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Certo che ci vuole più Europa, ma non questa Europa.
di Giulietto Chiesa
Tre referendum popolari, tre bocciature. L'Irlanda ha detto "no" al trattato che fu firmato dai capi di Stato e di Governo europei il 13 dicembre 2007 nel monastero di Jeronimos, a Lisbona. Esattamente come i francesi dissero "no", insieme agli olandesi, al "Trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa", che era stato presentato solennemente a Roma il 18 luglio 2003. Poichè la differenza tra i due documenti era ed è praticamente nulla, i tre "no" popolari hanno lo stesso significato: una Costituzione Europea fatta in quel modo, con quei contenuti, non va bene, non è vendibile alle opinioni pubbliche, non ha un'anima decente. Per non dire che ha un'anima pericolosa per la democrazia. E quell'anima che ha è meglio mandarla all'inferno per crearne un'altra.
Dico subito che il colpo d'arresto che il referendum irlandese non è cosa che possa entusiasmare chi guarda ai destini del mondo. L'Europa (tutta l'idea europea, quella buona e quella cattiva) ne esce ridimensionata, frenata, indebolita. E, in una situazione di crisi internazionale gravissima, multipla, senza soluzioni
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