L'Europa, il conflitto in Ucraina e il tabù nucleare che vacilla sempre più
di Giuseppe Masala
Come abbiamo detto nell'articolo precedente è nel contesto di una Germania ormai riunificata e risorta - e che grazie alla costruzione europea è riuscita a monopolizzare e quasi ad annettere l'intera Europa - che si è ripreso a parlare di “deterrente nucleare” nei circoli che contano siano essi diplomatici, siano essi militari.
Lo scontro Germania-USA
Questo avviene perché è la Germania stessa, inebriata dai successi post unificazione, a chiedere un posto in prima fila nel tavolo dove si decidono i destini del mondo. Un tavolo questo dove Berlino però non ha titolo per partecipare sia perché priva di un deterrente militare credibile, sia perché non abbastanza forte demograficamente, sia perché potenza sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale e dunque priva del seggio nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ma sull'altro piatto della bilancia la Germania ha dalla sua l'egemonia europea conquistata grazie ai trattati che hanno istituito la Unione Europea che è stata egemonizzata dai tedeschi, sia grazie alle enormi ricchezze accumulate negli anni grazie a strategie commerciali vincenti, come per esempio gli accordi con la Russia che consentono a Berlino di avere enormi quantità di energia a prezzi stracciati consentendo al suo gigantesco apparato industriale di essere competitivo a livello mondiale.
Strategia dunque complessa e su diversi piani quella architettata prima da Kohl e poi dalla Merkel, che però non poteva passare inosservata a Washington che infatti ha iniziato a minacciare (e ad agire) per punire l'insubordinazione tedesca.



Parafrasando un detto tratto dal mondo dello spettacolo possiamo purtroppo dire che “the war goes on”, la guerra continua con il suo carico crescente di morti, di distruzioni, di barbarie rendendo il pericolo di una guerra nucleare generalizzata sempre più prossimo. Le lancette del Doomsday Clock – l’orologio della apocalisse, l’orologio virtuale nato da una iniziativa degli scienziati di Chicago nel 1947 per misurare quanto manca alla fine del mondo – stanno per sovrapporsi, solo 90 sono i secondi che le separano. Ma non tutto continua nello stesso modo, anche se siamo ben lontani dal profilarsi di una via d’uscita dal conflitto russo-ucraino. Tra gli elementi di novità che, qualunque sia la valutazione che se ne vuole dare, costringono ad ulteriori riflessioni, se ne pongono in evidenza due, che più diversi tra loro non potrebbero essere, “riuniti” solo dalla sostanziale contemporaneità temporale con la quale si sono manifestati. La ribellione – per comodità chiamiamola così – di Evgenij Prigozhin contro i ministri della guerra di Putin, da un lato e, dall’altro, la missione del Cardinale Matteo Zuppi, su mandato di papa Francesco, sia in Ucraina che in Russia. Entrambi gli eventi sono sottoposti a diverse e contrastanti interpretazioni sia per quanto riguarda i loro reali intenti che i loro effettivi esiti, nonché sulle conseguenze che ne verranno.
Ringrazio gli organizzatori non solo per avermi invitato ma anche per avere proposto questo tema. È un ringraziamento non formale il mio, perché oggi ci vuole del coraggio ad organizzare iniziative di questo genere, dove appunto si parla di temi scomodi. Questo già di per sé distingue chi ha organizzato questo evento da tutto il resto, ed è un fatto fondamentale perché, lo abbiamo provato nelle scuole, lo abbiamo provato in altre occasioni, si fa veramente una gran fatica a contrastare il sistema mediatico, che continua a non raccontarci la verità o addirittura a propinarci menzogne.
Il summit della NATO a Vilnius ha evidenziato i possibili sviluppi del conflitto in Ucraina e ha fornito un quadro brutale ma realistico dell’assetto strategico che si sta configurando in Europa le cui conseguenze saranno misurabili nel tempo.
Mentre la diplomazia dell’Unione europea, per bocca di Joseph Borrell, che aveva definito le autorità di Mosca “regime fascista”, dichiara l’Europa un “giardino” e il resto del mondo una “giungla”, nel resto del mondo Russia e Cina hanno avviato una vera e propria rivoluzione diplomatica.
Come sappiamo, il 24 febbraio 2022 la Federazione russa ha dato inizio a un’invasione militare dell’Ucraina.


Come dimenticare le parole del furbone: «
Il Presidente Putin ha dichiarato di essere aperto, in qualsiasi momento, a colloqui con un interlocutore americano.
Questo recentissimo articolo di John Mearsheimer, che traduciamo e pubblichiamo, raccoglie gli argomenti fondamentali degli interventi pubblici recenti e prossimi del grande studioso americano. Difficile sopravvalutarne l’importanza. In esso si ritrovano, corredati da un ampio apparato di note e documenti, gli elementi essenziali della situazione in Ucraina, e dei suoi prossimi, probabili sviluppi. Come d’uso, Mearsheimer li esprime con la massima semplicità e chiarezza, in uno sforzo di obiettività e perspicuità che gli fa onore [Roberto Buffagni]. 
In un articolo su Sinistrainrete, Pierluigi Fagan ha affrontato l'affare Prigozhin dal punto di vista della Teoria della Complessità, di cui è specialista, suggerendo la possibilità che l'effimero tentativo di golpe di Evgenij Prigozhin sia connesso a lotte di potere per la successione di Vladimir Putin, il quale, ricordava Fagan, ha annunciato ben prima dell'inizio dell'Operazione Militare Speciale in Ucraina che non si sarebbe presentato alle elezioni presidenziali dell'anno prossimo [1].
Alla fine la “marcia della giustizia” della compagnia militare private Wagner e la “guerra civile” scatenata da Evgeny Prigozhin si sono risolte in meno di 24 ore, senza troppi spargimenti di sangue (e con negoziati che sembrano accontentare tutti ma soprattutto Putin.
Mentre sulla linea di combattimento i tentativi di avanzata ucraini si infrangono sulle difese russe, una sorprendente mossa del miliardario Prigozhin rischia di pugnalare alle spalle i militari al fronte e viene prontamente – ed unanimemente – bollata come tradimento. Intanto, anche a Mosca ferve il dibattito politico sulla guerra e ci si interroga sull’uso delle armi nucleari. L’Europa, come sempre, risulta non pervenuta.
(aggiornato alle ore 14,50)






































