L’abbattimento del sistema colonialista-schiavistico mondiale è avvenuto in circostanze tragiche: a Santo Domingo/Haiti lo scontro tra sostenitori e avversari dell’assoggettamento coloniale e della schiavitù ha finito con il configurarsi come guerra totale da una parte e dall’altra. Niente è più facile che metterle sullo stesso piano e contrapporre a entrambe, per esempio, la repubblica nordamericana. Apparentemente i conti tornano, la logica è rispettata: la democrazia degli Stati Uniti celebra la sua superiorità rispetto al dispotismo vigente sia nella Francia di Napoleone sia a Santo Domingo/Haiti di Toussaint Louverture e dei suoi successori. Solo che la realtà è completamente diversa: a lottare contro il paese e il popolo che si erano scrollati di dosso il giogo coloniale e le catene della schiavitù erano congiuntamente la Francia di Napoleone (col ricorso a una poderosa macchina bellica) e gli Usa di Jefferson (col ricorso a un embargo e a un blocco navale miranti esplicitamente a condannare all’inedia i neri disobbedienti e ribelli). Col medesimo formalismo argomenta ai giorni nostri la teoria corrente del totalitarismo. Essa accosta e assimila largamente l’Unione sovietica di Stalin e il Terzo Reich di Hitler, dimenticando che quest’ultimo, nel portare avanti il suo tentativo di sottoporre a dominio coloniale e schiavizzare gli slavi, si richiamava ripetutamente alla tradizione coloniale dell’Occidente e aveva costantemente ed esplicitamente dinanzi ai propri occhi il modello costituito dall’espansionismo dell’Impero britannico e dall’irresistibile avanzata nel Far West e dalla politica razziale della repubblica nordamericana.
Due marxismi e due diverse temporalità
Disgraziatamente, questa lettura del Novecento, che mette sullo stesso piano l’espressione più feroce del sistema colonialista-schiavistico mondiale e il suo nemico più conseguente, è stata fatta propria in misura più o meno ampia dal marxismo occidentale o da non pochi dei suoi esponenti.



NIKA: Salve a tutti. Siamo lieti di dare nuovamente il benvenuto a Michael Hudson e al professor Steve Keen presso il David Graeber Institute. Steve Keen è un economista e autore, uno dei pochi ad aver preannunciato la crisi del 2008. È noto per la sua critica alla teoria neoclassica dominante e per i suoi modelli di deflazione da debito e instabilità finanziaria. Michael Hudson è un economista e storico del debito statunitense presso l’Università del Missouri, Kansas City. Il suo lavoro su finanza, rendita e deindustrializzazione ha profondamente influenzato il pensiero di David Graeber su impero, tributo e politica del debito.


Per la prima volta un popolo aggredito dalla più grande forza militare della storia reagisce contro le basi militari e gli investimenti all’estero dell’avversario. Si tratta di un modo di fare la guerra adeguato all’èra della globalizzazione, che nessuno dei nostri strateghi aveva previsto. Questo conflitto è diverso da ogni altro: il primo in cui un Paese di media importanza potrebbe avere la meglio su una forza mostruosa.




La scena del crimine 
Trump minaccia di seppellire l’Alleanza Atlantica. L’Europa, che dovrebbe brindare, preferisce dissanguarsi in guerre altrui e riarmo senza strategia.

La campagna elettorale della “sinistra riformista” in vista di un possibile ritorno al potere nel 2027, non è iniziata intorno al “NO” al referendum ma ben prima, ovvero intorno al movimento 





Ciò che ci distingue, ciò da cui non si può prescindere









































