Fai una donazione
Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________
- Details
- Hits: 3128

Qualcuno era socialista
di Goffredo Fofi
Il socialismo, diceva Albert Einstein, è il tentativo dell’umanità di superare e lasciarsi alle spalle la fase predatoria dello sviluppo umano». Lo ricorda alla fine di un candido e convincente libricino intitolato Socialismo perché no? (Ponte alle Grazie, 60 pagine, 9 euro; la traduzione è di Francesca Valente) il filosofo canadese Jerry Cohen, morto purtroppo un anno fa, che aggiunge: «Qualunque mercato, anche un mercato socialista, è un sistema di predazione. Fino a questo momento il nostro tentativo di superare i rapporti di predazione è fallito. Ma non è detto che la giusta conclusione sia arrenderci».
Consiglio caldamente la lettura di queste pagine ai nostri saccenti, ignoranti, chiacchieroni, cinici funzionari della politica, e consiglio loro anche l’ultimo numero della rivista americana Dissent, notoriamente di buon senso nelle sue riflessioni sul presente degli Usa e del mondo, ricordando che i nostri politici di sinistra sono in generale più yankee di Obama e più capitalisti di Marchionne. Nel numero dell’estate c’è un dibattito molto interessante intitolato Socialism Now? Intervengono Sheri Berman, che si chiede che fine ha fatto la sinistra europea (e una risposta dall’Italia non potrebbe che essere comica e disastrosa) e Robin Blackburn sulla crisi odierna del modello capitalista, mentre Jack Clark si chiede cosa dovrebbe e potrebbe fare un presidente un po’ socialista negli Usa di oggi e lo stesso Michael Walzer, che non è un testa calda, si pone il problema di «quale socialismo».
- Details
- Hits: 8745

Il razzismo viene dall'alto
Jacques Rancière
Vorrei proporre alcune riflessioni attorno alla nozione di "razzismo di Stato". Queste riflessioni si oppongono a un'interpretazione molto diffusa delle misure prese di recente dal governo francese, dalla legge sul velo fino all'espulsione dei rom. Questa interpretazione vi vede un'attitudine opportunista che mira a sfruttare i temi razzisti e xenofobi a fini elettorali. Questa supposta critica riprende il presupposto che fa del razzismo una passione popolare, che lo considera la reazione impaurita e irrazionale degli strati retrogradi della popolazione, incapaci di adattarsi al nuovo mondo, mobile e cosmopolita. Lo Stato è accusato di venir meno ai propri principi mostrandosi compiacente nei confronti di queste popolazioni. Ma al tempo stesso questa critica rafforza la posizione dello Stato in quanto rappresentante della razionalità di fronte all'irrazionalità popolare. Questa posizione, adottata dalla critica "di sinistra", è esattamente la stessa in nome della quale la destra da una ventina d'anni a questa parte ha adottato un certo numero di leggi e di decreti razzisti.
- Details
- Hits: 2474

Benvenuti nel paese degli asini che volano (e non solo quelli)
di Sandro Moiso
Quand’ero bambino, uno zio mi insegnò che per distrarre qualcuno e poterlo fregare occorreva attirare la sua attenzione sugli asini che volavano in cielo.
Certo quell’italietta degli anni ’50 era ancora vicina alle storie medievali di Calandrino e le truffe alla Totò per vendere il Colosseo a turisti sprovveduti facevano ancora sorridere.
Oggi, invece, siamo diventati moderni e seri, liberal e globalizzati e soprattutto cinici e disincantati e quelle innocue storielle, ormai, richiamano soltanto alla mente il retaggio di una cultura popolare arcaica e superata.
Così, finalmente, tutta la dotta cultura millenaria, latina e cristiana, che caratterizza il Bel Paese e la sua indiscutibile modernità ha potuto esprimere la propria ricchezza e profondità filosofica, politica e morale nel vivace dibattito sull’opportunità o meno dell’esistenza della lotta di classe.
- Details
- Hits: 3120
Un istruttivo viaggio in Cina. Riflessioni di un filosofo
di Domenico Losurdo
Dal 3 al 16 luglio ho avuto il privilegio di visitare alcune città e realtà della Cina, nell’ambito di una delegazione invitata dal Partito comunista cinese, della quale facevano parte altresì esponenti dei partiti comunisti del Portogallo, della Grecia e della Francia e della Linke tedesca; per l’Italia, oltre al sottoscritto, hanno partecipato al viaggio Vladimiro Giacché e Francesco Maringiò. Il testo che segue non è un diario o una cronaca; si tratta di riflessioni stimolate da un’esperienza straordinaria.
1. La prima cosa che colpisce nel corso del colloquio con gli esponenti del Partito comunista cinese e con i dirigenti delle fabbriche, delle scuole e dei quartieri visitati è l’accento autocritico, anzi la passione autocritica di cui danno prova i nostri interlocutori. Su questo punto, netta è la rottura con la tradizione del socialismo reale. I comunisti cinesi non si stancano di sottolineare che lungo è il cammino da percorrere e numerosi e giganteschi sono i problemi da risolvere e le sfide da affrontare, e che comunque il loro paese è ancora parte integrante del Terzo Mondo.
- Details
- Hits: 2990

Soggetti politici e/o soggetti economici
L’esodo verso la Rete del lavoratore intellettuale non garantito
di Claudia Boscolo
In un articolo apparso sul n° 1 di Alfabeta2 (luglio-agosto 2010) e in seguito riproposto sul lit-blog Nazione Indiana, Andrea Inglese tratta alcuni temi che sono di interesse anche ai lettori di PrecarieMenti.
La prima questione posta dall’autore riguarda i criteri secondo i quali sia valutabile in termini di qualità il contributo effettivo del lavoratore intellettuale all’interno di una società in cui il declino dell’istituzione che tradizionalmente ne legittimava il lavoro non è più in grado di garantirne il ruolo e la giusta retribuzione. Inglese rivolge il proprio discorso all’università, ma in questa sede si può allargarlo e includere la scuola fra le sedi che legittimano il lavoro dell’intellettuale e fra i canali preposti a diffondere la conoscenza, visto che se il problema è il ruolo dell’intellettuale in Italia oggi, in Italia la docenza universitaria in moltissimi e illustrissimi casi storicamente giunge dopo un lungo apprendistato nei licei.
- Details
- Hits: 7314

L'assenza della "lotta di classe" e i disastri che ne derivano
di Sandro Moiso
L'opportunità delle riflessioni che seguono mi è stata dettata in parte dall'intervento di Valerio Evangelisti sul tema del nazional-bolscevismo “de noantri” (di cui condivido pienamente i contenuti) e in parte dall'affaire Saviano – Dal Lago (che invece puzza su più fronti).
La lotta di classe di cui intendo pertanto parlare non è quella reale (che come avrò modo di affermare in altra parte di questo testo non viene mai a mancare nella storia delle società umane), ma piuttosto quella ormai del tutto assente sia nel dibattito politico contemporaneo che in gran parte della rappresentazione che la letteratura, o sarebbe forse meglio dire il mondo delle lettere, trasmette della realtà contemporanea o delle epoche passate. Con quest'ultima affermazione non si intende però affatto riproporre qui alcun ritorno al realismo naturalistico o, peggio ancora, a quello di stampo proletario o tardo-sovietico, quanto piuttosto sottolineare un rumoroso silenzio di fondo.
- Details
- Hits: 2591

Da dove nasce la voglia di manicomi
Nello Gradirà
“Addio Basaglia, tornano i manicomi” titola in cronaca nazionale Il Tirreno di ieri, e dietro questo titolo sembra quasi di vederli sogghignare quei giornalisti che in tutti questi anni hanno lavorato sodo perché tutte le complesse tematiche del disagio e dell’emarginazione fossero ridotti a problemi di sicurezza e ordine pubblico.
Ce li ricordiamo tutti, gli articoli pubblicati in questi mesi, ributtanti per insensibilità e volgarità, del tipo “pazzo scappa e terrorizza un intero quartiere” o “l’ennesima evasione dal decimo padiglione”, come se un reparto ospedaliero, dove si dovrebbe assistere e curare persone che stanno vivendo una momentanea difficoltà, fosse un carcere di massima sicurezza con le torrette di guardia, il filo spinato e i cani lupo.
Li chiamano gli anni di piombo quegli anni ’70 in cui l’Italia sembrava diventato un Paese civile, e in particolare quell’anno d’oro 1978 in cui vennero approvate, oltre alla “Legge Basaglia”, anche la legge 194 sull’aborto e la legge 833 di riforma sanitaria.
Erano leggi approvate sulla spinta di un grande movimento di massa che metteva in discussione anche i rapporti di potere più consolidati: quelli che consideravano la salute come una merce, il corpo delle donne come una macchina da riproduzione e il pazzo come un’inutile peso per la società e per la famiglia.
- Details
- Hits: 6786

Le basi economiche del federalismo leghista
di Domenico Moro *
1. I tre squilibri dell’Italia
Parlare di federalismo vuol dire parlare della Lega, in quanto la tematica del federalismo è strettamente intrecciata con la storia di quel partito. Inoltre, la Lega è centrale nel discorso sull’attacco alla Costituzione, perché il partito di Bossi è una delle forze politiche maggiormente eversive dell’assetto istituzionale derivante dalla Legge fondamentale del ’48. Difatti, la Lega si afferma in concomitanza con la fine della Prima Repubblica, affermandosi al Nord all’inizio degli anni ’90 parallelamente al disfacimento dei partiti di massa, DC e Psi, sotto i colpi prima del collasso del sistema clientelare basato sul rigonfiamento del debito pubblico, e poi delle inchieste di “mani pulite”. Ad ogni modo, il partito di Bossi, è oggi il più vecchio tra i partiti presenti in Parlamento e rappresenta una delle storie di maggior successo politico degli ultimi venti anni, per certi versi maggiore del berlusconismo stesso. Nel 1994 nella prefazione a Il grande camaleonte di Giovanna Pajetta, Gad Lerner sosteneva che la Lega fosse destinata ad essere assorbita dalla Lega “buona”, Forza Italia, appropriatasi di molte tematiche, a partire dall’antipolitica, tipiche del leghismo[1]. Poche previsioni sono risultate meno azzeccate: sedici anni dopo la Lega non solo esiste ma è divenuta un alleato ancora più indispensabile per Berlusconi, sul quale è in grado di esercitare un notevole potere di ricatto. Alle elezioni europee del 2009 si è assistito ad un travaso di voti dal Pdl alla Lega che alle regionali del 2010 è diventato emorragia, portando la Lega da meno di un terzo a circa la metà dei voti del Pdl.
- Details
- Hits: 2416

Contro la bisca universale
di Francesco Ciafaloni
Le cose, materialmente, economicamente, non vanno bene; né in Italia, né in Europa, né nel mondo. La scarsità di risorse materiali e ambientali sta smettendo di essere una discussa previsione per trasformarsi in una tragica realtà, sotto gli occhi di tutti. Il nostro futuro economico sembra particolarmente precario, pericoloso. Ma prima della crisi economica, che alcuni aspettano da più di un decennio, altri cercano di non vedere, c’è la crisi, il degrado culturale, che precede il degrado materiale, in una qualche misura lo ha causato; che in ogni caso ci impedisce di guardare in faccia il presente e di immaginare un futuro.
È vero che gli italiani non capiscono bene cosa gli stia capitando e che anche quelli che si sforzano di capire perché le cose stiano così faticano molto. Ma non tutto è nebbia. Qualcosa si può dire sia sui mutamenti strutturali sia sulla neolingua che ci ha travolto; su ciò che diamo per scontato, che ripetiamo per abitudine e non è vero.
Demografia, migrazione, redditi e politica
Poco più di un terzo di secolo fa Giulio Maccacaro, come altri, denunciava in un articolo le enormi disuguaglianze di salute tra gli esseri umani e constatava, allarmato – allora si temeva la bomba demografica – che eravamo diventati più di 2 miliardi e 700 milioni al mondo e che ci saremmo moltiplicati ancora.
- Details
- Hits: 2748

Chi declina e chi no
Pierre Carniti
I morsi della crisi si sono fatti sentire sul reddito delle famiglie (-2,8%) e sui consumi (-1,9). Ma queste sono medie, e mentre varie ricerche dicono che la diseguaglianza è in forte aumento, molti marchi del lusso hanno mostrato ottimi bilanci sostenuti dagli acquisti di circa milioni di persone. Forse per questo il tema della povertà è rimosso dal dibattito pubblico
Secondo i dati forniti dall’Istat, nel 2009 le famiglie italiane sono diventate più povere. Infatti il loro reddito è sceso in media del 2,8 per cento. Mentre il potere d’acquisto, in termini reali, è calato di 2,6 punti percentuali rispetto ad un anno prima. Calano di conseguenza anche i consumi (inclusi quelli alimentari) che in un anno sono diminuiti dell’1,9 per cento.
Le medie però raccontano sempre solo una metà della storia. L’altra metà è che non per tutti è andata così male. In effetti, con la crescita o la crisi, “piove sempre sul bagnato”. I dati lo confermano. Sulla base dei calcoli della Banca d’Italia il reddito reale dei lavoratori dipendenti in quindici anni (dal 1993 al 2008) è cresciuto in tutto del 4 per cento. Mentre nello stesso periodo il reddito di imprenditori, liberi professionisti, commercianti ed artigiani è aumentato di quasi il 30 per cento. Non stupisce quindi che nel 2009, come informa uno studio della Cia (la Confederazione degli agricoltori), il 40 per cento delle famiglie abbia dovuto tagliare il carrello della spesa alimentare nel quale ora viene riposto meno vino, pesce, carne bovina, olio d’oliva. Addirittura il 60 per cento ha dovuto cambiare menù, optando (nel 35 per cento dei casi) per prodotti di qualità inferiore. Rincorrendo sistematicamente le promozioni degli hard-discount, le cui vendite in un anno sono infatti cresciute di oltre il 15 per cento.
- Details
- Hits: 3309

I figli della Francia
di Marina Nebbiolo
Ritorno nella 'banlieue' dopo la vittoria dell'astensione al primo turno delle elezioni regionali
La cronaca delle 'banlieues' in questi ultimi anni è la storia di una lenta e progressiva deriva fatta di abbandono e di violenza, di sommosse a cui i dispositivi polizieschi rispondono con sempre maggiore intensità e complessità, una militarizzazione dell'ordine pubblico con l'utilizzo regolare di elicotteri dotati di telecamere a raggi infrarossi e di riflettori potenti, che permettono di sorvegliare i quartieri a distanza per verificare gli assembramenti e i tetti dove potrebbero essere stoccati oggetti considerati armi. La presenza di unità specializzate, uomini e donne volontari della polizia addestrati per sondare, prevenire e affrontare chi o cosa rappresenta il pericolo. Un'organizzazione d'eccezione e un importante investimento per grandi programmi sociali. I governi hanno dato continuità allo stato d'emergenza prolungando lo stato di polizia legalizzato nel novembre del 2005 quando lo Stato si era dimostrato incapace di gestire il territorio e controllare le rivolte.
- Details
- Hits: 2338

Netwar on Videocracy
Un breve commento sulla vicenda Google-ViviDown
Tre dirigenti di Google sono stati inchiodati al banco degli imputati per l'affare Vividown che li vedeva indagati per violazione della privacy e calunnia come conseguenza della mancata rimozione dal network di Google Video un filmato risalente al 2006. Protagonista un ragazzo down brutalmente vessato da dei coetanei in una scuola di Torino.David Carl Drummond, ex presidente del cda di Google Italia e ora senior vice president, George De Los Reyes, ex membro del cda di Google Italy; Peter Fleischer, responsabile policy Google sulla privacy per l'Europa sono stati ritenuti colpevoli dal giudice Oscar Magi di uno dei due reati loro attribuiti (violazione della privacy) e condannati a sei mesi di carcere con sospensione della pena.
Riassumendo in poche parole: il tribunale di Milano ha affermato la responsabilità di Google sui contenuti immessi dagli utenti sulle reti di sua proprietà. Il "Gigante Buono" non va dunque considerato come una scatola vuota o un mero condotto di diffusione dell'informazione, ma deve essere posto sul medesimo piano giuridico di qualsiasi altro editore.
Ci pare improbabile calarci in un ruolo di azzeccagarbugli che non ci appartiene, né vogliamo unirci al totoscommesse sulle motivazioni della sentenza. Ugualmente non ci lasciamo appassionare da suggestioni in salsa ER sull'aviaria o sull'ultima sindrome cinese, très à la page bien sûr, ma cariche di molto sensazionalismo e poca sostanza.
- Details
- Hits: 2741

Dopo Rosarno
di Alessandro Leogrande
Nessuno aveva previsto la rivolta dei braccianti di Rosarno. Non l’avevano prevista in Calabria, né altrove. E ha sorpreso, per l’intensità, anche chi ha visto in questi anni accumularsi nel sotto-mondo dei braccianti stranieri tensioni, sfruttamento, ingiustizie varie, alienazione senza che una miscela tanto esplosiva detonasse. Ora la detonazione c’è stata, e non riguarda solo la Piana di Gioia Tauro, un paese di sedicimila abitanti che fonda la propria economia sulla produzione di agrumi e i duemila africani che ne costituiscono la forza-lavoro sottopagata. Riguarda l’interno Mezzogiorno d’Italia. È un fuoco, quello rosarnese, che potrebbe propagarsi anche altrove. E riaccendersi, allo stesso modo, improvvisamente.
- Details
- Hits: 2394

La Dogville di Rosarno, provincia d’Italia
Infoaut
La Vandea in risposta alla rivolta dei migranti mette a fuoco una dimensione niente affatto locale dei fatti di Rosarno. “Il destino non è qualcosa di estraneo, come la punizione, bensì la coscienza di se stessi, ma come qualcosa di ostile” (Hegel). Quel che doveva prima o poi accadere - come dicono oggi tutti - è accaduto. Come per un meccanismo di proiezione inconsapevole, i “locali” hanno visto nei blacks in rivolta quello che loro non sono più in grado di fare, da tempo oramai, e cioè alzare la testa e dire basta mettendo in gioco tutto, anche la paga da fame - ma quanto fondamentale per loro! Lo hanno visto in uno specchio rovesciato, in negativo, dunque come elemento ostile. Sottomessi e insieme conniventi del “sistema” che non è solo e in prima istanza la rete dell’economia locale “canaglia” appaltata alle cosche ma la filiera dell’economia globale che fa capo alle grandi imprese, quelle “pulite”, e allo stato rinfoltito di ministri e funzionari padani.
- Details
- Hits: 3097

Marketing virale
di Lameduck
184 milioni di euro buttati nel cesso e gli italiani che non fanno una piega
Si erano fatti scudo persino di un innocente simbolo dell'infanzia dei quaranta-cinquantenni, il mite Topo Gigio, fatto passeggiare sulle spalle dei bravi (nel senso manzoniano) Bonaiuti e Fazio nel corso di una pantomima di presentazione della campagna di vaccinazione contro il virus-spauracchio H1N1. Fazio, il compare del ministro e marito della caporiona di Federfarma, Sacconi, non aveva giurato sui suoi figli che il vaccino era sicuro, aveva fatto di peggio. Aveva promesso addirittura di vaccinarli tutti. Questo nel momento in cui qualunque medico ti diceva di lasciar perdere questo vaccino realizzato in quattro e quattr'otto e potenzialmente affatto sicuro ma di limitarsi ad usare quello tradizionale stagionale.
Dopo averci scassato la minchia con l'influenza pandemica minaccia mondiale per mesi, avete notato che adesso, sui media prostituiti ai voleri del mercato, non si parla più di influenza suina? Non dovremmo essere nel pieno del famoso picco? Non dovremmo essere tutti a letto non in piacevole compagnia ma accasciati dal virus killer?
- Details
- Hits: 2676

Portatevi coperte e panini!
Marco Cedolin
Il freddo e la neve caduta abbondante in tutto il Centro Nord nel corso di questa settimana prenatalizia, hanno messo impietosamente al tappeto il servizio ferroviario italiano che ormai da molti anni si regge con le stampelle, fidando nella bonomia e troppa comprensione dei viaggiatori ormai avvezzi a sopportare stoicamente ogni genere di disagio.
In questo cadere al tappeto delle ferrovie, che nell’ultimo ventennio sono state abbandonate a sé stesse nell’ottica del progressivo disfacimento, a fronte di amministratori incapaci e della decisione di destinare alla truffa dell’alta velocità la quasi totalità degli investimenti, si sono toccate punte di una tale gravità da indurre anche il più presuntuoso e tronfio fra i dirigenti a prostrarsi in ginocchio, proferendo scuse con il capo cosparso di cenere.
Risulta praticamente impossibile stilare un riassunto completo di quanto accaduto in questi ultimi giorni sulla rete ferroviaria, fra migliaia di treni soppressi, spesso senza neppure avvertire i viaggiatori in tempo utile. Decine e decine di convogli bloccatisi improvvisamente in mezzo alla neve per guasti tecnici, lasciando per ore i passeggeri intrappolati al freddo e al buio senza corrente elettrica. Caos generalizzato nelle stazioni, dove i viaggiatori privi di qualsiasi informazione si sono ritrovati accampati come in un campo profughi in attesa di un treno che non sarebbe arrivato mai. Ritardi generalizzati che hanno raggiunto in molti casi il senso del ridicolo, giungendo perfino a superare i 700 minuti, una mezza giornata per intenderci.
- Details
- Hits: 2517

Il Giovanardi mannaro
di Francesco Merlo
Suscita rabbia e pena, una pena grande, il sottosegretario Carlo Giovanardi, cattolico imbruttito dal rancore, che ieri mattina ha pronunziato alla radio parole feroci contro Stefano Cucchi. Secondo Giovanardi, Stefano se l´è cercata quella fine perché «era uno spacciatore abituale», «un anoressico che era stato pure in una comunità», «ed era persino sieropositivo». Giovanardi dice che i tossicodipendenti sono tutti uguali: «diventano larve», «diventano zombie». E conclude: «È la droga che l´ha ridotto così».
Giovanardi, al quale è stata affidata dal governo «la lotta alle tossicodipendenze» e la «tutela della famiglia», ovviamente sa bene che tanti italiani – ormai i primi in Europa secondo le statistiche – fanno uso di droga. E sa che tra loro ci sono molti imprenditori, molti politici, e anche alcuni illustri compagni di partito di Giovanardi. E, ancora, sa che molte persone «per bene», danarose e ben difese dagli avvocati e dai giornali, hanno cercato e cercano nei cocktail di droghe di vario genere, non solo cocaina ed eroina ma anche oppio, anfetamine, crack, ecstasy…, una risposta alla propria pazzia personale, al proprio smarrimento individuale. E alcuni, benché trovati in antri sordidi, sono stati protetti dal pudore collettivo, e la loro sofferenza è stata trattata con tutti quei riguardi che sono stati negati a Stefano Cucchi. Come se per loro la droga fosse la parte nascosta della gioia, la faccia triste della fortuna mentre per Stefano Cucchi era il delitto, era il crimine. A quelli malinconia e solidarietà, a Stefano botte e disprezzo.
- Details
- Hits: 2607

Errore di sistema
di Alessandro Busi
La settimana scorsa parlavo con F., un detenuto della redazione di Ristretti Orizzonti con un importante curriculum carcerario alle spalle. Gli chiedevo un parere sulla storia di Stefano Cucchi e lui, lapidariamente, mi ha guardato e mi ha detto:
Cosa c’è da dire Ale? In carcere queste cose sono normali. Infatti, io non capisco tutta questa attenzione da fuori, ‘sto giro.
1
Il risultato dell’autopsia di Stefano Cucchi è stato questo: sangue nel suo stomaco e nella vescica, un vasto edema cerebrale, ecchimosi sul volto, traumi plurimi e due vertebre rotte (la terza lombare e la sacrale).
Ora, ciò che succede in questi giorni, è che giustamente la famiglia vuole sapere la verità di quanto accaduto a Stefano. Chi gli ha fatto queste lesioni, perché, perché nessuno li ha informati, perché gli hanno proibito di vederlo in quei giorni…La famiglia chiede tutto questo, perché è disumano quanto è stato fatto a lui e a loro, quindi vogliono sapere chi sono i responsabili. Ovviamente, anche la società civile si mobilita di fronte a questo fatto. I giornalisti si indignano, i politici si impegnano a fare interrogazioni parlamentari e la gente si costerna: si costerna, s’indigna, s’impegna, poi… A questo punto, quindi, la macchina è partita e procede per un percorso che, personalmente, trovo prevedibile e divisibile in due blocchi, in due fasi.
- Details
- Hits: 2589

Il servo, la puttana, il moderato: tre figure della democrazia reale
di Stefano Calzolari
Ci sono tre figure della democrazia reale che hanno goduto di grande attualità in quest’ultimo periodo: il servo, il puttana, il moderato. Meritano qualche veloce osservazione, al di fuori delle righe di cronaca.
Partiamo dalla più complicata, e anche da quella di cui non si parla quasi mai, il servo. Non se ne parla, ma viviamo in un tempo in cui il servo potrebbe fungere come emblema: per tutti coloro che dall’infanzia alla morte sono impiegati in attività e lavori che non possono essere definiti schiavistici solo perchè remunerati da qualche capitale con salari da fame; o per il meccanismo generalizzato di servizio per cui tutto serve a tutto, in una serie infinita di funzioni concatenate; ovvero per l’ideologia del servo, inteso come fornitore di attività servili d’ogni genere, che accetta la subordinazione ai padroni, al potere, ai media, come condizione naturale. Sfruttati, impiegati in lavori sporchi, e del tutto privi di reale potere su qualunque pezzo significativo della loro vita, questi ultimi funzionano economicamente come lavoro subordinato, spettacolarmente come propagandisti, socialmente come fabbrica del consenso.
- Details
- Hits: 4063

Questo è il potere
di Paolo Barnard
Eccovi i nomi e cognomi del Potere, chi sono, dove stanno, cosa fanno. Così li potrete riconoscere e saprete chi realmente oggi decide come viviamo. Così evitate di dedicare tutto il vostro tempo a contrastare le marionette del Potere, e mi riferisco a Berlusconi, Gelli, Napolitano, D’Alema, i ministri della Repubblica, la Casta e le mafie regionali. Così non avrete più quell’imbarazzo nelle discussioni, quando chi ascolta chiede “Sì, ma chi è il Sistema esattamente?”, e vi toccava di rispondere le vaghezze come “le multinazionali… l’Impero… i politici… ”. Qui ci sono i nomi e i cognomi, quindi, dopo avervi raccontato dove nacque il Potere (‘Ecco come morimmo’, paolobarnard.info), ora l’attualità del Potere. Tuttavia è necessaria una premessa assai breve.
Il Potere è stato eccezionalmente abile in molti aspetti, uno di questi è stato il suo mascheramento. Il Potere doveva rimanere nell’ombra, perché alla luce del sole avrebbe avuto noie infinite da parte dei cittadini più attenti delle moderne democrazie.
- Details
- Hits: 2931
Vaccino. Squalene, thimerosal e altre piacevolezze
Debora Billi
Ieri sera ascoltavo distrattamente Primo Piano, su Raitre. Un medico -non ricordo chi fosse- dopo aver sostenuto che l'influenza A è dieci volte meno pericolosa dell'influenza normale (in realtà è 72 volte meno pericolosa, ma sono dettagli) ha poi schizofrenicamente continuato con un panegirico del vaccino. Per la prima volta si è illustrato l'adiuvante MF59, ovvero lo squalene: si vede che comincia a diventare famoso anche presso l'opinione pubblica, visto che finora lo si è trattato come il convitato di pietra. Insomma, secondo l'illustre scienziato lo squalene è assolutamente innocuo, perché "è naturale e già prodotto dal nostro organismo".
La spiegazione, forse rivolta a noi ignorantoni, ha molto poco di scientifico: anche gli ormoni, ad esempio, sono naturalissimi e prodotti bontà loro dalle nostre ghiandole, eppure tutti sappiamo cosa succede se si prendono ormoni in eccesso rispetto alla produzione standard. Lo stesso vale per decine di altre sostanze.
- Details
- Hits: 2410

Lettera ai genitori sulla "nuova influenza"
Postato il Venerdì, 25 settembre @ 04:19:27
di Eugenio Serravalle
Specialista in Pediatria Preventiva, Puericultura-Patologia Neonatale
Cari genitori,
ogni giorno parliamo della nuova influenza, e mi chiedete se sia utile e sicuro vaccinare i bambini.
La mia risposta è NO! Un ‘no’ motivato e ponderato, frutto delle analisi delle conoscenze fornite dalla letteratura medica internazionale. Un ‘no’ controcorrente perché molti organismi pubblici, alcune società scientifiche e i mezzi di comunicazione trasmettono messaggi differenti:
avranno le loro ragioni...
- Details
- Hits: 2434

«Il vaccino? Soprattutto un affare colossale»
Mauro Lissia - «La Nuova Sardegna»
Intervista a Cornaglia Ferraris, il pediatra che denuncia la malasanità
Paolo Cornaglia Ferraris, la banca d’investimento J.P. Morgan ha calcolato che i governi dei vari paesi prenoteranno molto presto milioni di dosi del vaccino anti influenza A, al costo di dieci euro l’una, per una fattura finale attorno ai dieci miliardi di euro.
Un affare colossale per Big Pharma, il gruppo di multinazionali farmaceutiche che governa la salute mondiale. Ma è giustificato un investimento di queste proporzioni?
«Finora no, il numero di morti è molto basso e il rischio riguarda solo chi è già fragile, debilitato da malattie. Però è un virus nuovo, quindi cresce la possibilità che si comporti in maniera imprevedibile e questo provoca allarme. I responsabili delle politiche di prevenzione sono appesi a quanto dicono gli scenziati e su questo si gioca il futuro della spesa e della campagna di vaccinazione».
- Siamo quindi ancora nel campo delle incertezze.
- Sì, oggi non è chiaro quale sia il grado di severità di questo virus. Non si capisce se il numero di morti rispetto agli infettati sia superiore alle altre banali influenze del passato. E quest’incertezza genera ansia, c’è il timore che l’enzima N1 sia severo come quello che fece milioni di morti con la spagnola, negli anni Venti.
- Details
- Hits: 2479

Mezzogiorno di fuga
di Enrico Pugliese
È positivo che i mezzi di comunicazione di massa abbiano dato tanta attenzione alla pubblicazione del rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno. È anche positivo il fatto che, con
l'eccezione de Il Giornale di Berlusconi i toni siano preoccupati. E da questo punto di vista i dati sono incontrovertibili.
In alcuni casi il significativo peggioramento della situazione è evidente. In altri non c'è nulla di nuovo e si tratta del proseguimento, senza alcuna modificazione della portata di un trend ormai decennale.
È questo il caso della «ripresa dell'emigrazione dal Mezzogiorno» messa in evidenza per la prima volta dalla Svimez dieci anni addietro e ribadita annualmente nei rapporti. Insomma il vero merito della Svimez è stato quello di aver rilevato per prima dieci anni fa l'esistenza e l'importanza sociale del fenomeno, quando ancora sociologi, economisti e politici erano impegnati a spiegarsi un fenomeno che ormai
non esisteva più: quello della presunta indisponibilità alla mobilità territoriale del Mezzogiorno, espressa soprattutto dal fatto che i giovani non volevano «lasciare il nido», non erano disponibili a muoversi dal paese e dalla comodità della famiglia nonostante gli elevati tassi di disoccupazione giovanile.
- Details
- Hits: 2884

L’educazione finanziaria per i più piccoli
di Manlio Dinucci
Mentre l'esplosione della crisi mette a nudo la natura speculativa del mercato finanziario, il cui collasso ha travolto milioni di piccoli risparmiatori, una senatrice italiana presenta un disegno di legge per consentire «a tutti i cittadini di coglierne i benefici e sfruttarne i vantaggi». Come? Istituendo l'«educazione finanziaria» anche «tra le attività didattiche della scuola primaria e secondaria». L'idea non è di un'allieva di Tremonti eletta nelle liste del Pdl, ma della senatrice Maria Leddi del Pd.
Forte della sua esperienza di procuratore speciale della finanziaria Perseo SpA (holding di investimenti), nonché di segretario generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, la sen. Leddi propone che il ministro dell'economia e delle finanze Tremonti, di concerto con quelli dell'istruzione e dello sviluppo economico Gelmini e Scajola, istituisca un comitato di rappresentanti del sistema bancario e altri esperti, per «programmare e promuovere iniziative di sensibilizzazione e educazione finanziaria», così che i cittadini possano «utilizzare in maniera più consapevole gli strumenti e i servizi finanziari offerti dal mercato». Secondo la sen. Leddi, quando tante famiglie hanno bruciato i loro risparmi investendoli in azioni Cirio o Parmalat, in obbligazioni argentine e in altri titoli tossici privi di valore, ciò non è dipeso dal fatto che essi erano garantiti dalle più importanti banche e agenzie di rating, ma da un'insufficiente educazione finanziaria delle famiglie.
Page 62 of 63










































