La giornata del ricordo nell’era Meloni
di Sergio Fontegher Bologna
Questa storia delle foibe, che la “giornata del ricordo” ci ripropone con cadenza annuale, ha almeno il merito di farci riscoprire la centralità delle politiche della memoria, diventate ormai componente essenziale del conflitto sociale, antifascista e anticapitalista. Per questo abbiamo ritenuto di poter riproporre uno scritto di Sergio Fontegher Bologna di due anni fa, apparso sul sito del Centro per la Riforma dello Stato (che ringraziamo anche per la foto). In quel pezzo si invitava a “spostare il terreno di scontro”, dalle vicende specifiche del confine orientale al tema centrale, da cui tutto, Shoah compresa, era partito: la guerra mondiale e la scelta del fascismo di aggredire popoli che per l’Italia non rappresentavano nessuna minaccia: francesi, tunisini, iugoslavi, albanesi, greci e infine russi. Di aggredirli, di invadere le loro terre, solo per fare un favore a Hitler. Ma non basta, di aggredirli senza armamenti ed equipaggiamenti adeguati, per cui le abbiamo beccate ovunque di santa ragione. Un’intera generazione mandata al massacro da un dittatore irresponsabile. E’ una storia che, a pensarci, fa ancora accapponare la pelle e che rende grottesca ogni manifestazione di militarismo, simile a quelle che danno voce alle paternali dei generali italiani in servizio, pronti ad ammonire i giovani di oggi che “occorre essere pronti alla guerra”.
Quest’anno cade l’ottantesimo della Liberazione, del 25 aprile. Ecco un bel banco di prova per la politica della memoria. Speriamo che non sia solo martirologio ma si possa rivendicare con orgoglio di aver fatto fuori qualche criminale in camicia nera o in divisa da SS.



Premessa

Nel 1928 le prime famiglie ebraiche iniziarono a trasferirsi nel bacino del fiume Amur e ad accamparsi nelle vicinanze del piccolo villaggio di Tikhonkaja (alla lettera “Posto quieto”). Gradualmente trasformarono quel posto in Birobidzhan, (città a 8.200 chilometri ad est di Mosca), che diventò il capoluogo della Regione autonoma ebrea (lo è ancora oggi, con i suoi 74 mila abitanti).


La crisi del marxismo e della sinistra avvenuta a partire dalla fine degli anni settanta hanno reso ormai lontana la stagione della Nuova sinistra, che dopo le opere di Giovanni Bechelloni (a c. di), Cultura e ideologia della nuova sinistra (1973), e di Attilio Mangano, Le culture del ’68 (1989) e L’altra linea (1992) negli ultimi trent’anni nella sua totalità e complessità raramente è stata oggetto dell’indagine storiografica. A rompere questo lungo silenzio ci ha pensato il giovane studioso Luca Mozzachiodi che ad essa ha da poco dedicato un libro molto importante, frutto di anni di lavoro, Preparando il Sessantotto: saggisti e scrittori nelle riviste della nuova sinistra (1956-1967). Le speranze, i drammi e le delusioni del 1956, «Ragionamenti» e la crisi dello stalinismo, «Officina» una rivista di transizione, il boom economico e le prime lotte operaie, Franco Fortini da Dieci inverni a Verifica dei poteri, Raniero Panzieri organizzatore politico e culturale e teorico marxista, il rinnovamento del marxismo e la nascita e il percorso delle riviste «Quaderni Rossi» e «Classe operaia», la fase pre-sessantottina dei «Quaderni piacentini», Cesare Cases allievo di Lukács, Renato Solmi studioso della Scuola di Francoforte e della nuova sinistra americana, Mario Tronti e l’operaismo, Alberto Asor Rosa e la critica al populismo: questi sono alcuni dei principali argomenti del libro, e tanto altro ancora. Un libro compatto, ricco di spunti e di riflessioni e rigoroso come pochi, che ricostruisce l’attività di quei piccoli gruppi di intellettuali militanti e organizzatori politici e culturali che dagli anni più duri dello stalinismo e della guerra fredda fino all’avvento del neocapitalismo e nel corso degli anni sessanta hanno speso le loro energie per affermare una linea politica e culturale diversa da quella della sinistra ufficiale, e che alla critica dello stalinismo, dello zdanovismo, del togliattismo e del marxismo nazional-popolare hanno unito l’impegno per una nuova cultura e un nuovo pensiero marxista basato sull’unità tra teoria e prassi, tra politica e cultura.
Ennesima puntata dell’approfondimento sulla saga più avvincente e al contempo più triste della nostra storia repubblicana: il rapimento e l’uccisione dell’onorevole Aldo Moro avvenuto a Roma fra il 16 Marzo e il 9 Maggio 1978 ad opera delle Brigate rosse. Questa volta lo stimolo per scrivere una quarta puntata mi viene dato non tanto dai soliti lettori/detrattori che, forti della corazza complottista forgiata da decenni di saggistica spazzatura, argomentano su noti servizi, spie della NATO e della CIA, sicari della mala e altre sceneggiature da serie crime di basso livello. Questa volta, finalmente, la critica sorprendentemente costruttiva arriva da un collega, Dario Ventura, che avendo letto le 3 puntate precedenti mi muove un appunto che proverò a riassumere così: premesso che ti definisci oppositore di ogni tesi non sufficientemente argomentata e suffragata da comprovata documentazione, specie se mai confluita in alcuno dei 5 processi; premesso che difendi (senza ovviamente sposarne la causa e soprattutto senza sposarne i mezzi) l’autenticità della lotta armata e del tentativo rivoluzionario in Italia; premesso che critichi e ti opponi aspramente a ogni tesi che sostenga l’etero-direzione delle brigate rosse…premesso tutto quanto detto, allora perché sostieni che non si può negare che i servizi segreti abbiano avuto un ruolo nella vicenda? Non lo dice, ma leggo nei suoi occhi una velata accusa di mancanza coerenza. Il rilievo del mio collega arriva all’improvviso nel bel mezzo di una tranquilla colazione in cui si parlava di consigli di classe e dei nuovi schemi di gioco del Milan e della Roma…con non poco stupore e colto impreparato, capisco che c’è bisogno di una quarta puntata.
Per l’impegno e la lotta dei comunisti e delle comuniste in Italia, così come per alimentare e arricchire la riserva di forza teorica e di esperienza concreta del movimento comunista internazionale, la vicenda, teorica e politica, della direzione di Palmiro Togliatti, nella lunga stagione storica dal 1927 al 1964, resta un’eredità prospettica, di grande spessore e di vasta portata.
Esistono innumerevoli studi sul nazismo, sulla ricerca imperialista del suo spazio vitale e sulle teorie razziste che hanno portato come estrema conseguenza alla soluzione finale del “problema” ebraico. Molti di questi studi tendono a semplificare la realtà storica, utilizzando categorie della psicopatologia per spiegare le atrocità del nazifascismo, mettendo così in luce arbitrarie convergenze e affinità elettive con chi la croce uncinata l’ha sconfitta e spezzata, con chi era il vero nemico del nazionalsocialismo sin dai tempi del Mein Kampf. La storia viene dunque utilizzata e plasmata dall’attuale potere politico capitalista e neoliberista, viene revisionata, oscurando il profondo legame del nazismo con le insanguinate radici colonialiste europee, con l’imperialismo inglese, con le pratiche genocide e schiaviste della white supremacy nordamericana sui neri e i nativi americani. Non solo: le democrazie occidentali, con una serie di colpi di spugna e riscritture fantascientifiche, diventano le uniche paladine della libertà e della giustizia; contro ogni dittatura, hanno vinto la Seconda guerra mondiale e liberato da sole i campi di concentramento
Il 2 Agosto del 1980 il destino del nostro paese fu irrimediabilmente segnato quando una bomba contenuta in una valigetta, abbandonata nella sala d’attesa della Stazione di Bologna, esplose uccidendo 85 persone e ferendone quasi 200. La strage di Bologna è l’evento luttuoso più grave in termini di perdite umane della nostra storia repubblicana. E’ l’apice del disegno criminale della complessa “strategia della tensione”. E’ il punto più alto della crudeltà umana consumata ai fini politici di complessi e occulti giochi di potere. Le strage di Bologna è una moltitudine di corpi che saltano in aria dilaniati sull’altare di un sacrificio che serve alla destabilizzazione dell’ordine democratico. Ma è anche una città che si ricompone nella sua dignità e si mobilita usando autobus, taxi e ogni mezzo a disposizione per soccorrere i feriti e trasportarli in ospedale, in un vero e proprio scenario bellico. La strage di Bologna è lo spartiacque fra un’epoca di sangue e di lotta politica e l’inizio del consumo e della supremazia della merce. Pochi giorni fa, nel silenzio di media e social, intenti come sempre a consumare quel che resta del nostro cervello, il boato di quello scoppio si è fatto sentire a più di 40 anni di distanza in un’aula di tribunale. E’ stata emessa lo scorso 8 Luglio, infatti, la sentenza d’appello che conferma l’ergastolo come esecutore materiale a Paolo Bellini e mantiene l’impianto accusatorio parallelo per i mandanti e i finanziatori, confermando la tesi sostenuta da molti storici sulla famigerata “strategia della tensione”. A meno di sorprese in Cassazione, ora si conoscono i nomi dei 5 esecutori materiali (di cui 3 già condannati in via definitiva in altri processi), ma soprattutto si conoscono i nomi di chi ideò, organizzò e finanziò l’atto più vile, meschino e infame del quale io abbia mai conosciuto l’esistenza.

Il degrado dell’uso pubblico della storia
Giudicando in retrospettiva, diventa chiaro come la “minaccia comunista” della Guerra Fredda non sia stata che un pretesto con cui le grandi potenze dell'Occidente cercavano maggior potere.
La capacità dell'America di mantenere un'aria di robusta innocenza sulla scia della morte di massa dei Nativi Americani pare che abbia colpito Hitler come un esempio da emulare. Nel 1928, Hitler osservò, con approvazione, che i coloni bianchi in America avevano “ridotto i milioni di pellerossa a poche centinaia di migliaia”.


Nel 1937-38, in Unione Sovietica scoppiò un'ondata di violenza che non si vedeva dai tempi della guerra civile. In questi due anni furono giustiziate oltre 680.000 persone e il numero di detenuti dei campi penali raggiunse il massimo storico di quasi 1,9 milioni nel 1938 (Getty /Rittersporn/Zemskov 1993, p. 1023).



































