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Notizie sull'operazione speciale condotta dall'esercito russo in Ucraina
Qualche tempo fa è stato pubblicato – e ripreso anche da Contropiano - un articolo dell’analista geopolitico e giornalista indipendente statunitense Mike Whitney. Vale la pena di tornare su questo articolo – anche se su di esso si è già discusso in rete – per spazzare via gli equivoci alimentati spesso dal pensiero “progressista” e “liberal” occidentale. Parlando della strategia che sarebbe dietro l’azione del 7 ottobre 2023, attribuita – secondo l’autore – solo ad Hamas ed al suo responsabile militare di Gaza, Sinwar (poi eroicamente ucciso...
Di Youssef Siher sappiamo tutto: le sue origini, il suo eccezionale curriculum scolastico e lavorativo, il suo attivismo nella denuncia contro il genocidio del popolo palestinese. I media stanno profilando il mostro perfetto, il capro espiatorio di seconda generazione, capace di "guidare" tanti ragazzini "maranza" in tutta Italia. Funziona meglio della ingerenza di Putin, è più credibile e rassicurante. Perché è rassicurante? Perché questa "orda" di ragazzi giovanissimi che nessuno ha sentito arrivare e che rifiutano qualsiasi inquadramento,...
In Brasile le elezioni presidenziali sono state vinte da Luiz Inácio Lula da Silva, ma in America Latina più che altrove si vota, sì, ma la direzione di marcia viene spesso rovesciata da Washington. Con lo scrutinio completato al 100%, la corte elettorale brasiliana ha dichiarato che Lula ha ottenuto un vantaggio incolmabile. Rispetto ai risultati del primo turno Lula ha compiuto una rimonta straordinaria, sorpassando lo sfidante di estrema destra, Flávio Bolsonaro, con il 51,79% dei voti contro il 48,21%. Circa 4 milioni di voti di...
La capacità di negoziare è uno degli strumenti fondamentali del potere politico. Si può essere in disaccordo con un avversario, imporgli sanzioni o sostenere militarmente i suoi nemici, ma rinunciare al dialogo significa rinunciare anche alla possibilità di influenzare l’esito di un conflitto. E quando si smette di parlare con qualcuno, non lo si cancella dalla realtà: si lascia semplicemente che siano altri a trattare con lui e a decidere le condizioni della pace. È la lezione che l’Unione europea sembra aver imparato nel modo più umiliante....
Immaginiamo che un funesto mattino l’Europa si svegli nella lista nera dell’America. Risultato: Instagram e WhatsApp muti, Google irraggiungibile, ChatGPT spento. I servizi digitali di marca americana, che governano merci, prenotazioni e logistica, inceppati. Le carte Visa e Mastercard che non passano. Molti conti bancari bloccati. E i dollari digitali situati in Europa congelati. Esagerata distopia? Per ora sì, nella sua versione totale. Ma il problema è già evidente. Gli Stati Uniti manifestano un bisogno crescente di consolidare le vendite...
Massimo Ilardi parte dall’articolo di Gigi Roggero per discutere alcuni elementi generali che caratterizzano le nuove forme di rivolta metropolitana. Secondo Ilardi, se il mercato ha bisogno di alimentare continuamente nuovi desideri per espandersi, ha anche bisogno di disciplinarli e addomesticarli, imponendo regole e limiti alla loro realizzazione. È proprio in questa contraddizione che il consumo può trasformarsi in una forza dirompente, capace di mettere in discussione l’ordine stesso del mercato. La rivolta diventa allora espressione di...
Sembra proprio essere questa la conclusione che possiamo trarre, dopo giorni di commenti sulle violenze compiute ai margini delle manifestazioni degli studenti delle scuole superiori. Possibile che non si sia capaci di andare oltre la “condanna” della violenza? Se c’è chi inneggia alla rivolta come prodromo insurrezionale, al ribellismo spontaneo – vedendoci qualcosa che sinceramente è difficile vedere – dall’altro è solo un peana contro “maranza” e giovani “deviati” – e non parlo dei commenti della destra – o, al più, ad una rivolta...
Nella narrativa della strategia della paura, che domina i media di regime, è evidente la volontà di perpetuare il conflitto orizzontale tra giovanissimi "violenti spaccavetrine", possibilmente di origine islamica, e "onesti piccoli negozianti" che ogni mattina con sacrificio e abnegazione alzano le saracinesche per sopravvivere. Ma è davvero così? Abbiamo cercato di individuare i centri commerciali della Milano da bere, in zona ZTL, che lamentano più danni al patrimonio. Abbiamo scoperto che si tratta di multinazionali, che non hanno sede...
Lo scorso weekend è stato caratterizzato da giornate di mobilitazione e conflittualità che, perlomeno in Italia, hanno assunto caratteri inediti. Gigi Roggero propone alcuni elementi di riflessione, anzitutto sottraendo quanto accaduto al provincialismo del dibattito italiano e ricollocandolo nel contesto delle metropoli globali, da Parigi a Londra, fino a Los Angeles, attraversate da forme di rivolta che si diffondono anche attraverso il contagio comunicativo dei social network. A partire da qui, pone una questione politica centrale: le...
Il diritto di manifestazione è una di quelle enunciazioni fumose che nessuna carta costituzionale si fa mancare. L’inghippo sta nel limitare il diritto al manifestare “pacificamente”, come se chi organizza una manifestazione avesse lui la gestione e il controllo dell’ordine pubblico; anzi, se si allestisce un servizio d’ordine allo scopo di impedire l’infiltrazione di provocatori, già per questo ci si mette fuori della legalità. Il controllo e la gestione dell’ordine pubblico spetterebbero esclusivamente alla polizia, che però è a sua volta...
Era il 5 settembre 2025 e i primi nove mesi di possesso del Pentagono avevano confermato la sua sensazione che la struttura di vertice delle Forze armate statunitensi mancasse di mordente. Nonostante gli show di bullismo del suo predecessore Austin, anche al Pentagono tirava la stessa aria euforica del Dipartimento di Stato: birra e chitarra rock con quattro amici al pub di Kiev. Vinceremo e chi perde paga le consumazioni. Bisognava segnalare al mondo, ma soprattutto alle forze armate stesse, che la musica doveva cambiare. Anche Trump aveva...
La legge di bilancio ipotizzata dal governo Meloni assommerebbe a circa 23 miliardi, praticamente nulla, visto che ben oltre la metà serve solo a rifinanziare le misure, come il taglio del cuneo fiscale, introdotte una tantum. E' chiaro, alla luce di ciò, che serve una concreta alternativa. Provo a spiegarmi meglio. La stesura della Legge di Bilancio rappresenta annualmente il momento di massima sintesi politica ed economica per il Paese, eppure la sua costruzione si rivela sempre più un esercizio di bilanciamento estremo, imbrigliata com'è...
Qualcosa si muove nella direzione di porre fine alla guerra in Ucraina. Non è detto che arrivi al traguardo, ma si muove… Il fatto accertato più evidente è la denuncia quotidiana che Zelenskij fa dopo ogni bombardamento: “i nostri alleati non ci hanno avvertito e dato il tempo di lanciare l’allarme”, ossia far scendere nei rifugi la popolazione e soprattutto i vertici di Kiev. “Gli alleati” in questione sono però uno solo: gli Stati Uniti. Il sistema di assistenza e sorveglianza satellitare è Starlink, che è indispensabile sia per guidare gli...
Come ogni volta quando ci sono scontri e violenze contro cose o persone nel corso di manifestazioni pubbliche, mentre da destra si invoca il pugno di ferro come panacea universale, da più parti a sinistra viene evocata la presenza di infiltrati della polizia o di altri settori dello Stato come causa degli incidenti. Oggi, inoltre, va di moda, specie a destra ma non solo, una versione modernizzata della teoria degli infiltrati: i disordini sarebbero dovuti alla guerra ibrida condotta da entità statali ostili, come hanno affermato in Italia il...
Napoli è una città che tende alla sineddoche, alla mise en abyme, alla generalizzazione: lo dimostra il suo stesso nome, perché nel chiamarsi “città nuova” tende a considerarsi città par excellence, sottolineando quella sua irriducibilità che in tanti nel corso del tempo hanno provato a rivendicare. Prendiamo un esempio paradigmatico: diceva Luciano De Crescenzo in Così parlò Bellavista (1977) che l’uomo produttivo, ossia “il milanese”, preferisce la doccia perché consuma meno acqua, meno tempo e si lava meglio, campione di efficientismo. “Il...
Pubblichiamo la traduzione di un’analisi che ci è sembrata tra le migliori delle lotte degli studenti delle scuole francesi, anche se ormai la situazione si è andata via via sviluppando fino alla grandiosa manifestazione di sabato 17 ottobre, sulla quale abbiamo raccolto le prime impressioni di chi l’ha vissuta. Era stata indetta da tempo e aveva come ragione di fondo l’aggravarsi della condizione di vita a seguito dell’inflazione. Nel frattempo però scoppia, inattesa e soprattutto imprevedibile nelle modalità e nella composizione, la lotta...
Sopprimiamo la tentazione di dire “l’avevamo detto”. Quando una classe dirigente senza leve economiche del comando si trova ad affrontare un’insorgenza sociale di grandi dimensioni l’unica cosa che viene in mente è il ricorso alla polizia. Anzi, addirittura all’esercito… Succede anche dopo il lungo weekend tra Milano, Torino e Bologna, ma in questo momento è Milano l’epicentro politico della “nuova ondata sociale”, misconosciuta, sottovalutata, e ancora negata da chi si rifiuta persino di capire da dove sia venuta fuori. Hanno solo un...
Ieri il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov si è recato in Iran dove si è incontrato con il suo omologo Abbas Araghchi e il presidente Masoud Pezeshkian. In agenda impedire la ripresa di una guerra di larga scala da parte di Israele e Stati Uniti. Non è la prima volta che la Russia tenta chiudere la pericolosa/disastrosa querelle iraniana, ma stavolta è diverso perché Lavrov giunge a Teheran sull’onda della telefonata tra Putin e Trump di venerdì 9 ottobre, nella quale i due presidenti hanno parlato anche del conflitto iraniano e perché...
Ma cosa si aspettavano, che una massa di giovani relegati nelle periferie delle cittadelle del lusso, ridotti a eccedenze produttive o a manovalanza precaria, potessero accettare un presente di miseria con l’ascensore sociale non bloccato, ma sbarrato con violenza e un futuro fatto di nulla con la guerra, senza reagire? Chi ha fatto questi calcoli, che non sono calcoli ma diktat dettati dai vertici del potere imperialista finanziario e multinazionale, li ha proprio sbagliati: ma il pilota automatico si sa, non è come le city car di ultima...
19 ottobre. Che ansia, che tormento agita le fragili cristiane coscienze delle cancellerie euro-atlantiste, al pensiero di come il loro pupillo, personificazione del vallo euroliberale che si erge contro le “autocrazie asiatiche”, sia stato lasciato solo e indifeso dalle sconsiderate decisioni della Casa Bianca. L'impellente imperativo è quello di sostituire l'infido alleato yankee nel sostegno alla junta nazigolpista di Kiev e assumere, con ciò stesso, l'impegno a fare da muro alla “postura” - un termine che, nella nuova lingua liberale, fa...
Prevengo i commenti. Ma perché perdi tempo con Veneziani? Perché ne parli? Per un motivo semplice: l’egemonia. Vi ricordo che queste persone indottrinano anche chi governa; questi discorsi ve li ritroverete in Valditara e Meloni. Vi ricordo che queste persone, alla fine, approvano tagli e finanziarie. Il ruolo degli “intellettuali” è svuotare di senso le rivendicazioni materiali. Leggasi: arrampicarsi sugli specchi e dare la colpa a tutti/e tranne che a se stessi. «La rivendicazione economica è fuorviante», sentenzia Marcello Veneziani dalle...
“Ricostruire la base produttiva europea” è la frase che circola in ogni documento della Commissione europea. È un riflesso verbale che non impegna nessuno. Non dice quali industrie, con quali soldi, in quanto tempo, contro quali interessi. È una formula di copertura, non un programma. Il suo uso più recente è nel braccio di ferro con Pechino. Bruxelles ha scoperto, con dieci anni di ritardo, che il deficit commerciale con la Cina corre al ritmo di 1 miliardo al giorno. Minaccia salvaguardie sulle auto ibride, quote sull’acciaio, condizioni...
Parliamo delle vetrine, quel velo ideologico del commercio che ci fa salivare come cani di Pavlov al suono della campanella, quella nebbia di cristallo dove si vede e non si vede la reificazione che si incontra/scontra con l’ideologia borghese che critica il sistema finché qualcuno non lo tocca e lo mette sul serio in discussione. Insomma quel vetro che segna il limite tra chi ha e chi non ha, o meglio tra chi è e chi non è. La dinamica del velo che frena la pulsione, lo squarcio dietro al quale non si vuol vedere ciò che quel vetro nasconde:...
La sorpresa sta già nel fatto che ci si riesca a sorprendere. Anche ieri “Milano centro” è stata attraversata da gruppi di giovani che alla fine si sono scontrati con la polizia. La quale – dopo che evidentemente erano stati monitorati i social più utilizzati per la giornata di sabato – fin dalla mattina aveva cominciato a filtrare l’accesso al centro sulla base di due criteri piuttosto indicativi: chi indossava felpe con cappuccio e chi si porta dietro un colore di pelle un po’ diverso. Scene tra il comico e il tragico, con proteste...
“Il tempo”, scrive in L’evoluzione creatrice (1907) il più geniale filosofo della scienza del ventesimo secolo, Henri Bergson, “è invenzione”. In effetti, così prosegue il filosofo francese, “non appena ci si ritrova in presenza della durata vera, si vede che essa significa creazione”; una creazione che coincide con la “vita del reale”. Si tratta di una vita, è questo il punto forse più attuale del libro di Bergson, che evidentemente è molto più ampia di quella che ancora chiamiamo in senso assai più ristretto “vita”. Si tratta di una vita...
Che la libreria Feltrinelli, antico emblema della cultura antagonista italiana, venga devastata, durante una rivolta giovanile, possiede una sua ironia dialettica. Sono vent’anni che evito quelle librerie. Avete visto cosa espongono in vetrina? La conoscenza definitivamente sussunta nell’industria culturale, l’antagonismo convertito in valore di scambio. Adorno e Horkheimer hanno perso, e noi con loro. Del resto, è piuttosto facile mercificare Che Guevara sulle magliette e poi indignarsi quando una generazione, sottoposta a decenni di...
E’ difficile sottovalutare la portata dell’ingresso in campo degli studenti italiani avvenuto ieri in modo così clamoroso da costringere persino alcuni telegiornali Rai a metterlo come prima notizia. Mentana e La7, i presunti “progressisti” dell’”informazione indipendente”, sono invece riusciti nell’impresa di far peggio della Rai. In entrambi i casi le fumose “tensioni tra studenti e polizia” non sono riuscite stavolta a nascondere la portata della mobilitazione. E pure gli “incappucciati” che si muovono esattamente come i governi europei...
«Vedo nuvoloni all’orizzonte», avverte Giorgetti. Omettendo che le danze sue e di Meloni stanno contribuendo non poco a incupire i cieli. Dopo vari tentativi falliti, a fine 2026 il deficit pubblico dovrebbe finalmente andare sotto il fatidico 3% del Pil. Ma il ministro ammette che negli anni successivi il disavanzo oltrepasserà di nuovo la soglia. L’uscita dalla procedura di infrazione dunque si allontana. Scomodo lascito per il governo prossimo venturo. È uno dei pochi punti fermi della manovra di bilancio, per altri versi ancora avvolta...
Le immagini delle fiamme che avvolgono il municipio di Limoges in Francia, con il crollo del campanile, stanno facendo il giro del mondo. Il giudizio rispetto a episodi come questo non può che essere di condanna, così come non si possono che condannare gli atti di saccheggio che hanno accompagnato le proteste in molte zone della Francia. Tuttavia, se ci limitassimo a questo livello di considerazioni faremmo soltanto una classica operazione di conservatorismo piccolo-borghese, che ha le sue ragioni ma che è anche drammaticamente miope....
La Guerra fredda non è stata solo una questione di missili, spie e sbarramenti militari. Quello che la storiografia ufficiale spesso dimentica — o finge di non vedere — è che la battaglia più feroce e decisiva si è combattuta direttamente dentro le teste delle persone. Gli Stati Uniti non si sono accontentati di dominare il mondo con la forza delle armi e il peso del dollaro: hanno voluto plasmare le categorie stesse con cui le società occidentali interpretano la realtà, ridefinendo da cima a fondo ciò che è desiderabile, accettabile o anche...
Nel Landtag della Sassonia-Anhalt in Germania si è verificato un passaggio politico fondamentale che potrebbe segnare una svolta duratura per l’intero panorama politico tedesco e che, forse, potrebbe insegnare qualcosa anche nel resto d’Europa. Con l’approvazione di una mozione presentata dal BSW insieme all’AfD – rispettivamente il partito della sinistra patriottica fondato da Sahra Wagenknecht e il partito nazionalista di destra accusato di “fascismo” – il parlamento regionale ha formalmente impegnato il governo del Land a farsi promotore...
L'establishment UE-NATO sta conducendo una guerra ibrida contro l'Europa. La falsa élite che attualmente governa in molti Paesi europei e nell'Unione Europea a Bruxelles è determinata a scatenare una guerra contro la Russia. Sfortunatamente per loro i cittadini su cui governano non hanno alcun interesse al riguardo e i leader stanno quindi conducendo una massiccia campagna propagandistica per far cambiare loro idea. Stanno seguendo la linea tracciata da Hillary Clinton che dopo aver perso le elezioni presidenziali del 2016 contro Donald Trump...
CANDELA (FOGGIA) – Il sit-in è cominciato questa mattina alle cinque. Gli agricoltori e gli autotrasportatori che presidiano il casello autostradale per Napoli e Pescara con tir e trattori stanno accanto a due pattuglie dei Carabinieri e della Polizia stradale. Nessun ostacolo alle autovetture. Non vengono fatti passare solo i mezzi pesanti. Ma se qualche camionista insiste, lo lasciano andare. «Deve essere una protesta efficace – dicono i manifestanti -. Non dobbiamo permettere che il problema, che è economico e sociale, diventi un problema...
È un po’ di tempo che non riesco a occuparmi dei conflitti in corso in Europa e in Medio Oriente, in quanto ho voluto privilegiare lo spazio mediatico e il controllo della narrativa, il soft power, che ha oggi un ruolo essenziale nell’orientamento della politica interna e internazionale. Gli storici che dovranno un giorno soffermarsi sulla guerra suicida europea, sullo sterminio del popolo ucraino, come sul genocidio palestinese, sottolineeranno le responsabilità dei giornalisti e degli accademici che sono riusciti a normalizzare la guerra e...
Prima le sanzioni finanziarie contro Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, e contro alcuni giudici della Corte penale internazionale. Poi, il 26 agosto, il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha inserito nella sua lista nera anche Autistici/Inventati, il collettivo italiano che dal 2001 offre servizi digitali ad attivisti e associazioni. Una decisione che ha costretto Banca Etica a sospendere e poi chiudere il conto dell’associazione, per non incorrere a sua volta nelle sanzioni....
Negli ultimi anni, a livello comunicativo, mediatico e sui social, si assiste a quella che con una certa approssimazione potremmo definire una spirale inflattiva dell'analogia coi regimi autoritari del XX secolo. Sia ben chiaro che chi scrive, anche e non solo per tradizione familiare, non ha nessuna simpatia, o per meglio dire nutre una profonda avversione, per quei sistemi politici, all’origine di derive autoritarie e repressive e di atrocità di vario genere, ma qui quello che vorremmo cercare di porre in evidenza è una riflessione sul...
Tra le quattro principali nazioni dell’Europa continentale negli ultimi trenta anni l’Italia è stata sicuramente la più stagnante, a fronte di paesi come Germania, Francia e Spagna, che hanno invece presentato un quadro di maggiore dinamicità economica e salariale. La cronicità della stagnazione italiana spiega anche perché non stia subendo le stesse fibrillazioni sociali che oggi attraversano gli altri tre maggiori paesi europei. Ma non va neppure sottovalutata la capacità dell’oligarchia nostrana di surrogare il conflitto sociale reale con...
Alberto Deambrogio: Nel tuo articolo apparso su Machina, tu utilizzi l’analisi di Fernand Braudel per scardinare l’idea che il capitalismo coincida con la logica della concorrenza o con una semplice estensione dell’economia di mercato, definendolo invece come una strategia monopolistica e statale di puro potere e centralizzazione. Molta sinistra ha sicuramente considerato importanti le teorie ordo-capitaliste o la critica al neoliberismo inteso come “iper-concorrenza”, concentrando rivendicazioni sulla regolazione del mercato. Se accettiamo...
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Elezioni 2018: tutto ciò che è reale è razionale
di Fabrizio Marchi
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su un risultato elettorale sicuramente complesso che la vulgata mediatica in linea di massima (con alcune eccezioni) tende a derubricare come il trionfo delle forze “antisistema” e populiste contro quelle europeiste. C’è sicuramente del vero anche in questo ma si tratta, ovviamente, di una semplificazione politicamente finalizzata.
Cominciamo subito col dire che forze politiche realmente “antisistema”, cioè portatrici di programmi, idee, valori e anche orizzonti realmente alternativi all’ordine economico, sociale e ideologico dominante – al di là, anche in questo caso, della narrazione mediatica – non esistono. Né il M5S né tanto meno la Lega, infatti, si pongono il problema – neanche come orizzonte ideale – di una possibile trasformazione strutturale della società. Si tratta di due forze “populiste” (scegliamo di prendere per buona questa definizione, al fine di semplificare le cose…) che hanno dimostrato di avere la capacità di ascoltare la gente, di capire il proprio popolo (altra definizione che diamo al momento per buona ma che necessiterebbe di ben altro approfondimento), di entrare in relazione con la sua “pancia”, il suo sentire, le sue paure, i suoi bisogni.
Recensione a Terrorismo e modernità di Donatella Di Cesare pubblicata nel n.4 di Qui e ora
Rispetto all’ormai sterminata bibliografia sull’argomento, il libro di Donatella Di Cesare merita di essere letto, studiato e discusso, soprattutto da chi nutre velleità rivoluzionarie. La tesi di fondo è la seguente: il terrorismo non è un “mostro”, un flagello che si abbatte dall’esterno sulla nostra società, ma parte integrante della storia del moderno Stato democratico. Il merito di questo libro è mettere allo scoperto il tabù che lo Stato moderno cela dentro di sé.
«Terrorismo» è un termine di cui lo Stato ha il monopolio, così come ha il monopolio della violenza. Scrive Di Cesare, «Solo lo Stato esercita il potere di qualificare, definire, nominare. Solo lo Stato può dire ad altri “terrorista” E, per converso, nessuno può applicare allo Stato questo nome, a meno di non dichiararne apertamente l’illegittimità e comprometterne la sovranità».
Nell’ottica statuale, il terrorismo verrebbe solo dal basso. Insomma, per lo Stato non ci sono dubbi: il terrorismo è quello di ribelli, anarchici, autonomi, brigatisti, e poi oggi quello di islamisti e jihadisti. D’altra parte, è pur vero che oggi nessun rivoluzionario si definirebbe mai “terrorista”. Non è un caso, quindi, che siano soprattutto gli Stati a usare il termine nella retorica del discorso pubblico, revisionando di continuo la definizione a seconda dei gruppi che intendono squalificare.
L’acribia con cui la razionalità politica statuale si dedica a rappresentare il terrorismo come forma assoluta del Male contemporaneo è, in realtà, indice del tentativo, mai del tutto riuscito, di occultare quel quantum di terrore che resta inscritto nel cuore dello Stato moderno.
“Tutti i complotti sono uniti tra loro; come le onde che sembrano fuggirsi eppure si mescolano” – Louis Antoine de Saint-Just
“… là dove non esiste il disordine, gli imperialisti lo creano…” – C.L.R. James, I giacobini neri
Nel 1971, al culmine della spaventosa e omicida guerra statunitense al Vietnam, un gruppo di cineasti radicali argentini e italiani, conosciuti come Colectivo de Cine del Tercer Mundo, realizzarono un film dal titolo provocatorio: Palestine, Another Vietnam. Un titolo che dice molto in poche parole, una breve dichiarazione gravida di possibili significati. La principale suggestione del titolo – ovvero, che tanto il Vietnam quanto la Palestina fossero obiettivi di un’aggressione imperiale, così come di una resistenza ad essa – non sarebbe stata in alcun modo fuori luogo, o insolita, negli ambienti della sinistra globale del 1971. In effetti, i rivoluzionari palestinesi dell’epoca prestavano non poca attenzione al Vietnam, studiando sia le brutali tattiche militari utilizzate dall’imperialismo USA al fine di schiacciare un movimento rivoluzionario di popolo, sia la storica resistenza del popolo vietnamita. Quale lezione si poteva trarre da tutto ciò?
A questo proposito, nel 1973, allorquando la rivoluzione anti-coloniale vietnamita proclamava la vittoria sulla superiorità militare degli Stati Uniti, un gruppo di rivoluzionari palestinesi e intellettuali arabi convocava una tavola rotonda moderata da Haytham Ayyoubi, capo della Divisione studi militari dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP).
Nel suo ultimo lavoro (La gabbia dell’euro. Perché uscirne è internazionalista e di sinistra. Imprimatur, 2018) Domenico Moro, economista marxista e militante comunista, si impegna in un’importante opera di pulizia concettuale per sgombrare il terreno da alcuni fraintendimenti e resistenze ideologiche che impediscono la risoluta adesione ad un’opzione che egli ritiene vitale per la prospettiva di vita delle classi subalterne (italiane ed europee) e per le sorti della sinistra (comunista e non): la rottura con l’Unione europea e l’uscita dall’euro. Non abbiamo a che fare in senso stretto con un libro di analisi economica, ma con un insieme di lucide argomentazioni che legano i dati dell’analisi economica alle attuali urgenze della battaglia ideologica.
Il libro prende le mosse da una lapidaria e rivelatrice dichiarazione di Guido Carli, già governatore della Banca d’Italia: “L’Unione europea ha rappresentato una via alternativa alla soluzione di problemi che non riuscivamo ad affrontare per le vie ordinarie del governo e del Parlamento”. Come dire che, per far passare determinati orientamenti (antipopolari), occorreva che questi fossero imposti da un’autorità esterna, in grado di porre vincoli indiscutibili bypassando gli organismi decisionali interni e democratici.
L’economia secondo Andrea Roventini, il candidato ministro del M5S
di Keynesblog
Al di là di come la si pensi sul Movimento 5 Stelle, occorre riconoscere che l’indicazione di Andrea Roventini, docente presso l’Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa guidato fino a poco tempo fa da Giovanni Dosi, è una scelta di alto profilo. I suoi principali interessi di ricerca comprendono l’analisi di sistemi complessi, l’economia computazionale basata su agenti eterogenei, la crescita, i cicli economici e lo studio degli effetti delle politiche monetarie, fiscali, tecnologiche e climatiche. I suoi lavori sono stati pubblicati su Journal of Applied Econometrics, Journal of Economic Dynamics and Control, Journal of Economic Behavior and Organization, Macroeconomic Dynamics, Ecological Economics, Journal of Evolutionary Economics, Environmental Modeling e Software, Computational Economics. Inoltre partecipa a vari progetti di ricerca europei come ISIGrowth, Dolfins e Impressions.
Vale la pena quindi soffermarsi sui suoi lavori. Abbiamo perciò selezionato alcuni articoli e working paper che offrono una carrellata crediamo rappresentativa delle idee del candidato ministro.
Da quando è scoppiata la crisi, ma in particolare negli ultimi 2-3 anni, la critica ai modelli standard è diventata sempre più serrata, tant’è che persino diversi economisti mainstream hanno sollevato pacati dubbi (Blanchard), invitato a guardare altrove (Summers), se non addirittura, in qualche caso, mosso aspre critiche (Romer, Krugman e soprattutto Stiglitz).
«Chi vuole fare politica in generale, e soprattutto chi vuole esercitare la politica come professione […] entra in relazione con le potenze diaboliche che stanno in agguato dietro a ogni violenza. […] Chi aspira alla salvezza della propria anima e alla salvezza di altre anime non le ricerca sul terreno della politica, che si pone un compito del tutto diverso e tale da poter essere risolto soltanto con la violenza. Il genio o il demone della politica e il dio dell’amore, anche il dio cristiano nella sua forma ecclesiastica, vivono in un intimo contrasto, che in ogni momento può trasformarsi in un conflitto insanabile».
Sfogliando le seicentocinquanta pagine del Demone della politica – la corposa antologia, curata da Matteo Cavalleri, Michele Filippini e Jamila M.H. Mascat, che raccoglie alcuni dei lavori più importanti stesi da Mario Tronti dal 1958 al 2015 (Il Mulino, pp. 656, euro 46.00) – è quasi inevitabile tornare alle parole che Max Weber pronunciò nella sua celebre conferenza del gennaio 1919. Perché non c’è dubbio che il «demone della politica» sia costantemente presente in ogni pagina di Mario Tronti, dai suoi primi scritti apparentemente teorici fino ai lavori più recenti, pur dominati dalla disillusione e persino da una forma di «disperazione teorica». Non c’è infatti nessuna pagina di Tronti in cui la motivazione e gli obiettivi non siano – più o meno scopertamente – politici. Anche se la politica cui pensa Tronti è una «grande politica» che non ha nulla a che fare con il querulo battibecco che – nella quotidianità delle nostre democrazie d’inizio millennio – siamo soliti chiamare (fin troppo generosamente) «politica».
La meraviglia panica, ci disperde, dinanzi al trionfo del neoliberismo. Si deve passare dallo stupore alla razionalizzazione. Dinanzi alla carcassa che ci offre il neoliberismo, con lo splendore di un corpo in decomposizione logorato dalle sue contraddizioni senza risposte, dalle quali non pare aprirsi alcun campo di ricerca, alcuna prassi. E’ necessario partire dal punto zero del pensiero per ricominciare. L’incipit di un nuovo percorso deve avere la chiarezza della trappola in cui il mondo è caduto, “La notte del mondo”, a voler usare il linguaggio di Heidegger, e non si coglie la fine della notte. Al silenzio del pensiero e della speranza è necessario opporre la domanda. Quest’ultima necessita che si guardi in profondità, che ci si sottragga alla stimolazione perenne, per vivere l’irrilevanza di questi decenni. La categoria con la quale è possibile leggere la contemporaneità è l’irrilevanza, la mercificazione fa molto più che ridurre tutto alla totalità della valorizzazione, trasforma la vita, le nostre vite, da organico ad inorganico, agisce da acido, annichilisce, con il pensiero, la passione di vivere. Se seguissimo i dettami della nostra Costituzione, il carattere feticistico delle merci sarebbe illegale, non costituzionale, poiché la Costituzione fa della dignità e della volontà soggettiva l’architrave della difesa della dignità delle persone, così come recita l’articolo terzo:
Votare: dovere, rito effimero, diritto per contare?
di Giovanni Dursi
Il diritto di voto è garantito dall’articolo 48 della Costituzione della Repubblica italiana, che afferma:
«Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge. Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge».
Come si può leggere, nella Costituzione il voto è considerato un “dovere civico”. Si dibatte da tempo sul senso di queste parole, anche perché è un “dovere” che non prevede sanzioni in caso di violazione. Il voto sembra essere l’unica espressione simbolica delle prassi democratiche. In realtà, nell’ordinamento italiano esistono 4 strumenti di democrazia diretta:
• Petizione (50 della Costituzione)
• Legge di iniziativa popolare a voto parlamentare (71 della Costituzione)
• Referendum abrogativo (75 della Costituzione, il quale è anche il motivo per cui in Italia non ci sarà mai un referendum come quello che ha portato al Brexit)
Dopo Trump, dopo la Brexit, dopo il referendum sulla Costituzione italiana del dicembre 2016, erano arrivate la vittoria di Macron nelle elezioni presidenziali francesi e il recente, travagliato rilancio della Grande Coalizione CDU-SPD in Germania, alimentando nell’establishment liberal democratico l’illusione che la marea populista fosse sul punto di rifluire. Invece no. Il risultato delle elezioni politiche italiane di pochi giorni fa testimonia che l’onda prosegue il suo cammino e rischia di travolgere la diga eretta da partiti tradizionali, media e istituzioni nazionali ed europee.
M5S e Lega triplicano le rispettive rappresentanze parlamentari e i loro voti sommati superano il 50%, certificando che metà dei cittadini italiani sono euroscettici e non credono più alle narrazioni sulla fine della crisi e sui presunti benefici della globalizzazione. Partirò da alcuni commenti giornalistici sullo tsunami populista per affrontare quattro interrogativi: 1) quali sono le radici sociali del populismo, 2) quali sono le differenze fra le sue due anime principali; 3) perché le sinistre (tanto le socialdemocratiche quanto le radicali) stanno affondando nell’insignificanza politica; 4) perché, malgrado tutto, l’establishment è ancora in grado resistere e quali scenari si apriranno se e quando la diga crollerà davvero.
Gli appassionati di teologia politica frequentano molto quel passo di Walter Benjamin dove si racconta del turco meccanico. Il turco meccanico, racconta Benjamin, è un automa che raggiunse una grande popolarità mostrando di sapere giocare a scacchi: ma le sue capacità, in realtà, erano dovute a un uomo di bassa statura e di grande abilità scacchistica, nascosto dentro il finto automa. Per Benjamin, l’«invisibile» è l’anima teologica che abiterebbe il materialismo. Roberto Ciccarelli è andato a caccia anche lui del motore invisibile del nostro tempo, o meglio, del motore invisibilizzato, di quell’energia che, pure costantemente sotto i nostri occhi, è continuamente occultata dai dispositivi di governo. Solo che Ciccarelli non guarda in un presunto Altro o Altrove, e neppure nelle sfere comunque più o meno trascendenti che custodirebbero qualche presunta «scintilla» della decisione politica, com’è nella tradizione delle teologie politiche che solitamente si richiamano al turco benjaminiano. Per lui, l’energia nascosta non è affatto nascosta, e tantomeno è nei cieli: il motore è tutto presente sul piano di immanenza, ed è nascosto non perché teologicamente profondo, tantomeno perché la verità ami nascondersi, ma perché i meccanismi di sfruttamento e l’inadeguatezza delle nostre categorie di indagine congiurano per rendere impossibile nominarlo.
L'articolo di Alessandro Visalli sui fatti di Macerata (qui) ha suscitato un vivo dibattito nei commenti e un'articolata replica di Eros Barone (qui). Anche Mario Galati, chiamato in causa nella discussione, ci offre il suo contributo
“In altre parole, se entro il modo di produzione capitalista, fino a che si resta entro la sua logica, appare alla fine comunque razionale, e quindi invincibile, il calcolo economico e la competizione, con essa diventano anche inevitabili i rapporti sociali che esso determina (o meglio, che lo fondano); con la sua logica viene anche una specifica forma di gerarchia sociale. Comprendendo il capitalismo, invece, come figura storica (e non sopra-storica) diventa possibile accedere ad un piano di critica più profondo. Il calcolo economico, indiscutibile sul piano della valorizzazione del valore (e quindi della sua accumulazione, nel contesto dei rapporti sociali dati), diventa irrazionale se si tiene al centro il principio di una altra socialità: se la ricerca dell’autonomia porta a porre al centro la natura e la società tutta. Il calcolo economico, come scrive nel 1973 Amin, diventa allora riconoscibile come “irrazionale dal punto di vista sociale”.
Se Visalli si fosse attenuto a questa sua citazione non sarebbe incorso nella contraddizione di sostenere il carattere storico-sociale delle categorie di razionale e irrazionale e, nel contempo, di sostenere, sostanzialmente accettandola da Buffagni, la persistenza di forme irrazionali archetipiche connaturate all’essere umano, quali possono essere quelle rappresentate nel mito greco. Un conto è contestare una determinata razionalità storicamente determinata, specificandone il carattere ideologico e la funzione apologetica e strumentale, eventualmente, altro conto è l’irrazionalismo, ossia la rinuncia a spiegare razionalmente, scientificamente (proprio così, con tutte le approssimazioni, la parzialità, le distorsioni e i difetti possibili) i fenomeni umano-sociali, relegandoli sbrigativamente nella dimensione della trascendenza, metafisica o “naturale” che sia, e dell’eternità.
Tempi faticosi: le relazioni contraddittorie tra tempo di lavoro e produttività
di Maurizio Donato
Le politiche che promuovono flessibilità e precarietà hanno ridotto la crescita della produttività; Marx costituisce ancora un riferimento utile per interpretare questi dati
Da quando – attorno alla metà degli anni ’90 – la produttività del lavoro in Italia ha cominciato a stagnare, le ore di lavoro hanno preso ad aumentare. Le politiche del lavoro che, grazie all’aumentata flessibilità, hanno ridotto le garanzie dei lavoratori, non solo non hanno fatto crescere la produttività, ma hanno contribuito a frenarla.
Se si confronta il tasso di crescita del reddito pro-capite di un paese con i dati relativi a un periodo precedente e con quelli di altri paesi, si possono scoprire diversi elementi interessanti.
In primo luogo, ci si rende conto che in tutti e tre i paesi europei scelti per questo confronto, anche se a livelli diversi (la tendenza è molto più accentuata nel caso dell'Italia), la dinamica è la medesima: diminuisce il tasso di crescita del reddito pro-capite, cala il ritmo della produttività, aumentano (o rallenta il ritmo della loro diminuzione) le ore lavorate pro-capite. Tutto questo prima dell’ultima crisi.
Ripensare Marx e Engels, tra filosofia e filologia
L’ultimo libro di Giovanni Sgro’
di Giuliano Guzzone*
Nei cinque capitoli – due interamente inediti e tre ottenuti dalla rifusione di una serie di articoli precedentemente apparsi in rivista – e nell’appendice che compongono il suo ultimo libro, Friedrich Engels e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, Giovanni Sgro’ ha raccolto, in forma sistematica e compiuta, i risultati della sua decennale ricerca intorno al pensiero teorico-politico dell’«ultimo Engels». Si tratta di una pubblicazione importante per svariate ragioni.
Dal punto di vista del metodo, essa testimonia l’importanza sempre crescente che il nesso tra filologia e filosofia è venuto acquisendo nella più recente storiografia filosofica, in Italia e all’estero: essa mostra, cioè, come il profilo di un autore anche “classico” possa porsi sotto una luce affatto nuova, come l’esegesi del suo pensiero possa esplicarsi lungo tracciati sensibilmente innovativi, anche rispetto ad una cospicua letteratura, come le precedenti interpretazioni possano acquisire fondamenta più salde qualora si disponga di un’edizione critica integrale, filologicamente accurata, delle sue opere e si consegua un rapporto più intimo e ravvicinato con la “materialità diveniente” del testo filosofico.
Il tema del potere della conoscenza nell’atto produttivo
di Sergio Bellucci
In innumerevoli dibattiti di questi anni, di fronte alle analisi sulle trasformazioni del lavoro indotte dalle tecnologie digitali che si stavano producendo, sono stato invitato ad analizzare, a livello globale, lo sviluppo del mondo del lavoro. Si obiettava che, alla riduzione degli occupati operai nel mondo occidentale, corrispondesse un aumento dell’occupazione operaia nel mondo, attraverso i processi di delocalizzazione che molte imprese, grandi e piccole, stavano determinando.
Il processo, come provavo a spiegare, era solo “temporaneo” e non strutturale. Non solo, ben presto, meno di due/tre decenni, le innovazioni più avanzate avrebbero raggiunto anche i territori più lontani e l’impatto, dovuto alla riduzione dei costi delle tecnologie, vantaggioso anche in condizioni di iper-sfruttamento. L’esperienza della più grande fabbrica del mondo, la cinese FOXCON, con la massiccia sostituzione di lavoratori vivi con robot introdotta già dal 2012 e proseguita negli anni successivi non era che una avvisaglia di fenomeni ben più robusti e strutturali. Le stesse ondate di ritorno dei processi di delocalizzazione, spinte a volte da scelte politiche come dimostrano l’esperienza della presidenza Trump, accelerano i processi di distruzione del lavoro vivo, riducendo il lavoro nelle aree disagiate del mondo, ma favoriscono l’installazione di impianti produttivi sempre più automatizzati che producono effetti marginali nel ricco occidente che si vorrebbe avvantaggiare.
"Far maturare il bambino, non buttarlo insieme all'acqua sporca"
di Domenico Moro
I risultati delle elezioni italiane sono l’ulteriore dimostrazione del collasso, a livello europeo, del sistema politico tradizionale, basato sull’alternanza bipolare di centro-destra (PPE) e centro-sinistra (PSE). Forza Italia, interna al gruppo dei Popolari europei (PPE), è il quarto partito, il Pd, rappresentante del Partito socialista europeo (PSE), è secondo a pari merito con la Lega e scende al minimo storico. Il risultato del Pd non è per nulla eccezionale rispetto a quanto fatto registrare dai partiti socialisti in Germania, Spagna e Francia (anzi, qui le cose sono andate peggio).
Il punto è che la presunta e tanto sbandierata ripresa non è tale da recuperare quanto perso in 10 anni di crisi e di austerity europea e soprattutto è una crescita senza lavoro, o meglio senza lavoro adeguato a sopravvivere, fatta di aumento delle disuguaglianze. Infatti, il tema implicito di queste elezioni è stato il lavoro, o meglio la mancanza di lavoro. Le elezioni sono state vinte da chi ha messo in campo una risposta - giudicata credibile dagli elettori - a questo problema e alla questione collegata, cioè come determinare una effettiva ripresa economica. In particolare tre proposte sono state portate all’attenzione degli elettori da Lega e M5S: la critica ai vincoli dei trattati Europei, la riduzione dei flussi di immigrazione, e soprattutto il reddito di cittadinanza, collegato quest’ultimo a un programma neokeynesiano.
Ci sarà modo di tornare sul significato politico, istituzionale e sociale di queste importantissime elezioni, ma una cosa balza agli occhi. Le classi che hanno maggiormente sofferto a causa della globalizzazione e dell’Unione europea, ossia, per dirla in soldoni, gli strati inferiori della borghesia e del proletariato, si sono apertamente ribellate all’ordine vigente, si sono intrecciate nel voto ed hanno scelto partiti che raccolgono la protesta mescolando nostalgie liberiste e promesse di protezione. L’inevitabile alleanza tra la piccola borghesia ed il proletariato più debole avviene, al momento, sotto l’egemonia della prima. Soluzione obbligata, visto lo spettacolo vergognoso offerto in tutti questi anni dalla sinistra, ormai intossicata da una pestifera miscela di europeismo, retoriche politically correct e movimentismo. Accentuando la sua crisi, il PD segue il destino delle cosiddette socialdemocrazie europee, vittime del loro ipermercatismo. Per parte sua, la variante espressa da Liberi ed Eguali, si dimostra inevitabilmente inefficace, essendo soltanto antirenziana e non sufficientemente antiliberista. E Potere al popolo? Il risultato della sinistra radicale è cosa meno ovvia, perché è in quell’ambiente che avrebbe potuto e dovuto maturare un’alternativa al globalismo europeista e sono quelle le forze che avrebbero dovuto capitalizzare in qualche modo la benvenuta débacle del PD. Invece è avvenuto il contrario, e la sinistra radicale ha raggiunto il peggior risultato della sua storia. Perché?
Questo articolo del compagno Marco Pondrelli è il primo di una serie di contributi che Marx21.it dedicherà alle elezioni ed agli altri temi centrali del dibattito politico, con l’obiettivo di fornire una chiave di lettura ed un contributo non congiunturale al dibattito a sinistra
Quali erano gli schieramenti in campo in queste elezioni? La risposta l’ha fornita l'organo di Confindustria: Sergio Fabbrini in due editoriali (14 e 21 gennaio) apparsi su 'il Sole 24 ore' ha spiegato che in Italia si confrontavano europeisti e sovranisti. Due schieramenti trasversali ai singoli schieramenti ed ai singoli partiti, ma dalle caratteristiche ben definite. Da una parte stava l'integrazione europea e, come spesso ci ricorda Panebianco dalle colonne del 'Corriere della Sera', la NATO, dall'altro lato la sovranità nazionale.
Il Sole 24 ore non ha dubbi su dove schierarsi, arrivando ai confini dell'eversione quando afferma che “se le istituzioni politiche ed elettorali non sono in grado di garantire la preservazione di quel rapporto [con l'Europa] […] allora è necessario che quel rapporto venga protetto dalle nostre classi dirigenti“, tutto può essere discusso tranne la nostra appartenenza all''U.E. (ed all'euro) ed alla NATO. I grandi mezzi di informazione del paese per tutta la campagna elettorale hanno costruito un orientamento che considerava irricevibile una sovrana decisione del popolo italiano se essa avesse messo in discussione queste appartenenze. Il ragionamento di fondo è sempre stato il fatto che riappropriarsi della sovranità nazionale è inammissibile e che l'appartenenza all'U.E. ed alla Nato non sono nella disponibilità degli elettori.
Gli ultimi dati sul lavoro non sono incoraggianti. Se pur cala il tasso di disoccupazione dello 0,1%, arrivando all'11,1%, con il picco nella fascia di età tra i 15-24 anni (calo del 1,3% e disoccupazione al 32,7%), le nuove assunzioni sono quasi tutte a tempo determinato. Rispetto a novembre 2016 ci sono stati infatti +450.000 occupati a tempo determinato a fronte di 48.000 a tempo indeterminato. Solo tra ottobre e novembre 2017 ci sono stati 68.000 nuovi occupati, di cui 54.000 precari. L'ex premier Renzi esulta: "Il Jobs Act ha fatto aumentare le assunzioni, non i licenziamenti, il tempo è galantuomo lo diciamo sempre" Molto fumo negli occhi. A sinistra le opposizioni incalzano e replicano. Per Pippo Civati, di Liberi e uguali, "i precari sfondano ogni record: quasi 3 milioni (2.908.921). Mai così alti dall'inizio della serie storica. Ogni dieci nuovi lavoratori dipendenti, otto sono precari. Il vero record è la precarietà". Dati che scaldano la campagna elettorale e il tema del lavoro torna al centro dello scontro, tra bugie, propaganda e proposte.
Tra queste ultime, merita attenta analisi quelle del Movimento 5 stelle: perché secondo i sondaggi attuali è il primo partito, e nonostante gli inciuci vari tra partiti e liste apparentate, dovuti al meccanismo della legge elettorale, potrebbe arrivare a governare, ricevendo l'incarico da Mat-tarella per andare davanti al Parlamento e vedere chi ci sta; perché rifiutando di collocarsi sia a destra che a sinistra, è meno facilmente identificabile nella sua posizione rispetto al conflitto Capitale/lavoro; perché, infine, ne ha fatto uno dei suoi temi principali da mesi.
Intelligenza Artificiale, Biomorfismo e Automazione Cognitiva
di Fabio Iapaolo
Il gioco [dell’imitazione] può forse essere criticato sulla base del fatto che le possibilità sono troppo nettamente a sfavore della macchina. Se l’uomo dovesse cercare di fingere di essere una macchina, farebbe certamente una pessima figura. Sarebbe tradito immediatamente dalla sua lentezza e imprecisione nell’aritmetica. Non possono forse le macchine comportarsi in qualche maniera che dovrebbe essere descritta come pensiero, ma che è molto differente da quanto fa un uomo? (A. M. Turing, 1950)
In Blade Runner[1] Rick Deckard sottopone i suoi interrogati al test di Voight-Kampff, così da poter discriminare tra umani e replicanti: i secondi pressoché identici ai primi e tuttavia incapaci di provare emozioni analoghe a quelle dell’uomo.
Il test di Voight-Kampff, per analogia di scopo,[2] è simile al test di Turing, introdotto dallo stesso Alan Turing nel suo pioneristico saggio sull’intelligenza macchinica[3] del 1950 che, in maniera provocatoria, si apre con la domanda: le macchine sono in grado di pensare?[4] Turing suggerisce di riformulare questo dilemma sotto forma di un test comportamentale, detto ‘gioco dell’imitazione’, a cui partecipano tre soggetti, due umani e un computer. Il gioco, in breve: un esaminatore umano sottopone una serie di domande scritte a un altro essere umano e a un computer, entrambi separati fisicamente dal primo di modo che questi non possa sapere da chi provengano le risposte. Un computer supera il test di Turing – e gli viene dunque riconosciuta la capacità di simulare un comportamento intelligente – se l’interrogatore si dimostra incapace di stabilire con certezza chi sia di volta in volta a rispondere alle sue domande.
L’Istat pubblica le stime del valore del patrimonio detenuto da famiglie, imprese e Stato per l’anno 2016 e la loro evoluzione nell’ultimo decennio
Non si tratta più di vedere se questo o quel teorema è vero o no, ma se è utile o dannoso, comodo o scomodo al capitale, se è accetto o meno alla polizia. Ai ricercatori disinteressati sono subentrati pugilatori a pagamento, all'indagine scientifica spregiudicata sono subentrate la cattiva coscienza e la malvagia intenzione dell'apologetica (Karl Marx, poscritto alla seconda edizione del libro I de Il Capitale)
Queste parole, che ben descrivono lo stato della “scienza economica borghese” da circa 150 anni, sembrano calzare alla perfezione anche per l’Istat ed il suo report intitolato “la ricchezza non finanziaria dell’Italia” uscito lo scorso 1 febbraio. Ventisei pagine che intendono fornire la misura del valore di abitazioni, immobili non residenziali, impianti, macchinari, armamenti, risorse biologiche coltivate, prodotti di proprietà intellettuale, scorte e terreni agricoli detenuti dalle imprese, dalle pubbliche amministrazioni e dalle famiglie nel 2016 e la loro variazione negli ultimi 10/15 anni.
Un’informazione quanto mai necessaria per comprendere, seppur a grandi linee, chi e dove accumula ricchezza nel nostro paese. Per scelta dell’istituto di statistica, tuttavia, dal computo mancano alcune componenti a dir poco fondamentali: le opere di ingegneria civile, gli oggetti di valore ed i monumenti, oltre ai beni durevoli delle famiglie (es, automobili, elettrodomestici, computer), i mezzi di sussistenza e le risorse naturali non prodotte dal lavoro umano.
In attesa Che Programma 101 renda noto il suo Comunicato di bilancio e giudizio sui risultati elettorali ci pare doveroso rilanciare quanto scrive il compagno a amico Carlo Formenti
«Populista: aggettivo usato dalla sinistra per designare il popolo quando questo comincia a sfuggirle»
Nei prossimi giorni pubblicherò la mia analisi del risultato elettorale sul blog, come al solito.
In attesa di approfondire le riflessioni che quanto è appena successo mi suggerisce, non posso tuttavia esimermi da una prima reazione a botta calda.
Troppa è l'irritazione che mi suscitano le reazioni di tutti quei compagni che, di fronte alla duplice schiacciante vittoria di Cinque Stelle e Lega, sanno solo insultare gli elettori italiani accusandoli di essere populisti, qualunquisti, fascisti, razzisti, sessuofobi, xenofobi e quant'altro.
Per tutti costoro vale la seguente battuta di J-M. Naulot, riportata in esergo da Luca Ricolfi nel suo libro "Sinistra e popolo" : «Populista: aggettivo usato dalla sinistra per designare il popolo quando questo comincia a sfuggirle».
Così come vale la definizione di "negazionisti" che il giornalista americano Spannaus ha appioppato alle sinistre che negavano appunto le radici popolari della vittoria di Trump negli Stati Uniti e della Brexit in Inghilterra.
Ricerca delle origini della cultura della complessità: Aristotele
di Pierluigi Fagan
Quando si cercano le radici di un concetto che compare molto tempo dopo dal tempo in cui si cercano le radici, occorre improntare la ricerca a criteri non deterministici. Complessità è un concetto di cui -tra l’altro- non esiste una universale codifica accettata, un concetto che prende corpo soprattutto nella seconda metà del XX secolo mentre le radici, per ogni elemento di conoscenza della tradizione occidentale, non possono che retrocedere a gli antichi Greci. Sono quindi circa duemilaquattrocento anni quelli che intercorrono tra il concetto di complessità ed Aristotele. Eppure, qui si sosterrà che almeno due importanti coordinate del pensiero complesso, si ritrovano nell’opera dello Stagirita, in nessuno degli antichi prima di lui ed in nessuno altro dopo di lui, almeno fino al medioevo e poi al moderno.
Queste due coordinate sono: il concetto di sistema, la forma sistematica della conoscenza. Cominciamo dalla seconda. Aristotele, appartiene a quella esigua schiera di filosofi, detti appunto sistematici. Oltre a lui, Tommaso d’Aquino, Kant e sopratutto Hegel. Il filosofo sistematico tratta qualunque oggetto del pensiero. Le tre grandi famiglie della conoscenza umana sono i discorsi sull’uomo, sul mondo, sulle relazioni tra uomo-uomini e mondo. Il filosofo sistematico li affronta tutti con la medesima curiosità ed impegno, “enciclopedico”, termine coniato nel XVIII secolo, è il termine che illustra questa vocazione comprensiva del conato conoscitivo.
Novembre 2008: in una mailing list della comunità hacker compare il manifesto Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System, a firma di Sato-shi Nakamoto. Il nome è uno pseudonimo, e a tutt'oggi non si è mai saputo chi vi fosse dietro, e nemmeno se un individuo o un collettivo. Il documento contiene i principi e il codice per poter sviluppare un software open source (1) che crea: una criptovaluta, chiamata appunto bitcoin (2), una rete peer-to-peer (P2P) (3) sulla quale questa moneta digitale circola, e il relativo protocollo di comunicazione (4). Nel gennaio 2009 viene rilasciata, sempre all'interno della comunità hacker, la prima versione del software - sarà poi aggiornato più volte - che inizia a essere utilizzato.
L'aspetto tecnico del Bitcoin è strettamente legato a quello politico: per come è stato pensato e implementato, infatti, non poteva che andarsi a inserire nelle dinamiche capitalistiche (perfino di sfruttamento di lavoro delocalizzato, come vedremo) fino a diventare un asset speculativo. Contiene tuttavia un'idea - la block-chain - che potrebbe creare qualcosa di politicamente molto diverso.
Che cos'è e come circola
Innanzitutto il bitcoin è una stringa digitale alfanumerica. I processi che lo riguardano sono due: la creazione e la circolazione.
L'editore Nero porta in Italia il testo fondamentale della nuova sinistra accelerazionista
Nel 2013 due giovani ricercatori inglesi di sinistra, Nick Srnicek e Alex Williams, pubblicano l’ennesimo manifesto per una “new Left”. Lo chiamano Manifesto per una politica accelerazionista, e produce i consueti dibattiti nei ristretti ambienti dell’accademia critica e di quella militanza intellettuale fortemente minoritaria che non disdegna di usare le nuove tecnologie. Il resto del mondo lo ignora. Accade lo stesso con il libro che i due autori pubblicano due anni dopo, estendendo le tesi succintamente esposte nel manifesto: Inventing the Future. Lo dimostra il fatto che in Italia il volume è arrivato solo ora, tre anni dopo, e pubblicato da una nuova intraprendente micro-casa editrice, Nero, collegata al progetto editoriale del magazine Not diretto da Valerio Mattioli.
Eppure, Inventare il futuro meriterebbe ben più notorietà di quella che sembra godere solo se si frequenta la stessa bolla in cui le tesi di Srnicek e Williams sono nate e si sono diffuse: perché è un testo che fornisce finalmente un orizzonte nuovo a una società priva di futuro e condannata da un triste e declinante presentismo, e lo offre a tutti, anche se si rivolge per impostazione solo ai militanti di sinistra (che gli autori si premurano, da buoni accademici, di definire come l’insieme dei “seguenti movimenti, posizioni e organizzazioni: socialismo democratico, comunismo, anarchismo, libertarismo di sinistra, anti-imperialismo, antifascismo, antirazzismo, anticapitalismo, femminismo, autonomia, sindacalismo, movimento queer e una gran parte del movimento ecologista, nei suoi vari gruppi alleati o ibridati con le categorie precedenti”).
1. Talvolta ciò che risulta dai sondaggi si rivela...esatto. Ironicamente strano, no?
Perché non dovrebbe essere così: intendo dire che i sondaggi dovrebbero, al contrario, essere prevalentemente, e non episodicamente (o "casualmente"), attendibili e presentare tollerabili e non significativi margini di errore (indicando delle previsioni che comunque registrano tendenze riconoscibili, nella loro essenza fondamentale, nel loro storico accadimento successivo).
Elezioni: Potere al Popolo contro le false alternative al sistema
di coniarerivolta
La scadenza elettorale del 4 marzo incombe inesorabile. Nessuno degli scenari plausibili per il post-elezioni appare particolarmente piacevole; nessuna delle combinazioni di partiti e liste che potrebbero formare un Governo è qualificabile come meno che disastrosa per lavoro e diritti. Con ogni probabilità, da qui ad un mese ci ritroveremo con una riproposizione stantia di una qualche variante delle maggioranze di governo che tormentano il paese...
170 anni fa Marx ed Engels, nel Manifesto del Partito comunista, affermavano con chiarezza che i comunisti “non hanno interessi distinti dagli interessi del proletariato nel suo insieme” e la loro specificità è quella di “rappresentare sempre l’interesse del movimento complessivo”[1].
Quale rapporto esiste fra queste considerazioni e la realtà di oggi? A me pare che questo insegnamento di Marx ed Engels sia più attuale che mai.
Ho definito la giornata del 24 febbraio a Roma un putridume generale di incensatori della democrazia borghese e delle sue istituzioni al servizio del dio capitale di un modo di produzione in crisi; lo ribadisco, come ribadisco che in essa ha fatto eccezione la presenza dei lavoratori della Logistica con una iniziativa coraggiosa. Merito al merito, dunque, e invito alla riflessione, in modo particolare per chi – comunista – cerca di capire...
Tra una settimana, qualsiasi sarà il risultato elettorale, tornerà in carica l’attuale governo. Non per le anomalie del sistema politico italiano però. Nell’ambito dell’Unione europea, attualmente, sono 17 i governi di “grande coalizione”, che godono cioè dell’appoggio più o meno formalizzato, più o meno mascherato, di “centrosinistra” e “centrodestra” (rigorosamente virgolettati: non esiste alcun centrosinistra o centrodestra, quanto
Lettera di un imbecille (forse rinsavito) che 5 anni fa ha votato M5S
di Franco Bifo Berardi
Mi presento: sono un imbecille che cinque anni fa ha votato per l’M5S.
Perché l’ho fatto? Perché credevo, speravo che potessero e volessero impegnarsi davvero per l’autonomia della società dal cappio del fiscal compact e della dittatura finanziaria. C’è voluto poco per capire che avevo sbagliato. Ci pensò Mario Draghi a svegliarmi, quando disse, pochi giorni dopo le elezioni del 2013, che non c’era di che preoccuparsi, perché...
Tre scenari, uno peggiore dell'altro. Ma per fortuna tutti instabili...
La mia previsione per il 4 marzo resta quella di due settimane fa. Anzi, queste ultime battute della campagna elettorale mi fanno sembrare ancor più probabile una maggioranza assoluta - in seggi ovviamente, che in voti non se ne parla proprio - della coalizione di destra. Vittoria, che se non è ancora del tutto certa, è solo per le contraddizioni di quella coalizione e per la pittoresca condizione del suo leader zombie.
Enrico Grazzini è giornalista economico, autore di saggi di economia, già consulente strategico di impresa. Collabora e ha collaborato per molti anni a diverse testate, tra cui il Corriere della Sera, MicroMega, il Fatto Quotidiano, Social Europe, le newsletter del Financial Times sulle comunicazioni, il Mondo, Prima Comunicazione. Come consulente aziendale ha operato con primarie società internazionali e nazionali.
Ha pubblicato con Fazi Editore "Il fallimento della Moneta. Banche, Debito e Crisi. Perché bisogna emettere una Moneta Pubblica libera dal debito" (2023). Ha curato ed è co-autore dell'eBook edito da MicroMega: “Per una moneta fiscale gratuita. Come uscire dall'austerità senza spaccare l'euro" ” , 2015. Ha scritto "Manifesto per la Democrazia Economica", Castelvecchi Editore, 2014; “Il bene di tutti. L'economia della condivisione per uscire dalla crisi”, Editori Riuniti, 2011; e “L'economia della conoscenza oltre il capitalismo". Codice Edizione, 2008
Salvatore Minolfi: Le origini della guerra russo-ucraina