Come uscire dall’Euro in 5 mosse
di Ascanio Bernardeschi
Perché occorre uscire dall’Unione Europea e come farlo salvaguardando gli interessi dei lavoratori
Dopo che anche Lega e Movimento 5 Stelle hanno (obtorto collo?) dichiarato la loro fedeltà all’euro, all’Europa e alla Nato, c’è il rischio che rimanga fuori dai radar la discussione sulla permanenza o meno nella gabbia dei trattati europei. Eppure l'argomento è della massima importanza, dal momento che le regole previste da questi trattati escludono di fatto ogni possibilità di adottare politiche economiche non tanto rivoluzionarie, ma anche timidamente anticicliche. Infatti questa gabbia inibisce la possibilità di manovrare sulla quantità di moneta emessa, di manovrare sui tassi di interesse, di manovrare sui rapporti di cambio, di effettuare politiche di deficit spending, di definire la politica della banca centrale, in barba alla Costituzione, alla sovranità nazionale, agli esiti elettorali.
Tutto ciò comporta deflazione, tagli al welfare, impossibilità di intervenire nell’economia, necessità di privatizzare per fare cassa, peggioramento delle condizioni dei lavoratori e in generale dei proletari, accentuazione delle disparità sia all’interno dei singoli paesi che fra paesi solidi ed economie traballanti. Ne consegue ineluttabilmente che il potere di interdizione e di autodifesa dei lavoratori si vada restringendo e che la disgregazione del mondo del lavoro affievolisca la presa delle tradizionali organizzazioni di classe dei lavoratori. Non c’è da stupirsi, quindi, se il malcontento, laddove la sinistra non ha saputo svolgere un’opposizione efficace a queste politiche, si sia incanalato verso formazioni della destra xenofoba e fascista o qualunquiste (in Italia Lega e 5 Stelle).
L’imbarbarimento della società non è più un pericolo solo ipotetico, ma tangibile, come pure il pericolo di ritorni a regimi reazionari e di crescita dei movimenti più o meno palesemente fascistizzanti.



Queste righe vengono scritte all’indomani della terribile notizia della morte del compagno Domenico Losurdo. Ed è, quindi, impossibile non prendere le mosse da alcuni spunti importanti della sua elaborazione nel nostro approccio ad un tema che tiene sempre più banco nel dibattito politico nazionale ed internazionale: quello relativo alla sovranità e alle problematiche che essa attraversa (questione nazionale, sovranità costituzionale, sovranità democratica, ecc.).
L’arrivo di Matteo Salvini al Viminale ha portato, in maniera non sorprendente, a un imbarbarimento del dibattito riguardo agli sbarchi di immigrati. 
L’Italia si sta autodistruggendo? Dal punto di vista tedesco, a molti sembrerebbe di si. Ma non per gli italiani.
Nel novembre del 2008, nel mezzo della più grave crisi economica mondiale dalla Grande Depressione, scrissi che l'era dell'internazionalismo globale - la cosiddetta "globalizzazione" - stava volgendo al termine. Le "forze centrifughe" agendo in senso autoconservativo si attivavano, separando alleanze, blocchi, istituzioni comuni e forme di cooperazione:
Con una delle sue provocazioni, Beppe Grillo ha in questi giorni proposto di designare i membri del Senato mediante un sorteggio e non con le elezioni. Il sorteggio fu in effetti a lungo lo strumento privilegiato dalle democrazie antiche e dalle repubbliche medievali, che diffidavano delle elezioni, ritenute strumenti destinati a favorire i gruppi sociali più abbienti. E anche di recente varie voci (tra cui quella di David van Reybrouck) hanno sostenuto l'opportunità di integrare i meccanismi elettivi con il ricorso al sorteggio, e alcune sperimentazioni hanno tradotto in pratica (con molti limiti) questa idea. 
All’apparenza la riunione del Consiglio europeo del 28-29 giugno si è conclusa sul punto delle migrazioni, che era il principale, con un nulla di fatto. In realtà, ha brutalmente rivelato il volto duro e ostile dell’Europa nei confronti del più grande dramma del nostro tempo. L’Italia si era battuta per far passare il principio che la questione delle migrazioni non riguarda solo l’Italia, ma L’Europa. “Chi attraversa il Mediterranee, ha sostenuto Giuseppe Conte, intende entrare in Europa”.
Tutti sanno che l'inizio degli anni '70 ha coinciso con un'era di massicce trasformazioni strutturali dell'ordine mondiale, spesso descritte come il passaggio dal fordismo al post-fordismo (o, più esattamente, dal fordismo al capitalismo neoliberista globalizzato, passando per il post-fordismo). Questa trasformazione della vita sociale, economica e culturale, che si è tradotta nello smantellamento dell'ordine centrato sullo Stato, tipico della metà del XX secolo, è stata altrettanto radicale di quanto fu la precedente transizione che portò dal capitalismo liberale del XIX secolo alle forme burocratiche del XX secolo, segnate dall'interventismo statale.
Qual è il modo migliore per uscire dall’euro? La domanda torna sul tavolo dopo la nascita del governo euroscettico in Italia. Sì, è vero che i principali ministri si sono impegnati a mantenere il paese nel blocco europeo della moneta unica, ma questi impegni non devono essere visti come immutabili. Devono essere considerati nel contesto più ampio della posizione contrattuale italiana. Il nuovo governo vuole chiarire che non è lì per far saltare tutto per aria. Preferirebbe restare nell’eurozona, ma vuole anche il cambiamento.


Diversità e frammentazione appaiono come la cifra principale del mondo del lavoro contemporaneo. Allo stesso tempo, però, l’integrazione crescente dei processi economici all’interno delle catene del valore, nelle quali coabitano regimi lavorativi estremamente diversi, aumenta l’interconnessione tra le molteplici figure del lavoro. Detto altrimenti, il luogo di lavoro non costituisce lo spazio in cui le diversità si appianano, ma esso può costituire un momento di convergenza. E’ questo, in breve, il filo conduttore di Figure del lavoro contemporaneo, un libro composto da otto ricerche sul campo, realizzate da giovani studiosi e studiose, che hanno come protagonisti facchini, portuali, lavoratrici del sesso, operai e operaie del circuito elettrodomestico, del comparto moda, delle imprese recuperate, migranti impiegati nel settore agricolo del Sud Italia, lavoratori e lavoratrici di piattaforme digitali.
Ci sono voluti 10 anni perché Stephanie Lenz 


Una campagna denigratoria basata sulle solite fake news è stata scatenata da una opposizione fittizia che non fa onore alla democrazia e che, arrampicandosi sugli specchi, ha passato al setaccio l’intervento di insediamento alle camere di 


Scrive il sociologo francese Jean-Claude Paye su Voltairenet.org

Lega e 5Stelle hanno costruito una fetta consistente del loro consenso sulla base di fumose ed incoerenti promesse di allentamento del giogo dell’austerità europea, che schiaccia l’Italia da quasi un decennio. Nonostante le fanfaronate, negli ultimi giorni il governo gialloverde sta tuttavia mostrando con estrema nettezza il suo vero volto: becero e demagogico nella gestione del fenomeno migratorio, completamente intriso di quell’indigesto misto tra liberismo sfrenato ed adesione disciplinata all’austerità europea sul piano economico. 
Le grandi narrazioni non sono finite, anzi. Sbagliava Jean-François Lyotard quando sosteneva che la loro fine fosse un derivato inevitabile dello sviluppo “delle tecniche e delle tecnologie che a partire dalla seconda guerra mondiale hanno posto l’accento sui mezzi piuttosto che sui fini dell’azione; oppure del rinnovato sviluppo del capitalismo liberale, [che ha liquidato] l’alternativa comunista e valorizzato il godimento individuale dei beni e dei servizi” (in La condizione post-moderna). 
C’è una crudele ironia nella coincidenza tra il mezzo secolo dal Sessantotto e un’attualità che si colloca al nadir della tensione alla palingenesi personale e collettiva, della radicale espansione della sfera delle libertà e delle possibilità che dell’annus mirabilis fissarono la costellazione simbolica e politica. Risentimento, insicurezza, paura: sono questi all’opposto i segni della nostra attualità, con le sue forme intrattabili di diseguaglianza ed esclusione, i conflitti interminabili, il vuoto di alternative, di fronte ai quali le soluzioni bugiarde dei populismi, con la loro subdola e in apparenza irresistibile manipolazione del discorso pubblico, si presentano come paradossale risposta alla crisi dell’ordine neoliberista e al suo mantra There is no alternative.
Come è noto, l’
«"Chi non lavora non mangia" - è questo il comandamento pratico del socialismo» 


Se volessimo suddividere per fasi





































