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domenico de simone

L’errore fatale del potere

di Domenico De Simone

imboscata alle legioni a teutoburgo olio di hermann knackfuss 1890Ci sono momenti nella storia in cui gli uomini al potere commettono degli errori tattici che si rivelano a posteriori essere tragici errori strategici. In genere questo accade quando il potere è più forte e dominante, e la causa è spesso l’arroganza, la presunzione e la superficialità degli uomini di potere. Un esempio classico è quello commesso da Augusto quando affidò a Publio Quintilio Varo le province germaniche appena conquistate e presuntuosamente ritenute già pacificamente romane. Varo era un burocrate che sapeva poco o nulla di guerra e tanto meno dei Germani e dei Cherusci, la tribù alla quale apparteneva Arminio. Si fidò completamente di lui allontanando gli ufficiali romani che cercarono di metterlo in guardia, e finì nella trappola di Teutoburgo nella quale perì insieme a due legioni e alle speranze romane di una rapida espansione nell’est europeo. L’errore tattico fu fatale per le mire espansionistiche romane, e si trasformò in un limite strategico, poiché da quel momento il fiume Reno rappresentò il limite invalicabile all’espansione romana ad est.

Quel limite all’espansione territoriale segnò anche l’inizio del declino dell’impero, la cui economia si fondava essenzialmente sulla tratta degli schiavi che rappresentavano il motore dell’economia romana e consentivano agli imperatori di tenere bassa la pressione fiscale interna e alimentare le legioni con nuova linfa vitale. Commentando le imprese di Giulio Cesare in Gallia notai che durante i nove anni di campagne militari, la resa di gran lunga maggiore fu la vendita del milione circa di schiavi che Cesare mandò a Roma, e che rappresentò i nove decimi di tutti i ricavi delle sue campagne in Gallia. Il rimanente, era costituito dai tributi che tutte le tribù della Gallia furono costrette a mandare a Roma durante lo stesso periodo.

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lantidiplomatico

Qiao Liang: Il dominio finanziario degli Stati Uniti sul mondo

di Giordano Sivini*

9788861054172 0 170 0 75Per Qiao Liang in L’arco dell’Impero (Leg 2021) gli Stati Uniti sono un impero finanziario egemone. Ne traccia la parabola dal periodo in cui il dollaro viene condiviso dal mondo in quanto strumento di sviluppo della produzione e del commercio manifatturiero, a quello in cui il centro dell’impero lo utilizza per appropriarsi delle ricchezze del mondo, fino al loro esaurimento e persino dei “dividendi” su quelle già appropriate (p. 67).

Secondo i “discorsi cinesi” (p.75), il termine ‘egemonia’ qualifica tutto questo percorso storico, non solo quello dello sviluppo produttivo e commerciale in cui, nel contesto della guerra fredda, gli Stati Uniti hanno coinvolto l’Occidente nella ricostruzione postbellica. Qualifica anche il periodo successivo dell’espansione finanziaria, ma è riferito non agli Stati Uniti bensì al dollaro, che gli Stati Uniti utilizzano per esercitare un dominio espropriativo sul mondo. Questa egemonia “negli ultimi quarant’anni è riuscita a trasformare tutte le valute del mondo in accessori del dollaro, gestendo le transazioni tramite la creazione di credito negli Stati Uniti, e allo stesso tempo, controllando tutta la produzione (tutta la produzione è espressa in dollari e, in definitiva, prodotta per i dollari). E questo risultato ha profondamente cambiato e ricostruito la nostra attuale civiltà” (p.78).

In questa ‘civiltà finanziaria’ la funzione egemonica del dollaro è di coprire il dominio degli Stati Uniti: si guarda al movimento del dollaro quando si analizzano le crisi, non ha chi produce questo movimento. “Quando si tratta dei misteri dell’egemonia e della realtà degli Stati Uniti, ‘meglio non rivelare gli arcani del cielo’. Questo antico detto cinese sembra essere diventato un tabù per gli esperti e per gli studiosi di tutto il mondo. Una specie di falla collettiva nel discorso.

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centroriformastato

Note sul gas di Putin

di Vincenzo Comito

Sostituire il gas russo non sarà per niente facile. E non vi è motivo di pensare che trovarne altro, di altra provenienza, sarà più facile – più rapido e meno costoso – che sostituirlo con altre fonti di energia

blowtorch gde474a7ca 1920 1024x684Introduzione

Capita di frequente che dei personaggi che hanno lasciato una importante traccia nella storia contemporanea abbiano trascurato di far crescere dei successori abbastanza degni e capaci di raccogliere in qualche modo la loro eredità; si pensi così al deplorevole stato in cui Angela Merkel ha lasciato il suo partito e più in generale la politica tedesca, mentre ci ha regalato il trasferimento dai tranquilli sonni berlinesi a Bruxelles di una così inadeguata figura nella persona di Ursula von der Leyen.

Tra le sue frasi celebri bisogna ricordare quella secondo la quale sarebbe stato facile liberarsi del gas e del petrolio russo. La realtà, almeno per quanto riguarda il gas, appare piuttosto diversa, come cerchiamo di mostrare nel testo, esplorando, parzialmente almeno, la situazione dei principali paesi fornitori di gas all’Europa, a cominciare dalla stessa Russia, nonché le prospettive del nostro continente per questo inverno.

Comunque intanto una risposta indiretta alla von der Leyen viene da Ben van Beurden, il capo della Shell, la più importante società energetica europea, che ha di recente dichiarato che affermare che staccarsi dal gas russo sarà in qualche modo facile appare una fantasia che bisogna mettere da parte.

Diamo intanto il quadro sintetico della situazione attuale; secondo i dati disponibili (fonte: Eurostat), nel primo semestre del 2021 l’UE ha importato il 46,8% del suo fabbisogno di gas dalla Russia, il 20,5% dalla Norvegia, l’11,6% dall’Algeria, il 6,3% dagli Stati Uniti, il 4,3% dal Qatar e il 10,5% da altre fonti.

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italiaeilmondo

Operazione Z

The Postil Magazine intervista Jacques Baud

Siamo lieti di presentarvi questa nuova intervista a Jacques Baud, in cui copriamo ciò che sta accadendo ora nella lotta geopolitica che è la guerra Ucraina-Russia. Come sempre, il signor Baud porta una visione profonda e un’analisi chiara alla conversazione

Operation Z CoverThe Postil (TP): Hai appena pubblicato il tuo ultimo libro sulla guerra in Ucraina — Operazione Z , edito da Max Milo. Per favore, raccontaci qualcosa: cosa ti ha portato a scrivere questo libro e cosa desideri trasmettere ai lettori?

Jacques Baud (JB): Lo scopo di questo libro è mostrare come la disinformazione propagata dai nostri media abbia contribuito a spingere l’Ucraina nella direzione sbagliata. L’ho scritto sotto il motto “dal modo in cui comprendiamo le crisi deriva il modo in cui le risolviamo”.

Nascondendo molti aspetti di questo conflitto, i media occidentali ci hanno presentato un’immagine caricaturale e artificiale della situazione, che ha portato alla polarizzazione delle menti. Ciò ha portato a una mentalità diffusa che rende praticamente impossibile qualsiasi tentativo di negoziare.

La rappresentazione unilaterale e parziale fornita dai media mainstream non ha lo scopo di aiutarci a risolvere il problema, ma di promuovere l’odio nei confronti della Russia. Così, l’esclusione dalle competizioni di atleti disabili, gatti , persino alberi russi , il licenziamento dei direttori d’orchestra, il de-platforming di artisti russi, come Dostoevskij , o anche la ridenominazione dei dipinti mira ad escludere la popolazione russa dalla società! In Francia, i conti bancari di persone con nomi che suonavano in russo sono stati persino bloccati. I social network Facebook e Twitter hanno sistematicamente bloccato la divulgazione dei crimini ucraini con il pretesto di “incitamento all’odio”, ma consentono l’appello alla violenza contro i russi.

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acropolis

La politica statunitense “pericolosa” e la “falsa narrativa dell’Occidente” alimentano le tensioni con Russia e Cina

Amy Goodman e Juan Gonzàlez intervistano Jeffrey Sachs

chinaxi e1662652870366Discutiamo dell’egemonia occidentale e della politica statunitense in Russia, Ucraina e Cina con l’economista della Columbia University Jeffrey Sachs, il cui nuovo articolo è intitolato “La falsa narrativa dell’Occidente su Russia e Cina”. Sachs afferma che l’approccio bipartisan degli Stati Uniti alla politica estera è “inspiegabilmente pericoloso e storto” e avverte che gli Stati Uniti stanno creando “una ricetta per l’ennesima guerra” nell’Asia orientale.

Politico riporta che l’amministrazione Biden si prepara a chiedere al Congresso di approvare una nuova vendita di armi da 1,1 miliardi di dollari a Taiwan. Secondo quanto riferito, il pacchetto include 60 missili antinave e 100 missili aria-aria. Ciò avviene dopo che due navi da guerra statunitensi hanno navigato domenica attraverso lo Stretto di Taiwan per la prima volta da quando il presidente della Camera Nancy Pelosi ha visitato Taiwan all’inizio di questo mese. La Cina ha condannato la visita e ha lanciato importanti esercitazioni militari vicino a Taiwan.

Nel frattempo, la scorsa settimana il presidente Biden ha annunciato 3 miliardi di dollari in più di aiuti militari per l’Ucraina, compresi i soldi per missili, colpi di artiglieria e droni per aiutare le forze ucraine a combattere la Russia.

Iniziamo la puntata di oggi guardando la politica degli Stati Uniti su Russia e Cina. Siamo raggiunti dall’economista Jeffrey Sachs, direttore del Center for Sustainable Development della Columbia University. È presidente della Rete di soluzioni per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Ha servito come consigliere di tre segretari generali delle Nazioni Unite. Il suo ultimo articolo è intitolato “La falsa narrativa dell’Occidente su Russia e Cina”.

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sollevazione2

Energia: dieci verità per fermare la catastrofe

di Leonardo Mazzei

la guerra del gasBreve riassunto

Poiché ci è venuto fuori un pezzo un po’ lungo, iniziamo con un riassunto sintetico di quel che abbiamo scritto. In particolare, sulle conclusioni a cui siamo giunti.

Primo. La questione energetica, dunque quella del caro bollette, è oggi centrale. E lo sarà per un periodo non breve.

Secondo. Le misure del governo italiano, come quelle dell’Ue, sono del tutto inadeguate ad affrontare l’emergenza che loro stessi hanno creato.

Terzo. Nell’esplosione dei prezzi il ruolo della speculazione è importante, ma essa non avrebbe mai raggiunto questi livelli se non fossimo di fatto in guerra contro la Russia.

Quarto. Le politiche anti-russe ci stanno portando verso una carenza strutturale, e di lungo periodo, del gas. Al di là dei picchi attuali, l’aumento dei prezzi che si profila per il futuro è comunque insostenibile per l’economia italiana.

Quinto. Per venire fuori dall’attuale disastro bisogna innanzitutto revocare le sanzioni, portando l’Italia fuori dalla guerra e ristabilendo normali relazioni politiche e commerciali con Mosca.

Sesto. Si potrà porre fine alla speculazione solo con l’uscita da tutti i mercati borsistici dell’energia, quelli internazionali e quelli nazionali. Questi ultimi andranno semplicemente chiusi.

Settimo. E’ necessario nazionalizzare il sistema energetico, a partire da Eni ed Enel. Alla nuova Enel il compito di produrre e distribuire l’energia elettrica per l’intero Paese. All’Eni quello di garantire tutti gli approvvigionamenti con contratti di lungo periodo con i vari fornitori. Allo Stato il ruolo di programmazione e di fissazione di prezzi stabili amministrati.

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voltairenet

Il conflitto in Ucraina accelera la fine del dominio dell’Occidente

di Thierry Meyssan

217842 3 6 b79a5Il conflitto ucraino, presentato come un’aggressione della Russia, è invece l’applicazione della risoluzione 2202 del 17 febbraio 2015 del Consiglio di Sicurezza. Francia e Germania non hanno tenuto fede agli impegni assunti con l’Accordo di Minsk II, quindi per sette anni la Russia si è preparata allo scontro attuale. Mosca ha previsto le sanzioni occidentali con molto anticipo, sicché le sono bastati due mesi per aggirarle. Le sanzioni scompaginano la globalizzazione statunitense, perturbano le economie occidentali spezzando le catene di approvvigionamento, facendo rifluire i dollari verso Washington e provocando un’inflazione generale, causando infine una crisi energetica. Chi la fa l’aspetti: gli Stati Uniti e i loro alleati si stanno scavando la fossa con le proprie mani. Nel frattempo le entrate del Tesoro russo in sei mesi sono aumentate del 32%.

Nei sette anni appena trascorsi spettava alle potenze garanti dell’Accordo di Minsk II (Germania, Francia, Ucraina e Russia) farlo rispettare. Non l’hanno fatto, sebbene l’intesa sia stata avallata e legalizzata il 17 febbraio 2015 dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e a dispetto delle affermazioni sulla necessità di proteggere i cittadini ucraini, minacciati dal loro stesso governo.

Il 31 gennaio 2022, allorquando cominciavano a circolare notizie su un possibile intervento militare russo, il segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale di Difesa ucraino, Oleksy Danilov, sfidava Germania, Francia, Russia e Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dichiarando: «Il rispetto degli Accordi di Minsk significa la distruzione del Paese. Quando furono firmati sotto la minaccia armata dei russi  e sotto lo sguardo di tedeschi e francesi  era già chiaro a tutte le persone razionali che sarebbe stato impossibile applicarli» [1].

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lantidiplomatico

La propaganda NATO è a nudo. Le implicazioni dello studio del "Marine Corps Gazzette"

di Roberto Buffagni

720x410c50trfvghniklEspongo con la massima brevità le principali implicazioni, a mio avviso di eccezionale rilievo dello studio dedicato all’invasione russa dell’Ucraina pubblicato dalla “Marine Corps Gazette” nei numeri di giugno e agosto 2022. L’Autore è “Marinus”, un ufficiale superiore del Corpo dei Marines. La traduzione italiana integrale dello studio di “Marinus” è disponibile ai due link in calce[1].

Per intendere quanto sto per scrivere è dunque necessario aver letto con attenzione il testo di “Marinus” che mi accingo a commentare.

 

1. Perché lo studio di Marinus è così importante? Perché è un eccellente studio del conflitto in Ucraina, radicalmente discordante dall’interpretazione ufficiale largamente diffusa in Occidente, ed è: a) scritto da un tecnico di elevata competenza b) scritto da Autore insospettabile di parzialità a favore dei russi c) pubblicato dalla rivista del Corpo dei Marines: indirizzato dunque anzitutto a un reparto militare che deve prepararsi ad affrontare i russi sul campo di battaglia, e al quale appartiene anche l’Autore. È autoevidente che per affrontare con successo un nemico sul campo di battaglia è indispensabile conoscerlo e valutarlo nel modo più accurato, realistico e veritiero possibile. Dunque lo studio di Marinus proviene da una fonte insieme competente, obiettiva e affidabile, che ha tutto l’interesse ad accertare la verità.

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cumpanis

La cambiale della guerra: siamo tutti incastrati

di Fabio Mini

Il risultato più evidente, mentre sul terreno poco si muove, è che gli sponsor di Kiev, anche quelli ormai meno entusiasti, non possono più tirarsi indietro

IMG 20220826 185559 1024x767Sembra la scadenza di una cambiale e in un certo senso lo è, ma non a sei mesi e nemmeno a un anno. La guerra non si misura a mesi, si misura a eventi, fatti importanti, cambiamenti strategici e soprattutto si misura alla fine. Ci sono state guerre di una notte, sei giorni e cento anni. Le celebrazioni o le ricorrenze riguardano le date d’inizio e fine e, in mezzo, le date delle vittorie, delle sconfitte e dei massacri. In Ucraina da tre mesi a questa parte non si è visto nulla di tutto ciò e anche i massacri dovranno essere accertati con riscontri oggettivi e non quelli della propaganda, che è uno strumento di guerra e non una sua finalità. Si sono viste alcune stanche attività sul campo di battaglia e quasi nulla su quello politico-strategico. Le posizioni sono quasi stabilizzate: i russi non premono sull’acceleratore per superare il Dniepr e nemmeno per arrivarci. Si limitano a consolidare le retrovie e le linee dei rifornimenti oltre a istituzionalizzare il controllo della popolazione dei territori occupati. Territori non ancora reclamati dalla Russia, ma appartenenti alle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk.

Gli ucraini non hanno risorse e capacità né per andare avanti né per ritirarsi. Tutti gli sponsor dell’Ucraina si danno da fare, ma con minore energia e determinazione di un mese fa. A chiacchiere, il sostegno americano e della Nato è immutato, nei fatti l’Ucraina non ha ancora i mezzi per nessuna azione decisiva. L’insistenza con la quale negli Usa e nel resto del mondo si enfatizzano i successi ucraini “grazie al ruolo determinante delle armi occidentali” e soprattutto degli Himars Usa è più una dichiarazione di cedimento che di propulsione. Sembra che si voglia mettere in evidenza che l’occidente ha fatto già la sua parte e ora, contrariamente a ciò che dice Zelensky, è l’Ucraina che se la deve sbrigare e non il resto del mondo.

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italiaeilmondo

Giocare con il fuoco in Ucraina

di John J. Mearsheimer

Immagine 2022 08 18 154454 691x280Questo articolo di John Mearsheimer, apparso il 17 agosto su “Foreign Affairs”, ha grande importanza, e va letto e valutato con la massima attenzione, sia per il suo contenuto, sia per il significato politico che assume. Le ragioni sono le seguenti:

1. è, probabilmente, il maggiore studioso al mondo della logica di potenza. Si è diplomato a West Point, ha fatto parte dell’Esercito e dell’Aviazione degli Stati Uniti. Ha insegnato per quarant’anni all’Università di Chicago. I suoi testi sono letture obbligatorie in tutti i corsi di International Relations almeno occidentali, e nelle Accademie militari di tutto il mondo. Non ha mai cercato o accettato impegni nell’amministrazione politica degli Stati Uniti per conservare la sua indipendenza di pensiero e la sua obiettività di studioso.

2. “Foreign Affairs” è il più importante periodico specializzato statunitense in materia di politica internazionale, e viene letto da tutta l’ufficialità politica ed economica americana ed europea. Esso non solo pubblica l’articolo di Mearsheimer, ma lo pubblica in forma gratuita, accessibile a tutti, in modo da garantirgli la massima diffusione possibile; ciò che probabilmente implica una forma di convalida ufficiosa della posizione di Mearsheimer, o quanto meno la volontà del board di “Foreign Affairs” che l’articolo di Mearsheimer – un severo monito sui rischi della guerra in Ucraina, e implicitamente un preoccupato appello per un cambio di strategia – venga letto e preso in considerazione dai policymakers americani ed europei, e dall’opinione pubblica occidentale tutta.

3. L’articolo di Mearsheimer dunque si inserisce nel tentativo di forze statunitensi, tutt’altro che trascurabili, di favorire un mutamento nella strategia americana contro la Russia; come il recente intervento di Henry Kissinger sul “Wall Street Journal”[1], o la videointervista di George Beebe, Director for Grand Strategy del Quincy Institute for Responsible Statecraft[2], ex consigliere per la sicurezza del Vicepresidente Dick Cheney.

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emigrazionenot

Ucraina: l’invasione del capitale

di Michael Roberts

guerra Ucraina 677x381La scorsa settimana, i creditori privati stranieri dell’Ucraina hanno accolto la richiesta del Paese di congelare per due anni i pagamenti di circa 20 miliardi di dollari di debito estero. Ciò consentirebbe all’Ucraina di evitare l’insolvenza sui prestiti contratti all’estero. A differenza di altre “economie emergenti” in difficoltà sul fronte del debito, sembra che gli obbligazionisti stranieri siano felici di aiutare l’Ucraina, anche se solo per due anni. La mossa farà risparmiare all’Ucraina 6 miliardi di dollari nell’arco del periodo, contribuendo a ridurre la pressione sulle riserve della banca centrale, che sono diminuite del 28% da un anno all’altro, nonostante gli ingenti aiuti esteri.

L’economia ucraina è, non a caso, in uno stato disperato. Si prevede che il PIL reale diminuirà di oltre il 30% nel 2022 e il tasso di disoccupazione è del 35% (Constantinescu et al. 2022, Blinov e Djankov 2022, Banca Nazionale Ucraina 2022). “Siamo grati per il sostegno del settore privato alla nostra proposta in tempi così terribili per il nostro Paese”, ha risposto Yuriy Butsa, viceministro delle Finanze ucraino, “Vorrei sottolineare che il sostegno che abbiamo ricevuto durante questa transazione è difficile da sottovalutare…”. Rimarremo pienamente impegnati con la comunità degli investitori anche in futuro e speriamo nel loro coinvolgimento nel finanziamento della ricostruzione del nostro Paese dopo la vittoria della guerra”, ha detto Butsa.

Qui Butsa rivela il prezzo da pagare per questa limitata generosità da parte dei creditori stranieri: l’accelerazione della richiesta delle multinazionali e dei governi stranieri di assumere il controllo delle risorse dell’Ucraina e di portarle sotto il controllo del capitale straniero senza alcuna restrizione e limitazione.

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acropolis

Il dollaro divora l’euro

di Michael Hudson

5db35c5e02c6f1572035678 78926138 e1658745622823È ormai chiaro che l’escalation odierna della Nuova Guerra Fredda è stata pianificata più di un anno fa. Il piano americano di bloccare il Nord Stream 2 era davvero parte della sua strategia per impedire all’Europa occidentale (“NATO”) di cercare prosperità attraverso scambi e investimenti reciproci con Cina e Russia.

Come annunciato dal presidente Biden e dai rapporti sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, la Cina era vista come il principale nemico. Ciò nonostante il ruolo utile della Cina nel consentire alle aziende americane di ridurre i salari del lavoro deindustrializzando l’economia statunitense a favore dell’industrializzazione cinese, la crescita della Cina è stata riconosciuta come l’ultimo terrore: la prosperità attraverso il socialismo. L’industrializzazione socialista è sempre stata percepita come il grande nemico dell’economia rentier che ha conquistato la maggior parte delle nazioni nel secolo successivo alla fine della prima guerra mondiale, e soprattutto dagli anni ’80. Il risultato oggi è uno scontro di sistemi economici: industrializzazione socialista contro capitalismo finanziario neoliberista.

Ciò rende la Nuova Guerra Fredda contro la Cina un atto di apertura implicito di quella che minaccia di essere una lunga terza guerra mondiale. La strategia degli Stati Uniti è quella di allontanare i più probabili alleati economici della Cina, in particolare Russia, Asia centrale, Asia meridionale e Asia orientale. La domanda era: da dove iniziare la spartizione e l’isolamento.

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lantidiplomatico

«La politica estera della Russia punta a creare un ordine internazionale multipolare»

Fabrizio Verde intervista Yoselina Guevara

720x410c50mhyxsrIl mondo è entrato in una fase di cambiamenti che si susseguono sotto i nostri occhi e che spesso non riusciamo a cogliere nella loro interezza. Il dominio unipolare statunitense emerso dopo l'implosione dell'Unione Sovietica e del blocco socialista è ormai giunto agli sgoccioli. Il mondo si avvia verso un nuovo assetto multipolare dove emergono con forza le potenze eurasiatiche, con gli annessi cambiamenti geopolitici conseguenti. Un mondo dove potranno trovare nuovo protagonismo regioni come l'America Latina che hanno dovuto patire il dominio incontrastato della potenza imperialista statunitense.

Di questi cambiamenti, del conflitto in Ucraina e delle sue ricadute geopolitiche, del nuovo protagonismo di potenze emergenti come Russia e Cina e dei paesi dell'America Latina guidati alla riscossa dall'esempio del Venezuela, abbiamo discusso con la giornalista venezuelana Yoselina Guevara. Esperta e studiosa di Russia e mondo multipolare.

* * * *

Lei è un’esperta e studiosa di Russia e mondo multipolare, ci può illustrare le sue ricerche?

Innanzitutto Vi ringrazio per l’opportunità concessami attraverso questa intervista.

Mi lusinga la Vostra definizione di esperta in quanto reputo di avere ancora molta strada da fare e molto da imparare. Anche se le definizioni a volte limitano, sono d'accordo con lei nel definirmi studiosa perché lo studio riflessivo implica una curiosità, una ricerca di conoscenza, un interesse per ciò che ci circonda ed è un esercizio, un'attività che si esercita costantemente e che non si esaurisce solo con una laurea o un corso di studi. Noi comunicatori siamo caratterizzati da questo interesse, dalla curiosità, ma questa curiosità non può essere superficiale, deve essere arricchita giorno per giorno.

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alternative

La guerra a perdere

di Alfonso Gianni

6720409 29180010 daeePrimo Levi conclude la sua splendida trilogia sul sistema concentrazionario con alcune semplici e definitive parole, prive di retorica quanto gravide di verità: “E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire”.1 L’Autore si riferisce in particolare al fatto, fino a quel momento incredibile, di un intero popolo civile che ai accoda a un istrione criminale. Tuttavia non è una forzatura intendere il senso delle sue parole in modo più ampio. “L’avvenimento fondamentale e inaspettato è avvenuto, fondamentale appunto perché inaspettato”. E il pensiero, in questi tempi, non può evitare di correre ad un altro avvenimento “fondamentale”: lo scoppio della bomba atomica a Hiroshima e a Nagasaki. Se i paragoni, storicamente del tutto discutibili ma capaci di suscitare emotività, fra Putin ed altri dittatori del secolo scorso e ancora più in là, si sprecano per quantità sui mass media, la riflessione e l’avvertimento sul pericolo di una guerra nucleare è invece ancora sottotraccia, e quando viene evocato è per sottolinearne l’estrema improbabilità o addirittura la impossibilità del suo concreto verificarsi. Eppure “é accaduto, quindi può accadere di nuovo”.

 

La cultura del Manifesto di Ventotene

La percezione di questo pericolo era sicuramente più viva negli anni cinquanta e nei primi anni sessanta che non al tempo d’oggi. La cultura del Manifesto di Ventotene aveva diffuso e lasciato i suoi fruttiferi semi, almeno per allora, ben al di là dell’alveo culturale in cui era nata.

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opiniojuris

Le mosse del Dragone

Monica Montella intervista Alberto Bradanini

Alberto Bradanini, ex-diplomatico, scrittore e attuale Presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea risponde a diverse domande che riguardano la Cina e la sua posizione su ciò che sta succedendo nello scenario geopolitico globale

The Drum Tower in Beijing 1024x683Alberto Bradanini è un ex-diplomatico, tra i numerosi incarichi ricoperti, è stato Console Generale d’Italia ad Hong Kong (1996-1998) e Ambasciatore d’Italia a Pechino (2013-2015). Attualmente è il Presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea, ed ha risposto a diversi quesiti che riguardano la posizione della Cina di ieri, oggi e domani. Alberto Bradanini grazie alla sua esperienza di rappresentante d’Italia ad Hong Kong e Pechino ha assistito in prima persona ai cambiamenti politici, economici e sociali che hanno da sempre contraddistinto la Cina (leggi tutti gli articoli sulla Cina.)

Tale esperienza si denota chiaramente all’interno delle descrizioni del contesto cinese che sono presenti all’interno della sua opera intitolata “Cina, l’irresistibile ascesa” pubblicato da Sandro Teti. Tale libro rappresenta uno strumento essenziale per comprendere la politica ed economia della Cina contemporanea, ed anche il modo di pensare dei suoi abitanti. Utile per tutti coloro che si avvicinano alla Cina per curiosità intellettuale, ma anche per chi vi si reca per affari, studio o turismo culturale.

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Nella sua brillante carriera ha ricoperto il ruolo di Console generale d’Italia ad Hong Kong dal 1996 al 1998, trovandosi così nel momento in cui l’ex colonia britannica è tornata alla Cina come regione a statuto speciale. Può descrivere la sua esperienza ad Hong Kong e lo stato d’animo dei suoi cittadini nel passaggio di amministrazione? Come è cambiata Hong Kong da ieri ad oggi e come sarà domani?