Fai una donazione
Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________
- Details
- Hits: 3249

Europa senza autonomia e dignità
di Tito Pulsinelli
Aumenta il prezzo del petrolio e dei cereali, sprofonda in cantina il dollaro. Di chi è la colpa? All’unisono, la megamacchina mediatica scandisce: è l’egoismo dei Paesi petroliferi che rifiutano di aprire i rubinetti di una risorsa in via di esaurimento. La dinamica è un’altra: crolla il dolaro e vanno alle stelle i prezzi del grano, mais e riso. Perchè?
Solo gli Stati Uniti possono emettere liberamente la quantità di dollari che ritengono preferibile. Al di fuori di ogni controllo, non c’è contropartita in oro, né il retroterra di un’economia ormai vedova di crescita ed espansione, sposa poligama dell’indebitamento interno ed estero.
La speculazione dei “future” è il vero elemento di perversione e di esplosione dei prezzi. Perché? I regolamenti della “Commodity Future Trading Commission” del governo degli Stati Uniti permettono dei contratti sul Nymex anticipando solo il 6% di una fornitura petrolifera. Poi c’è l’indebitamento, si richiede un prestito, e con questo si paga il resto della fattura.
Con il barile a 128 dollari, lo speculatore deve disporre di soli 8 dollari per ogni barile, gli altri 120 li cerca in giro e i consumatori pagano i relativi, onerosi interessi.
Questo potere eccezionale di casta, detto del 16 per 1, fa schizzare inevitabilmente in alto i costi, e rappresenta circa il 60% del prezzo del barile, scaricato interamente sui consumatori.
Finora la Borsa di New York e quella di Londra erano padrone assolute della produzione mondiale degli idrocarburi, perchè pagavano con una moneta che era sganciata da tutto e che – attualmente - si svaluta al ritmo del 30% all’anno.
- Details
- Hits: 2696

Affari e finanza
di Maria Turchetto
Per gentile concessione, riportiamo nel blog questo ironico e caustico scritto di Maria Turchetto (destinato al Vernacoliere), che ci sembra utile oltre che spiritoso
Io sono vecchia, e ho ancora il vizio di leggere i giornali di carta - anziché guardare i TG. Ma dei giornali di carta non sopporto una novità relativamente recente: le pagine economiche. Sono così vecchia, pensate, che mi ricordo ancora di quando sull'argomento c'era una paginetta sola, con un listino di borsa di poche colonne. Adesso, invece, paccate di carta tutti i giorni, paginate di quotazioni (per forza, ormai si quota in borsa anche il barrino sotto casa mia - per altro assai più utile all'umanità e al PIL dei vari "sicav e fondi") e in più, un giorno la settimana, un intero supplemento.
Quello che mi urta, oltre alla distruzione delle foreste conseguente alla smania di rifilarci tutta questa carta, sono le ghigne, il tono, il linguaggio delle pagine in questione.
Le ghigne: in apposite rubrichette, con foto accattivanti, ti presentano come eroi personaggi che tempo due settimane ritroverai nella cronaca nera. I vari Ricucci, Fiorani, Fazio perché no, e via dicendo. "Vanta fantastici risultati come investitore e uomo d'affari", scrivono sotto la foto: beh, vuol dire che è un pescecane, mica un modello da mostrare in giro per l'edificazione della gioventù.
Page 16 of 16









































