Vuoi iscriverti alla newsletter? - Se non ci riesci segui le istruzioni del modulo sotto questo
Impossibile iscriversi?
Quando premi invio appare un avviso?
La soluzione è disattivare le eventuali estensioni di sicurezza tipo uBlock o Adguard, ricaricare la pagina, ricompilare il modulo d'iscrizione e al termine riavviare le estensioni.
Notizie sull'operazione speciale condotta dall'esercito russo in Ucraina
L’azione del governo Meloni e della sua maggioranza è decisamente certosina nella demolizione dello Stato sociale a vantaggio di grandi banche e dei grandi gestori del risparmio. La recente riforma introdotta con la Legge di Bilancio 2026 (Legge 199/2025) ha effettivamente segnato un punto di svolta nel sistema della previdenza complementare italiana. Il fulcro della questione è la piena portabilità, fino a ora non consentita, del contributo datoriale: una misura che permette al lavoratore di trasferire non solo il proprio capitale e il TFR,...
Una nuova tragedia di immigrati ad Amendolara in Calabria. Si dirà: storia di ordinario razzismo. Questo senz’altro, ma c’è un particolare che ai più sfugge, ovvero il fatto che a dare fuoco e bruciare vivi in un’auto 4 immigrati siano stati due caporali pachistani, anch’essi immigrati. Semplice il motivo: i quattro arsi vivi chiedevano quanto loro spettante. Criminali i pachistani nel ruolo di caporali? Certamente. Ma per conto di chi operavano quei caporali? Per conto di aziende agricole della zona, per la raccolta di frutta del periodo. A...
Brad Parscale (nella foto) è stato il capo della campagna elettorale di Donald Trump nel 2020. Oggi gestisce diverse aziende di comunicazione digitale ed è direttore strategico di Salem Media Group, un grande conglomerato mediatico conservatore americano che ospita commentatori di punta della destra, figure paragonabili, per capirci, ai soliti opinionisti che negano il genocidio palestinese o minimizzano i bombardamenti in Libano nei salotti televisivi italiani. Il governo israeliano ha assoldato Parscale per condurre una vasta operazione di...
Per chi segue il dibattito nella sinistra italiana, in rete e sulle riviste online di area, è stato difficile non imbattersi nel confronto tra il filosofo Andrea Zhok e l’economista Emiliano Brancaccio. Un dibattito seguito da una platea vastissima, con centinaia di migliaia di visualizzazioni e commenti favorevoli all’uno o all’altro interlocutore. Nutro grande stima per entrambi. Ho letto e apprezzato diversi loro lavori: tra quelli di Brancaccio, in particolare Libercomunismo; di Zhok, soprattutto Critica della ragione liberale, un saggio...
Dalle life skills ai nuclei concettuali da “replicare”, la neolingua aziendalista invade la scuola e trasforma l’insegnamento in una catena di montaggio. Il docente diventa un distributore di contenuti e il pensiero critico lascia spazio alla conformità. La lingua neoliberale imposta alla scuola La larga schiera delle parole della neolingua neoliberale ha la funzione di scalzare e sostituire le pratiche relazionali ed educative della scuola pubblica e costituzionale, ridisegnando un nuovo campo di valori connotato come intrinsecamente...
Un libro potente, originale e spudorato. Così viene definito L’arte del capitale dal suo prefatore Davide Miccione (Giuseppe Sapienza, L’arte del capitale, Algra Editore 2020). Vero. Ed è anche un libro esatto, visionario e rigoroso. Rigoroso nel metodo che non sta in qualcosa di separato dai suoi contenuti, metodo che consiste in una esatta visione della storia umana, dei suoi secoli-tempo, dei suoi luoghi-spazio: «Il metodo è misurare le cose dell’uomo in secoli […] / Imparare da Proust l’arte dell’universale e del particolare, / da Balzac...
La lettera aperta di Zelensky a Putin, spacciata come un tentativo di avviare un negoziato, è tutt’altro. Non un’apertura diplomatica, ma una sequela di vanterie, sfide, insulti, intimidazioni, bugie invero inspiegabile. Non si comprende, infatti, a che scopo una tale missiva, che dice a Putin di prendere atto che la situazione della Russia è disastrosa sotto tutti i punti di vista, che gli accordi di Anchorage sono sepolti, e con essi Trump, e che lui stesso è finito o quasi e che deve affrettarsi ad accettare un negoziato alle condizioni di...
Il problema posto dalla democrazia è il problema dell’esistenza e funzionalità di un popolo (demos). Affermare che “la sovranità appartiene al popolo” è un passo indispensabile ma insufficiente. La sinistra di progressisti e liberali ha creato una finzione, destituita di ogni fondamento storico e pratico, per cui possono esistere democrazie senza popoli. DI fatto queste “democrazie senza popoli” sono semplicemente la riduzione della democrazia a non-luogo totale (globale) degli scambi volontari. Questa è la “democrazia” per cui “un dollaro è...
Una stanza circolare, simile alla sala di lettura del British Museum: è lì che scrittrici e scrittori di ogni lingua ed epoca si troverebbero, immuni per miracolo allo scorrere del tempo, a comporre simultaneamente i loro romanzi. Così, almeno, suggerisce un saggio di un secolo fa sull’arte del narrare.[1] Tra i libri che da questa immagine traggono una sorta di scenografia,[2] ce n’è uno in particolare dedicato alla lunga crisi apertasi in Italia (ma non solo) alla metà degli anni Settanta del secolo scorso. Crisi della riproduzione sociale,...
L’editore Fazi ripropone il celebre saggio in cui Frances Stonor Saunders svela come, alla fine della Seconda guerra mondiale, lo spionaggio Usa abbia reclutato l’intelligencija occidentale in funzione anti-sovietica. Con dovizia di particolari, la giornalista britannica mostra come riviste, concerti e mostre d’arte influenzarono l’immaginario europeo, diventando sofisticate armi di persuasione di massa. Nell’introduzione del libro, pubblicata qui di seguito, ricostruisce i meccanismi di questa sofisticata operazione di conquista delle menti.
Ieri ha avuto inizio il Forum Economico di San Pietroburgo, il più importante simposio economico del paese, nato con l'ambizione di ridare slancio all'economia russa dopo il crollo del sistema sovietico e impostosi, negli anni, come uno dei più attrattivi forum economici a livello mondiale perché porta d'ingresso all'enorme spazio economico euroasiatico. Da notare che proprio in questa edizione si è avuto il ritorno di una delegazione statunitense, dopo gli anni del boicottaggio causato dal conflitto tra Mosca e Kiev. Al contrario, latitano...
L’Ucraina spara droni contro San Pietroburgo nel giorno in cui proprio nell’ex città imperiale si apre il St. Petersburg International Economic Forum (SPIEF), giunto alla ventinovesima edizione. Si tratta di un incontro, che durerà fino al 6, a cui partecipano i rappresentanti di governi e aziende di 130 paesi del mondo, con una chiara predominanza della rete dei Brics, a cominciare da Cina, rappresentata dal vice presidente Han Zheng, India e Brasile. Un ruolo centrale avranno i paesi africani e quelli del Golfo, con la presenza degli...
Il concetto gramsciano di “intellettuale organico” ben si confà ad Angelo d’Orsi. Noto per essere uno dei massimi studiosi a livello internazionale della figura di Antonio Gramsci, d’Orsi non si è mai tirato indietro dall’impegno civico, politico in una prospettiva critica del neoliberismo e del capitalismo. Non lo ha fatto cinque anni fa quando si è trattato di dare la disponibilità a candidarsi a sindaco nelle elezioni comunali di Torino e a fare campagna davanti alle fabbriche, agli ospedali, nei quartieri popolari. Non lo ha fatto in...
Israele ha un piano postbellico per Gaza. L’idea che ne fosse privo era un grave errore. Vorrei che questo piano non esistesse. Lontano dall’attenzione dell’opinione pubblica globale e israeliana, l’attuazione della fase successiva della strategia graduale di Israele è già in pieno svolgimento. Ora che il Genocidio ha fatto il suo corso e la Striscia è stata quasi completamente distrutta, Israele sta avanzando con sicurezza verso la fase successiva del piano: rendere l’intera popolazione di Gaza permanentemente disabile, ferita, malata,...
Lunedì scorso 25 aprile, è uscita la prima enciclica di papa Prevost intitolata “Magnifica Humanitas”, che presenta un interesse generale per le popolazioni di tutto il mondo, al di là di ogni riduttivo giudizio di appartenenza confessionale o di condivisione di valori spirituali, magari anche poco conosciuti. Sembra oggi necessario fuoriuscire dall’angustia non solo sterile, ma ormai retrodatata, della separazione tra credenti e non credenti di fronte a un messaggio vaticano, al fine di raggiungere una maturità coscienziale che permetta di...
Mai sottovalutare la futilità; perciò può valere la pena di occuparsi persino di uno come Vannacci, se occuparsene serve a demistificare un po’ l’ambiente. C’è chi sostiene che il generale sia l’ennesima esca lanciata dall’establishment per manipolare e fuorviare le istanze di opposizione. Certamente le cose stanno anche così, ma non è l’unico aspetto del problema, che si presenta più complicato. Gran parte dell’elettorato ha sicuramente metabolizzato la fintocrazia e ne ha interiorizzato i rituali, perciò in personaggi come Vannacci...
In occasione della pubblicazione del libro Lo Spettro della Bomba di Gaetano Colonna e Luca Serafini, editi dalle edizioni Il Cerchio di Rimini, il giornalista Federico Dal Cortivo per l’Adige di Verona ha intervistato il nostro storico collaboratore Gaetano Colonna. Riportiamo il testo integrale dell’intervista, per gentile concessione de L’Adige di Verona. * * * * D: Prof. Colonna mai come in questi ultimi mesi, dall’inizio dell’attacco israeliano statunitense contro l’Iran, si sente parlare di un possibile utilizzo di armi nucleari. Pare...
L'Iran detiene un vantaggio schiacciante in termini di escalation rispetto agli Stati Uniti. E questo sta facendo dare di matto il farneticante Imperatore di Barbaria. Ricapitoliamo rapidamente i momenti salienti della scorsa settimana. In diretta rappresaglia per un attacco aereo del CENTCOM alla periferia dell'aeroporto di Bandar Abbas – una rottura diretta della finzione del "cessate il fuoco" – lo stesso giorno in cui l'IRGC lanciò un attacco mirato contro una base statunitense in Kuwait. L'IRGC è stato inequivocabile: "Se dovesse...
La prassi politica della moderna sinistra occidentale si basa sulla rivendicazione di “diritti” per gruppi di minoranza presentati come oppressi e marginali all’interno della società. Tale prospettiva è condivisa anche con i settori più radicali della sinistra, che si limitano unicamente ad accentuare la radicalità delle rivendicazioni: se i moderati chiedono l’estensione del diritto all’interruzione di gravidanza, i radicali chiedono la fine di ogni limite in merito; se i moderati vogliono l’apertura dei confini ai flussi migratori, i...
Gli anni Novanta del secolo scorso e i primi del nuovo millennio sono oramai passati alla storia come il momento unipolare, caratterizzato dall’egemonia dell’unica superpotenza rimasta, gli Stati Uniti, in grado di imporre la propria volontà a quasi tutto il mondo. Tra fine della storia e unica nazione indispensabile, le definizioni si sono sprecate. In realtà, sempre per restare alla storia, nessun impero è eterno. E se la potenza a stelle e strisce è ancora in piedi, quel che sta venendo scalfito sempre di più, specie agli occhi dei “non...
Bolzaneto, la Diaz, le umiliazioni, i pestaggi, gli insulti, i corpi costretti, spogliati, piegati, trasformati in oggetti nelle mani di chi indossa una divisa. Lo spettacolo di violenza brutale esercitato dai militari e dalla polizia israeliana contro gli attivisti e le attiviste della Global Sumud Flotilla non ci appare estraneo. Lo conosciamo. Lo abbiamo già visto all’opera. Non perché ogni contesto sia identico. Non perché si possano sovrapporre meccanicamente Genova 2001, le carceri israeliane, Ashdod, Ketziot, Gaza, la Cisgiordania...
Ennesimo attacco terroristico. Ennesima provocazione che rischia di far finire mezzo continente in una nube radioattiva. Ennesimo silenzio complice, anzi peggio: ennesimo tentativo di minimizzare, rigirare la frittata, incolpare la Russia. Il copione lo abbiamo mandato giù quasi a memoria. Succede quando le Forze Armate ucraine colpiscono ancora una volta la centrale nucleare di Zaporozhie, la più grande d'Europa. Obiettivo: l'officina mezzi di trasporto. Sei autobus e due furgoni distrutti. Fortunatamente nessun morto tra il personale,...
YouTube, Facebook, Instagram, TikTok: sono le piattaforme social più utilizzate dagli italiani. Social media, e non social network, visto che – come sottolinea Kenobit nel suo nuovo saggio “Assalto alle piattaforme” (Agenzia X) – l’obiettivo è tenerci agganciati a consumare passivamente contenuti multimediali, invece che mobilitarci per creare rete. App come queste sono infatti caratterizzate dall’apparente gratuità e da un algoritmo esplicitamente progettato per generare dipendenza, stimolando uno scrolling destinato a non finire mai. Lo...
Nel caos quotidiano in cui siamo immersi può essere utile soffermarsi un attimo su come (non) funziona più l’informazione occidentale. Ieri tv e media vari, sia cartacei che online, si hanno detto che – secondo Rosatom, l’agenzia russa per l’energia atomica – un drone ucraino ha colpito la centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, senza causare danni alle attrezzature principali, ma lasciando un buco nella parete di una sala macchine. Il direttore generale della centrale, Alexei Likhachev, descrivendo i danni la rilevato che:...
A surriscaldare ancora più il clima, l'attacco di un drone alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, controllata dai russi. Kiev ha negato l'attacco, ma gli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) hanno confermato che è stata colpita da un drone e vicino a un reattore Si surriscalda la guerra ucraina. La scorsa settimana l’attacco ucraino al pensionato studentesco di Starobelsk, nel Donbass, che Kiev ha bollato come una fake News (ma i video sono inequivocabili), 21 i morti tra studenti e studentesse, portato, secondo...
Riassumere le ultime 24 ore relative alla guerra in Medio Oriente è relativamente semplice, trarne qualche conclusione attendibile un po’ meno. Andiamo con ordine, seguendo la freccia del tempo. Dopo diversi giorni passati a ricevere dagli Usa “correzioni restrittive” al Memorandum di intesa concordato dagli stessi negoziatori statunitensi, mentre Israele allargava oltre ogni immaginazione la sua invasione del Libano, l’Iran ha deciso che “dal momento che il Libano faceva parte delle precondizioni del cessate il fuoco, e poiché questo cessate...
Immaginate di dover giustificare una spesa di miliardi – molti dei quali provenienti da istituzioni finanziarie e finanziamenti statali tramite contratti – e di dover mettere a dura prova le risorse energetiche e idriche per costruire data center alla capacità attuale, con il solo scopo di tokenizzare l’economia, implementare le valute digitali delle banche centrali (CBDC) e abilitare il monitoraggio tramite intelligenza artificiale. Ci sarebbe una forte resistenza. Tuttavia, se tutto ciò fosse accompagnato dalla promessa di costruire una...
Mentre la situazione del conflitto nel Golfo Persico sembra fluttuare in un limbo di incertezza, vorrei provare a fare un esercizio pericoloso, ovvero cercare di riassumere la situazione globale per ipotizzare come possa evolvere. Il pericolo, ovviamente, sta nella difficoltà di applicare un processo deduttivo razionale, a un quadro in cui gli elementi non razionali sono purtroppo numerosi. Quindi ogni mia successiva ipotesi deve essere considerata come probabilisticamente incerta. Dal punto di vista iraniano, la questione è in realtà molto...
“Il problema del socialismo è che impegna troppe serate”, diceva Oscar Wilde. Lo stesso può dirsi della democrazia. Nell’angoscioso eterno presente dei consumi usa e getta, con il passato reciso e il futuro troncato, il tempo è una variabile dipendente dal mercato: ritmato dal lavoro e da quel secondo lavoro che è l’intrattenimento permanente. Così, di tempo non ne resta molto per impegnarsi a fondo in cause che mettono a rischio la quiete del suddito. Tutto si svolge nella breve durata autoreferenziale. Compresa la politica, dove i partiti...
Quali sarebbero i probabili effetti dell’introduzione massiccia dell’intelligenza artificiale nell’economia, dal punto di vista marxista? Curiosamente, questa domanda, per quanto ne so, non è stata posta. Inizialmente, le implicazioni per la teoria del valore-lavoro di Marx sembrano negative o in contraddizione con i fatti o con le nostre aspettative. L’IA implica l’introduzione di tecniche produttive estremamente intensive in capitale, o per usare la terminologia marxista, di processi con una composizione organica del capitale molto elevata....
Nella notte tra il 28 e il 29 maggio un drone ha colpito un condominio a Galați, nel sudest della Romania, ferendo due persone. Un drone Shahed russo, dicono a Bucarest. Falso, risponde Mosca. Il copione è noto. Ma stavolta qualcosa è irrevocabilmente cambiato, e i giornali e gli intellettuali organici del Partito del Riarmo fanno finta di non vederlo. Come ogni grande guerra degli ultimi anni, anche questa si sta riorganizzando attorno al drone. Non tanto come arma accessoria, quanto come sistema gravitazionale intorno al quale si...
Per due secoli l’Occidente ha raccontato a se stesso una storiella confortante: il mercato era l’unico meccanismo in grado di coordinare un’economia complessa, e ogni tentativo di sostituirlo con un piano era condannato al fallimento. Il crollo del Gosplan sovietico parve sigillare per sempre tale verità, e da allora il termine “pianificazione”, nel linguaggio economico e politico, è divenuta una parolaccia. Così, messi di fronte al più grande miracolo economico della storia, la rinascita della Cina, gli analisti occidentali hanno distolto lo...
Il recente scontro tra Andrea Zhok ed Emiliano Brancaccio ha fatto finalmente fatto emergere in maniera chiara l’irrisolvibile dissidio in seno alla cosiddetta “estrema sinistra” italiana. Il dibattito sul tema del “sovranismo” intercorso tra i due ha raggiunto l’attenzione di centinaia di migliaia di italiani sulla rete, trasformandosi rapidamente nello scontro tra due visioni inconciliabili, che rappresentano le due opposte tendenze che caratterizzano la galassia “marxista” italiana. Da un lato abbiamo chi, come Brancaccio, si fa portatore...
I media ne parlano poco, la politica ancor meno specie presso le istituzioni della UE, ma la “bolla” del riarmo europeo, insostenibile per gli elevatissimi costi e per lo più a debito, si sta sgonfiando, trainando con sé la disponibilità delle nazioni europee a sostenere lo sforzo militare dell’Ucraina. Indizi concreti non mancano certo, anche in Italia dove ormai è in piena discussione negli ambienti politici e militari la rivisitazione dei programmi di acquisizione, ambiziosi ma i cui costi continuano a salire progressivamente in modo...
Silvestro II, il papa dell’anno Mille, era un matematico. Competenza di primo acchito inconsueta per un successore di Pietro, ma del tutto coerente nella prospettiva medievale dell’unità del sapere, che non contempla soluzione di continuità tra le discipline umanistiche del trivio e quelle scientifiche del quadrivio. Nonostante questo, a Gerberto di Aurillac (così si chiamava al secolo il pontefice) non è stata risparmiata la leggenda nera dello stregone e necromante, in buona parte alimentata dall’equivoco sul termine latino astrologia, che...
Il libro di Pino Arlacchi ci fornisce un quadro generale dell’universo Cina che è sempre stata nel corso della storia umana uno dei centri più importanti della civiltà mondiale. Per la gran parte del tempo, migliaia di anni, il nostro “Occidente” è stato economicamente, demograficamente e in termini culturali, periferia. Fino al 1820, in Cina viveva la metà del genere umano e rappresentava la metà dell’economia mondiale, nello stesso periodo solo il 2% della produzione mondiale era in Usa e solo il 5% nella Gran Bretagna. Anche il tenore di...
Hong Kong a fuoco di Laura Ruggeri è un manuale di controinformazione, come se ne scrivevano ancora negli anni Settanta. Fornisce una sorta di addestramento di base – un vero e proprio CAR semiologico – per interpretare le rivoluzioni colorate come strumenti di guerra ibrida: operazioni orchestrate con la precisione di campagne di marketing cognitivo, finanziate da apparati come USAID e NED e animate da una classe di nomadi intellettuali, corrispondenti esteri e cosmopoliti altamente scolarizzati che si ritrovano al Foreign Correspondents’...
Questo sito è autofinanziato.
L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________
Details
Hits: 4016
Populismo vs establishment, la diga è crollata
di Carlo Formenti
Dopo Trump, dopo la Brexit, dopo il referendum sulla Costituzione italiana del dicembre 2016, erano arrivate la vittoria di Macron nelle elezioni presidenziali francesi e il recente, travagliato rilancio della Grande Coalizione CDU-SPD in Germania, alimentando nell’establishment liberal democratico l’illusione che la marea populista fosse sul punto di rifluire. Invece no. Il risultato delle elezioni politiche italiane di pochi giorni fa testimonia che l’onda prosegue il suo cammino e rischia di travolgere la diga eretta da partiti tradizionali, media e istituzioni nazionali ed europee.
M5S e Lega triplicano le rispettive rappresentanze parlamentari e i loro voti sommati superano il 50%, certificando che metà dei cittadini italiani sono euroscettici e non credono più alle narrazioni sulla fine della crisi e sui presunti benefici della globalizzazione. Partirò da alcuni commenti giornalistici sullo tsunami populista per affrontare quattro interrogativi: 1) quali sono le radici sociali del populismo, 2) quali sono le differenze fra le sue due anime principali; 3) perché le sinistre (tanto le socialdemocratiche quanto le radicali) stanno affondando nell’insignificanza politica; 4) perché, malgrado tutto, l’establishment è ancora in grado resistere e quali scenari si apriranno se e quando la diga crollerà davvero.
Gli appassionati di teologia politica frequentano molto quel passo di Walter Benjamin dove si racconta del turco meccanico. Il turco meccanico, racconta Benjamin, è un automa che raggiunse una grande popolarità mostrando di sapere giocare a scacchi: ma le sue capacità, in realtà, erano dovute a un uomo di bassa statura e di grande abilità scacchistica, nascosto dentro il finto automa. Per Benjamin, l’«invisibile» è l’anima teologica che abiterebbe il materialismo. Roberto Ciccarelli è andato a caccia anche lui del motore invisibile del nostro tempo, o meglio, del motore invisibilizzato, di quell’energia che, pure costantemente sotto i nostri occhi, è continuamente occultata dai dispositivi di governo. Solo che Ciccarelli non guarda in un presunto Altro o Altrove, e neppure nelle sfere comunque più o meno trascendenti che custodirebbero qualche presunta «scintilla» della decisione politica, com’è nella tradizione delle teologie politiche che solitamente si richiamano al turco benjaminiano. Per lui, l’energia nascosta non è affatto nascosta, e tantomeno è nei cieli: il motore è tutto presente sul piano di immanenza, ed è nascosto non perché teologicamente profondo, tantomeno perché la verità ami nascondersi, ma perché i meccanismi di sfruttamento e l’inadeguatezza delle nostre categorie di indagine congiurano per rendere impossibile nominarlo.
L'articolo di Alessandro Visalli sui fatti di Macerata (qui) ha suscitato un vivo dibattito nei commenti e un'articolata replica di Eros Barone (qui). Anche Mario Galati, chiamato in causa nella discussione, ci offre il suo contributo
“In altre parole, se entro il modo di produzione capitalista, fino a che si resta entro la sua logica, appare alla fine comunque razionale, e quindi invincibile, il calcolo economico e la competizione, con essa diventano anche inevitabili i rapporti sociali che esso determina (o meglio, che lo fondano); con la sua logica viene anche una specifica forma di gerarchia sociale. Comprendendo il capitalismo, invece, come figura storica (e non sopra-storica) diventa possibile accedere ad un piano di critica più profondo. Il calcolo economico, indiscutibile sul piano della valorizzazione del valore (e quindi della sua accumulazione, nel contesto dei rapporti sociali dati), diventa irrazionale se si tiene al centro il principio di una altra socialità: se la ricerca dell’autonomia porta a porre al centro la natura e la società tutta. Il calcolo economico, come scrive nel 1973 Amin, diventa allora riconoscibile come “irrazionale dal punto di vista sociale”.
Se Visalli si fosse attenuto a questa sua citazione non sarebbe incorso nella contraddizione di sostenere il carattere storico-sociale delle categorie di razionale e irrazionale e, nel contempo, di sostenere, sostanzialmente accettandola da Buffagni, la persistenza di forme irrazionali archetipiche connaturate all’essere umano, quali possono essere quelle rappresentate nel mito greco. Un conto è contestare una determinata razionalità storicamente determinata, specificandone il carattere ideologico e la funzione apologetica e strumentale, eventualmente, altro conto è l’irrazionalismo, ossia la rinuncia a spiegare razionalmente, scientificamente (proprio così, con tutte le approssimazioni, la parzialità, le distorsioni e i difetti possibili) i fenomeni umano-sociali, relegandoli sbrigativamente nella dimensione della trascendenza, metafisica o “naturale” che sia, e dell’eternità.
Tempi faticosi: le relazioni contraddittorie tra tempo di lavoro e produttività
di Maurizio Donato
Le politiche che promuovono flessibilità e precarietà hanno ridotto la crescita della produttività; Marx costituisce ancora un riferimento utile per interpretare questi dati
Da quando – attorno alla metà degli anni ’90 – la produttività del lavoro in Italia ha cominciato a stagnare, le ore di lavoro hanno preso ad aumentare. Le politiche del lavoro che, grazie all’aumentata flessibilità, hanno ridotto le garanzie dei lavoratori, non solo non hanno fatto crescere la produttività, ma hanno contribuito a frenarla.
Se si confronta il tasso di crescita del reddito pro-capite di un paese con i dati relativi a un periodo precedente e con quelli di altri paesi, si possono scoprire diversi elementi interessanti.
In primo luogo, ci si rende conto che in tutti e tre i paesi europei scelti per questo confronto, anche se a livelli diversi (la tendenza è molto più accentuata nel caso dell'Italia), la dinamica è la medesima: diminuisce il tasso di crescita del reddito pro-capite, cala il ritmo della produttività, aumentano (o rallenta il ritmo della loro diminuzione) le ore lavorate pro-capite. Tutto questo prima dell’ultima crisi.
Ripensare Marx e Engels, tra filosofia e filologia
L’ultimo libro di Giovanni Sgro’
di Giuliano Guzzone*
Nei cinque capitoli – due interamente inediti e tre ottenuti dalla rifusione di una serie di articoli precedentemente apparsi in rivista – e nell’appendice che compongono il suo ultimo libro, Friedrich Engels e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, Giovanni Sgro’ ha raccolto, in forma sistematica e compiuta, i risultati della sua decennale ricerca intorno al pensiero teorico-politico dell’«ultimo Engels». Si tratta di una pubblicazione importante per svariate ragioni.
Dal punto di vista del metodo, essa testimonia l’importanza sempre crescente che il nesso tra filologia e filosofia è venuto acquisendo nella più recente storiografia filosofica, in Italia e all’estero: essa mostra, cioè, come il profilo di un autore anche “classico” possa porsi sotto una luce affatto nuova, come l’esegesi del suo pensiero possa esplicarsi lungo tracciati sensibilmente innovativi, anche rispetto ad una cospicua letteratura, come le precedenti interpretazioni possano acquisire fondamenta più salde qualora si disponga di un’edizione critica integrale, filologicamente accurata, delle sue opere e si consegua un rapporto più intimo e ravvicinato con la “materialità diveniente” del testo filosofico.
Il tema del potere della conoscenza nell’atto produttivo
di Sergio Bellucci
In innumerevoli dibattiti di questi anni, di fronte alle analisi sulle trasformazioni del lavoro indotte dalle tecnologie digitali che si stavano producendo, sono stato invitato ad analizzare, a livello globale, lo sviluppo del mondo del lavoro. Si obiettava che, alla riduzione degli occupati operai nel mondo occidentale, corrispondesse un aumento dell’occupazione operaia nel mondo, attraverso i processi di delocalizzazione che molte imprese, grandi e piccole, stavano determinando.
Il processo, come provavo a spiegare, era solo “temporaneo” e non strutturale. Non solo, ben presto, meno di due/tre decenni, le innovazioni più avanzate avrebbero raggiunto anche i territori più lontani e l’impatto, dovuto alla riduzione dei costi delle tecnologie, vantaggioso anche in condizioni di iper-sfruttamento. L’esperienza della più grande fabbrica del mondo, la cinese FOXCON, con la massiccia sostituzione di lavoratori vivi con robot introdotta già dal 2012 e proseguita negli anni successivi non era che una avvisaglia di fenomeni ben più robusti e strutturali. Le stesse ondate di ritorno dei processi di delocalizzazione, spinte a volte da scelte politiche come dimostrano l’esperienza della presidenza Trump, accelerano i processi di distruzione del lavoro vivo, riducendo il lavoro nelle aree disagiate del mondo, ma favoriscono l’installazione di impianti produttivi sempre più automatizzati che producono effetti marginali nel ricco occidente che si vorrebbe avvantaggiare.
"Far maturare il bambino, non buttarlo insieme all'acqua sporca"
di Domenico Moro
I risultati delle elezioni italiane sono l’ulteriore dimostrazione del collasso, a livello europeo, del sistema politico tradizionale, basato sull’alternanza bipolare di centro-destra (PPE) e centro-sinistra (PSE). Forza Italia, interna al gruppo dei Popolari europei (PPE), è il quarto partito, il Pd, rappresentante del Partito socialista europeo (PSE), è secondo a pari merito con la Lega e scende al minimo storico. Il risultato del Pd non è per nulla eccezionale rispetto a quanto fatto registrare dai partiti socialisti in Germania, Spagna e Francia (anzi, qui le cose sono andate peggio).
Il punto è che la presunta e tanto sbandierata ripresa non è tale da recuperare quanto perso in 10 anni di crisi e di austerity europea e soprattutto è una crescita senza lavoro, o meglio senza lavoro adeguato a sopravvivere, fatta di aumento delle disuguaglianze. Infatti, il tema implicito di queste elezioni è stato il lavoro, o meglio la mancanza di lavoro. Le elezioni sono state vinte da chi ha messo in campo una risposta - giudicata credibile dagli elettori - a questo problema e alla questione collegata, cioè come determinare una effettiva ripresa economica. In particolare tre proposte sono state portate all’attenzione degli elettori da Lega e M5S: la critica ai vincoli dei trattati Europei, la riduzione dei flussi di immigrazione, e soprattutto il reddito di cittadinanza, collegato quest’ultimo a un programma neokeynesiano.
Ci sarà modo di tornare sul significato politico, istituzionale e sociale di queste importantissime elezioni, ma una cosa balza agli occhi. Le classi che hanno maggiormente sofferto a causa della globalizzazione e dell’Unione europea, ossia, per dirla in soldoni, gli strati inferiori della borghesia e del proletariato, si sono apertamente ribellate all’ordine vigente, si sono intrecciate nel voto ed hanno scelto partiti che raccolgono la protesta mescolando nostalgie liberiste e promesse di protezione. L’inevitabile alleanza tra la piccola borghesia ed il proletariato più debole avviene, al momento, sotto l’egemonia della prima. Soluzione obbligata, visto lo spettacolo vergognoso offerto in tutti questi anni dalla sinistra, ormai intossicata da una pestifera miscela di europeismo, retoriche politically correct e movimentismo. Accentuando la sua crisi, il PD segue il destino delle cosiddette socialdemocrazie europee, vittime del loro ipermercatismo. Per parte sua, la variante espressa da Liberi ed Eguali, si dimostra inevitabilmente inefficace, essendo soltanto antirenziana e non sufficientemente antiliberista. E Potere al popolo? Il risultato della sinistra radicale è cosa meno ovvia, perché è in quell’ambiente che avrebbe potuto e dovuto maturare un’alternativa al globalismo europeista e sono quelle le forze che avrebbero dovuto capitalizzare in qualche modo la benvenuta débacle del PD. Invece è avvenuto il contrario, e la sinistra radicale ha raggiunto il peggior risultato della sua storia. Perché?
Questo articolo del compagno Marco Pondrelli è il primo di una serie di contributi che Marx21.it dedicherà alle elezioni ed agli altri temi centrali del dibattito politico, con l’obiettivo di fornire una chiave di lettura ed un contributo non congiunturale al dibattito a sinistra
Quali erano gli schieramenti in campo in queste elezioni? La risposta l’ha fornita l'organo di Confindustria: Sergio Fabbrini in due editoriali (14 e 21 gennaio) apparsi su 'il Sole 24 ore' ha spiegato che in Italia si confrontavano europeisti e sovranisti. Due schieramenti trasversali ai singoli schieramenti ed ai singoli partiti, ma dalle caratteristiche ben definite. Da una parte stava l'integrazione europea e, come spesso ci ricorda Panebianco dalle colonne del 'Corriere della Sera', la NATO, dall'altro lato la sovranità nazionale.
Il Sole 24 ore non ha dubbi su dove schierarsi, arrivando ai confini dell'eversione quando afferma che “se le istituzioni politiche ed elettorali non sono in grado di garantire la preservazione di quel rapporto [con l'Europa] […] allora è necessario che quel rapporto venga protetto dalle nostre classi dirigenti“, tutto può essere discusso tranne la nostra appartenenza all''U.E. (ed all'euro) ed alla NATO. I grandi mezzi di informazione del paese per tutta la campagna elettorale hanno costruito un orientamento che considerava irricevibile una sovrana decisione del popolo italiano se essa avesse messo in discussione queste appartenenze. Il ragionamento di fondo è sempre stato il fatto che riappropriarsi della sovranità nazionale è inammissibile e che l'appartenenza all'U.E. ed alla Nato non sono nella disponibilità degli elettori.
Gli ultimi dati sul lavoro non sono incoraggianti. Se pur cala il tasso di disoccupazione dello 0,1%, arrivando all'11,1%, con il picco nella fascia di età tra i 15-24 anni (calo del 1,3% e disoccupazione al 32,7%), le nuove assunzioni sono quasi tutte a tempo determinato. Rispetto a novembre 2016 ci sono stati infatti +450.000 occupati a tempo determinato a fronte di 48.000 a tempo indeterminato. Solo tra ottobre e novembre 2017 ci sono stati 68.000 nuovi occupati, di cui 54.000 precari. L'ex premier Renzi esulta: "Il Jobs Act ha fatto aumentare le assunzioni, non i licenziamenti, il tempo è galantuomo lo diciamo sempre" Molto fumo negli occhi. A sinistra le opposizioni incalzano e replicano. Per Pippo Civati, di Liberi e uguali, "i precari sfondano ogni record: quasi 3 milioni (2.908.921). Mai così alti dall'inizio della serie storica. Ogni dieci nuovi lavoratori dipendenti, otto sono precari. Il vero record è la precarietà". Dati che scaldano la campagna elettorale e il tema del lavoro torna al centro dello scontro, tra bugie, propaganda e proposte.
Tra queste ultime, merita attenta analisi quelle del Movimento 5 stelle: perché secondo i sondaggi attuali è il primo partito, e nonostante gli inciuci vari tra partiti e liste apparentate, dovuti al meccanismo della legge elettorale, potrebbe arrivare a governare, ricevendo l'incarico da Mat-tarella per andare davanti al Parlamento e vedere chi ci sta; perché rifiutando di collocarsi sia a destra che a sinistra, è meno facilmente identificabile nella sua posizione rispetto al conflitto Capitale/lavoro; perché, infine, ne ha fatto uno dei suoi temi principali da mesi.
Intelligenza Artificiale, Biomorfismo e Automazione Cognitiva
di Fabio Iapaolo
Il gioco [dell’imitazione] può forse essere criticato sulla base del fatto che le possibilità sono troppo nettamente a sfavore della macchina. Se l’uomo dovesse cercare di fingere di essere una macchina, farebbe certamente una pessima figura. Sarebbe tradito immediatamente dalla sua lentezza e imprecisione nell’aritmetica. Non possono forse le macchine comportarsi in qualche maniera che dovrebbe essere descritta come pensiero, ma che è molto differente da quanto fa un uomo? (A. M. Turing, 1950)
In Blade Runner[1] Rick Deckard sottopone i suoi interrogati al test di Voight-Kampff, così da poter discriminare tra umani e replicanti: i secondi pressoché identici ai primi e tuttavia incapaci di provare emozioni analoghe a quelle dell’uomo.
Il test di Voight-Kampff, per analogia di scopo,[2] è simile al test di Turing, introdotto dallo stesso Alan Turing nel suo pioneristico saggio sull’intelligenza macchinica[3] del 1950 che, in maniera provocatoria, si apre con la domanda: le macchine sono in grado di pensare?[4] Turing suggerisce di riformulare questo dilemma sotto forma di un test comportamentale, detto ‘gioco dell’imitazione’, a cui partecipano tre soggetti, due umani e un computer. Il gioco, in breve: un esaminatore umano sottopone una serie di domande scritte a un altro essere umano e a un computer, entrambi separati fisicamente dal primo di modo che questi non possa sapere da chi provengano le risposte. Un computer supera il test di Turing – e gli viene dunque riconosciuta la capacità di simulare un comportamento intelligente – se l’interrogatore si dimostra incapace di stabilire con certezza chi sia di volta in volta a rispondere alle sue domande.
L’Istat pubblica le stime del valore del patrimonio detenuto da famiglie, imprese e Stato per l’anno 2016 e la loro evoluzione nell’ultimo decennio
Non si tratta più di vedere se questo o quel teorema è vero o no, ma se è utile o dannoso, comodo o scomodo al capitale, se è accetto o meno alla polizia. Ai ricercatori disinteressati sono subentrati pugilatori a pagamento, all'indagine scientifica spregiudicata sono subentrate la cattiva coscienza e la malvagia intenzione dell'apologetica (Karl Marx, poscritto alla seconda edizione del libro I de Il Capitale)
Queste parole, che ben descrivono lo stato della “scienza economica borghese” da circa 150 anni, sembrano calzare alla perfezione anche per l’Istat ed il suo report intitolato “la ricchezza non finanziaria dell’Italia” uscito lo scorso 1 febbraio. Ventisei pagine che intendono fornire la misura del valore di abitazioni, immobili non residenziali, impianti, macchinari, armamenti, risorse biologiche coltivate, prodotti di proprietà intellettuale, scorte e terreni agricoli detenuti dalle imprese, dalle pubbliche amministrazioni e dalle famiglie nel 2016 e la loro variazione negli ultimi 10/15 anni.
Un’informazione quanto mai necessaria per comprendere, seppur a grandi linee, chi e dove accumula ricchezza nel nostro paese. Per scelta dell’istituto di statistica, tuttavia, dal computo mancano alcune componenti a dir poco fondamentali: le opere di ingegneria civile, gli oggetti di valore ed i monumenti, oltre ai beni durevoli delle famiglie (es, automobili, elettrodomestici, computer), i mezzi di sussistenza e le risorse naturali non prodotte dal lavoro umano.
In attesa Che Programma 101 renda noto il suo Comunicato di bilancio e giudizio sui risultati elettorali ci pare doveroso rilanciare quanto scrive il compagno a amico Carlo Formenti
«Populista: aggettivo usato dalla sinistra per designare il popolo quando questo comincia a sfuggirle»
Nei prossimi giorni pubblicherò la mia analisi del risultato elettorale sul blog, come al solito.
In attesa di approfondire le riflessioni che quanto è appena successo mi suggerisce, non posso tuttavia esimermi da una prima reazione a botta calda.
Troppa è l'irritazione che mi suscitano le reazioni di tutti quei compagni che, di fronte alla duplice schiacciante vittoria di Cinque Stelle e Lega, sanno solo insultare gli elettori italiani accusandoli di essere populisti, qualunquisti, fascisti, razzisti, sessuofobi, xenofobi e quant'altro.
Per tutti costoro vale la seguente battuta di J-M. Naulot, riportata in esergo da Luca Ricolfi nel suo libro "Sinistra e popolo" : «Populista: aggettivo usato dalla sinistra per designare il popolo quando questo comincia a sfuggirle».
Così come vale la definizione di "negazionisti" che il giornalista americano Spannaus ha appioppato alle sinistre che negavano appunto le radici popolari della vittoria di Trump negli Stati Uniti e della Brexit in Inghilterra.
Ricerca delle origini della cultura della complessità: Aristotele
di Pierluigi Fagan
Quando si cercano le radici di un concetto che compare molto tempo dopo dal tempo in cui si cercano le radici, occorre improntare la ricerca a criteri non deterministici. Complessità è un concetto di cui -tra l’altro- non esiste una universale codifica accettata, un concetto che prende corpo soprattutto nella seconda metà del XX secolo mentre le radici, per ogni elemento di conoscenza della tradizione occidentale, non possono che retrocedere a gli antichi Greci. Sono quindi circa duemilaquattrocento anni quelli che intercorrono tra il concetto di complessità ed Aristotele. Eppure, qui si sosterrà che almeno due importanti coordinate del pensiero complesso, si ritrovano nell’opera dello Stagirita, in nessuno degli antichi prima di lui ed in nessuno altro dopo di lui, almeno fino al medioevo e poi al moderno.
Queste due coordinate sono: il concetto di sistema, la forma sistematica della conoscenza. Cominciamo dalla seconda. Aristotele, appartiene a quella esigua schiera di filosofi, detti appunto sistematici. Oltre a lui, Tommaso d’Aquino, Kant e sopratutto Hegel. Il filosofo sistematico tratta qualunque oggetto del pensiero. Le tre grandi famiglie della conoscenza umana sono i discorsi sull’uomo, sul mondo, sulle relazioni tra uomo-uomini e mondo. Il filosofo sistematico li affronta tutti con la medesima curiosità ed impegno, “enciclopedico”, termine coniato nel XVIII secolo, è il termine che illustra questa vocazione comprensiva del conato conoscitivo.
Novembre 2008: in una mailing list della comunità hacker compare il manifesto Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System, a firma di Sato-shi Nakamoto. Il nome è uno pseudonimo, e a tutt'oggi non si è mai saputo chi vi fosse dietro, e nemmeno se un individuo o un collettivo. Il documento contiene i principi e il codice per poter sviluppare un software open source (1) che crea: una criptovaluta, chiamata appunto bitcoin (2), una rete peer-to-peer (P2P) (3) sulla quale questa moneta digitale circola, e il relativo protocollo di comunicazione (4). Nel gennaio 2009 viene rilasciata, sempre all'interno della comunità hacker, la prima versione del software - sarà poi aggiornato più volte - che inizia a essere utilizzato.
L'aspetto tecnico del Bitcoin è strettamente legato a quello politico: per come è stato pensato e implementato, infatti, non poteva che andarsi a inserire nelle dinamiche capitalistiche (perfino di sfruttamento di lavoro delocalizzato, come vedremo) fino a diventare un asset speculativo. Contiene tuttavia un'idea - la block-chain - che potrebbe creare qualcosa di politicamente molto diverso.
Che cos'è e come circola
Innanzitutto il bitcoin è una stringa digitale alfanumerica. I processi che lo riguardano sono due: la creazione e la circolazione.
L'editore Nero porta in Italia il testo fondamentale della nuova sinistra accelerazionista
Nel 2013 due giovani ricercatori inglesi di sinistra, Nick Srnicek e Alex Williams, pubblicano l’ennesimo manifesto per una “new Left”. Lo chiamano Manifesto per una politica accelerazionista, e produce i consueti dibattiti nei ristretti ambienti dell’accademia critica e di quella militanza intellettuale fortemente minoritaria che non disdegna di usare le nuove tecnologie. Il resto del mondo lo ignora. Accade lo stesso con il libro che i due autori pubblicano due anni dopo, estendendo le tesi succintamente esposte nel manifesto: Inventing the Future. Lo dimostra il fatto che in Italia il volume è arrivato solo ora, tre anni dopo, e pubblicato da una nuova intraprendente micro-casa editrice, Nero, collegata al progetto editoriale del magazine Not diretto da Valerio Mattioli.
Eppure, Inventare il futuro meriterebbe ben più notorietà di quella che sembra godere solo se si frequenta la stessa bolla in cui le tesi di Srnicek e Williams sono nate e si sono diffuse: perché è un testo che fornisce finalmente un orizzonte nuovo a una società priva di futuro e condannata da un triste e declinante presentismo, e lo offre a tutti, anche se si rivolge per impostazione solo ai militanti di sinistra (che gli autori si premurano, da buoni accademici, di definire come l’insieme dei “seguenti movimenti, posizioni e organizzazioni: socialismo democratico, comunismo, anarchismo, libertarismo di sinistra, anti-imperialismo, antifascismo, antirazzismo, anticapitalismo, femminismo, autonomia, sindacalismo, movimento queer e una gran parte del movimento ecologista, nei suoi vari gruppi alleati o ibridati con le categorie precedenti”).
1. Talvolta ciò che risulta dai sondaggi si rivela...esatto. Ironicamente strano, no?
Perché non dovrebbe essere così: intendo dire che i sondaggi dovrebbero, al contrario, essere prevalentemente, e non episodicamente (o "casualmente"), attendibili e presentare tollerabili e non significativi margini di errore (indicando delle previsioni che comunque registrano tendenze riconoscibili, nella loro essenza fondamentale, nel loro storico accadimento successivo).
Elezioni: Potere al Popolo contro le false alternative al sistema
di coniarerivolta
La scadenza elettorale del 4 marzo incombe inesorabile. Nessuno degli scenari plausibili per il post-elezioni appare particolarmente piacevole; nessuna delle combinazioni di partiti e liste che potrebbero formare un Governo è qualificabile come meno che disastrosa per lavoro e diritti. Con ogni probabilità, da qui ad un mese ci ritroveremo con una riproposizione stantia di una qualche variante delle maggioranze di governo che tormentano il paese...
170 anni fa Marx ed Engels, nel Manifesto del Partito comunista, affermavano con chiarezza che i comunisti “non hanno interessi distinti dagli interessi del proletariato nel suo insieme” e la loro specificità è quella di “rappresentare sempre l’interesse del movimento complessivo”[1].
Quale rapporto esiste fra queste considerazioni e la realtà di oggi? A me pare che questo insegnamento di Marx ed Engels sia più attuale che mai.
Ho definito la giornata del 24 febbraio a Roma un putridume generale di incensatori della democrazia borghese e delle sue istituzioni al servizio del dio capitale di un modo di produzione in crisi; lo ribadisco, come ribadisco che in essa ha fatto eccezione la presenza dei lavoratori della Logistica con una iniziativa coraggiosa. Merito al merito, dunque, e invito alla riflessione, in modo particolare per chi – comunista – cerca di capire...
Tra una settimana, qualsiasi sarà il risultato elettorale, tornerà in carica l’attuale governo. Non per le anomalie del sistema politico italiano però. Nell’ambito dell’Unione europea, attualmente, sono 17 i governi di “grande coalizione”, che godono cioè dell’appoggio più o meno formalizzato, più o meno mascherato, di “centrosinistra” e “centrodestra” (rigorosamente virgolettati: non esiste alcun centrosinistra o centrodestra, quanto
Lettera di un imbecille (forse rinsavito) che 5 anni fa ha votato M5S
di Franco Bifo Berardi
Mi presento: sono un imbecille che cinque anni fa ha votato per l’M5S.
Perché l’ho fatto? Perché credevo, speravo che potessero e volessero impegnarsi davvero per l’autonomia della società dal cappio del fiscal compact e della dittatura finanziaria. C’è voluto poco per capire che avevo sbagliato. Ci pensò Mario Draghi a svegliarmi, quando disse, pochi giorni dopo le elezioni del 2013, che non c’era di che preoccuparsi, perché...
Tre scenari, uno peggiore dell'altro. Ma per fortuna tutti instabili...
La mia previsione per il 4 marzo resta quella di due settimane fa. Anzi, queste ultime battute della campagna elettorale mi fanno sembrare ancor più probabile una maggioranza assoluta - in seggi ovviamente, che in voti non se ne parla proprio - della coalizione di destra. Vittoria, che se non è ancora del tutto certa, è solo per le contraddizioni di quella coalizione e per la pittoresca condizione del suo leader zombie.
Lo ribadisco: io voterò, con orgogliosa convinzione, Potere al Popolo!
di Valerio Evangelisti
[Questo testo è un ampliamento di quello che trovate negli editoriali qui, in cui si confrontavano due posizioni divergenti interne a Carmilla. Inutile ricordare che nella redazione della nostra testata convivono, su questi e su altri temi, tesi differenti, e che ognuno è libero di esporre la propria.]
Il raggiungimento del numero di firme necessario per presentare alle elezioni Potere al Popolo!, conseguito in tempi rapidissimi, la successiva veloce espansione sul territorio nazionale, hanno del prodigioso. Ma è conseguenza del prodigio che sta all’origine dell’avventura.
Espulsi dal Teatro Brancaccio, in cui si sarebbe dovuta rifondare per l’ennesima volta la “sinistra” (con i D’Alema, i Bersani, i Civati, gli Speranza e altri walking dead), i giovani e meno giovani del centro sociale Je so’ pazzo, ex OPG, tra i più attivi sul territorio napoletano, decidono di continuare da soli.
Riescono a riunire ottocento persone di tutte le età, ed è l’inizio di una valanga. Si tengono, in breve tempo, affollatissime assemblee in ogni regione d’Italia, incluse quelle in cui l’antagonismo politico-sociale sembrava spento per sempre. Aderiscono al progetto nomi storici della sinistra “vera” e non liberale, di integrità non discutibile: Heidi Giuliani, madre di un martire divenuto simbolo di lotta, Nicoletta Dosio, l’instancabile ribelle e fuggiasca, Giorgio Cremaschi, una vita per i metalmeccanici e per il riscatto operaio. E tanti, tanti altri.
Soprattutto, si adunano sotto la nuova sigla – Potere al Popolo! – i frammenti di una classe subalterna modellata, nel presente, dai rantoli di un’economia antiumana, che solo in nuove guerre e oppressioni trova slancio vitale. Precari, disoccupati, pseudo-apprendisti licenziati e riassunti (se va bene) ogni quattro mesi, gente che sbarca il lunario come può. Moltissimi giovani ma anche molti anziani, dal pensionamento spostato di continuo, quanto basta per sopprimere occasioni di lavoro per chi non le ha.
Voto, sequestro Gatti-Montanari, stato di polizia, donne al potere, potere al popolo
di Fulvio Grimaldi
Votare nel paese venduto a papi, francesi, spagnoli, tedeschi, americani…
Che questo fosse uno Stato in mano a briganti, ladri, corrotti, sociocidi, vendipatria, bari e tecno-bio-fascisti lo si sapeva. Lo si sapeva, misurando a spanne, più o meno da quando Togliatti, ministro della Giustizia, in perfetta sintonia con la pugnalata alle spalle di Yalta, decretò l’amnistia per tutto l’apparato amministrativo fascista. Ma lo si sospettava fin da quando, nel 1943, l’invasore Usa si accordò con la mafia per la risalita della penisola dalla Sicilia, garantendo in cambio una perenne coabitazione tra criminalità organizzata e classe dirigente al governo del paese sotto tutela USA, tramite Lucky Luciano, Salvatore Giuliano, “Gladio”, Cia, Pentagono, Goldman Sachs (per dire Rothschild e tutto il cucuzzaro di Wall Street) e poi UE.
Da De Gasperi a Berlinguer, passando per puntelli minori, liberale, repubblicano, socialdemocratico e i radicali in funzione di mosca cocchiera, fino all’attuale cosca renzusconiana, il maficapitalismo italiota ha attraversato solo due crisi. Una minore, provocata dai sussulti autonomisti del capo-ladrone Craxi, del tutto velleitaria per i troppi scheletri nell’armadio del soggetto, e una maggiore, quando dal 1968 al 1977 una generazione traversale e interclassista rivoluzionaria riuscì a imporre le uniche riforme di civiltà e progresso dal dopoguerra ad oggi. A questo tentativo fu posto fine mediante la militarizzazione del conflitto (terrorismo, strategia della tensione, organizzazioni armate) gestita da elementi atlantisti interni ed esterni precedentemente citati.
Ecco perché uscire dall’euro non sarebbe storicamente regressivo
Un contributo al dibattito su comunisti e questione nazionale aperto dal nostro sito
di Vladimiro Giacché
Recensione al nuovo libro di Domenico Moro, La gabbia dell’euro. Perché uscirne è internazionalista e di sinistra (Imprimatur)
È difficile oggi considerare la sinistra europea come qualcosa di diverso da un cumulo di macerie. Questo è vero in tutta Europa (emblematico il caso della Germania, in cui a un crollo senza precedenti della SPD - che secondo gli ultimi sondaggi riceverebbe oggi appena il 16% dei voti - fa riscontro una Linke incapace di beneficiare di questa situazione, restando intorno al 10%, mentre l’AfD sarebbe diventata addirittura il secondo partito). Ma è soprattutto nel nostro paese che la distruzione della sinistra ha raggiunto livelli semplicemente inimmaginabili soltanto pochi anni fa – per non parlare di quando l’Italia vedeva la presenza del più grande partito comunista d’Occidente.
In molti si sono interrogati sulla genesi di questa situazione, che ovviamente ha più di una causa. Non però quella cara a una vulgata ormai in voga da decenni: quella, cioè, secondo cui i problemi della sinistra italiana nascerebbero da una presunta “incapacità di riformarsi”, e cioè – in concreto - dal rifiuto di far proprie parole d’ordine moderate e di adottare politiche di semplice gestione dell’esistente, abbandonando ogni velleità di trasformazione sociale.
Questa teoria appare platealmente smentita dai fatti: mai la sinistra italiana, nelle sue componenti numericamente più significative, è stata più “compatibile” e arrendevole all’ordine costituito - e mai è stata più vicina a un tracollo elettorale di portata storica.
Appello di alcuni costituzionalisti ai candidati nelle elezioni del 4 marzo 2018
Questo appello viene pubblicato corredato da alcune glosse critiche a cura di Luigi Ficarra in merito a punti importanti. Le glosse sono evidenziate in colore rosso e carattere diverso all'interno del testo
L’appassionato confronto sui valori e i dettati della Costituzione in occasione del referendum del 4 dicembre 2016 - al quale abbiamo contribuito sostenendo il No - ha visto partecipare un imponente numero di elettrici e di elettori, pur con scelte difformi, a riprova che le grandi opzioni della politica sono percepite come proprie dai cittadini quando sono messi in grado di scegliere.
Per questo ci rivolgiamo a tutte le candidate e a tutti i candidati di buona volontà con questo accorato e rispettoso appello.
È necessario concentrare almeno quanto resta della campagna elettorale su alcuni obiettivi di fondo che per loro natura vanno oltre il periodo del prossimo mandato parlamentare e oltre i confini dell'Italia, in quanto decisivi dell’intero futuro. Su tali obiettivi non mancano accenni e proposte nel programma di alcuni partiti, ma essi appaiono del tutto oscurati e distorti nel dibattito pubblico rappresentato dagli attuali mezzi di informazione che perseguono altri interessi e logiche contingenti, onde è necessario farli venire alla luce e metterli al centro delle prossime decisioni politiche.
1. La prima questione è quella del lavoro retribuito, nella specifica forma della sua assenza e precarietà.
La mancanza di lavoro sta raggiungendo tali dimensioni di massa da rendere illusori i rimedi finora proposti. La riduzione al minimo di quella che una volta si chiamava “forza lavoro” a fronte dell’ingigantirsi degli altri mezzi di produzione è tale da alterare tutti gli equilibri dei rapporti economici politici e sociali.
“Saremo la sorpresa elettorale, siamo l'unica lista di sinistra”
Giacomo Russo Spena intervista Viola Carofalo
Dalla lotta alle diseguaglianze alla cancellazione del Jobs Act e della legge Fornero, dall’abrogazione del 41bis ai diritti civili, parla la candidata di Potere al Popolo, la lista nata dal centro sociale napoletano Je so’ pazzo. LeU? “Contigui al Pd”. Il M5S? “Un pezzo di establishment”. E i suoi tre punti di riferimento sono Mandela, Brecht e la partigiana Nori Brambilla. Infine si scaglia contro il voto utile: “Il voto si dà a chi ti rappresenta meglio”.
“Ci è chiaro chi sono i nostri nemici: sono gli speculatori, i grandi evasori fiscali, i devastatori dell’ambiente, le cricche e chi ci sfrutta con lavori precari o gratuiti”. Viola Carofalo è la portavoce di Potere al Popolo. Si mette a ridere se la chiamano candidata premier o segretaria. Preferisce esser definita per quel che è: ricercatrice universitaria e attivista. Non ha mai avuto una tessera di partito, ha 37 anni ed è militante del centro sociale napoletano Je so’ pazzo. Dove sorgeva un Opg, dal 3 marzo 2015 c’è un collettivo di giovani che agisce sul territorio con pratiche di mutualismo e fornisce servizi per la cittadinanza. Sulle cronache nazionali è diventata nota quando lo scorso 18 giugno, ai tempi del Brancaccio, ha contestato Anna Falcone rea, secondo lei, di essere troppo vicina al ceto politico della sinistra: “Basta con i giochini elettorali, la sinistra deve imparare dalle lotte dei movimenti. E i dirigenti attuali, che sono parte del problema, devono farsi da parte”, sosteneva in quell’occasione. Alla fine Anna Falcone si è candidata come indipendente con Liberi e Uguali, lei ha lanciato insieme a Rifondazione e Comunisti Italiani una sigla nazionale: Potere al Popolo.
Di tutti i bagagli l’uomo è il più difficile da trasportare. Adam Smith
Nel suo lungo articolo dedicato ai fatti di Macerata1 e intitolato “Letture sul dramma di Macerata - Lo scontro delle secolarizzazioni”, Alessandro Visalli si riferisce in chiave critica ai commenti di Eros Barone e di Mario Galati, che, essendo accomunati da un’ottica marxista-leninista fondata sulla priorità ontologico-sociale (non dell’economico, come egli afferma scorrettamente, ma) dei rapporti di produzione, risulterebbero, a suo giudizio, “schematici” e “tradizionali”.
1. Alcune considerazioni di metodo
Sennonché, prima di entrare nel merito di alcune importanti questioni trattate da Visalli, ritengo opportuno premettere le seguenti considerazioni generali e di metodo. Orbene, è un classico ‘topos’ della cultura borghese, del quale anche lui è pienamente tributario, distinguere tra un marxismo ‘critico’ ed ‘aperto’ e un marxismo ‘dogmatico’ e ‘chiuso’. Un buon numero di marxisti, che io definirei ‘a mezzo servizio’, hanno assunto e fatto propria questa distinzione senza basarla sui propri princìpi, cioè ridefinendola, bensì mutuandone tutto il contenuto ideologico di origine: ciò è avvenuto non solo in Occidente, ma anche negli stessi paesi socialisti, quantunque lì la ricezione del ‘topos’ sia avvenuta ‘a posteriori’, cioè per opporre il nuovo ‘Diamat’ al vecchio ‘Diamat’.
Apogeo e declino della “transizione” (e della sinistra)
di Luca Nivarra
1.«Una delle differenze fondamentali tra la rivoluzione borghese e la rivoluzione socialista consiste nel fatto che per la rivoluzione borghese, che nasce dal feudalesimo, in seno al vecchio regime si creano progressivamente delle nuove organizzazioni economiche, le quali trasformano gradualmente tutti i lati della società feudale. La rivoluzione borghese aveva avanti a sé un compito solo: spezzare, gettare via, distruggere tutte le catene della vecchia società. Assolvendo questo compito, ogni rivoluzione borghese fa tutto quel che le è richiesto: essa stimola lo sviluppo del capitalismo. La rivoluzione si trova in una situazione del tutto diversa. Quanto più è arretrato il paese nel quale, in virtù degli zig-zag della storia, ha dovuto incominciare la rivoluzione socialista, tanto più per essa è difficile passare dai vecchi rapporti capitalistici ai rapporti socialisti. Ai compiti della distruzione si aggiungono qui nuovi compiti, di difficoltà inaudita, i compiti di organizzazione»1. Questo passo di Lenin, tratto da un rapporto tenuto il 7 marzo del 1918 al VII Congresso del PC(b), rappresenta, a mio avviso, un buon punto di partenza per alcune riflessioni su un tema, quello della “transizione”, tanto “inattuale” quanto, in realtà, istruttivo.
Seppur racchiusa in poche righe (ma, in realtà, si tratta di un tema che, o sotto la specie dell’alternativa “collettivizzazione/NEP” o sotto la specie dell’alternativa “socialismo in un solo paese/rivoluzione permanente” accompagnerà tutto il dibattito all’interno del partito russo fino alla svolta del ’28 e alla definitiva presa del potere da parte di Stalin), l’analisi di Lenin, in cui è possibile avvertire l’eco della drammaticità e dell’urgenza dei compiti che il gruppo dirigente bolscevico si trovò a fronteggiare all’indomani della Rivoluzione, presenta, infatti, i tratti di una specifica idea di “transizione” il confronto con la quale porta alla luce una pluralità di significati del termine, apparentati per alcuni aspetti, ma distinti sotto altri profili.
Materialismo e prassi emancipatrice in Alfred Schmidt
di Riccardo Bellofiore
“Il concetto di natura in Marx” di Alfred Schmidt rappresenta uno dei classici della seconda generazione marxista della Scuola di Francoforte. Si tratta infatti di un libro che ha segnato profondamente lo sviluppo del dibattito degli anni '60 e '70 e che ha ottenuto un'ampia ricezione, in Italia anche grazie all'opera di Lucio Colletti. Ora ritorna in libreria per i tipi di Punto Rosso e grazie alla cura di Riccardo Bellofiore, della cui introduzione al testo di Schmidt pubblichiamo qui, per gentile concessione dell'editore e dell'autore, un ampio estratto
Alfred Schmidt è stato uno degli ultimi eredi della tradizione della Scuola di Francoforte di Adorno e Horkheimer, negli anni in cui si può dire che ancora si producesse ‘alta teoria’ nel solco dell’Istituto per la ricerca sociale, e che lì fosse ancora vivo ed organico un rapporto interno con la teoria di Marx, fuori da ogni sterile ortodossia e distante dagli stilemi del marxismo-leninismo. Il lettore italiano – in specie chi, come me, si è formato tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta del Novecento – ha avuto la fortuna che quasi tutto di Schmidt fosse allora tradotto nella nostra lingua, per così dire in tempo reale. Schmidt, almeno il primo Schmidt, può essere dunque letto nella nostra lingua, rivolgendosi però alle biblioteche, perché la gran parte degli scritti che citerò sono fuori stampa. Per questo è benvenuta l’iniziativa delle Edizioni Punto Rosso di ripubblicare il suo libro forse più noto, Il concetto di natura in Marx, integrato da nuovi materiali.
Sul concetto di natura in Marx
Al cuore dell’impostazione del volume sta essenzialmente una duplice prospettiva, che dà corpo e sangue al materialismo di Schmidt: per un verso, una lettura del rapporto tra essere umano e natura come relazione tra soggetto e oggetto nel lavoro; per l’altro verso, il medesimo rapporto come definizione dell’originalità di Marx sul terreno della teoria della conoscenza.
Enrico Grazzini è giornalista economico, autore di saggi di economia, già consulente strategico di impresa. Collabora e ha collaborato per molti anni a diverse testate, tra cui il Corriere della Sera, MicroMega, il Fatto Quotidiano, Social Europe, le newsletter del Financial Times sulle comunicazioni, il Mondo, Prima Comunicazione. Come consulente aziendale ha operato con primarie società internazionali e nazionali.
Ha pubblicato con Fazi Editore "Il fallimento della Moneta. Banche, Debito e Crisi. Perché bisogna emettere una Moneta Pubblica libera dal debito" (2023). Ha curato ed è co-autore dell'eBook edito da MicroMega: “Per una moneta fiscale gratuita. Come uscire dall'austerità senza spaccare l'euro" ” , 2015. Ha scritto "Manifesto per la Democrazia Economica", Castelvecchi Editore, 2014; “Il bene di tutti. L'economia della condivisione per uscire dalla crisi”, Editori Riuniti, 2011; e “L'economia della conoscenza oltre il capitalismo". Codice Edizione, 2008
Salvatore Minolfi: Le origini della guerra russo-ucraina