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kriticaeconomica

La versione del Dragone: oltre la “fine della storia”

di Francesco Giuseppe Laureti

xi jinping biden 1200 1024x538Un ammonimento inequivocabile giunge forte e chiaro dalle celebrazioni del Centenario del Partito comunista cinese e, qualora l’Occidente non vi avesse prestato sufficiente attenzione, dovrebbe porre rimedio alla propria distrazione. Mentre il panorama politico e geopolitico internazionale non lascia dubbi sull’intensificarsi della competizione globale tra “aquila a stelle e strisce” e “dragone rosso”, il discorso pronunciato il primo luglio 2021 dal Segretario del PCC e Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping ha sciolto più di qualche interrogativo avanzato dagli esperti di relazioni internazionali. Sarà la sua allocuzione a fungere da filo conduttore dell’analisi che segue e che toccherà tematiche di natura storico-politica, economica e culturale sollevate dal Presidente cinese, che per l’occasione indossava la tipica divisa di Mao Zedong.

 

Alle radici del risveglio dell’orgoglio nazionale

Non si può comprendere il nuovo corso della politica estera cinese senza la consapevolezza di quanto il “secolo della vergogna” e l’imperialismo europeo – che nella versione occidentale corrisponde a un periodo di prepotente sviluppo economico e tecnico-scientifico – rappresentino una ferita aperta nella memoria collettiva della Cina. A grandi linee è lo stesso Xi Xinping a ripercorrere la tremenda pagina storica:

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citystrike

Afghanistan, 40 anni di devastazione imperialista nel cuore dell’Asia

di CityStrike

tali 800x445Sembra un ritorno al passato quello a cui stiamo assistendo in questi giorni.

Improvvisamente assediati da una bulimica quantità di veline sensazionalistiche sull’Afghanistan, riscopriamo l’esistenza di un conflitto che si protrae da 40 anni e che, dopo 20 anni di “impegno” occidentale diretto, registra la riconquista completa del controllo del paese da parte dei Talebani: esattamente il medesimo soggetto per spodestare il quale si era mossa la pachidermica macchina da guerra USA/Nato.

Siccome stiamo parlando della guerra più lunga dell’epoca contemporanea, per costruire un ragionamento comprensibile sulla questione è bene riavvolgere il nastro, avendo cura di approcciare i fatti tramite gli strumenti dell’analisi marxista.

 

Il contesto geografico e storico

L’Afghanistan è un Paese dell’Asia centro-meridionale, che confina ad ovest con l’Iran, a sud-est con il Pakistan, a nord con le ex repubbliche sovietiche del Turkmenistan, Uzbekistan e Tagikistan e ad est con la Cina, per soli 70km di frontiera.

Fin dall’antichità, la posizione geografica ha fatto dell’Afghanistan il crocevia dell’Asia centrale, ponendo il paese al centro di dispute imperiali di varia provenienza: dai greci ai persiani, dai mongoli a turchi, arabi, britannici e russi, praticamente ogni dominazione, dal mondo antico ad oggi, ha incrociato le proprie vicende con quelle afghane.

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marx xxi

Lo scenario internazionale e il ruolo dei comunisti

di Marco Pondrelli

Il 24 luglio Marx21 ha organizzato un seminario di analisi della situazione mondiale. Il dibattito è stato introdotto dalla relazione del Direttore del sito che rappresenta una sintesi dell’analisi politica e delle prospettive dell’Associazione Marx21

Schermata del 2021 08 11 16 36 17Non è semplice trovare un momento da cui partire per analizzare la politica internazionale del post-’89. Uno spunto per capire le linee strategiche teorizzate negli Stati Uniti dopo il crollo dell’URSS è dato dal libro di Zbigniew Brzezinski (la Grande Scacchiera) pubblicato nel 1997. In quest’opera, che partiva da alcuni articoli pubblicati negli anni precedenti, l’ex Segretario di Stato poneva le premesse teoriche della strategia statunitense nel XXI secolo. La tesi di fondo qui espressa è che per mantenere l’egemonia mondiale è necessario il controllo del continente euroasiatico.

Brzezinski non inventava nulla, prima di lui molti autori avevano affrontato questo tema, in particolare ne vanno citati due: Mackinder e Spykman. Il primo nel tentativo di rafforzare l’imperialismo inglese definisce l’Eurasia come il continente che unisce Asia, Europa e l’Africa del Nord (il confine non è il mediterraneo ma il deserto), per garantire l’egemonia dell’Impero britannico è necessario che non nasca in questo continente nessuno Stato egemone, questo perché, grazie allo sviluppo delle vie di comunicazione a partire dalle ferrovie, il dominio di questo continente garantirebbe oltre al predominio terreste anche quello marittimo emarginando il ruolo inglese. Spykman pur essendo morto nel 1943 può essere considerato il teorico del contenimento sovietico, non casualmente il suo allievo più brillante fu proprio Brzezinski.

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cumpanis

Cosa si sono detti Biden e Putin a Ginevra?

di Fulvio Bellini

Biden tenta di portare sul proprio fronte la Russia in versione anti cinese. Gli USA accetteranno l’uscita dallo stato di pandemia nel mondo se otterranno l’adesione di Putin alla proposta di Ginevra

Foto per articolo BelliniLa Casa Bianca ha scelto il suo obiettivo: la Cina

Nell’articolo “Joe Biden e la nuova strategia americana” pubblicato sul numero di Giugno di Gramsci Oggi, si descriveva come l’amministrazione americana fosse costretta a valutare l’uscita dalla “confort zone” rappresentata dalla pandemia da Covid-19. Grazie ai milioni di morti in tutto il mondo, gli strateghi di Washington avevano potuto rimandare la terribile scelta di quale potenza aggredire, e se non fosse stato per i vaccini alternativi russi e cinesi, con tutti i limiti e difetti che potevano avere, gli USA avrebbero tenuto segregato il mondo intero il più a lungo possibile per inabissarlo in una voragine di debiti. Ma i vaccini russi e cinesi hanno agito e di conseguenza hanno costretto all’azione anche quelli occidentali, dimostrando quasi quotidianamente di essere altrettanto imperfetti di quelli sino-russi. Nella stanza ovale si è passata la primavera a “pensare” quale scenario d’uscita sarebbe stato necessario costruire, e quale suggerimento di amici ed alleati ascoltare. Israele ha proposto di attaccare l’Iran e causare un nuovo shock petrolifero. Per convincere gli americani Tel Aviv ha anche proceduto all’allontanamento dal potere di Benjamin Netanyahu, eccessivamente legato alla destra americana, e la sua sostituzione con un governo “alla Draghi” presieduto da Naftali Bennett.

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lordinenuovo

Lo scontro tra USA e Cina tra alleanze, finanza e nuove tecnologie

di Domenico Moro

Schermata del 2021 06 27 17 12 46Il libro Guerre senza limiti, scritto da due colonnelli dell’aeronautica cinese, Quiao Liang e Wang Xiansui, ha più di vent’anni, essendo stato pubblicato per la prima volta nel 1999. Malgrado ciò mantiene tutta la sua attualità. Nel libro si sostiene che la globalizzazione e le nuove tecnologie hanno ampliato il concetto di armi e di guerra. Questa non si combatte più solo con le armi letali tradizionali, come aerei e carri armati. Ad esempio, l’informatica e la finanza sono armi vere e proprie quando sono usate come tali contro un avversario. Lo stesso campo di battaglia viene allargato sino ai suoi limiti estremi, coinvolgendo Internet: “Adesso, lo spazio della rete sta richiamando grande attenzione da parte dei militari”1. Ci sono diversi tipi di operazioni “belliche”, che rientrano nella nuova categoria di “operazioni di guerra non militari”: la guerra commerciale, finanziaria, terroristica, ecologica, psicologica, culturale, del contrabbando, degli stupefacenti, degli standard tecnologici, delle risorse, degli aiuti economici, ecc. I due colonnelli guardano non solo al mondo della fine degli anni ’90 ma anche, estendendo lo sguardo oltre il presente, al futuro, e concludono che i mezzi che non si caratterizzano per l’uso della forza degli armamenti siano altrettanto efficaci, se non addirittura di più, per raggiungere gli obiettivi della guerra, che consistono nel costringere il nemico a servire i propri interessi. Questo non vuol dire che le armi tradizionali non avranno più importanza, ma che: “Qualsiasi conflitto che scoppi domani o più avanti rientrerà in un concetto di guerra in senso ampio, ovvero un mix di guerra condotta con la forza degli armamenti e guerra condotta con altri mezzi”2. La guerra del futuro, concludono i due colonnelli, sarà una sommatoria di più tipologie di guerre.

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la citta futura

I fantasmi del G7

di Ascanio Bernardeschi

Nel G7 dei giorni scorsi gli Stati Uniti hanno premuto per boicottare sul piano economico e contrastare sul piano militare Russia e Cina. Sul primo tavolo, l’economico, hanno poche carte da giocare, per questo è serio il rischio che giochino sul secondo

d8b3473baaa346e3571b5bc4f43b0968 XL“I giorni in cui le decisioni globali erano dettate da un piccolo gruppo di paesi sono finiti da molto. Noi crediamo che i paesi, grandi o piccoli, forti o deboli, poveri o ricchi, siano tutti uguali, e che gli affari del mondo devono essere gestiti attraverso la consultazione tra paesi” (Xi Jinping, 15 giugno 2021).

Con questa dichiarazione il presidente cinese commentava gli esiti del G7 di pochi giorni fa in Cornovaglia. Per comprendere se ci siano ragioni obiettive per una dichiarazione di implicita condanna, occorre esaminare le conclusioni del vertice e il contesto dei rapporti internazionali. 

Ma prima una premessa: chi scrive ammette di non avere certezze sulla prospettiva del sistema economico e sociale della Cina. L’apertura al capitale, compreso quello transnazionale, è stata per questa nazione una necessità, per far uscire dalla miseria un miliardo di persone e per diventare una potenza economica che sta sorpassando (e ha già sorpassato in termini di potere d’acquisto) quella statunitense. Tuttavia tale apertura ha determinato la presenza di un ceto borghese molto ricco e l’ampliamento delle diseguaglianze. Non è facile prevedere il ruolo politico che potrà assumere in futuro questa nuova borghesia, anche se al momento il ruolo del Partito Comunista Cinese nella società e dello Stato, ancora proprietario di settori economici strategici e del sistema bancario, vengono proclamati come saldi; altrettanto la pianificazione dell’economia, con risultati indiscutibili.

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cumpanis

Il G7 guidato da Biden attacca la Cina

“Build back better for the word” versus “Nuova Via della Seta”

di Fosco Giannini

69316428 697570767375501 2355274964644397056 o1 e1566802630245 429x420Quali sono stati gli esiti più importanti del summitt del G7 (USA, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito) tenutosi in Cornovaglia, contea sud-occidentale dell’Inghilterra, dall’11 al 13 giugno ultimi scorsi? Molto è nella ” Dichiarazione di Carbis Bay”, il documento che ha preso il nome dal luogo di villeggiatura dove si è tenuto il summit delle 7 potenze del mondo (cosi come tutta la stampa occidentale ha definito i paesi che hanno partecipato all’incontro, dimenticando di aggiungere, dopo “7 potenze del mondo”, l’aggettivo “occidentale”, poichè la Repubblica Popolare Cinese, esclusa dal summit dal revanscismo imperialista di Biden, è oggettivamente più “potenza mondiale” di tutti i 7 della Cornovaglia).

Che cosa hanno messo, dunque, i 7, nella “Dichiarazione di Carbis Bay”? E anche: che cosa hanno omesso?

Partiamo da ciò che hanno omesso e, in verità, pavidamente, rimosso. Ciò che non hanno riportato nella dichiarazione finale è stato lo scontro politicamente violento che, seppur registrato e diffuso nel mondo dai media, non è stato, appunto, “ratificato”, per imbarazzo e vergogna, nella “Dichiarazione” finale e ufficiale, tra il Primo Ministro del Regno Unito, Boris Jhohnson, e i leader dei paesi dell’Ue. Su cosa è avvenuto tale scontro?

Dopo il 30 giugno dovrebbero entrare pienamente in vigore i controlli sulle merci che partono dalla Gran Bretagna per giungere in Irlanda del Nord, controlli sulle merci che l’Ue reputa necessari in quanto la Gran Bretagna è fuori dall’Ue e l’Irlanda del Nord nè è, invece, un paese membro.

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perunsocialismodelXXI

La guerra fredda contro la Cina

Ovvero l'autogoal dell'occidente

di Carlo Formenti

biden jimping putin c imagoeconomicaMentre scrivo queste pagine, il neo presidente Biden viaggia per il mondo nel tentativo di costruire un fronte euroatlantico in funzione anticinese e antirussa, ovviamente sotto egemonia statunitense. Un progetto che costerebbe caro agli alleati europei (per i quali uno sganciamento dalla partnership economica con la Cina comporterebbe effetti catastrofici), per cui è prevedibile che raccoglierà molti consensi sul piano formale assai meno sul piano sostanziale. Ancor più irrealistico appare l’obiettivo di rompere il legame fra Cina e Russia, convincendo la seconda a schierarsi con l’Occidente, soprattutto perché fondato non su aperture e concessioni, bensì su continue provocazioni politico-militari – vedi Ucraina e Bielorussia – e sanzioni economiche (con il risultato che per la Russia l’alternativa obbligata diventa quella fra capitolazione e ulteriore avvicinamento alla Cina). Pura stupidità, sopravalutazione delle proprie forze, sottovalutazione di quelle degli avversari? Probabilmente un mix di questi fattori, ma soprattutto c’è l’ottusa ripetizione di vecchie strategie inadeguate al nuovo contesto mondiale, così come c’è una chiara incomprensione della logica di un competitor – la Cina – assai diverso dall’Urss, il rivale sconfitto qualche decennio fa. A tale proposito, per chi volesse dotarsi di un minimo di conoscenze attendibili – al posto dell’indigeribile paccottiglia che ci viene quotidianamente propinata dai media di regime, con la complicità di non pochi intellettuali “di sinistra” – su cosa è la Cina di oggi, è consigliabile la lettura de La via cinese. Sfida per un futuro condiviso, di Fabio Massimo Parenti, professore associato alla China Foreign Affairs di Pechino e docente al Lorenzo de Medici, The Italian International Institute di Firenze (il libro è appena uscito da Meltemi). Qui di seguito anticipo alcuni argomenti di questo lavoro.

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inchiesta

Iran e Vicino Oriente. Rompicapo regionale e grandi potenze

di Alberto Bradanini*

iranUna sana adesione al principio di complessità consiglia la massima cautela quando si tenta di dare un senso agli eventi che si dipanano nel cosiddetto Grande Medio Oriente, definizione con la quale definiamo solitamente la regione che dall’Iran, attraversando i territori mediorientali propriamente detti, abbraccia anche i paesi del Nord-Africa che si affacciano sul Mare Nostrum.

Come altrove, anche qui i fattori identitari sono costituiti dalla lingua, l’etnia, il colore della pelle, la religione – questa a sua volta suddivisa in confessioni (o famiglie religiose) talora ostili l’una all’altra – che interagiscono in modo diverso a seconda dei tempi e dei luoghi. La religione, messaggera di orizzonti messianici, occupa un posto centrale nelle identità di quelle popolazioni, vittima e insieme protagonista di settarismi, arretratezze socioculturali e posture antimoderne, cui si aggiunge un’endemica instabilità politica che impedisce l’affermarsi di priorità centrate sullo sviluppo umano, il controllo pubblico delle risorse e la giustizia sociale. A quanto sopra si sommano poi le pesanti interferenze esterne dell’Occidente americano-centrico, di stampo neocoloniale e imperialista, che soffiano sul fuoco delle diversità storiche, etniche e religiose, con la complicità delle oligarchie locali, civili o ecclesiastiche fa poca differenza, per imporre come sempre la propria agenda di potere ed estrazione di risorse.

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paginauno

Geopolitica dei Vaccini

di Giovanna Baer

vaccino covid exportiamoLa prima a dirlo è stata Sylvie Kuffman a febbraio sul New York Times: “In a world where the vaccines have become a new measure of geopolitical power, no doubt President Vladimir Putin of Russia and President Xi Jinping of China will smile at the sight of Europe’s difficulties” (In un mondo in cui i vaccini sono diventati una nuova misura del potere geopolitico, senza dubbio il presidente russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping sorrideranno alla vista delle difficoltà dell’Europa) (1). Dal 2 dicembre 2020, data in cui l’Agenzia di regolamentazione dei medicinali e dei prodotti sanitari (MHRA) del Regno Unito ha approvato l’uso temporaneo del vaccino Pfizer-BioNTech, facendo della Gran Bretagna il primo Paese del mondo occidentale ad approvare l’uso di un vaccino contro il Covid (2), la parola vaccino è diventata sinonimo di potere globale: in mancanza di una cura efficace, prevenire il Covid-19 e le sue complicazioni è il solo modo per tornare alla normalità, qualunque cosa significhi. La disponibilità di vaccini significa soprattutto ritornare a muoversi liberamente: non solo andare a scuola e in ufficio, ma uscire a cena, godersi un film al cinema e un concerto in teatro, viaggiare. Detto in termini economici: produrre e consumare a pieno ritmo. Dopo lo shock economico del 2020, le previsioni di crescita delle nazioni dipendono innanzitutto dalla quota di popolazione resistente al coronavirus: il 17 marzo la Federal Reserve ha rivisto al rialzo le stime di crescita per il 2021 dell’economia americana, che ha inoculato ai suoi cittadini 118 milioni di dosi, portandole al 6,5% dal 4,2 % previsto appena a dicembre, prima della campagna di vaccinazione intensiva promossa da Biden. A marzo scorso il presidente della Fed, Jerome Powell ha dichiarato: “La ripresa economica americana sta guidando quella mondiale. […] Mi piacerebbe che l’Europa facesse meglio sulla crescita e sulle vaccinazioni, ma per ora non sono preoccupato per noi”.

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finoaprovacontraria

La geopolitica del petrolio

con il Professor Giuseppe Gagliano (Cestudec)

Giancarlo Capozzoli ha realizzato con l'autorevole Professor Giuseppe Gagliano, Presidente del Centro Studi Carlo De Cristoforis (Cestudec), e docente dell'Istituto alti Studi Strategici e Politici (IASSP), questa analisi storico strategica della guerra del petrolio e delle sue conseguenze geopolitiche nel corso degli anni

gas petrolioDalla fine del XIX secolo, la corsa al petrolio ha accompagnato lo sviluppo del mondo e la sua crescita. Ha contribuito sia a migliorare drasticamente le condizioni di vita che a volte a distruggerle con una velocità impressionante. Questa dicotomia spiega in gran parte l’importanza strategica che le viene attribuita. Ancora oggi l’accesso all’oro nero fornisce questa leva essenziale per il dominio economico e militare. La sua conquista ha portato a molti conflitti, ha anche ridisegnato alcuni confini e modificato gli equilibri di potere internazionali. Gli Stati sono naturalmente gli attori apparenti in queste aspre lotte. Ma alcune grandi compagnie petrolifere svolgono un ruolo altrettanto importante nel teatro delle operazioni.

Tuttavia, come ha detto Sun Tzu, “L’intero successo di un’operazione sta nella sua preparazione.” Ebbene ,il successo della conquista del petrolio non fa eccezione a questa regola e richiede un lavoro di intelligence efficace a monte. Di conseguenza, i metodi utilizzati saranno moralmente ambigui e molto spesso andranno oltre il quadro della legalità. I servizi di intelligence utilizzeranno quindi i mezzi a loro disposizione spiando, rintracciando e persino istigando rivoluzioni nei paesi presi di mira. Inoltre creeranno stretti legami con politici e imprese per cooperare meglio e difendere gli interessi nazionali. Il loro utilizzo sarà poi a volte difensivo, a volte offensivo a seconda delle manovre da eseguire.

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lafionda

Una prevenzione infinita

di Alessandro Colombo

unnamedno683wDall’11 settembre 2001, Europa e Stati Uniti sembrano vivere in una condizione di emergenza permanente: dal 2001 al 2010 almeno (con l’inizio del ritiro dall’Iraq) la fase principale della “guerra globale al terrore”, dal 2008 al 2012 la crisi economico-finanziaria e la successiva crisi del debito, dal 2014 a oggi la nuova mobilitazione militare e di polizia contro l’Isis e la galassia jihadista e infine, nell’ultimo anno e mezzo, lo choc della pandemia del Covid-19, con il suo prevedibile seguito di future emergenze politiche, economiche e sociali. Il tutto, per di più, nel contesto di quello che è sempre più comunemente (ed enfaticamente) rappresentato come un indebolimento dell’Occidente liberale nei confronti dei suoi nemici interni ed esterni: la diffusione dei “populismi”, dei “sovranismi” e dei governi “illiberali” in Europa e, con Donald Trump, negli Stati Uniti; la rinnovata assertività della Russia e, soprattutto, la spettacolare crescita della Cina nei rapporti internazionali.

Questa retorica dell’assedio ha già prodotto molteplici conseguenze di carattere politico, istituzionale e persino culturale. Tutte insieme, poi, queste conseguenze hanno finito per alimentare una spirale della mobilitazione difensiva, declinata anche retoricamente nei termini di una “lotta a” sempre nuove minacce, attuata attraverso il continuo rafforzamento dei dispositivi di sorveglianza e giocata secondo un registro quasi ossessivo della prevenzione.

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cumpanis

Joe Biden e la Russia

di Enrico Vigna

“Cumpanis” ringrazia Enrico Vigna per questo prezioso e come sempre documentatissimo contributo

Vigna Foto BidenMolti nel periodo dell’ultima campagna elettorale negli Stati Uniti, in particolare nella cosiddetta sinistra italiana, avevano ingenuamente, maldestramente o strumentalmente interpretato la fine dell’era Trump, il giocatore di golf miliardario, narcisista, scriteriato e spesso disorientante, come un segnale di speranza in un cambiamento progressista e in una prospettiva di nuove e più amichevoli relazioni tra le potenze mondiali e nelle aree di crisi o guerra. In questi primi mesi di reggenza, la nuova amministrazione USA ha già delineato e sancito quali saranno gli scenari dei prossimi anni.

Altro che processi di pacificazione, intesa o conciliazioni, la prospettiva sarà di un inasprimento delle relazioni internazionali, nuove tensioni e nuove conflittualità.

È iniziata l’era con cui i leader mondiali dovranno ora fare i conti: l’era di Joe Biden, il simbolo raffigurato del Liberal World Order, l’Ordine Liberale Mondiale.

Eppure, sarebbe sufficiente leggere e documentarsi sui programmi e dichiarazioni elettorali e sulle personalità messe a guida dell’Amministrazione per immaginare i passi futuri.

Qui vorrei documentare in particolare l’aspetto del rapporto con la Russia, anche alla luce delle dichiarazioni offensive e minacciose dei giorni scorsi da parte di Biden verso Putin, un vero e proprio atto ostile e ingiurioso, fuori da qualsiasi prassi diplomatica nella storia delle relazioni internazionali tra paesi.

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ist onoratodamen

Il Mare (ex) nostrum al centro di dispute pericolose

di Gaetano Fontana

Negli ultimi mesi l’area del Mediterraneo è al centro di pericolose tensioni regionali ed internazionali. La Libia continua ad essere divisa al suo interno per essere spartita da forze esterne, in Siria le elites politiche e militari appaiono sempre più indebolite, ed entrambe sono chiaramente lontane dal trovare soluzioni pacifiche

canale sicilia sar messina 518Per rendere chiaro lo scenario che si sta delineando in questa area, che è bene ribadire è in piena evoluzione, conviene valutare le dinamiche dei singoli attori e i contrapposti interessi in gioco.

Il 15 settembre 2020 viene formalizzato il trattato di pace “Peace to Prosperity”, fortemente voluto da Donald Trump a suggello del suo mandato presidenziale. La “Pax Americana”, come la definiva the Donald, che prevedeva la normalizzazione dei rapporti tra Israele, Emirati Arabi e Bahrein, di fatto si potrebbe sostanziare nell’annessione da parte israeliana di 132 insediamenti in Cisgiordania. “ L’accordo del secolo” è in perfetta continuità con la politica estera americana avviata da Trump nel febbraio 2017 con l’incontro ufficiale alla Casa Bianca con il primo ministro israeliano Netanyahu e proseguita con lo spostamento dell’ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme nel dicembre 2017 e con il riconoscimento delle alture del Golan come territorio di Israele nel marzo del 2019.

Il piano dell’ex presidente americanoTrump sottende però un progetto strategico di più ampio respiro. Grazie al rafforzamento dei rapporti con gli alleati storici degli Stati Uniti, cioè Israele e Arabia Saudita, l’amministrazione americana intende perseguire l’obiettivo di spaccare il fronte arabo e creare un contesto regionale che faccia da scudo militare contro i nemici statunitensi e dei suoi alleati israeliani, in una sorta di richiamo alla Middle East Strategic Alliance” nota come “Nato Araba” nella quale includere le ricche monarchie del golfo.

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contropiano2

“Agitando i pugni contro Cina e Russia, l’America va verso la catastrofe”

di Fabrizio Poggi

pugni al cielo usaPutin è “un killer” e Xi “un tagliagole” ha stabilito Joe-Burisma-Biden; Mosca «destabilizza la situazione nei paesi vicini», evoca il segretario NATO Jens Stoltenberg; e il capo della diplomazia UE Josep Borrell e il suo superiore, il segretario di stato yankee Antony Blinken tuonano contro l’atteggiamento «di sfida della Russia, inclusa la persistente aggressione contro Ucraina e Georgia», ecc. ecc.

La dichiarazione di guerra di USA e vassalli è consegnata: una guerra energetica alla Russia, soprattutto per il “North stream 2”, e una guerra commerciale alla Cina. Mosca ha risposto per ora (annunciate contromisure anche alle sanzioni imposte dal Canada) in maniera non particolarmente dura; più tempestiva e determinata Pechino.

Il confronto tra USA e Russia ha dunque raggiunto una nuova fase. La prima fase, di “accumulazione della tensione”, scrive Aleksandr Khaldej su Svobodnaja pressa, ha coperto il periodo tra il 2000 e il 2007; dal 2007 al 2014, la seconda fase, di “contrapposizione”; quindi, la terza, avviata con gli eventi in Siria e Ucraina, è già quella della guerra, quando il «desiderio di danneggiare il nemico non è più commisurato al danno verso se stessi. Niente trattative in questa fase; ora parlano i cannoni: non importa se di ferro o mediatici».

Poi, di incidente in incidente, si arriva alla quarta fase, quella del “equilibrio di posizione” e della “stanchezza di guerra“, dopo di che sarà forse possibile tornare alle trattative.