Fai una donazione
Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________
- Details
- Hits: 5020

Parola chiave: Partito
di Mario Tronti
La parola chiave serve per aprire la porta dell’agire politico. Ecco allora la difficoltà. La parola partito sembra oggi non assolvere più a questa funzione. Bisogna capire se è la chiave che si è sverzata nel tempo, o se è la serratura a essere stata cambiata, da qualcuno o da qualcosa. La forma-partito, per continuare a usare questa formula di gergo al tempo stesso burocratica ed eloquente, si è dissolta per consunzione interna, o è stata destrutturata da infiltrazioni climatiche esterne? Ricerca. Prima di tutto ricerca. Questo si vuole dire con questo fascicolo di Democrazia e diritto. E ricerca comparata, tra presente e passato e dentro un presente plurale, fatto di storie diverse, ancora declinate nel solco tradizionale dello Stato-nazione.
Più indagine storico-politica, sociologica, politologica, che teoria. Se si è data una teoria del partito, è difficile pensare che si possa dare ancora, in queste condizioni. È interessante notare questa cosa: chi ha speso più pensiero sul tema dell’organizzazione di partito è stato il movimento operaio.
- Details
- Hits: 3471

Da dove viene il linguaggio
Valentina Pisanty
Superata una certa soglia dell'evoluzione, è la crescente complessità delle strutture cognitive a far sì che la nostra mente sia pronta per elaborare gli strumenti simbolici, oppure è l'uso del linguaggio a plasmarla, potenziandone le capacità? Questa la cornice in cui si iscrive l'ultimo libro di Francesco Ferretti Alle origini del linguaggio umano, uscito da Laterza, secondo cui la facoltà di parola è una conseguenza dell'adattamento biologico
L'essere umano è un animale. Tutti gli animali evolvono secondo i principi della selezione naturale. Dunque, a meno di non contestare queste premesse, la conseguenza è obbligata: l'essere umano evolve secondo i principi della selezione naturale. Eppure qualcosa ci trattiene dal formulare una simile conclusione. Mentre non esitiamo ad ammettere che, al pari della proboscide dell'elefante e del collo della giraffa, l'attuale configurazione del corpo umano sia l'esito provvisorio di un processo evolutivo lento e graduale, l'organo di cui andiamo più fieri - il cervello, s'intende - ci sembra appartenere a una serie diversa. È nel cervello/mente che risiedono le nostre facoltà specie specifiche: la presunta razionalità, la rappresentazione, il pensiero simbolico e, soprattutto (o forse all'origine di tutto), il linguaggio. Difficile accettare che tali facoltà altamente complesse derivino da abilità più semplici già presenti in altre specie. Quale altro animale è anche solo lontanamente capace di concepire entità inesistenti o astratte, di affrancare i pensieri dal qui e ora, di rappresentare se stesso mentre compie queste operazioni, e di elaborare e usare sistemi di simboli discreti (come le parole del linguaggio e i simboli della scrittura) i quali, oltre a essere sganciati da qualsiasi rapporto necessario con i propri referenti, possono essere combinati ricorsivamente per generare un'infinità di possibili sintagmi? Tanto più che un'illustre tradizione filosofica (da Cartesio a Chomsky) ci ha presentato l'homo sapiens come una specie «unicamente unica», incommensurabilmente diversa, staccata dal resto del mondo animale proprio in virtù delle sue funzioni psichiche superiori.
- Details
- Hits: 5883

Il capitalismo è morto
di Paolo Giussani
Joe Bageant
1.
Anche se la crisi esplosa tre anni fa è solo una manifestazione acuta di una patologia cronica crescente iniziatasi con la fine del boom postbellico negli anni ’70, segna comunque uno spartiacque fra due fasi distinte perché è la prima manifestazione di un crollo generalizzato. Senza il fenomenale intervento pubblico cui abbiamo assistito e continuiamo ad assistere, ora il capitalismo mondiale comincerebbe già a essere un ricordo.
2.
Negli anni ’70 la diminuzione del saggio del profitto che ha accompagnato tutta la grande espansione del dopoguerra produce i suoi effetti attraverso una serie di recessioni mondiali. Da questo momento l’accumulazione comincia a procedere in maniera perturbata, seguendo un percorso tendenzialmente declinante e molto oscillante. Le difficoltà in cui finiscono molti settori e aziende e la formazione di vasti capitali liquidi inattivi unite al basso livello dei valori azionari provocano un enorme movimento di fusioni e concentrazioni che fa scattare in alto gli indici di borsa, e di qui, verso l’inizio degli anni ’80, prende il via il grande movimento di spostamento del capitale monetario dalla sfera produttiva a quella speculativa.
- Details
- Hits: 5562
Rivolta delle élites e disfacimento del capitalismo
Luigi Tedeschi intervista Costanzo Preve
1) Le soluzioni alla crisi economico - finanziaria del 2008 appaiono incerte e problematiche. Esse infatti vengono costantemente ricercate all’interno di un sistema finanziario globale, che non viene messo in discussione, semmai, ne vengono criticati solo determinati eccessi. Le ricorrenti crisi dell’economia capitalista hanno sempre dato luogo a profonde trasformazioni degli equilibri politico - sociali preesistenti, con la conseguenza di espandere la base produttiva. Inoltre, la conflittualità sociale scaturita dalla crisi ha sempre condotto all’ampliamento sia della sfera dei diritti sociali dei lavoratori che della partecipazione politica delle masse. Le evoluzioni del capitalismo, per due secoli sembrano avere seguito tale direttiva come fattore costante del suo sviluppo storico. Oggi, la crisi globale sembra invece aver prodotto una fase involutiva del capitalismo stesso. In Italia e in tutto l’Occidente, si va delineando infatti un “autunno caldo del capitalismo”, in cui è la classe dominante dell’economia a pretendere riforme economico - sociali sistemiche, che comportano profondi mutamenti nella legislazione del lavoro, con la conseguenza di stravolgere materialmente un assetto normativo costituzionale ispirato allo stato sociale e alla solidarietà tra le classi.
- Details
- Hits: 6257

Bisogna finire, bisogna cominciare
Marino Badiale, Massimo Bontempelli
Premessa.
Questo saggio è diviso in due parti. Nella prima parte, riprendendo e aggiornando analisi da noi svolte in lavori precedenti[1], sosteniamo l’esaurimento di senso politico della coppia concettuale destra/sinistra. Con questo non intendiamo dire che non esistano più destra e sinistra, ma piuttosto che tali realtà non hanno più il significato che hanno avuto fino a trent’anni fa, e che, in particolare, la sinistra non è più il luogo sociale e politico degli ideali di emancipazione, eguaglianza, giustizia sociale. Nella seconda parte mostriamo come questa nuova situazione non implichi la fine della lotta per un mondo più umano, ma implichi piuttosto che questa lotta va svolta secondo nuove idee e nuove linee di demarcazione.
PRIMA PARTE. FINIRE LA STORIA DELLA SINISTRA E DELLA DESTRA
1.Cercando una definizione.
Una discussione sull’attualità politica delle nozioni di sinistra e destra deve naturalmente partire da una definizione di cosa si intenda per sinistra e per destra. In mancanza di una tale definizione, il dibattito si blocca subito perché ognuno attribuisce a queste espressioni significati diversi.
- Details
- Hits: 3950

Ricordo di Romano Alquati
Emiliana Armano, Raffaele Sciortino
Tre mesi fa, il 3 aprile, si spegneva a Torino all’età di 75 anni Romano Alquati, esponente di spicco del pensiero operaista, intelligenza sistematica ma al di fuori degli schemi convenzionali, riconosciuto come uno dei più raffinati studiosi della soggettività e della composizione di classe.
L’esperienza politica di Romano muove da quella componente minoritaria ma importante dei giovani “ricercatori scalzi” degli anni ‘50 che pur continuando ad abitare criticamente il movimento operaio, in particolare le sue organizzazioni sindacali, matura da subito una rottura profonda rispetto alle sue rappresentanze istituzionali e alle vie nazionali al socialismo. Al tempo stesso rimanendo distinta, anche per un tratto generazionale, dall’opposizione antistalinista “storica”. In questo, anticipa quella straordinaria cesura che maturerà compiutamente solo con il ’68. Romano Alquati viene su in un humus culturale che in quegli anni è alla ricerca di un marxismo libero da incrostazioni, capace di indagare e intercettare la classe operaia per quello che è e non per come dovrebbe essere secondo i canoni della “chiesa” comunista, efficacemente ibridato con la rilettura critica della sociologia ed empaticamente affine ad un approccio fenomenologico alla soggettività. Si forma politicamente a Cremona -una città della pianura Padana all’incrocio tra le esperienze di lotta del proletariato agricolo e la tumultuosa industrializzazione del boom economico- accanto all’amico Renato Rozzi e al comunista “eretico” Danilo Montaldi sotto il cui influsso fa le prime esperienze di ricerca militante.
- Details
- Hits: 7709

"Gli errori di Darwin"
Intervista a Massimo Piattelli Palmarini
A un secolo e mezzo dalla pubblicazione delle sue prime opere sull’evoluzione biologica, Darwin fa ancora notizia. Anzi, infiamma gli animi e scatena polemiche. L’ultima, in ordine di tempo, è motivata dall’imminente pubblicazione di Gli errori di Darwin (Feltrinelli), annunciata per il 21 aprile, dopo altrettante polemiche suscitate negli States dall’edizione originale. Il volume, che ha richiesto tre anni di lavoro, è scritto a quattro mani da due scienziati di livello internazionale.
Uno, vanto italiano, è Massimo Piattelli Palmarini, docente di Scienze cognitive all’Università dell’Arizona, dopo una permanenza al Mit di Boston e successivamente al San Raffaele di Milano dove ha creato il dipartimento della sua disciplina. L’altro, Jerry Fodor, è anch’egli un’autorità nelle scienze cognitive, insegna filosofia del linguaggio alla Rutgers University del New Jersey. Ancor prima di uscire nel nostro Paese, il volume di Piattelli Palmarini e Fodor sta riempiendo le pagine culturali e scientifiche dei nostri giornali, con pepati botta e risposta tra scienziati che si occupano di queste tematiche.
Ho raggiunto Massimo Piattelli Palmarini a Venezia, durante una sua parentesi italiana, per un ciclo di seminari universitari. Gli ho chiesto di spiegarci le ragioni di così tanto scalpore per aver controbattuto alcune presunte idee “errate” del darwinismo.
- Details
- Hits: 4766

Cultura e politica a Roma nell’epoca della crisi
Franco Piperno
1. Note per una fenomenologia del movimento dei valori d’uso.
Qui usiamo i due termini, cultura e politica, nel loro etimo autentico, secondo il quale politica è l’autogoverno della città e cultura è il senso comune che abita i luoghi dove si svolge la vita urbana. Così è il luogo che diviene protagonista e non il generico soggetto “partito” sia esso rivoluzionario o riformista. Cultura è, quindi, la totalità delle informazioni che si possiedono sulle consuetudini, i costumi, le illusioni cognitive, che accomunano, appunto, il luogo. Insomma, cultura è il legame sociale simbolico, il «genius loci» prodotto e riprodotto dal luogo.
Si vede, quindi, che, nel rapporto politica-cultura, è la prima, cioè la forma della partecipazione all’autogoverno ovvero la potenza cooperativa presente a se stessa, il vero termine dinamico, la sorgente della seconda.
Detto rozzamente, è la politica che trasforma la cultura, il senso civico, e non viceversa. Il punto di vista che qui assumiamo è il “presente largo” delimitato dalle esperienze politiche, dall’orizzonte nel quale hanno agito, negli ultimi anni, alcuni centri sociali, in particolare Action e Esc. Scegliamo questo punto di vista perché queste esperienze hanno una natura creativa; si tratta cioè di comunità che non si sono limitate a rivendicare diritti, ma hanno esercitato la facoltà di abitare e, rispettivamente, di autoformarsi.
- Details
- Hits: 3265

Il pensiero ermafrodita della scienza
di Franco Soldani
Estratti dalla Prefazione del libro
Il mondo contemporaneo e l’intero pianeta si trovano oggi in una drammatica fase di transizione ad un nuovo ordine internazionale. Iniziata nel corso degli anni ’90 del Novecento, tale fase ha trovato un suo primo punto di svolta nel disegno criminale concepito, organizzato e infine portato a compimento dalle classi dominanti statunitensi l’11 settembre 2001. (1) Questo processo si trova attualmente di fronte ad un bivio geo-politico ed economico-finanziario di portata globale in parte generato da quello stesso avvenimento cruciale. (2)
Se davvero il capitale finanziario USA riuscisse a far diventare realtà i suoi sogni di «full spectrum dominance» planetari (3) e ridisegnare l’architettura manifatturiera, bancaria e creditizia dell’intera economia mondiale, (4) sarebbe difficile rimanere spettatori passivi di fronte alle dimensioni di un tale tsunami sociale. D’altro canto, anche adesso, nelle condizioni date, nel mentre gli avvenimenti evolvono e maturano sotto i nostri occhi, non si può assistere, impassibili o partecipi, alla trasformazione della cartografia dell’impero e lasciare immutato il pensiero che dovrebbe spiegarla e che in ogni caso si troverà a dover fronteggiare.
- Details
- Hits: 2923

Lo stato DEL LAVORO
di Luigi Cavallaro
L'uso del diritto nel definire i rapporti di potere nelle società capitaliste. Un sentiero di lettura a partire dalle riproposte di un volume del giurista Costantino Mortati e del saggio di Toni Negri su «Costituzione e Lavoro»
Un anno di transizione, il 1964. Si è appena concluso un lustro che ha visto l'Italia crescere a ritmi fra i più alti del mondo occidentale e sperimentare trasformazioni imponenti nel modo di lavorare, produrre, consumare e perfino pensare e sognare. La celebrazione del «miracolo» ha lasciato il passo alla «congiuntura»: la crisi della bilancia dei pagamenti ha indotto il Governatore della Banca d'Italia, Guido Carli, a una stretta monetaria e ne è seguito il consueto rallentamento produttivo e aumento della disoccupazione.
- Details
- Hits: 2477

Il secolo CHE BRUCIA
L'EVENTO DI UNA POLITICA «SENZA PARTITO»
di Fabio Raimondi
«L'ipotesi comunista» e «Il secondo manifesto per una nuova filosofia», gli ultimi due volumi di Alain Badiou. Ripensare i movimenti sociali e la prassi teorica a partire dalle esperienze, le sconfitte e l'eredità della Comune di Parigi, del Sessantotto e della Rivoluzione culturale
Parlare di comunismo oggi è certo per molti il segno di una malattia inguaribile, di un'ostinazione a perseverare nell'errore che rende ridicoli o pericolosi. Come predica l'«anticomunismo americano» dagli anni Cinquanta, il comunismo, cioè lo stalinismo, è il Male. Per il filosofo francese Alain Badiou, ormai uno dei pochi che prova pervicacemente a «ri-pensare» il comunismo, parlarne è invece il segno tangibile del coraggio, la «virtù» politica odierna contraria all'«espressione di sé», a cui costringe il capitalismo contemporaneo.
Virtù che si manifesta nella fedeltà all'«Idea comunista» e al fatto che non ci sia vita senza Idee, rifiutando sia l'opinione che grida «vivi solo per la tua soddisfazione e, dunque, vivi senza Idee» sia il «terrorismo linguistico», che trasforma in sovversivo chiunque osi pronunciare certe parole. Con Saint-Just, Badiou ricorda che chi non vuole né la virtù né il terrore vuole solo la corruzione.
Ne L'hypothèse communiste (Lignes, pp. 208, euro 15), raccolta di scritti più e meno recenti, il comunismo è un'ipotesi, i cui fallimenti, dando luogo dialetticamente, come nelle scienze, alle condizioni per il suo ripensamento, sono considerati tappe di un cammino di costruzione, esaminato analizzando tre episodi: la Comune di Parigi del 1871, il Maggio '68 francese, ma più in generale il decennio 1968-78 (evento complesso e stratificato) e la Rivoluzione culturale cinese del 1965-76.
Oltre il muro del ruolo
Il comunismo ha innanzitutto a che fare con la fine dei «ruoli» ossia con un tipo di «società ugualitaria che, tramite il proprio movimento, abbatte i muri e le separazioni» e, dunque, con una società il cui modello di organizzazione politica «non è la gerarchia dei ruoli». Rispetto a una «vecchia concezione» della politica, secondo la quale esiste «un agente storico «oggettivo» che porta la possibilità dell'emancipazione» e che, dunque, deve solo essere organizzato (dal partito, dalle organizzazioni di massa, dal sindacato.), si fa strada una nuova concezione, che non accetta «di lasciare ciascuno al proprio posto» e che, ricercando «percorsi inediti, incontri impossibili, riunioni tra persone che normalmente non si parlano», tende verso «uno sconvolgimento delle classificazioni sociali» che dovrebbe portare non a conservare «ciascuno al proprio posto, ma, al contrario, a organizzare degli spostamenti, materiali e mentali, stupefacenti».
- Details
- Hits: 3162

Oltre il pensiero dell'Occidente
Faremondo
Bologna, estate 2008
Questo documento si rivolge a quanti, dentro e fuori la rete, vogliono avviare una discussione di lungo respiro sugli argomenti proposti. A novembre pensiamo di fare un primo convegno a Bologna. Nel frattempo, mentre il documento girerà in rete, raccoglieremo scritti, commenti e riflessioni che gli autori potranno anche presentare al convegno. Ovviamente ci riferiamo a contributi che entrino nel merito delle questioni da noi sollevate. Ci aspettiamo densità d’argomenti, critiche e anche scintille polemiche, ma respingeremo gentilmente al mittente i testi “fuori contesto” o estranei allo spirito del convegno. Che non vuole essere una kermesse, bensì un primo momento di conoscenza personale e di responsabile, approfondito confronto intellettuale. Per arrivare, se possibile entro la primavera del 2009, ad un incontro organizzativo che dia vita ad una sorta di centro di ricerca per l’analisi della società in rete. Responsabili di siti, frequentatori assidui, bloggers, commentatori, uomini di scienza, intellettuali e cani sciolti mentalmente fuoriusciti dalle paludi che furono i “marxisti”, la “sinistra” e la “destra”: abbiamo bisogno di un nostro pensiero, da costruire insieme mentre tutti i giorni ci muoviamo fra le macerie. Questa può diventare la prima iniziativa italiana lungo questo sentiero. Per inviare contributi potete utilizzare la seguente casella: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it..
- Details
- Hits: 4018

Comunismo: qualche riflessione sul concetto e la pratica
Toni Negri
L’affermazione che la storia è storia della lotta di classe, sta alla base del materialismo storico. Quando il materialista storico indaga sulla lotta di classe, lo fa attraverso la critica dell’economia politica. Ora, la critica conclude che il senso della storia della lotta di classe è il comunismo: “il movimento reale che distrugge lo stato di cose presente”. Si tratta di starci dentro a questo movimento. Si obietta spesso che queste affermazioni sono espressioni di una filosofia della storia. A me però non sembra che si possa confondere il senso politico della critica con un telos della storia. Nel corso della storia, le forze produttive normalmente producono i rapporti sociali e le istituzioni dentro i quali sono trattenute e dominate: questo sembra evidente, questo registra ogni determinismo storico. Perché allora ritenere che un eventuale rovesciamento di questa situazione e la liberazione delle forze produttive dal dominio dei rapporti capitalisti di produzione costituiscano (secondo il senso operativo della lotta di classe) un’illusione storica, un’ideologia politica, un non-senso metafisico? Cercheremo di dimostrare il contrario.
- Details
- Hits: 4426

La scienza esatta di Louis Althusser
Cristian Lo Iacono
Louis Althusser non è stato soltanto il filosofo marxista più influente negli anni Settanta. L'anti-umanesimo, la critica del riduzionismo, della categoria di soggetto, di ogni filosofia dell'origine e del fondamento, tutti discorsi marcati da un'appartenenza difficile allo strutturalismo, sopravviveranno anche nelle teorie poststrutturaliste degli anni Ottanta. Il decorso decostruttivo entro il marxismo non ha avuto gran successo in Italia e ciò ci fa apparire erroneamente il filosofo francese come un pensatore «datato». Invece, alcuni saggi di Per Marx - di recente ritradotti a cura di Maria Turchetto - soddisfano esigenze ancora attuali, come quella di pensare l'articolazione delle soggettività e delle istanze strutturali e sovrastrutturali entro un quadro capace di ispirare nuova progettualità politica. Possiamo dire, con una battuta, che Per Marx, a dispetto delle sue intenzioni restauratrici, inaugurò l'ultimo ciclo di crisi del marxismo a noi noto.
In effetti, l'afflato che attraversa tali scritti pare quello di restaurare il pensiero di Marx contro le deformazioni dei marxisti, di liberare Marx dalle catene dell'hegelismo, ma anche dalle incrostazioni etiche e filosofiche che la riscoperta dei Manoscritti del 1844 aveva contribuito a formare attorno al suo corpus dottrinale. Il concetto di rottura epistemologica permette ad un tempo di pensare il marxismo come scienza, poiché è la rottura costituente una episteme, ma quanto al suo oggetto permette di isolare Marx rispetto a Hegel e allo hegelismo. La tesi storiografica ed epistemologica di Per Marx è quella della doppia distanza di Marx sia dall'antropologia di Feuerbach, sia dall'idealismo assoluto di Hegel. Althusser riteneva strategica questa pars destruens prima di descrivere in termini positivi «la filosofia di Marx» in Leggere il Capitale. Inoltre, dietro la biografia intellettuale del filosofo di Treviri Althusser pare fare i conti con la propria coscienza filosofica precedente, dall'umanesimo a Hegel.
- Details
- Hits: 2401

Marx, il gran ritorno
Regolare la finanza o superare il capitalismo?
di Lucien Sève*
Trascurati dai partiti socialisti europei in quanto «vecchie teorie semplicistiche» che sarebbe bene abbandonare, detronizzati nelle università dove furono a lungo insegnati come base dell'analisi economica, i lavori di Karl Marx suscitano di nuovo grande interesse. Del resto, è stato proprio il filosofo tedesco ad analizzare a fondo la meccanica del capitalismo, i cui soprassalti disorientano gli esperti. Mentre gli illusionisti pretendono di «moralizzare» la finanza, Marx ha cercato di mettere a nudo i rapporti sociali
Erano quasi riusciti a farcelo credere: la storia era finita, il capitalismo, con generale soddisfazione, costituiva la forma definitiva dell'organizzazione sociale; la «vittoria ideologica della destra», parola di primo ministro, si era ormai compiuta, solo alcuni incurabili sognatori agitavano ancora lo spettro di non si sa quale diverso futuro. Lo spettacolare terremoto finanziario dell'ottobre 2008 ha spazzato via di colpo questo castello di carte. A Londra, il Daily Telegraph scrive: «Il 13 ottobre 2008 resterà nella storia come il giorno in cui il sistema capitalistico britannico ha riconosciuto il suo fallimento (1).» A New York, davanti a Wall Street, i manifestanti brandiscono cartelli con la scritta: «Marx aveva ragione!». A Francoforte, un editore annuncia che la vendita del Capitale è triplicata. A Parigi, una nota rivista, in un dossier di trenta pagine, analizza, a proposito di colui che si diceva definitivamente morto, «i motivi di una rinascita» (2). La storia si riapre...
Page 69 of 71









































