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La metamorfosi dell’Impero e le sue vittime
di Andrea Zhok
1. Il riflusso dell’imperialismo globalista USA
Nella frenesia angosciosa degli ultimi due anni, prima con la pandemia e ora con la guerra russo-ucraina, molti processi stanno accelerando e prendendo forme inedite.
Per comprendere gli eventi recenti bisogna partire da una constatazione, ovvero dall’esaurimento della spinta globalizzante dell’economia capitalistica mondiale. Come noto, il sistema capitalistico si conserva in equilibrio soltanto se e nella misura in cui può garantire ai detentori di capitale (investitori) una crescita futura del proprio capitale. Uno stato stazionario perdurante equivale senza resti ad un collasso per il sistema capitalistico, a partire dal fallimento degli istituti finanziari, che possono esistere soltanto sulla base di questo assunto di crescita.
La globalizzazione è stata la forma principale della crescita capitalistica (e delle promesse di crescita) a partire dagli anni ’70 del XX secolo. Dopo la caduta dell’URSS l’espansione globalizzante ha iniziato ad accelerare.
La globalizzazione tuttavia non è semplicemente un moto acefalo del capitale, per quanto essa esprima tendenze strutturali del capitalismo in quanto tale. Nell’ultimo mezzo secolo la globalizzazione è stata la forma presa dall’espansionismo “imperiale” americano.
La narrazione liberista per cui l’ampliamento e l’intensificazione degli scambi creerebbero automaticamente benessere per tutti i transattori è soltanto una fiaba per gonzi, che nasconde un punto cruciale: in ogni scambio è sempre decisivo il rapporto tra i poteri contrattuali dei contraenti.
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La guerra per procura degli Stati Uniti in Ucraina
di John Belamy Foster
Una relazione importante tenuta da John Belamy Foster, professore di sociologia all'Università dell'Oregon e direttore della storica rivista americana Monthly Review, fa chiarezza su un aspetto finora poco esplorato della guerra per procura che si sta svolgendo in Ucraina, quello relativo al rischio nucleare. Questo aspetto della guerra in corso si inquadra nella 'strategia della controforza' e del 'First Strike' pericolosamente esplorata dagli Usa fin dagli anni '60 e poi abbandonata, anche grazie a movimenti pacifisti di massa. Ripescata dopo il crollo dell'Urss e la fine della guerra fredda nell'ambito della strategia del grande impero americano, oggi si sta giocando una partita del cui possibile finale - il grande inverno nucleare e l'omnicidio - bisognerebbe essere tutti consapevoli. Come dice Foster, 'c'è molto da capire, in poco tempo.' (preziosa segnalazione di Vladimiro Giacché)
* * * *
Quello che segue è il testo di una presentazione di John Bellamy Foster all'Advisory Board del Tricontinental Institute for Social Research del 31 marzo 2022
Grazie per avermi invitato a fare questa presentazione. Parlando della guerra in Ucraina, la cosa essenziale da riconoscere in primo luogo è che questa è una guerra per procura. A questo proposito, nientemeno che Leon Panetta, che è stato direttore della CIA e poi segretario alla difesa sotto l'amministrazione Obama, ha recentemente riconosciuto che la guerra in Ucraina è una "guerra per procura" degli Stati Uniti, sebbene la cosa venga raramente ammessa. Per essere espliciti, gli Stati Uniti (appoggiati dall'intera NATO) sono impegnati da lungo tempo in una guerra per procura contro la Russia, con l'Ucraina come campo di battaglia.
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La Nato e Aiace Telamonio
L'esigenza dell'unità dei comunisti e delle forze antimperialiste nella lotta contro la guerra
di Fosco Giannini*
Riceviamo e con grande piacere rilanciamo l'ultimo bellissimo editoriale di Fosco Giannini, direttore di Cumpanis: Segnaliamo anche questa importante iniziativa
La guerra incombe. Ben la di là dell'Ucraina, la sua ombra cupa si allarga su ogni Paese e su ogni popolo. Con la follia di un Aiace Telamonio al quale la dea Atena ha ottenebrato la mente per poi spingerlo alle più violente fantasie distruttive e indurlo a credere che i capi di bestiame siano gli odiatissimi comandanti degli Atridi da massacrare senza pietà, così – con la stessa hybris della tragedia greca – gli Usa e la Nato hanno abbandonato ogni residua prudenza umana e politica, ogni ponderazione militare teorizzata da von Clausewitz, persino ogni paura dell'ignoto e considerazione del proprio stesso destino, spingendo le loro Basi, le loro testate nucleari, le loro truppe nel cuore profondo dell'Europa dell'Est, là dove non si doveva andare, dove nessun Ettore sagace si sarebbe spinto.
Giungendo, la Nato-Aiace Telamonio, sino al Circolo Polare Artico, nelle Basi militari norvegesi al confine russo di Evenes e Rasmund, tra le città di Narvik e Harstad; ad Ämari, nella lontana e sconosciuta contea di Harjumaa, nei pressi del lago Klooga, in Estonia; nella terra di Šiauliai, in Lituania, ove prende misteriosamente corpo la missione di guerra americana “Baltic Air Policing”; ad Arazil, in Lettonia, dove la Nato trascina dietro sé le Penne Nere, gli alpini italiani del “Task Group Baltic”, minacciosamente operativi col Fronte degli Alleati nell'ambito dell'“Enhanced Forward Presence”. Per poi, attraverso un raptus incontrollabile, installarsi in territorio polacco, lungo lo stesso confine dell'enclave russa di Kaliningrad. Spingendosi sino a Krtsanisi, in Georgia, a 20 chilometri dalla capitale, Tiblisi, collocando lì una nuova Base militare, inaugurata direttamente dal segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, a braccetto dell'allora presidente georgiano Margvelashvili, nel settembre del 2015.
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Dal Grande Gioco triangolare alla polarizzazione
Circa la posizione diplomatica e strategica cinese: Qin Gang e Yongnian Zheng
di Alessandro Visalli
Sulla rivista cinese Guancha è presente[1] la notizia che il 18 aprile 2022 l’ambasciata cinese a Washington ha pubblicato sulla rivista “The National Interest” un articolo[2] a firma dell’ambasciatore Qin Gang. Nell’articolo l’ambasciatore definisce la posizione del paese.
La crisi e le sue ragioni
In primo luogo, la Cina afferma di amare la pace e opporsi alla guerra in ogni possibile circostanza, quindi di sostenere il rispetto del diritto internazionale e le norme che proteggono sovranità ed integrità territoriale di tutti i paesi, incluso l’Ucraina. La posizione cinese è dunque “westfaliana”, incardinata sul principio di sovranità (mentre quella Usa è, almeno dal tempo della crisi Jugoslava, ovvero dalla fine della Guerra Fredda “non vestfaliana”[3] ed imperniata sull’affermazione di una guida unica del mondo). Questa è la principale linea di divergenza che la nota, scritta in un misurato linguaggio diplomatico, esprime. Come risulta anche da precedenti esternazioni dell’ambasciatore si intravede l’interesse della Cina per la prosecuzione di un Grande Gioco triangolare, tra Russia, Usa e Cina ed il forte disappunto per il tentativo americano di semplificare il quadro polarizzandolo in uno ‘scontro di civiltà’ con fortissime connotazioni ideologiche.
Il secondo capoverso entra nella questione centrale delle lezioni che dalla crisi devono essere apprese. Riferendosi non per caso al “sistema internazionale del dopoguerra” (imperniato sull’Onu e quindi sul principio vestfaliano di autodeterminazione dei popoli e sovranità delle nazioni) l’ambasciatore denuncia come si trovi ora a dover fronteggiare la pressione più pesante dal tempo della Guerra Fredda (ovvero dal 1991).
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Salvare la dittatura del dollaro: la vera guerra di resistenza USA
di Redazione Contropiano - gen. Fabio Mini*
Sono tempi davvero strani, questi. Tempi in cui politici da quattro soldi, comici e gazzettieri si infilano l’elmetto e chiamano alla “bella guerra”. Soprattutto perché sono altri a combatterla.
Tempi in cui, il nome della “libertà” e del “pluralismo”, è ammessa una sola opinione – quella dominante – altrimenti “stai con il nemico” (oggi Putin, ma altri si delineano all’orizzonte).
Tempi in cui si ragiona per “assoluti” (l'”autodeterminazione” – se ci torna utile, se no cippa -, la “sovranità” dello Stato – se ci torna utile, se non cippa, sei un “sovranista” -, la “resistenza” – se sono i nostri servi a doverla fare, se no è “terrorismo”).
Tempi in cui le conseguenze di ogni scelta, specie se bellica, sono ignorate. Come se “il nemico” fosse una bersaglio di carta, che si può colpire a piacere, senza riceverne risposta “proporzionata”.
Sappiamo da dove viene questa stolida convinzione. Da trenta anni di guerre fatte “da noi” contro stati incompleti, deboli militarmente ed economicamente, bombardabili a piacere.
Non che le risposte, anche in qui casi, non ci siano tornate indietro sotto forma di bombe ed attentati. Ma, appunto, il termine “terrorismo” serviva a maledire gli autori e soprattutto a non porsi alcuna domanda sul “perché”. “Pazzi”, “invasati”, “sanguinari”, “demoni”, e via infiorettando epiteti non bisognosi di approfondimento, ma perfetti per alzare cortine fumogene.
Ora, invece, abbiamo davanti un “nemico simmetrico”, dotato anch’esso di aviazione, marina, ecc. E armi nucleari. In numero e quantità grosso modo equivalenti alle “nostre” (in realtà degli Usa, ma si sa che i tifosi pensano sempre di essere quasi proprietari della squadra per cui spendono soldi…).
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Il circolo perverso delle sanzioni alla Russia
di Andrea Fumagalli
Premessa necessaria, visto il clima esistente: il contributo che segue è un’analisi critica della possibile efficacia delle sanzioni dei paesi occidentali contro l’economia russa. La critica a tali sanzioni non significa che non si stigmatizzi in modo netto l’invasione dell’esercito di Putin in Ucraina: piuttosto vuole stimolare la ricerca di una strada diversa – quella della ragione e della diplomazia – per mettere fine alle diverse atrocità a cui ogni giorno assistiamo. In particolare, due sono i punti di contraddizione che vogliamo sollevare: perché il dibattito europeo si concentra sul blocco dell’import del gas russo e del carbone, quando tale blocco, anche se venisse effettuato, avrebbe un effetto inferiore a quello di altri provvedimenti, e, in secondo luogo, perché non viene detto che tale politica avrebbe dei costi per l’Europa di gran lunga superiori a quelli che si vorrebbe infliggere alla Russia?
I dati non sono oggettivi. Ma disporre di dati, il più possibile attendibili, cioè tratti da fonti ufficialmente riconosciute, può essere utile per comprendere alcune situazioni e fenomeni economici. Nella scienza e nella statistica economica, il dato si presta a variabili interpretazioni e per questo la sua analisi deve essere accompagnata da solide argomentazioni.
In questi giorni, sono in molti, a livello politico e istituzionale, a perorare la causa dell’embargo dell’export dei prodotti energetici (petrolio, soprattutto gas, carbone) provenienti dalla Russia, come arma economica per depotenziare la minaccia militare di Putin, con il duplice obiettivo di mettere fine all’invasione dell’Ucraina e quindi creare le condizioni per una soluzione diplomatica.
Secondo costoro si tratterebbe di una “guerra economica umanitaria” sulla falsariga di quella guerra militare “umanitaria” che era stata propagandata dalle potenze occidentali per giustificare l’attacco all’Iraq, all’Afghanistan, alla Libia e via dicendo (la lista è alquanto lunga).
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Ebbene sì, sono nazisti, e allora?
Quando anche i tecnocrati esibiscono la svastica
di Piotr
Ospito questo terzo contributo di Piotr sulla guerra russo-ucraina che l'autore aveva intitolato "Verso il lato oscuro di Krypton". Dal momento che Superman è il personaggio dei Marvel che amo di meno, avevo pensato di cambiare il titolo in "Verso il lato oscuro di Gotham", ma poi mi è venuto in mente 1) che Gotham non ha un lato oscuro perché è tutta oscura, 2) che il tema è troppo inquietante perché si pensi di alleggerirlo con un titolo fumettistico, per cui ho preferito un titolo più "contenutistico" che meglio aderisce alle tesi dell'articolo. Ho ritenuto opportuno premettere questa spiegazione perché il lettore non resti spiazzato dalla frase con cui Piotr conclude il suo testo (Carlo Formenti).
* * * *
«Lassù sulle montagne bandiera nera:
è morto un partigiano nel far la guerra.
È morto un partigiano nel far la guerra,
un altro italiano va sotto terra.
Laggiù sotto terra trova un alpino,
caduto nella Russia con il Cervino.
Ma prima di morire ha ancor pregato:
che Dio maledica quell'alleato!
Che Dio maledica chi ci ha tradito
lasciandoci sul Don e poi è fuggito.
Tedeschi traditori, l'alpino è morto
ma un altro combattente oggi è risorto.
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La realtà della guerra, il fantasma dell’opposizione
di Mimmo Porcaro e Ugo Boghetta
1- La guerra in corso rivela ed esaspera le dinamiche profonde che hanno determinato la nostra storia a partire dalla dissoluzione dell’Urss. A quella dissoluzione non ha corrisposto il parallelo e “logico” scioglimento della Nato. E questo perché Washington doveva evitare che la fine del collante anticomunista avvicinasse eccessivamente l’Unione europea, e in particolare la Germania, alla Russia, dando vita così ad un’alleanza potenzialmente esiziale per il dominio statunitense. Da qui la spinta (favorita dalla preferenza tedesca per le ragioni economiche rispetto a quelle strategiche) all’inclusione di Polonia, Ungheria ecc. nell’Ue. Da qui il placet al consolidamento dell’Unione stessa, così ampliata, come mezzo per tener legata la Germania. Da qui l’evidente e inesorabile allargamento della Nato a Est, col momentaneo esito attuale. Non si tratta di un piano delineato in tutte le sue parti e tappe. Nessun vero stratega fa piani del genere e, soprattutto, lo stratega in questione era ed è internamente diviso, quantomeno sui tempi e sui modi: Trump contro Biden, Biden contro il Congresso, Dipartimento di Stato e Pentagono contro tutti e in reciproca frizione. Ma alla fine, anche grazie alla confusione, prevalgono gli apparati più duraturi e soprattutto la parte dominante, più dinamica e aggressiva, del capitalismo statunitense, rappresentata soprattutto dal Partito Democratico. E questo si traduce in una politica tesa ad acuire i conflitti tra Europa e Russia (anche in risposta all’incremento dei rapporti di Berlino e Roma con Mosca), a rinfocolare la questione ucraina, a mettere quindi in conto una guerra e a trasformarla, una volta scoppiata, nell’occasione per impantanare Putin, aumentare la dipendenza politica ed economica dei partner europei, rafforzare la posizione del dollaro e con essa la pretesa, ormai folle, del dominio assoluto dell’ Occidente “americano” sul resto del mondo. Ossia sulla stragrande maggioranza del genere umano.
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Crisi ucraina: i punti qualificanti per una pace possibile
di Bruno Steri
Fatti rimossi e sentimenti a corrente alternata
«(…) Questa guerra, come ha detto Lucio Caracciolo sulla rivista di geopolitica Limes, sarà ricordata come un “collasso dell’informazione”, intrisa com’è di bugie e omissioni. (…) Lo scorso 23 febbraio, la tivù satellitare Al Arabyia denuncia via Twitter un massacro: “10mila morti e 50mila feriti in Libia”, con bombardamenti aerei su Tripoli e Bengasi e fosse comuni. La fonte è Sayed Al Shanuka, che parla da Parigi come membro libico della Corte penale internazionale. La “notizia” fa il giro del mondo e offre la principale giustificazione all’intervento del Consiglio di Sicurezza e poi della Nato: per “proteggere i civili”. Non fa il giro del mondo invece la smentita da parte della stessa Corte Penale internazionale. (…) E la “fossa comune” in riva al mare? E’ il cimitero (con fosse individuali!) di Sidi Hamed, dove lo scorso agosto si è svolta una normale opera di spostamento dei resti. (…) I soldati libici sono sempre definiti “mercenari”, “miliziani”, “cecchini”. “I mercenari, i miliziani e i cecchini di Gheddafi violentano con il Viagra”: è stata l’accusa della rappresentante Usa all’Onu Susan Rice. Ma Fred Abrahams, dell’organizzazione internazionale Human Rights Watch, afferma che ci sono alcuni casi credibili di aggressioni sessuali (del resto il Governo libico e alcuni migranti muovono le stesse accuse ai ribelli) ma non vi è la prova che si tratti di un ordine sistematico da parte del regime».
Questo è ciò che scriveva il 14 giugno 2011 Famiglia Cristiana nel Dossier ‘Libia: e se fosse tutto falso?’, a proposito dell’attacco Nato alla Libia di Gheddafi. Potremmo aggiungere alla galleria dei ricordi più raccapriccianti la fialetta che Colin Powell agitò davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel 2003, a suo dire contenente antrace “iracheno”, per giustificare l’aggressione ad un Iraq additato come produttore di armi di distruzione di massa: una menzogna costata centinaia di migliaia di vittime civili.
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Guerra e scongelamento della crisi globale
di Raffaele Sciortino
Il mondo che conoscevamo prima del 24 febbraio 2022, oggi, non esiste più.
È a partire da questo dato di fatto, terrificante nella sua chiarezza, che il 2 aprile abbiamo voluto organizzare un momento di discussione, a Modena, sul mondo di domani, la guerra in Europa e il destino della globalizzazione, di cui oggi cominciamo a riportare gli interventi. Due invitati d’eccezione: Raffaele Sciortino, autore di I dieci anni che sconvolsero il mondo. Crisi globale e geopolitica dei neopopulismi (Asterios 2019) oltre che di numerosi altri contributi, e Silvano Cacciari, della redazione di «Codice Rosso» di Livorno e autore di La finanza è guerra, la moneta è un’arma (in uscita a breve per La Casa Usher). Una discussione di alto livello quindi – o tutto o niente, ormai dovreste conoscerci –, per capire quella che è la “temperatura” del sistema capitalistico globale, al netto del riscaldamento climatico e dei “condizionatori spenti”; un “provare la febbre” a una fase che, già prima della precipitazione ucraina, appariva torrida, e che la messa in mora di un nuovo conflitto armato dentro l’Europa, tra attori e potenze mondiali sull’orlo della crisi di nervi, non può che “accompagnare solo” (cit.) al punto estremo di fusione.
Non ci interessa ripetere la cronaca della guerra o dare cristalline indicazioni politiche. Ci muove, per ora, l’urgenza di possedere la complessità di tendenze, traiettorie e scenari. Sebbene questa crisi sia (fino adesso) localizzata in Ucraina, si dispiega infatti su vari livelli – militari, economici, geopolitici – che abbracciano il mondo intero, sia fisico che immateriale; che chiamano in causa l’egemonia del dollaro, l’ascesa della Cina, la decadenza occidentale – anche se ben vedere ci sono tanti Occidenti, e questa crisi mette in luce i diversi loro interessi: l’Europa, dell’Ovest e dell’Est, quella mediterranea, la Russia eurasiatica, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e il resto dell’anglosfera, e via discorrendo.
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L’imminente rivoluzione finanziaria globale: la Russia segue il copione americano
di Ellen Brown
Ellen Brown ha scritto un articolo imperdibile che spiega con rara lucidità quale sia la posta in gioco dello scontro in atto tra Russia e Stati Uniti. Se in Italia esistesse ancora un giornalismo economico (o anche solo un giornalismo), di questo si dovrebbe parlare. Nessun paese ha sfidato con successo l’egemonia globale del dollaro USA prima d’ora. L’articolo originale in inglese è nel suo blog e qui di seguito eccone la traduzione.
I critici stranieri hanno sempre stigmatizzato il “privilegio esorbitante” che ha il dollaro USA come valuta di riserva globale. Gli Stati Uniti possono emetterla sostenuti nient’altro che dalla “piena fede e credito degli Stati Uniti “. I governi stranieri, avendo bisogno di dollari, non solo li accettano nel commercio, ma acquistano titoli statunitensi, finanziando efficacemente il governo statunitense e le sue guerre estere.
Ma nessun governo è stato abbastanza potente da rompere quell’accordo fino ad ora. Come è successo e cosa significherà per gli Stati Uniti e le economie globali?
L’ascesa e la caduta del petrodollaro
Innanzitutto, un po’ di storia: il dollaro USA è stato adottato come valuta di riserva globale alla conferenza di Bretton Woods nel 1944, quando il dollaro era ancora sostenuto dall’oro sui mercati globali. L’accordo prevedeva che l’oro e il dollaro sarebbero stati accettati in modo intercambiabile come riserve globali, i dollari sarebbero stati convertibili in oro su richiesta a $ 35 l’oncia. I tassi di cambio di altre valute sono stati fissati rispetto al dollaro.
Ma quell’accordo è stato rotto dopo che la politica “guns and butter” del presidente Lyndon Johnson ha esaurito le casse degli Stati Uniti finanziando sia la guerra in Vietnam che i suoi programmi sociali “Great Society” all’interno. Il presidente francese Charles de Gaulle, sospettando che gli Stati Uniti stessero finendo i soldi, cambiò gran parte dei dollari francesi in oro. Altri paesi seguirono il suo esempio o minacciarono di farlo.
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"C'è un contesto storico che spiega perché la Russia è stata messa all'angolo"
di Annie Lacroix-Riz
Annie Lacroix-Riz, docente di storia contemporanea all'Università di Parigi VII-Denis Diderot, ha scritto diversi libri sulle due guerre mondiali e la dominazione politica ed economica. Guarda con attenzione la situazione in Ucraina ponendola in relazione alla storia dell'imperialismo di inizio XX secolo e la sua continuazione. Quello che ci viene raccontato troppo spesso dai media non ci permette di capire il conflitto, quindi di cercare una soluzione per la pace. In questa intervista, ci viene offerto uno sguardo retrospettivo utile per comprendere gli eventi e la storia recente della regione.
* * * *
Nei media, si ha l'impressione che la guerra in Ucraina sia scaturita dal nulla. Cosa può dirci del suo contesto storico?
Prima di tutto, gli elementi storici sono quasi assenti da quella che è difficile definire una "analisi" della situazione. Tuttavia, ci sono due aspetti importanti da prendere in considerazione negli eventi attuali. In primo luogo, c'è una situazione generale, cioè l'aggressione della Nato contro la Russia. In secondo luogo, c'è una sorta di ossessione contro la Russia - e anche contro la Cina. Questa ossessione non è nuova, quindi permette di relativizzare l'attuale frenesia anti-Putin. L'essenza della presunta "analisi occidentale" è che Putin sia un pazzo paranoico e (o) un nuovo Hitler. Ma l'odio per la Russia e il fatto di non sopportare che la Russia eserciti un ruolo mondiale è riconducibile all'imperialismo statunitense.
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La vecchia Terza Guerra Mondiale
di Fosco Giannini
Terza guerra mondiale: il suo fetore orrendo si sente già nell’aria. Ma è proprio vero che è dalle “tubature esplose” della crisi ucraina che l’odore acre di questa Terza Guerra ha iniziato a propagarsi? Oppure essa cova da tempo, da decenni e decenni va accumulando la sua forza nefasta, da più di mezzo secolo va preparando l’esplosione finale per l’umanità? È proprio vero, come hanno infelicemente affermato alcuni spezzoni della sinistra pacifista italiana, anche comunista, che sarebbe “l’attuale spinta egemonica della Russia” ad accendere la miccia della Guerra Finale, oppure di tale guerra è gravido da un lungo tempo il ventre imperialista?
La storia ci dimostra che non ci sono dubbi alcuni: è qui, in questo ventre oscuro, in questo “cuore di tenebra” (qualcuno ricorda il signor Kurtz di Joseph Conrad, il colonnello Kurtz in Apocalypse Now?) che la Terza Guerra va da tempo sedimentandosi.
Sono gli USA, ormai da un lungo tempo, il “cuore di tenebra”. È la loro intima struttura economico-finanziaria a condannarli a muoversi come “l’essere oscuro del mondo”. E condannare il mondo a subire questa essenza oscura. È il complesso militare-industriale e politico nordamericano a determinare la natura aggressiva, spoliatrice, guerrafondaia, ferocemente imperialista degli USA. È il flusso immenso di denaro che esonda dalle multinazionali americane delle armi che, allagando con la sua materia sanguinolenta il Pentagono, gli Appaltatori della Difesa, il Partito Democratico, il Partito Repubblicano, la società, le istituzioni, le università, il Congresso, i Rami Esecutivi, fa degli USA il più violento imperialismo della storia dell’umanità.
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Il nuovo disordine mondiale / 10: il biglietto che è esploso
di Sandro Moiso
“Draghi avvisa la Cina” («Il Giornale» – 24 marzo 2022 )
“Oltre 100 milioni di persone torneranno in stato di povertà estrema” (Ignazio Visco, governatore di Bankitalia – 26 marzo 2022)
“E’ un viaggio lungo. A bordo ci siamo solo noi.” (William S. Burroughs – Il biglietto che è esploso)
Se la situazione internazionale e interna italiana non fosse quella che è, ci sarebbe da ridere.
Da un lato un titolo trionfalistico che immagina l’inimmaginabile: un sorta di ultimatum dell’Italia alla prima o seconda, dipende soltanto dal tipo di calcolo eseguito per stabilirlo, potenza economica mondiale; dall’altro le considerazioni di un funzionario importante del governo dell’esistente che indica le più che probabili conseguenze della situazione venutasi a creare con la crisi pandemica, prima, e lo scoppio della guerra in Ucraina, poi.
Sintomo, al di là delle squallide diatribe politiche interne, non soltanto di un paese privo ormai di qualsiasi strategia governativa che non sia quella di approfittare delle occasioni, ma anche di un’Europa, mai stata realmente unita dal punto di vista politico ed economico, ormai entrata, nonostante le pompose e sussiegose dichiarazioni che ne accompagnano ogni riunione, più o meno straordinaria, dei propri maggiori rappresentanti e ministri, in una fase di vistoso declino del proprio peso politico su scala internazionale.
La stessa insignificanza dei suoi due maggiori rappresentanti, Ursula von der Leyen e Charles Michel, rende evidente come un’entità politica nata con aspirazioni planetarie (si pensi soltanto all’istituzione dell’euro come possibile sostituto del dollaro e poi ridotto a strumento di controllo della riduzione della spesa pubblica interna di ogni singola nazione), l’Unione Europea, stia sostanzialmente sfiorendo senza aver portato a termine nessuno degli obiettivi immaginati all’atto della sua fondazione.
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La Terza guerra dell'oppio avanza
di Stefano G. Azzarà
La Terza Guerra dell'oppio avanza
2 4 2022
Guerra difensiva e resistenza ucraina o guerra imperialista globale di lunga durata?
Questa non è una guerra difensiva e non si svolge solo in Ucraina. È la guerra - già in corso dal 1990, in atto su un teatro globale e dall'andamento a tappe - degli Stati Uniti contro la Russia ma anche contro l'Europa e contro lo stesso genere umano. È una guerra che si inscrive in un progetto di ricolonizzazione del mondo e di rilancio dell'imperialismo americano. E' la guerra che non si ferma davanti a niente e che mette in conto il ricorso alle armi atomiche. Ed è la guerra che precede e prepara (anche sul piano della dottrina strategica e della messa a punto della propaganda domestica) quella contro la Cina, che avverrà con il pretesto di Taiwan o dei diritti umani nello Xingjang. E' dunque una sorta di Guerra dell'oppio postmoderna, che vede l'Occidente coalizzato per imporre la "libertà" di commerciare le proprie merci ai prezzi fissati e lo sfruttamento del resto del mondo.
A questa guerra i governanti dell'Ucraina si sono prestati - e del resto sono stati messi là e armati preventivamente fino ai denti proprio a tale scopo - consapevoli che questo sacrificio guadagnerà a loro il Nobel e al loro paese la cooptazione in Occidente, tra le democrazie liberali, tra i popoli bianchi.
La popolazione ucraina ne fa le spese in maniera più tragica e diretta, quella europea ne fa le spese in maniera più indiretta, svenandosi per finanziare il conflitto e la ripresa negli USA.
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