La strategia globale dietro i dazi statunitensi secondo Stephen Miran
di Domenico Moro
I dazi stanno caratterizzando la seconda presidenza di Donald Trump. Tuttavia, il presidente sui dazi ha un comportamento ondivago, minacciando e sospendendo le tariffe per poi aumentarle o diminuirle.
Se vogliamo capire le cause profonde dei dazi e del comportamento ondivago di Trump dobbiamo staccarci dal contingente e cercare di capire qual è la strategia complessiva. A questo proposito, dobbiamo fare riferimento a Stephen Miran, che della politica dei dazi è lo stratega e che è attualmente il presidente del Council of Economic Advisor, un organismo interno all’Ufficio Esecutivo del Presidente degli Stati Uniti, il cui compito è dare consigli al presidente su temi economici. Durante la prima amministrazione Trump, Miran è stato consigliere senior del Ministero del Tesoro e successivamente stratega senior per Hudson Bay Capital Management, un grande investitore istituzionale all’interno del Trump Media & Technology Group, che gestisce anche la piattaforma Truth Social.
In particolare, dobbiamo fare riferimento a un testo di Miran che rappresenta il manifesto della politica dei dazi, A User’s Guide to Restructuring the Global Trading System (Guida dell’utente alla ristrutturazione del sistema commerciale globale), che è stato pubblicato da Hudson Bay nel novembre del 2024 in contemporanea con la vittoria di Trump.
Introduzione
Cominciamo, quindi, a vedere cosa dice questo testo. Miran inizia imputando alla sopravvalutazione del dollaro la ragione del deficit commerciale con l’estero e del declino della manifattura statunitense. Miran si propone di individuare gli strumenti per ovviare a questi problemi. Lo strumento unilaterale più importante sono i dazi, che, contrariamente a quanto sostiene l’opinione comune, non necessariamente aumentano l’inflazione. Infatti, quando nel 2018-2019, durante il primo mandato Trump, furono alzati i dazi non ci furono apprezzabili aumenti dell’inflazione, anche perché i dazi furono controbilanciati dal rafforzamento del dollaro.




1. La crisi della GDO nel quadro del capitale commerciale e della concorrenza intercapitalistica


Negli inebrianti anni Novanta neoliberisti, il tecno-ottimismo raggiunse i suoi estremi più imbarazzanti. Intrisi del fatuo immaginario di quella che Richard Barbrook ha definito «ideologia californiana», lavoratori del settore tecnologico, imprenditori e ideologi tecno-visionari hanno identificato la tecnologia digitale con un’arma per la liberazione e l’autonomia personale. Questo strumento, proclamavano, avrebbe permesso agli individui di sconfiggere l’odiato Golia rappresentato dallo Stato, allora ampiamente individuato nei fallimentari colossi del blocco sovietico in implosione.
Kairos, il dio dell’attimo fortunato, ha – dicono – un ricciolo che gli ricade sulla fronte, e da quello soltanto lo si può trattenere. Ma non appena il dio passa oltre con i suoi piedi alati, ci offre solo la parte posteriore del capo, che è calva e liscia, senza alcun appiglio da cui poterla afferrare.
b. Sul giustificare problemi reali con motivazioni stereotipate





C’è un concetto che irrompe prepotentemente sullo scenario della Smart City e della Città dei 15 minuti, quello di <Bene Comune>: pericolosissimo, ambiguo, equivoco, spoliticizzato questo concetto informa il sentire dei cittadini/e ma anche di moltissimi compagni/e.




AM: Frantz, nel tuo libro più celebre, I dannati della terra, tu alterni spesso due “fami”, una di dignità e di libertà, l’altra reale, effetto della schiavitù, delle privazioni e della sottomissione violenta. Ho deciso venirti a trovare perché troppe cose, negli ultimi anni, ci stanno restituendo la consapevolezza che noi europei, noi italiani stessi, siamo ancora dei colonizzati. I nostri governi sono espressione di élites (pseudo-progressiste o liberal-conservatrici) in mano ai poteri forti franco-tedeschi e americani. La nostra cultura è omologata, i nostri valori interamente riformati da uno pseudo-universalismo violento e repressivo che, non a caso, parla col timbro di voce dei nostri padroni. Le persone che appartengono alle classi sociali più svantaggiate e marginali – quelle che non hanno nulla da offrire ai colonizzatori se non il proprio sfruttamento, ne percepiscono oggi, anche in Europa, la violenza con un’intensità inedita. Come sono visti i marginali e gli sfruttati dai nuovi coloni del nostro mondo? Come pensi andrà a finire questa brutta storia?
Premetto che sono convinto che non ci sarà nessun conflitto mondiale nucleare a parte la “guerra mondiale a pezzi”, per citare il defunto Papa Francesco I, già in corso. Nonostante la propaganda guerrafondaia dei media, di opinionisti e di politicanti da ascrivere alla categoria degli psicopatici, penso che nessuna potenza nucleare provocherà un tale conflitto.











































