo.
“Cosa dovrebbe fare l’Occidente”, ci si chiede.
A cui avevo risposto con una breve battuta:
1) L’Occidente non esiste, o se esiste si chiama Ezio Mauro.
2) L’Occidente ha già fatto. Bombardando con le armi chimiche la Mesopotamia nel 1920, attaccando l’Iraq nel 1941, prendendone il petrolio, fomentando e finanziando dieci anni di guerra con l’Iran, bombardando nel 1991, imponendo le sanzioni che hanno distrutto la società, attaccando nel 2003, fomentando gli sciiti contro i sunniti… credo che abbia fatto tutto quel che doveva fare.
3) L’Occidente lo inviterei a tornarsene gentilmente nella sua non esistenza.
Il commentatore non è d’accordo.
- Details
- Hits: 3881
Bisogna fermare il rilancio dei liberisti
Gabriele Pastrello
L’«austerità espansiva» elaborata da Alesina e sposata dalle istituzioni europee è fallita. Ma ora, senza autocritica, gli stessi economisti che ci hanno portato al disastro preparano un’altrettanto tragica «fase due»
È dal fatale febbraio 2010, quando Alesina presentò all’Ecofin la teoria dell’«austerità espansiva» che la sinistra, politica e intellettuale, europea combatte contro l’austerità. Con poco successo, peraltro. Ma, oggi, corre un altro rischio: che sia la stessa destra a revocare quella linea disastrosa, peraltro, mantenendone l’obbiettivo politico di fondo. Perché contrariamente a quanto sostenuto da Giavazzi e Alesina sul Corriere della Sera il 29 scorso, il liberismo non è di sinistra; soprattutto il loro.
Una decina di giorni fa, Giavazzi e Tabellini, sodali di Alesina nel sostegno alla linea dell’«austerità espansiva», hanno pubblicato su Vox, la rivista on line di un importante centro di ricerche economiche inglesi, un pezzo in cui si legge che «la principale sfida che l’Eurozona oggi ha di fronte è la carenza di domanda aggregata».
- Details
- Hits: 2398
Le idee sul capitalismo
di Giorgio Lunghini
L'economia è una disciplina che non progredisce col passare del tempo, o per lo meno non progredisce nel senso in cui progrediscono la fisica e la medicina, che via via incorporano e sistemano le teorie precedenti dopo averle emendate dei loro errori e alla luce di nuovi risultati sostanziali.
Esistono invece e coesistono molte teorie rivali, che si disputano l'egemonia culturale e politica; e la teoria neoclassica – in forme nuove e ingegnose ma ridondanti – è ancora oggi la teoria dominante nella professione, nell'opinione comune e comunissima, sebbene nel corso del Novecento a essa siano state mosse due critiche radicali, da parte di J.M. Keynes (1883-1946) e di P. Sraffa (1898-1983). Si badi bene che tale egemonia della teoria neoclassica, pressoché assoluta nell'Accademia, non lo è tra i policymakers più avvertiti, che di fronte ai problemi pratici si lasciano talora ispirare dalle teorie eterodosse. Nella storia economica dell'Italia se ne trovano molti esempi.
La teoria egemone ci rappresenta il sistema economico come un sistema in cui l'homo oeconomicus prende le decisioni sul futuro in condizioni di certezza e di conoscenza illimitata, in cui le crisi sono degli accidenti e non la norma, e in cui vi è armonia nella distribuzione del prodotto sociale.
- Details
- Hits: 2274
La buona scuola e il cattivo povero
Ci hanno recentemente detto che la scuola è l’ambito attraverso cui è possibile rilanciare l’occupazione e l’imprenditoria all’italiana, perché è attraverso l’educazione che si combatte in maniera strutturale la disoccupazione. Per cui sappiate che a breve dovremmo correre tutti a riscriverci alle scuole, è «un investimento», non solo per Renzi ma anche e soprattutto per noi.
Cosa studiare? L’offerta formativa cambierà, sarà più idonea ai tempi che corrono.
La filosofia si faceva nell’antica Grecia. Ora bisogna pensare alla programmazione informatica, a fare chimica, fisica, elettronica, meccanica e, soprattutto, naturalmente, economia. Così in futuro poveri, disoccupati e precari sapranno che la loro condizione corrisponde a delle leggi oggettive e non si faranno venire delle brutte idee in testa. Bisogna finirla con le insane pippe esistenziali e morali, perché non danno lavoro (si vede che Renzi andava bene in matematica). Bisogna smetterla di pensare che la scuola fornisca conoscenza generale, quello che serve è una sana specializzazione e alcune delle materie ce le segnala gentilmente Renzi: per lui il sapere deve essere solo saper fare.
Se quelli che ci ha segnalato non dovessero bastare, la riforma ci fornisce nuovi attori-stimolo, le imprese private.
- Details
- Hits: 4215
Il modello tedesco ha un cuore di tenebra
Rossella Lamina
Basta parlare male della Germania, sollecita Renzi , “sul lavoro è il nostro modello”. Ma se state per stappare lo champagne, pregustando un balzo salariale ai tanto decantati livelli tedeschi, conservate la bottiglia per migliori occasioni: quel “modello” ha un cuore di tenebra, fatto di precarietà e sfruttamento legalizzato…
Crediamo di essere informati su quanto accade in Europa, soprattutto per quanto riguarda le trasformazioni dei paesi più grandi. In realtà – e non per colpa nostra - molto ci sfugge di ciò che accade presso i nostri vicini.
In questo senso la Germania è un caso da manuale. Sul suo “esempio di virtù”, il suo essere “locomotiva d’Europa”, magico mondo in cui deficit e Pil vivono in perfetto equilibrio (“come piselli in uno stesso baccello”, direbbero Stanlio e Ollio), sono state versate pagine di inchiostro. Ma da altre pagine, di grande attendibilità e autorevolezza, arriva un ritratto ben diverso dell’attuale modello tedesco: si tratta dello splendido e terribile libro-inchiesta “Germania anni dieci. Faccia a faccia col mondo del lavoro”, pubblicato dalle Edizioni L’Orma, che avrebbe dovuto deflagrare come una bomba di verità e che invece (ma guarda un po’…) circola soprattutto fra addetti ai lavori.
- Details
- Hits: 2705
Quando David incontra David
Foster Wallace, Harvey e il neoliberismo
di Vincenzo Maccarrone
Cosa c’entra il grande scrittore americano David Foster Wallace (“Infinite Jest”, “Il Re Pallido”) con David Harvey, geografo e sociologo marxista di fama internazionale (“La crisi della modernità”, “L’enigma del capitale”)? A collegarli c’è l’analisi della società americana ai tempi dell’avvento di Reagan, un evento considerato da Harvey l’inizio della controrivoluzione neoliberista.
Nel suo “Breve storia del neoliberismo” (edito in Italia da Il Saggiatore), di cui avevo parlato in un precedente articolo, Harvey cerca di spiegare come sia avvenuto il passaggio dal capitalismo “controllato” – che aveva caratterizzato la maggior parte dei paesi occidentali nel secondo dopoguerra – al neoliberismo.
Se è vero che in alcuni paesi, come il Cile o successivamente l’Iraq, il neoliberismo si è affermato con la violenza, in altri paesi (come UK o USA) politici che sostenevano idee neoliberali hanno vinto regolari elezioni, spesso con maggioranze ragguardevoli. Com’è accaduto che alcune idee inizialmente sostenute da una ristretta élite siano divenute tanto popolari? Harvey lo spiega tramite le due categorie gramsciane di “egemonia” e “senso comune”. Tramite il controllo del senso comune, che Gramsci nei “Quaderni dal carcere” definisce come “una convinzione disgregata, incoerente, inconseguente, conforme alla posizione sociale e culturale delle masse di cui esso è filosofia” , è possibile raggiungere l’egemonia.
- Details
- Hits: 4350
Verso una società oligarchica
Carlo Formenti
La recente crisi di governo in Francia, con il “licenziamento” dei ministri anti-austerità e la loro sostituzione con solerti funzionari della politica economica ferocemente antipopolare che vede tutti i governi europei, di destra come di “sinistra”, impegnati a massacrare livelli di occupazione e di reddito e qualità della vita dei propri cittadini, ha scatenato l’entusiasmo dei media italiani, Corriere della Sera in testa, che hanno salutato con gioia l’epurazione degli eretici allievi delle teorie dell’odiato neokeynesiano Thomas Piketty e reiterato le lodi nei confronti del nostro amato leader Renzi, immune da analoghe tentazioni paleo sinistrorse.
Prosegue intanto l’assordante silenzio sugli effetti sempre più evidenti di politiche che, in barba allo strombazzato, e a parole universalmente condiviso, obiettivo di rilanciare crescita e sviluppo, appaiono inequivocabilmente autolesionistiche anche dal punto di vista capitalistico. Siamo dunque di fronte a un rincoglionimento generale di politici, media e padroni?
In un articolo ripreso dall’Huffington Post, Jaques Attali tenta un’altra spiegazione (già anticipata dal titolo “Il consumatore ha sconfitto il lavoratore?”): queste scelte sarebbero il risultato della preoccupazione dei politici di accontentare gli elettori-consumatori, il cui consenso viene giudicato assai più importante di quello degli elettori-lavoratori ai fini della conservazione del potere.
- Details
- Hits: 3435
Qualcosa sul credito, le banche e la crisi
Paolo Giussani
È classico della psicologia da piccolo-borghesi dare la colpa a qualcuno o a qualcosa quando i processi vanno nella direzione ritenuta sbagliata o qualche fenomeno minaccioso occupa l’orizzonte. Nel caso della Great Recession da noi, in Italia, il paese più pezzentemente piccolo-borghese del mondo, sotto la spinta di atavico odio uno degli untori favoriti è stato prestamente individuato nelle banche, soprattutto ora che si deve subire la continuazione di una crisi apparentemente senza fine, come cantava Mina.
Le banche “rifiutano il credito” si sente dire ovunque – anche presso certe televisioni, in programmi che si danno l’aria di incredibile radical opposition, condotte da higher mind, così superiori da illuminare d’immenso il colto e l’inclita. “La BCE dà i soldi alle banche ma queste non li usano per finanziare ‘l’economia reale’ ma per speculare in un modo o nell’altro”. “Bisogna reindirizzare i capitali verso l’economia reale”; la “BCE adotta una politica troppo restrittiva e unilaterale che finisce con il nuocere alle imprese”…e via cantando su questa tonalità. E ciò presso una nazione dove è più facile trovare un uomo con due teste che non qualcuno che sappia cos’è una banca e come funziona una stramaledetta banca centrale.
Ora, poi, che l’esercito dei nati ieri di sinistra, ultrasinistra e di tutte le varianti di anime belle professioniste che densamente popolano il Bel Paese ha scoperto che le banche “hanno il potere [meraviglioso sostantivo magico] di creare denaro dal nulla” il colpevole non solo si è compiutamente definito ma pure enormemente ingigantito. “Trattasi di un potere arbitrario che condiziona assolutamente la crescita”; “va limitato e controllato se non addirittura trasferito allo stato” – dicono taluni; “nemmeno per sogno” – rispondono altri – “figuriamoci!
- Details
- Hits: 2562
La corsa ai salari e alle pensioni
di Giorgio Lunghini
Promuovere la crescita tagliando salari e pensioni? L’unico effetto di bassi salari saranno alte rendite e alti profitti, con l'aumento della speculazione finanziaria
Torna l’idea di promuovere la crescita tagliando i salari e le pensioni “d’oro”. Tagliando i salari e liberalizzando il mercato del lavoro – si dice – aumenterebbe la domanda di lavoro, dunque l’occupazione, dunque il prodotto. È ancora la ricetta della Treasury View del ’29, che viene argomentata nel modo seguente.
Le imprese assumeranno nuovi lavoratori se e soltanto se il salario non è maggiore della produttività del lavoro. Dal punto di vista della singola impresa ciò è ragionevole: la singola impresa contabilizza il salario soltanto come un costo, e se c’è disoccupazione, è perché il salario è troppo alto rispetto alla produttività del lavoro. Segue: se non ci fossero impedimenti giuridici o sindacali, cioè se il mercato del lavoro fosse flessibile come il mercato del pesce, sul mercato del lavoro si stabilirebbe un livello di equilibrio del salario, tale che non ci sarebbe disoccupazione involontaria. Risulterebbero non occupati soltanto quei lavoratori che pretendono un salario più alto della loro produttività, le imprese produrrebbero tutto quanto sono in grado di produrre, e tutto quanto venderebbero, poiché tutta la moneta disponibile verrebbe impiegata per comperare merci e giammai trattenuta in forma liquida o a fini speculativi.
- Details
- Hits: 2311
Il caos che sfugge di mano
Sergio Cararo
I tempi in cui ci tocca di vivere stanno diventando cupi e tetri. Pur senza concedere nulla al pessimismo della ragione, sentire un pontefice evocare la terza guerra mondiale, il segretario della Nato non escluderla come scenario, e importanti giornali proporci quotidianamente una mappa dei conflitti che incendiano le regioni strategiche del mondo in cui viviamo, non è certo rassicurante. Soprattutto perchè la realtà incasella e aggiunge giorno dopo giorno le conferme che la pallina collocata sul piano inclinato continua a scivolare pericolosamente. Accelerando.
Ma le guerre non sono una fatalità. Possono esplodere quando un incidente accelera i processi storici; ma si verificano perchè ci sono forze materiali che hanno spinto i processi verso la rottura, lo scontro, il “clash tra le potenze”, come scrissero in un ottimo libro Petras, Casadio e Vasapollo.
La cosa che colpisce – che deve colpire anche gli ottusi "di sinistra" – è che il novanta per cento dei focolai di conflitto circonda l'Europa come un cerchio di fuoco. L'ovest appare pacifico solo perchè confina con l'Atlantico, un oceano che divide l'Europa dagli Stati Uniti, ovvero la sponda da cui arrivano le spinte più forti a coinvolgere l'Europa verso il clash. La linea intrapresa dai governi dell'Unione Europea sulla crisi e il conflitto in Ucraina è emblematico. Gli Usa spingono i paesi europei verso il conflitto con il più grande e armato di essi: la Russia. Il prossimo vertice Nato a Newport appare foriero di pessime decisioni che accentueranno e non depotenziaranno i pericoli di guerra sulla frontiera est. Resistenze e dubbi, se ancora esistono, abitano menti silenziose.
- Details
- Hits: 2434

"Non ci sono alternative alla fine dell'austerità. E nemmeno trattative"
F. Sebastiani intervista Vladimiro Giacché
Molti stanno utilizzando l’inciampo della Germania come un argomento per trattare una maggiore flessibilità nel prossimo confronto europeo. Non ti sembra un po’ puerile?
La Germania non è in crisi nel senso della recessione. E questo nonostante l’ultimo dato congiunturale del Pil. I rischi di recessione secondo gli esperti sono aumentati. E sono ancora più seri di come emerge dai dati, nel senso che nel trimestre non sono conteggiati i contraccolpi per la Germania della crisi con la Russia.
Quali sono le valutazioni in Germania sulle difficoltà nella crescita?
Si è aperto un dibattito che è stato innescato dalla Buba sui margini che ci sarebbero per aumetnare i salari. E’ uscita una intervsita sul FAZ a Weidman che parla di aumenti salariali del 3%. Si è scatenato un putiferio, al quale Weidman ha dovuto rimediare con più di qualche precisazione. E gli industriali tedeschi lo hanno perdonato.
- Details
- Hits: 2863
L’erba vorrei
Carlo Formenti
Vorrei che gli amici di alfabeta2 non mi avessero chiesto di iniziare un articolo con la parola vorrei… Perciò, dopo essermi formalmente adeguato alla richiesta, riformulo l’incipit sostituendo “vorrei” con “mi piacerebbe che”. Anzi, contrordine: meglio adottare un sommesso “gradirei che” (il verbo piacere ha troppe assonanze con i famigerati like di Facebook).
Ricomincio: gradirei provocare il lettore con qualche considerazione in merito all’eredità dell’Erba Voglio (implicita nell’iniziativa alfabetica, in barba all’effetto straniante prodotto dall’uso del condizionale). Premetto che i sentimenti di amicizia e simpatia che provavo negli anni Settanta nei confronti dei fondatori dell’Erba Voglio restano immutati a distanza di quarant’anni (ahimè!); è invece radicalmente cambiato il mio giudizio nei confronti del messaggio politico-culturale di cui la rivista fu latrice.
- Details
- Hits: 2198

I problemi dell’industria europea
Francesco Garibaldo
L’industria europea, a partire da Maastricht, si è progressivamente strutturata come industria sovranazionale sia da un punto di vista strutturale sia territoriale. Essa consiste, infatti, di sistemi di imprese, ognuno dei quali è organizzato attorno a un’azienda leader che controlla la parte finale del processo produttivo e da un catena di fornitura organizzata a livelli progressivamente a minor valore aggiunto e a reti di imprese produttive e di servizi, entrambi ad alta specializzazione, che lavorano per molte imprese leader.
Questi sistemi di impresa sono distribuiti in molti paesi europei ma in modo non omogeneo dato che la produzione manifatturiera è concentrata per il 70% in Germania, per un quarto, seguita dall’Italia, dalla Francia, dall’Inghilterra e dalla Spagna. Il nucleo centrale è privilegiatamente localizzato in Germania, ed Austria, paesi che assieme alla Romania, alla repubblica Ceca, all’Ungheria, alla Slovacchia, alla Lituania, alla Slovenia, alla Polonia e alla Bulgaria costituiscono l’area manifatturiera tedesca allargata. Vi è quindi uno spostamento del baricentro industriale a est. L’Italia, secondo paese manifatturiero, partecipa largamente all’area manifatturiera tedesca allargata, in una specifica configurazione pur essendo anche autonomamente attivo nella creazione di catene di sub-fornitura ad Est.[1] Il sistema è quindi fortemente concentrato, o in una dizione classica centralizzato, e strutturato in modo oligopolistico.
- Details
- Hits: 2121
Stranezze
Marino Badiale
Adesso possiamo davvero dire di aver visto di tutto: anche un sito di estrema sinistra nel quale appare un articolo che invoca l'arrivo della troika, ovviamente come male minore. Le argomentazioni di Riccardo Achilli non sono in fondo molto diverse da quelle di Scalfari, il cui articolo di qualche tempo fa ha fatto abbastanza discutere: la situazione economica è disastrosa, il ceto politico italiano pure, la perdita di sovranità nazionale, in un modo o nell'altro, è inevitabile, meglio che succeda subito quando abbiamo ancora un po' di forza contrattuale. Inoltre, oggi la troika è un po' meno cattiva, meno “deflattiva” e più attenta allo sviluppo (anche in questo caso, forte consonanza con Scalfari). Quindi inutile ribellarsi, meglio cercare di strappare il più possibile, in termini di livelli economici, diritti e democrazia, dall'inevitabile “commissariamento”.
Fin qui Achilli. Le lacune del suo ragionamento mi sembrano evidenti:
1. Achilli sostiene da una parte che per i ceti popolari non si può fare più nulla nel contesto politico attuale, e dall'altra parte che sarebbe possibile strappare qualcosa per essi nel contesto di un commissariamento da parte della troika. Cioè, Achilli afferma che non si può fare nulla quando i ceti popolari mantengono ancora un minimo di potere di pressione tramite le istituzioni democratiche nazionali, e si può invece ottenere qualcosa quando quel minimo di potere viene consegnato ai funzionari delle oligarchie internazionali. Ma come è possibile? Se non si può fare nulla nel momento in cui il contesto nazionale, l'unico nel quale i ceti popolari e i loro rappresentanti politici siano in grado di agire, ha ancora un minimo di potere, come si può pensare di fare qualcosa quando questo potere viene sottratto e consegnato a burocrazie che non rispondono in nessun modo, neanche molto indiretto, ai ceti popolari? Questa mi sembra una contraddizione insostenibile.
- Details
- Hits: 2724
L’astrazione concreta di Louis Althusser
Fabio Raimondi
Pubblicato lo scritto finora inedito di Louis Althusser su «Initiation à la philosophie pour les non-philosophes»
Louis Althusser ha sempre voluto essere un filosofo comunista, perché pensava, come scrisse Etienne Balibar molti anni orsono, che «la filosofia non fosse, né più né meno, che politica nella teoria» ossia, con le parole di Althusser, «lotta di classe nella teoria». La filosofia, dunque, come arma nella lotta di classe. Non l’unica, non la principale, ma la più efficace per combattere politicamente nella teoria, cioè in un campo complesso formato dalle scienze, più o meno esatte, e dalle ideologie.
Ma è davvero necessario lottare nella teoria? Da questo interrogativo parte il testo finora inedito, emerso dall’ampio lascito althusseriano in parte ancora inesplorato, Initiation à la philosophie pour les non-philosophes (Puf, pp. 388, euro 21), grazie al lavoro di G.M. Goshgarian. Un «manuale», scritto all’incirca tra il 1976 e il 1978, e che, più che una mistica «iniziazione», è un avviamento alla filosofia e alla pratica filosofica di Althusser, quindi alla sua idea di filosofia fino alle soglie del cosiddetto «materialismo aleatorio» degli anni Ottanta del Novecento. Congiuntamente, è anche un avviamento tra i tanti possibili alla filosofia in generale. Scritto con un linguaggio chiaro che non sacrifica nulla alla complessità e alla radicalità della riflessione.
- Details
- Hits: 2595
Good Morning Ferguson
di Alessandra Daniele
Il 9 agosto a Ferguson, un sobborgo di St. Louis nel Missouri, per l’ennesima volta in America un poliziotto bianco ha ammazzato un ragazzo nero disarmato, e con le mani alzate, il diciottenne Michael Brown.
La sera dopo, la polizia locale in pieno assetto da battaglia ha attaccato la veglia funebre. Poi ha cacciato i giornalisti e instaurato il coprifuoco, continuando sistematicamente ad attaccare la gente per le strade.
Da allora Ferguson è zona di guerra.
Ieri la polizia ha ammazzato un altro ragazzo nero.
“I poliziotti hanno carrarmati, adesso. Hanno droni. Hanno fucili automatici, e aerei, ed elicotteri, e ricevono un addestramento militare.
L’effetto peggiore dell’aver equipaggiato i poliziotti come soldati è stato psicologico. Fornite a un uomo accesso a carrarmati, droni e armature, e si convincerà che il suo compito non è semplicemente quello di mantenere l’ordine pubblico, ma è quello di sradicare le minacce.
- Details
- Hits: 2850
Di Battista e la questione terrorista
Militant
Anche l’orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno, diceva Hermann Hesse. In questo caso, anche un deputato del M5S riesce a mettere in fila una serie di concetti elementari e sacrosanti, trattati come spregevoli solo da un sistema politico-mediatico completamente prono allo schema ideologico dominante. Nel suo lungo post, apparso qualche giorno fa sul blog di Beppe Grillo e che ha suscitato lo sdegno unanime del sistema ideologico ufficiale, Di Battista, effettivamente con un certo coraggio visto il panorama culturale italiano, ha provato a dare una spiegazione storico-politica del fenomeno da lui definito “terrorismo”. Un tentativo ovvio, in un certo senso, ma che oggi assume il valore di provocazione, o di insulto. Il lungo post del deputato 5 stelle non era né una giustificazione del terrorismo, né un’approvazione di quel metodo di lotta, né una sua esaltazione. Più semplicemente – e più dignitosamente – un tentativo di capire le cause originarie di un certo modello di lotta politica, oggi più che mai attuale in determinati contesti. Secondo Di Battista, il “terrorismo” di cui si servono specifiche parti politiche non è il frutto della devianza antropologica di certe popolazioni o certi territori; né tantomeno la conseguenza di certi presupposti culturali, quali una particolare religione o cose simili.
- Details
- Hits: 2352

Ferguson: da un riot all’altro?
di Felice Mometti
A Ferguson, piccolo sobborgo di Saint Louis, cinquant’anni fa vivevano più persone che oggi. Dopo la grande crisi della fine degli anni ’70 la geografia urbana dell’intera area metropolitana è radicalmente mutata. È cambiata anche la composizione sociale degli abitanti, oggi a maggioranza nera con redditi molto bassi. Tra il 1981 e il 1993 i cosiddetti «Piani di rigenerazione urbana», pensati come investimenti per arginare il declino, hanno stravolto l’assetto urbano della contea di Saint Louis con il risultato di concentrare le funzioni direzionali, commerciali, i trasporti pubblici nelle zone centrali. Fuori da questa cerchia ci sono le «praterie urbane»: distese di vecchi edifici industriali, ex magazzini, svincoli autostradali inframmezzati da quartieri lasciati alla deriva. Questa è l’immagine di Ferguson come del resto è l’immagine di migliaia di sobborghi delle città americane. Luoghi senza identità definite, territori vaghi in cui gli unici spazi «pubblici» sono le grocery, i fast food, le lavanderie automatiche e le palestre low cost in gran parte aperti 24 ore su 24 per sette giorni alla settimana. Saint Louis ha un’importante storia di lotte operaie e per i diritti civili che, però sembra essere evaporata negli ultimi decenni non lasciando segni tangibili e riconoscibili
- Details
- Hits: 2955
Operazione Northwood
Elisabetta Teghil
Le recenti vicende ucraine hanno un grande valore didattico perché ci dimostrano quanto il proclamato antifascismo dei media e dei nostri politici sia falso e inconsistente: pur essendo a conoscenza che il governo ucraino è zeppo di nazisti che ne dettano la linea politica interna ed internazionale, fanno finta di non saperlo e non lo denunciano.
Altresì, sono la conferma che il nazismo non è altro nella società capitalista che una variante che questa si riserva di utilizzare a seconda della necessità.
Altro aspetto su cui riflettere è che la crisi ucraina è stata provocata dagli Usa che si ripropongono da una parte di completare l’accerchiamento militare nei confronti della Russia, dall’altra di scaricare i loro problemi economici, come del resto hanno già fatto, sull’Europa
Alcune nazioni europee sono recalcitranti rispetto al progetto statunitense, mentre l’Italia ne esegue pedissequamente le direttive pur andando contro gli interessi del paese. A conferma che da una situazione di sovranità limitata siamo passati a quella di colonia perché le decisioni vengono prese altrove e le ricchezze portate all’estero, e il comportamento dei media, senza allargare il discorso perché non è questa la sede, ci dimostra che siamo sicuramente in pieno regime.
Page 570 of 577

























































