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 manifesto

Ragazze immagine

di Ida Dominijanni

berluscDistogliamo lo sguardo da Silvio Berlusconi e spostiamolo sulle giovani donne che hanno raccontato gli incontri a palazzo Graziosi e a Villa Certosa nell'inchiesta di Bari. Tutta questa storia aperta dalla denuncia di Veronica Lario sul «divertimento dell'imperatore» non ha niente di privato ed è tutta politica, stiamo sostenendo da più di un mese, perché porta alla luce un ganglio cruciale del sistema di potere e di consenso di Berlusconi e del berlusconismo. Ma sia il potere sia il consenso sono fatti relazionali: si fanno in due, chi dispone e chi obbedisce, chi propone e chi acconsente, sia pure in posizione dispari tra loro. Dunque c'è il sistema di potere del premier imperniato su una certa politica del sesso e dei rapporti fra i sessi, e ci sono queste giovani donne che vi partecipano e ne consentono il funzionamento, anzi lo hanno consentito fino a un certo punto per poi disvelarlo.

Ed è chiaro che, se lo scandalo investe prima di tutto il premier, l'interesse dovrebbe volgersi parimenti a loro, per quello che dicono e che non dicono della società a cui appartengono e dell'immaginario, dei sogni e dei progetti, dell'etica e dell'estetica di cui sono portatrici. E che, salvo liquidare difensivamente escort e ragazze-immagine come eccezioni rispetto alla norma e alla normalità femminile, ci interrogano e ci interpellano: quella società, quell'immaginario, quei sogni e quei progetti, quell'etica e quell'estetica dicono qualcosa a noi tutte.

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liberazione

Il Paese messo davanti allo specchio. Ma chi ha voglia di fare autocritica?

di Alberto Burgio

berlusca2Siamo alla fine politica di Silvio Berlusconi? Molti sono pronti a scommetterci, e in effetti la fortuna sembra davvero voltargli le spalle. Come mai? Che cosa c’è di nuovo in quest’ultima storia, squallida e patetica, di donne «utilizzate» da un vecchio che non sa invecchiare (un «malato», per chi lo conosce), che l’ironia delle cose ha proiettato alla guida di questo Paese?

Non è la prima volta che Berlusconi inciampa in una grave disavventura, dopo lo “storico” avviso di garanzia recapitatogli – sublime coincidenza – mentre coordina a Napoli la Conferenza mondiale dell’Onu sulla criminalità organizzata. La sua intera vicenda è costellata di seri infortuni, solo in parte dovuti ai problemi giudiziari, alle leggi create per risolverli e all’enorme conflitto di interessi (il politico che opera a vantaggio delle proprie imprese che gli servono a consolidare il potere politico, in un circolo vizioso degno di una repubblica delle banane). L’insulto rivolto a Martin Schulz nell’aula di Strasburgo («La proporrò nel ruolo di un kapò») è rimasto emblematico, ma non basterebbe una pagina intera a ricordare tutti gli episodi incresciosi – o soltanto ridicoli – che l’hanno visto protagonista.

Nemmeno quest’ultima storia di baccanali è, a ben guardare, del tutto inedita. Si è appena consumata l’affaire Noemi.

Ed è ancora in progress la vicenda – a nostro parere ben più grave – delle amiche personali trasformate in parlamentari e ministre della Repubblica. Addirittura una semianalfabeta, presa di peso dalle retrovie di Forza Italia e spedita alla pubblica (e soprattutto privata) istruzione, a far danni all’università e alla scuola italiana, già stremate da decenni di pessime “riforme”.

Berlusconi non è solo un padrone prepotente e autoritario, mosso da un progetto politico arcaico. Non è soltanto un animale senza scrupoli, determinato ad accumulare fortune e poteri e a far fruttare relazioni con persone e ambienti al di sotto di ogni sospetto. È anche un personaggio da avanspettacolo tra il ridicolo e il feroce, un inconfondibile misto di cattivo gusto e di banalità. Ma tutto ciò è evidente e noto già da tempo. Perché questa volta la sua parabola sembra precipitare verso la disgrazia e l’ignominia?

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barnard

Il Times e Berlusconi: macché Noemi

di Paolo Barnard

times on line berlusconiChe il Times di Londra arrivi a scrivere un editoriale dove chiama il capo di governo di un Paese europeo “clown” e  buffone sciovinista”, e ciò solo per motivi di indignazione politica, lo lascio credere ai giornalisti, ma noi persone raziocinanti dobbiamo andare oltre. Un quotidiano della portata del Times, storico bastione del conservatorismo mondiale, voce internazionale dei Consigli di Amministrazione più potenti del pianeta, non si muove così violentemente per così poco (Noemi e festini), né è pensabile che abbiano scoperto solo oggi che Silvio Berlusconi alla guida del G8 è come un orango alla guida di un pullman. La scusante ufficiale per quell’editoriale di fuoco ai danni del Cavaliere è un insulto all'intelligenza. Rattrista, ma non stupisce, che in Italia nessuno dei paludati opinionisti pro o anti ci stia pensando.

Il motivo è altro, non v’è dubbio, ed è assai più importante. Per farvi capire, cito la caduta dal potere del dittatore indonesiano Suharto nel 1998. Uno dei peggiori assassini di massa del XX secolo, nulla da invidiare a Hitler per numero di morti, era il cocco di mamma degli USA e della Gran Bretagna, media inclusi, che lo adoravano perché obbediva puntigliosamente a ogni diktat dell’establishment economico neoliberale d’Occidente e soddisfaceva ogni sua voracità di profitto, naturalmente a scapito dell’esistenza di milioni di disgraziati suoi connazionali. Nel 1997 Suharto fece l’errore delle sua vita: disobbedì al Tesoro americano (leggi Fondo Monetario Internazionale), una sola volta. L’allora Segretario di Stato di Clinton, Madeleine Albright, gli disse due parole secche. Fine di Suharto.

Torno in Italia. Io sono convinto che lo stesso meccanismo sia in opera col nostro capo di governo. Deve aver fatto qualcosa di non gradito a chi oltrefrontiera aveva scommesso su di lui. Forse non gli sta obbedendo, da troppo tempo, e la corda si è spezzata, dunque l’attacco del Times.

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puntoinf

Chiuso per rettifica

Guido Scorza

blogosfera 1Roma - Il Governo pone la fiducia sul discusso disegno di legge in materia di intercettazioni e la blogosfera ne fa le spese rischiando di essere "chiusa per rettifica". È questo il senso di quanto è accaduto nelle scorse ore in Parlamento, dove per effetto dell'approvazione del maxi-emendamento presentato dal Governo sta per diventare legge l'idea - di cui si è già discusso sulle colonne di questa testata - di obbligare tutti "i gestori di siti informatici" a procedere, entro 48 ore dalla richiesta, alla rettifica di post, commenti, informazioni ed ogni altro genere di contenuto pubblicato.

Non dar corso tempestivamente all'eventuale richiesta di rettifica potrà costare molto caro a blogger, gestori di newsgroup, piattaforme di condivisione di contenuti e a chiunque possa rientrare nella vaga, generica e assai poco significativa definizione di "gestore di sito informatico": la disposizione di legge, infatti, prevede, in tal caso, una sanzione da 15 a 25 milioni di vecchie lire.

Tanto per esser chiari e sicuri di evitare fraintendimenti quello che accadrà all'indomani dell'entrata in vigore della nuova legge è che chiunque potrà inviare una mail a un blogger, a Google in relazione ai video pubblicati su YouTube, a Facebook o MySpace o, piuttosto al gestore di qualsiasi newsgroup o bacheca elettronica amatoriale o professionale che sia, chiedendo di pubblicare una rettifica in testo, video o podcast a seconda della modalità di diffusione della notizia da rettificare. È una brutta legge sotto ogni profilo la si guardi ed è probabilmente frutto, in pari misura, dell'analfabetismo informatico, della tecnofobia e della ferma volontà di controllare la Rete degli uomini del Palazzo.

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manifesto

Le sberle del voto

Rossana Rossanda

elezioni schedaAssieme all'astensione, che ha punito tutti i cantori dell'Europa quale che sia, le elezioni del 7 giugno hanno somministrato in Italia diverse sberle severe. La prima è quella dei due rissosi spezzoni di Rifondazione, nessuno dei quali ha raggiunto il 4 per cento, disperdendo oltre il 6 per cento dei voti espressi. Non ci riprovino, perché non beccherebbero più neanche quelli. La seconda è quella del Pd, il quale ha incassato lo schiaffone infertogli dallo sceriffo dell'Italia dei valori e col suo pasticciato programma ha subìto lo stesso colpo degli altri socialismi europei, privi di qualsiasi idea in proprio. La terza sberla l'ha presa Berlusconi, il cui sogno di oltrepassare il 40% per governare da solo con il sostegno della Lega si è dimostrato irrealizzabile. Il Pdl non ha superato il 35% e la Lega non è la costola di nessuno, è l'espressione nazionale di una destra europea particolarmente brutta, che mette radici da tutte le parti e condiziona il Pdl invece che farsi condizionare.

Quanto ai cattolici o ex Dc, ormai seguiranno Casini, ci si può scommettere. Per ultimo, è certo che gli uomini di Fini non si sono dati troppo da fare per il Cavaliere: se lavorano, lavorano per il loro capo che si sta volonterosamente fabbricando un'immagine di destra presentabile, cosa che a Berlusconi e Bossi è impossibile.

Né il Pdl né il Pd né la sinistra radicale sono riusciti a motivare l'elettorato, anche se l'astensione deve aver giocato piuttosto a sinistra, sempre nell'idea dura a morire che le sinistre rifletteranno sicuramente su chi gli ha rifiutato per sdegno il voto.

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altrenotizie

Il continente nero?

di Fabrizio Casari

berluscaLo sfondamento di Berlusconi non c’è stato, è vero. Il leader del Pdl, che vaticinava un risultato intorno al 45% e la sua popolarità al 75%, si è dovuto accontentare di perdere due punti percentuali dalle precedenti politiche. Lui sostiene essere colpa di Veronica, Noemi e Kaka, dei comunisti e di Murdoch, ma questo conta poco. Il fatto è che i voti che perde sono in parte minore l’esito di una cannibalizzazione interna alla destra, che sposta sulla Lega consensi prima forzitalioti, e in parte maggiore il segnale di un elettorato che comincia ad essere stanco del personaggio. Ma il parziale ridimensionamento del Pdl appare sì come un dato importante, ma non certo l’elemento attorno a cui far ruotare l’analisi del voto, che dev’essere ben più ampia e dolorosa. Non è il momento delle pietose bugie o delle sfumature linguistiche.

Il risultato elettorale italiano - che vedremo di seguito - è frutto del contesto europeo. Nell’Europa allargata senza costruzione politica, impoverita, senza progetto economico e abbandonata nel suo orizzonte ideale, la crisi del sistema neoliberista ha prodotto milioni di disoccupati e decine di milioni di paure generalizzate. Che vanno analizzate e comprese, non ignorate. Il tentativo di scaricare la crisi sui più deboli ha prodotto un rifiuto generalizzato della politica, manifestatosi con un astensionismo storico, o ha fatto vincere ovunque una destra xenofoba spesso dai tratti neonazisti, attorno alla quale si spalmano le incertezze, le paure e l’odio sociale che la crisi economica ha inoculato come virus micidiale nel corpo europeo.

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infoaut2

Non di solo gossip…

varie

inciucioC’è veramente ai piani alti del potere chi vedrebbe bene una messa da parte del Berluska, e perché e con quali obiettivi? La domanda diventa legittima, a patto di porsela senza dozzinali ipotesi complottiste, visto il rovesciarsi relativamente rapido dell’operazione “veline” da arma di distrazione di massa (rispetto ai possibili effetti della crisi globale, principalmente) in un mezzo boomerang per B. via vicende “familiari” e “personali”. Le virgolette sono d’obbligo contro chi ritiene che si tratti di gossip, presunta privacy da salvaguardare, ecc. Niente di più fuori della realtà. Non solo perché si tratta dell’ennesima aggressione, tutta politica, giocata sui corpi delle donne che d’un balzo ci porta indietro per certi versi a prima del Sessantotto. Ma anche perché il passaggio che abbiamo davanti rivela, e costruisce insieme, l’intreccio strettissimo tra una certa autorappresentazione del potere -ben oltre la rappresentanza formale e sociale irreversibilmente svuotate, con tratti di quasi impazzimento- e profonde linee di disgregazione radicate nella società (solo?) italiana.

Proviamo a formulare per analogia un’ipotesi accompagnata da una serie di distinguo importanti. Qualcuno dall’alto sta pensando -che è meno che preparare- a un cambio della guardia ai vertici dell’esecutivo che potrebbe per certi versi ricordare quanto si diede tra il ’92 e il ’93 con la dissoluzione della prima repubblica. Ovviamente in un contesto del tutto mutato. Allora si trattava di rispondere ad una crisi economica e monetaria (svalutazione della lira, indebitamento pubblico alle stelle) già precipitata mentre oggi i tornanti più duri paiono plausibilmente dover ancora arrivare. Allora si trattava di far fuori un’intera classe politica e un certo tipo di patto sociale divenuti eccessivamente onerosi per il capitale, oggi si tratterebbe “solo” di liberarsi di un personaggio, o poco più, che rischia di divenire scomodo e sempre meno presentabile.

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comedonchisciotte

Spostando i riflettori un po' più in là in questa lunga notte

di HS

i love papi maglietta 02Probabilmente quando che scorrerete queste righe con la tastiera del mouse avrete già per le mani i risultati delle ultime elezioni europee e amministrative. In ogni caso non una virgola in più muterebbe il quadro che si è venuto progressivamente a formare in queste ultime settimane, specie rispetto agli sviluppi della “storia infinita” che avvince e perseguita gli italiani tutti…
Nel mentre ci “godiamo” le attrazioni offerte dal Bengodi, dal Paese dei Balocchi edificato dal nostro Omino di Burro che, per l’occasione, si presta anche ad indossare spesso e volentieri i panni dell’allegro Pinocchio che mente a qualsiasi costo pur di non smentire sé stesso.

Candidature di veline, partecipazioni a feste di compleanno di ragazze fino ad allora sconosciute, le reazioni della moglie Veronica, le insinuazioni su presunti rapporti con minorenni, i pettegolezzi, la baldoria a Villa Certosa, gli aerei militari messi a disposizione di menestrelli e cantanti napoletani graditi al premier. Una carovana di nani, ballerine, veline, paparazzi, cantatorelli, pupazzi, pagliacci, buffoni di corte e altri freaks postmoderni… E si vuole far intendere che tutto ruoti attorno alla “privacy” del nostro Imperatore così felice ed intento a dare di sé un’immagine che ben risponde allo stereotipo della plebaglia più volgare, cialtrona e canagliesca.

Certo, molto di quel che viene contestato e tirato in ballo in merito all’onorabilità (??????) del premier è indubbiamente grave e ha rilevanza penale – vedi la questione dell’utilizzo privato di aerei adibiti ad uso militare -, ma rimane impressa nella mente degli osservatori più attenti e poco propensi a farsi ingabbiare nella trappola di un’informazione ora gossippara, ora superficiale o latitante una sensazione di incompiutezza e di irrisorietà che lascia in bocca un gusto assai amaro. Per chi voglia o possa mettere e mettersi a nudo… Per chi voglia sinceramente e senza remore fare a pezzi le proprie illusioni e mettersi a confronto con la realtà della nostra Repubblica (quale? La Prima, la Seconda o addirittura una Terza appena appena percepibile ?) è sufficiente spostare i riflettori un po’ più in là in questa lunga notte. A prima vista vi si ravvisano mille colori sgargianti e arlecchineschi, tinte di gusto riprovevole ma in fondo innocue, ma scostandosi un poco il buio riempie i nostri occhi e ci parla di noi… Il nostro è il paese dell’eterna corruzione, della degradazione ambientale e dell’incuria per il nostro patrimonio storico artistico.

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contropiano

Facciamo fallire i referendum reazionari del 21 giugno

Mettiamo fine alla subalternità “democratica” verso l’egemonia della destra

referendum quorum non votareI referendum del prossimo 21 giugno, segnano l’ennesimo assalto reazionario nella vita politica e democratica del nostro paese. L’obiettivo dei referendum è l’imposizione di un sistema politico blindato dal bipartitismo e dal sistema elettorale maggioritario, una operazione questa, tesa a liquidare dallo scenario politico ogni parvenza di rappresentanza e di opposizione degna di questa parola. La nuova legge che scaturirebbe dalla eventuale vittoria dei SI al referendum, modificherebbe ancora in peggio l’attuale legge imposta dalla maggioranza di destra nel 2006. A sua volta la legge elettorale superata da quella attualmente in vigore (la famosa “porcata”) era stata imposta nel 1993 sull’onda di un referendum reazionario che aveva abrogato il sistema elettorale proporzionale.

E’ indicativo sottolineare come ogni nuova legge elettorale introdotta nel nostro paese– con la complicità cosciente e suicida del centro-sinistra - abbia sempre avvantaggiato la destra. Era già accaduto agli albori del ventennio fascista quando i liberali insistettero per il passaggio dal sistema proporzionale al maggioritario spianando così la strada all’avvento del regime fascista. Non a caso il tentativo analogo fatto dalla DC nel ’53 (la Legge Truffa) fu sventato dalla sinistra e dalle forze democratiche. Ma nulla di tutto è servito come lezione alle forze e alle soggettività “progressiste” ormai subalterne alla logica della governabilità a tutti i costi. Costoro, quotidianamente si lamentano del “regime di Berlusconi”, ma gli regalano sistematicamente tutti gli strumenti per rafforzare la sua egemonia populista e reazionaria nella società e la sua maggioranza in Parlamento.

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liberazione

Berlusconi in cerca del plebiscito

di Alberto Burgio

plebiscito1910Che cosa sta succedendo in questa nervosa vigilia elettorale? L'impressione è che gli eventi precipitino, impedendo una riflessione pacata sulla situazione politica e sociale del Paese. Fermiamoci un momento, cerchiamo di capire.

Silvio Berlusconi occupa il centro della scena politica e mediatica, è il protagonista indiscusso delle cronache con la sua faccia truce, alterata, con la sua maschera stravolta dal rancore. C'è la storia delle veline e delle minorenni, un'ondata di spazzatura che ci ammorba. Del resto, sin dall'inizio questa legislatura è stata segnata da un tripudio di volgarità e di malcostume, con inopinate carriere politiche di ministri della Repubblica dal curriculum a dir poco desolante. Ma c'è ben di peggio. C'è, soprattutto, la condanna di un cittadino inglese colpevole di falsa testimonianza, che - come la magistratura milanese ha dimostrato - è stato corrotto da Berlusconi affinché nascondesse le sue responsabilità in materia fiscale. La reazione del presidente del Consiglio è stata furibonda. Ha scagliato insulti, ha lanciato anatemi, ha disseminato minacce. Perché?

Che Berlusconi non gradisca che gli italiani siano informati delle sue malefatte si capisce. Ma questa reazione appare spropositata. Prevedendo probabili processi a suo carico, egli ha preteso che il Parlamento promulgasse una legge anticostituzionale che gli assicura l'impunità. Il cosiddetto "lodo" Alfano lo tiene lontano dalle aule di giustizia. Perché, allora, questa reazione estrema?

Se leggiamo i termini in cui si articola l'ultima minaccia rivolta da Berlusconi contro la Costituzione repubblicana, forse troviamo una risposta. Il presidente del Consiglio medita di mobilitare la "sua gente" per lo scontro finale contro lo Stato di diritto, la divisione dei poteri, il Parlamento e l'indipendenza della magistratura. Ha imparato a usare la democrazia contro la democrazia. Vuole raccogliere milioni di firme, inscenando una sinistra replica del plebiscito mussoliniano, per ridurre le Camere a una inerte appendice dell'esecutivo.

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Come ottenere consenso politico in Italia?

Nicolò Bellanca*

Se guardiamo al dipanarsi delle esperienze storiche di riforme radicali, oppure di transizione da un assetto sociale ad un altro, constatiamo che una loro dimensione ricorrente risiede nella capacità degli innovatori istituzionali di catturare consenso politico attorno ad una strategia di discontinuità[1]. In queste occasioni, la formazione del consenso non si verifica cumulando singole adesioni fino alla maggioranza, semplice o qualificata. Al contrario, il consenso è un percorso egemonico lungo il quale si ottiene la collaborazione di alcuni gruppi e il contrasto di altri. Non di rado, passaggi simbolici drammatici – in cui qualche gruppo viene esplicitamente sconfitto – appaiono cruciali momenti di non-ritorno, oltre cui è la vicenda di un’intera collettività a mutare direzione[2].

Per capire meglio l’esigenza di una simile strategia di discontinuità, ricordiamo due tra le più autorevoli e dibattute letture del nostro sistema politico: quella di Sartori-Farneti e quella di Pizzorno. Secondo Giovanni Sartori[3], la stortura del caso italiano nasce dal “pluralismo polarizzato”. Fino agli anni settanta dello scorso secolo, vi fu la presenza di importanti partiti antisistema: quello comunista e quello neofascista. Di fronte ad opposizioni mutuamente esclusive e caratterizzate da posizioni estreme, il partito moderato, la Democrazia cristiana (DC), fu “costretto” a restare al governo.

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manifesto

Aggressione all'umanità

Alessandro dal Lago

migrantiQuando qualcuno, affamato, malato o bisognoso, bussa alla nostra porta, dovrebbe scattare un imperativo primordiale al soccorso. Questo almeno sostengono le mitologie religiose. L'umanità, prima ancora di un'astrazione filosofica, è l'espressione di questo riflesso. Anche se non crediamo al diritto naturale e tanto meno alla retorica dei diritti umani, soprattutto nell'epoca delle guerre umanitarie, sappiamo che il limite minimo della comune condizione umana è definito da quell'imperativo. Rinviando i barconi dei migranti in Libia, il governo italiano ha deciso di rinunciare di fatto e di diritto a qualsiasi minima considerazione umana. O meglio: ha stabilito che la cittadinanza, italiana o occidentale che sia, è il requisito indispensabile perché qualcuno sia trattato da essere umano. E dunque che abbia diritto a vivere, a essere curato e trattato come una persona.

Tra i migranti respinti senza nemmeno mettere piede sul nostro sacro suolo ci sono persone in fuga dalla guerra, dagli stermini e dalla fame. Impedendo loro persino di chiedere asilo e riconsegnandoli ai porti d'imbarco, l'Italia li condanna alla detenzione, alle angherie e, come è già documentato da anni, alla morte.

Così nel nome della difesa paranoica della nostra purezza territoriale che accomuna la maggioranza di destra e parti consistenti dell'opposizione, noi rispediamo nel nulla i nostri fratelli, uomini, donne e bambini. Proprio come, a diecimila chilometri di distanza, in nome della nostra sicurezza, le nostre pallottole uccidono i bambini e le nostre bombe cancellano dalla faccia della terra cento civili in un colpo solo.

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corrosivo

La FIAT prepara chiusure e licenziamenti

Marco Cedolin

Dopo settimane durante le quali i media italiani hanno incensato senza posa le politiche commerciali del gruppo FIAT e l’azione del suo ad Sergio Marchionne, indomito cavaliere lanciato alla conquista della Chrysler e dell’Opel, sembra essere arrivata la prima doccia fredda concernente i progetti per il futuro dell’azienda torinese.
I quotidiani tedeschi hanno ieri reso noti  alcuni dettagli del nuovo “progetto Fenice”, attraverso il quale la FIAT intenderebbe perfezionare l’acquisizione dell’Opel e contemporaneamente suggere qualche miliardo di sovvenzioni pubbliche anche in Germania, come in Italia sta facendo sistematicamente da oltre mezzo secolo. All’interno delle 46 pagine che compongono il nuovo piano viene dichiarata l’intenzione di procedere alla chiusura in tutta Europa di una decina di stabilimenti (come riportato sulla cartina) con conseguente licenziamento di almeno 10.000 lavoratori.
In Italia gli stabilimenti a rischio smantellamento dovrebbero essere tre, Termini Imerese in Sicilia, Pomigliano in Campania e la Pininfarina di S. Giorgio Canavese in Piemonte.

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megachip

Cronache dal Regno d'Italia: la politica torna a corte

di Aramcheck

re soleDefinitivamente l'Italia è monarchica, dopo poco più di 60 non sempre gloriosi anni, salutiamo con un pizzico di malinconia la Repubblica. L'Italia torna monarchica, culturalmente monarchica più di quanto non lo fosse stata dopo il Risorgimento. Né costituzionale né statutaria, il modello è autenticamente medioevale. Il corpo fisico del sovrano occupa ormai lo spazio pubblico, la politica esce dal polveroso e inefficiente parlamento e torna finalmente a corte.

Nella monarchia non c'è opposizione al sovrano, TUTTI sono sudditi. Lo scontro politico, l'aperta conflittualità dialettica si svolge al di sotto della figura regia, tra frange aristocratiche rivali che possono conrapporsi al re soltanto per interposta persona. Contrariamente che in democrazia la vita privata del re appartiene allo spazio pubblico, viene data in pasto al popolino. La figura del sovrano, ricompare nell'attenzione cortigiana che si dedica alla vita privata e al corpo fisico di sua Maestà, ai suoi vizi e ai suoi vezzi, distogliendo in parte l'attenzione del popolino dall'effettiva liceità e trasparenza del suo agire.

L'immagine del Re è un'estensione della sua camera da letto, le sue gonadi suscitano scandalo e apprezzamento, la sua nomea di uomo vigoroso, se non di vero e proprio satiro, inorgoglisce velatamente la nazione. Gli incontri di Stato con gli altri sovrani, sono feste di palazzo la cui riuscita non si misura in decisioni politiche, ma nella capacità del sire di rubare la scena pur comportandosi da un buon ospite. Il sovrano deve mostrarsi in buoni rapporti coi suoi pari, soprattutto quelli più potenti, per dimostrare di non essere da meno di nessuno, portando lustro al regno.

La rivoluzione forse non sarà un pranzo di gala, ma il G8 sì.

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manifesto

Gioco d'azzardo con truffa

Alessandro Robecchi

chiesa paganica2È passato un mese esatto da quando l'Abruzzo ha tremato, l'Aquila è stata colpita e affondata, i suoi cittadini ci sono rimasti sotto, e il Paese intero si è piegato dal dolore. Un mese durante il quale l'unica cosa che si è mossa perfettamente è stata la propaganda di un governo ricco di cinismo ma povero di aiuti. Guai a dubitare, guai a criticare: il consenso obbligatorio impastato con il lutto è diventato censura, la retorica - già fastidiosa di suo - si è innestata su toni da cinegiornale Eiar, davanti al premier salvatore si sono sprecati gli alalà.

Oggi possiamo parlare di questa enorme e crudele truffa cifre alla mano, perché le gambe corte delle bugie del governo Berlusconi, corso a far passerella a L'Aquila, sono scritte nero su bianco.

Otto, dieci, dodici miliardi per l'Abruzzo, dicevano le promesse. Ma il decreto legge n. 39 del 28 aprile suona un'altra musica, ed è un'altra gragnuola di colpi in faccia al popolo d'Abruzzo.

Proviamo un rapido riassunto. Primo: dei 150 mila euro di risarcimento ad abitazione non c'è traccia, non se ne fa cenno. Indiscrezioni dicono che saranno così ripartiti: 50mila cash (chissà quando), 50mila come credito di imposta (a carico dei terremotati), e altri 50mila come mutuo agevolato (che pagheranno i terremotati).

I soldi cash stanziati per i primi due anni (2009 e 2010) superano di poco il miliardo. Se si tolgono quelli spesi per la prima emergenza, rimangono 700 milioni di euro, appena sufficienti per le costruzioni temporanee.